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PSYCHOMEDIA
GRUPPALITÀ E CICLO VITALE
Periodo Perinatale


Le origini della relazione genitori-bambino prima della nascita: l’attaccamento prenatale

The origin of parent-infant relationship: the parental-fetal attachment

di Anna Della Vedova*



Parole chiave: attaccamento materno-fetale, attaccamento prenatale, relazione madre-feto, relazione genitori-feto, sviluppo infantile, attaccamento.

Riassunto: Il termine “attaccamento prenatale” è stato creato per definire il particolare legame che i genitori sviluppano verso il feto durante la gravidanza. Da quando Winnicott, con il concetto di “preoccupazione materna primaria”, ha descritto la rilevanza dell’investimento affettivo della gestante verso il feto, la qualità del legame prenatale gentori-bambino viene considerata particolarmente importante per il successivo sviluppo della relazione di attaccamento e per lo sviluppo psichico infantile.
Nel 1981 la Cranley ha definito il costrutto dell’”attaccamento materno-fetale” ed ha creato un strumento per misurarlo. Al momento attuale è possibile affermare che uno specifico campo di ricerca sul legame di attaccamento che i genitori sviluppano verso il bambino che attendono sta progressivamente sviluppandosi. Questo lavoro considera alcuni aspetti delle conoscenze attualmente raggiunte sullo sviluppo dell’attaccamento prenatale e le implicazioni relative ad un basso attaccamento prenatale rispetto ai rischi che ciò comporta per il feto.


Key words: maternal-fetal attachment, prenatal attachment, mother-child relationship, parent-fetus relationship, early child developmemt, attachment.

Abstract: The “parental-fetal attachment” term has been created to define the specific bond that parents develop towards the fetus during pregnancy. Since Winnicott’s (1958) concept of a pregnant woman’s “primary maternal preoccupation”, the quality of the parent-prenate emotional bond has been considered as particularly important for the subsequent attachment relationship and for the infant’s psychological development.
In 1981 Cranley defined the “maternal-fetal attachment” construct and created a tool to measure it. Nowadays a specific field of research which studies the characteristics of the emotional bond which parents-to-be develop is progressively growing. Some aspects of current knowledge relating to development of prenatal attachment and the implication of low levels of prenatal attachment and risk to the fetus, is considered in this study.



Il legame di attaccamento prenatale

Negli ultimi 50 anni gli studi sullo sviluppo psichico infantile hanno documentato il ruolo fondamentale delle relazioni tra genitori e bambino. A partire dal pensiero di Winnicott (1958) e di Bowlby (1969), che con la teoria dellattaccamento ha descritto la tendenza innata del bambino a ricercare la vicinanza, lattenzione e le cure delladulto e dimostrato limportanza della qualit del legame che il bambino sviluppa verso le figure di riferimento affettivo, le relazioni precoci tra neonati e caregivers sono considerate di straordinaria rilevanza per lo sviluppo psichico infantile.
La ricerca sulle prime relazioni genitori-bambino ha evidenziato nei neonati insospettate competenze percettive, motorie, comportamentali e notevoli capacit di attivarsi verso le figure di accudimento in modo tale da contribuire alla co-regolazione delle interazioni (Stern, 1995; Fivaz-Depeursinge & Corboz-Warnery, 1999). Del resto gli studi sullo sviluppo fetale hanno mostrato un feto attivo, sensibile, in grado di apprendere e di interagire con gli stimoli provenienti dal corpo materno e dall’ambiente a partire dal secondo trimestre di gravidanza (Piontelli, 1992; Della Vedova & Imbasciati, 1998; Manfredi & Imbasciati, 2004; Della Vedova & Imbasciati, 2005).
Alla luce di tali evidenze, larea dellesperienza prenatale che si viene a creare nei primi rapporti dei genitori con il feto, divenuta di grande interesse. Ma, ci si potrebbe chiedere, quando e come comincia a svilupparsi una relazione tra genitori e bambino? Winnicott (1958), con il concetto di preoccupazione materna primaria e con le osservazioni sui primissimi stati mentali, per la prima volta mise in evidenza come la relazione genitori-bambino prenda origini nelle fasi precedenti alla nascita nellimpegno affettivo che la mente genitoriale sviluppa verso il bambino atteso. Bowlby (1969), descrisse la tendenza allattaccamento del bambino e la necessit che in corrispondenza di questa nel genitore si sviluppi una pari tendenza e disponibilit allattaccamento verso il bambino. Che tale disposizione parentale si origini nell’investimento emotivo che i genitori fanno verso il bambino prima della sua nascita è dimostrato dalla reazione di lutto e nei frequenti episodi depressivi riscontrabili nei genitori negli sfortunati casi in cui la gravidanza venga interrotta e il bambino non sopravviva (OLeary, 2004). In questo senso divenuta di notevole interesse larea di studio sulle fasi prenatali dello sviluppo con particolare riferimento al rapporto che i genitori sviluppano, in unarea intermedia tra fantasia e pensiero, verso il bambino atteso (Palacio Espasa, 1991; Soul, 1982; Lebovici, 1983). Negli ultimi ventanni si sviluppata una specifica area di indagine che esplora il complesso di atteggiamenti, comportamenti, rappresentazioni cognitive e fantasie che si sviluppano nella mente dei genitori nei confronti del feto, definito come attaccamento prenatale. Il costrutto dell attaccamento prenatale stato creato dalla Cranley (1981) per descrivere le caratteristiche del legame che i genitori sviluppano durante le fasi della gravidanza verso il bambino che attendono. Attualmente tale costrutto viene studiato nell’ipotesi che la qualit dellinvestimento affettivo prenatale influisca sui processi della gravidanza, del parto, sulla successiva relazione di attaccamento genitori bambino e sullo sviluppo psichico infantile.


La relazione genitori-bambino prima della nascita

Ben prima che venisse formalizzato il costrutto di attaccamento prenatale, la letteratura psicoanalitica aveva preso in considerazione quanto avviene nella mente dei genitori in attesa, ritenendo che la relazione di attaccamento neo-natale cominciasse nelle fasi prenatali, originandosi nellinvestimento affettivo del genitore verso il bambino atteso.
La relazione tra gestante-feto stata il primo oggetto di riflessione, con particolare riguardo alle trasformazioni corporee e psicologiche della donna nel primo rapporto con feto che si sviluppa (Deutsch, 1945; Bibring, 1959; Benedek, 1959; Pines, 1972). La prima vera descrizione del definirsi di un investimento affettivo specifico verso il bambino atteso, si deve a Winnicott (1958) che defin preoccupazione materna primaria quello speciale tipo di coinvolgimento esclusivo, e cos intenso da sembrare una forma passeggera di follia, che le madri sviluppano verso i loro bambini. Limportanza delle fasi prenatali secondo Winnicott era decisiva dal momento che riteneva che tale coinvolgimento cominciasse a formarsi quando una donna apprende di essere incinta. Egli osserv inoltre come la preoccupazione materna primaria si sviluppasse in entrambi i genitori (Winnicott, 1969) attraverso un focalizzarsi dellattenzione, dei pensieri e delle fantasie verso ogni cosa riguardante il bambino in via di sviluppo ed escludendo in gran parte il resto.
Larea di studio che si occupa processi psicologici che avvengono negli individui che si apprestano a divenire genitori ha evidenziato particolari dinamiche della psiche genitoriale attraverso le quali si forma una rappresentazione mentale del bambino atteso (Palacio Espasa, 1991). Si visto che, in condizioni normali, nella mente dei genitori in attesa si verifica una vera e propria fioritura di pensieri, emozioni, sentimenti, fantasie, desideri e idealizzazioni verso il bambino che si sta sviluppando. Attraverso tale rappresentazione mentale, definita rappresentazione del “bambino immaginato (Soul, 1982; Lebovici, 1983), i genitori cominciano a prendere contatto e a formare un legame con l’immagine di un bambino che comprende aspetti di fantasia e di proiezione misti ad aspetti reali dovuti allinterazione che comincia a verificarsi con il feto. La qualit del legame che i genitori sviluppano verso il feto, come evidenziato dalla teoria dellattaccamento, è inoltre condizionata dalle esperienze affettive vissute dai genitori stessi nella famiglia di origine. La rappresentazione mentale delle prime relazioni vissute dallindividuo, descritta da Bowlby nel concetto di modello operativo interno (1969), si dimostra infatti influente sul tipo di legame di attaccamento che i genitori saranno in grado di formare con il loro bambino (Fonagy & Target, 2001).


Lattaccamento prenatale e gli strumenti di misura dellattaccamento prenatale

Negli ultimi vent’anni lattaccamento dei genitori verso il feto stato studiato in modo sempre pi preciso e sistematico fino ad arrivare alla definizione del costrutto dellattaccamento prenatale e di unarea specifica di studio. Negli anni 70 cominciarono le prime ricerche qualitative sulle rappresentazioni e fantasie che la donna in gravidanza sviluppa verso il feto. In uno dei primi studi Lumley (1972) indag il formarsi dellimmagine mentale del feto lungo il corso della gravidanza intervistando trenta primipare. Emersero due aspetti: il primo fu che con il progredire della gravidanza il feto viene pensato progressivamente sempre pi come persona, il secondo che le madri stabiliscono precocemente un legame di attaccamento con il feto. Nello stesso periodo il rapporto madre-feto stato studiato dalla Rubin (1975) che descrisse “i compiti fondamentali della gravidanza come un impegno particolare della donna verso il feto nel: 1) realizzare un passaggio sicuro attraverso le fasi della gravidanza fino al parto, 2) assicurarsi che il bambino sia accettato dalle persone significative della famiglia, 3) sviluppare un legame affettivo verso il feto, 4) essere in grado di fare dono di s al bambino.
In uno studio qualitativo che indagava per la prima volta il legame di attaccamento madre-feto in un gruppo di diciannove primipare, Leifer (1977) riscontr un dato interessante e in un certo senso nuovo: una certa percentuale di donne manifestava un basso investimento affettivo rispetto al feto. Nel suo campione, infatti, un quarto delle donne manifestava basso attaccamento al feto e, le stesse, a sei mesi di distanza dal parto evidenziavano il persistere di un basso attaccamento verso i bambini. Con l’avanzare delle ricerche sembrava dunque evidenziarsi come la qualit del legame di attaccamento prenatale potesse essere rilevante e acquisire una certa validità prognostica rispetto alle successive relazioni madre-neonato. Nel 1981 Mecca Cranley, una studiosa particolarmente interessata al rapporto gestante-feto, definì per la prima volta il costrutto dellattaccamento materno-fetale come “la misura in cui la donna manifesta comportamenti che rappresentano interazione e coinvolgimento affettivo verso il bambino che attende“. Attualmente in letteratura esistono tre strumenti che misurano il costrutto dellattaccamento prenatale rispettivamente: MFAS di Cranley (1981), MAEAS di Condon (1993), PAI di Muller (1993). Si tratta di scale tipo Likert costituite da una serie di affermazioni, a cui i soggetti assegnano un punteggio su dimensioni di accordo o frequenza, che rilevano la presenza di comportamenti, atteggiamenti, emozioni e affetti come indicatori del formarsi di rappresentazioni cognitive del bambino che si sta sviluppando e di un investimento affettivo dei genitori verso il feto. (Della Vedova, in stampa).


Gli studi sullattaccamento prenatale

Grazie allutilizzo delle scale di misura dellattaccamento prenatale l’area dei vissuti genitoriali verso il bambino atteso comincia ad essere indagata sistematicamente. Ad oggi molte ricerche sono state svolte e si conosce meglio il ruolo di alcuni fattori sullo sviluppo dellattaccamento prenatale, anche se, per il momento, la maggior parte delle ricerche ha esplorato lattaccamento materno fetale mentre lattaccamento paterno-fetale risulta ancora poco indagato.
Lo studio longitudinale dellattaccamento materno-fetale lungo il primo, secondo e terzo trimestre di gravidanza, ha evidenziato un andamento tipico per cui le donne risultano divenire progressivamente pi attaccate ai loro bambini man mano che la gravidanza procede (Laxton-Kane & Slade, 2002; Cannella, 2005). Indipendentemente dallet materna, la maggior parte delle donne manifesta un aumento dell’attaccamento a partire dal secondo trimestre, in particolare lincremento si collega alla percezione dei primi movimenti fetali. E interessante il dato, ripetutamente confermato nelle ricerche, per cui le donne pi sensibili ai movimenti fetali sono anche le stesse che ottengono i maggiori punteggi nellattaccamento verso il feto (Heidrich & Cranley, 1989). Come previsto dalla letteratura psicoanalitica, lattaccamento materno non sembra dipendere dalla percezione fisica del feto, ma essere legato un coinvolgimento psicologico che si diparte dal concepimento, come si potuto evidenziare in uno studio su donne che si sottoponevano a diagnosi prenatale in cui si riscontrata la presenza di attaccamento prenatale materno a dieci settimane di gestazione (Caccia et all. 1991). Per quanto riguarda lo sviluppo dellattaccamento paterno-fetale in un recente studio italiano (Righetti et al., 2005) emerso che, diversamente dall’attaccamento materno-fetale che si incrementa con il progredire della gravidanza, nella popolazione maschile lattaccamento al feto si sviluppa nel primo trimestre e poi si mantiene ad un livello costante fino alla fine della gravidanza.
In una lettura psicoanalitica relazionale della salute mentale dellindividuo, si considera di grande importanza il ruolo dei fattori di sostegno affettivo, emotivo e concreto presenti nel contesto di vita della gestante. Questo aspetto confermato da diverse ricerche in cui alcuni fattori del contesto psicosociale risultano correlati con lattaccamento materno-fetale (Cranley, 1981; Condon & Corkindale,1997). La presenza di relazioni affettive adeguate si rivelata importante per lo sviluppo del legame di attaccamento prenatale; in un campione di gestanti adolescenti, per esempio, si è potuto riscontrare come una buona relazione con la propria madre fosse correlata con la possibilit delle giovani gestanti di sviluppare un adeguato legame di attaccamento verso il feto (Wayland & Tate, 1993; Bloom, 1995). Allo stesso modo, il clima famigliare, ove le relazioni siano connotate da capacit di empatia e sostegno tra famigliari, risulta positivamente correlato con lattaccamento delle gestanti al feto (Fuller e al. 1993; Wilson et al. 2000).


I fattori correlati ad un basso attaccamento prenatale e loro implicazioni

Riprendendo la concezione di preoccupazione materna primaria (Winnicott, 1958), se si considera lo sviluppo nella psiche genitoriale di unarea di attenzione, cure, pensiero, emozioni, sentimenti e fantasie verso il feto, come base della futura relazione di attaccamento tra genitori e bambino, diviene allora importante esaminare quali fattori possono essere correlati allo sviluppo di un basso attaccamento genitoriale verso il feto e le sue eventuali conseguenze.
Numerosi studi hanno cercato di chiarire quale impatto possono avere sullo sviluppo del legame di attaccamento prenatale aspetti quali: fattori legati alla psicopatologia dei genitori, come sintomi depressivi, disturbi della personalit, dipendenze patologiche; fattori legati al contesto psicosociale e affettivo, come basso sostegno sociale, isolamento e violenza famigliare; fattori legati a precedenti aborti o morte perinatale (per una rassegna Laxton-Kane & Slade, 2002; Cannella, 2005; Della Vedova, in stampa).
Si potrebbe pensare che uno stato depressivo determini un basso attaccamento materno ma i risultati sono discordanti: in uno studio su 238 gestanti Condon & Corkindale (1997) hanno riscontrato una correlazione inversa tra sintomi depressivi e punteggio globale dell’attaccamento materno fetale, mentre Honjo e collaboratori (1993), in uno studio su 216 donne tra i tre e i sei mesi di gestazione, non hanno potuto riscontrare alcuna associazione tra sintomi depressivi e attaccamento materno-fetale. Altri studi hanno evidenziato addirittura un andamento opposto, Priel & Besser, (1999), in uno studio su 73 donne nellultimo trimestre di gestazione e nelle prime otto settimane post-partum, hanno riscontrato come un alto attaccamento materno-fetale fosse associato a sintomi depressivi.
Rispetto agli stati dansia o di stress materno, da alcuni studi emerge il dato che siano predittivi di un basso attaccamento materno-fetale (Gaffney, 1986; Cranley,1981) ma altri studi non hanno rilevato questo andamento (Cannella, 2005). Gli aspetti di devianza e i disturbi della personalit genitoriale sembrano essere maggiormente correlati con un basso sviluppo dellattaccamento prenatale. Uno studio su un campione di donne devianti, inviate dai servizi sociali per una valutazione psicologica delle capacit genitoriali, ha evidenziato in questi soggetti una diffusa presenza di disturbi della personalit e parallelamente un attaccamento verso il feto notevolmente pi basso rispetto alla popolazione normale: su quaranta donne solo due avevano un attaccamento adeguato al feto e molte affermavano di provare insofferenza e aggressività verso il feto (Pollok & Percy, 1999). Laspetto più allarmante rispetto a quanto rilevato in questo campione di gestanti, che provenivano da una situazione sociale svantaggiata e da ambienti spesso connotati da violenza e isolamento sociale, fu che molte affermarono di provare insofferenza e rabbia verso il feto, alcune ammisero che avrebbero desiderato punire il feto e che sentivano che in futuro avrebbero spesso potuto perdere il controllo con il bambino (Pollok & Percy, 1999). Anche gli studi su gestanti tossicodipendenti hanno evidenziato bassi livelli di attaccamento al feto (Mikhail et al. 1995). Ma laspetto pi preoccupante, riscontrato in studi recenti, stato che, ove ci fosse la tendenza all’uso di sostanze durante la gravidanza, la capacit materna di sviluppare un attaccamento post-natale al bambino risultava diminuita (Quinlivan & Evans, 2005). Questi dati in un certo senso non stupiscono, dal momento che labuso di sostanze in gravidanza evidenzia una difficolt materna a tenere conto del benessere del feto. Cos risulta infatti da uno studio sugli atteggiamenti verso la salute, propria e del feto, nelle gestanti (Lindgren et al. 2001) che ha evidenziato come lattenzione alle cure prenatali e agli aspetti di tutela verso la salute del feto correli positivamente con alti livelli di attaccamento materno-fetale.
Un fattore notoriamente legato alla difficolt per i genitori di instaurare un adeguato legame di attaccamento con il bambino che attendono riguarda esperienze precedenti di aborti o morte perinatale. Lesperienza di avere investito emotivamente in un legame che si spezza bruscamente con la perdita del bambino, lascia i genitori in una situazione di perdita e lutto che non sempre riesce ad essere pensata dai genitori stessi e riconosciuta dal contesto affettivo di appartenenza. Come evidenziato dalla clinica e dalla ricerca (OLeary, 2004) il lutto per la perdita di un bambino atteso lascia le sue tracce per anni e necessita di una lunga elaborazione mentale. In assenza di ci il lutto, non solo non risolto dallarrivo di un altro bambino ma rischia di complicare la relazione tra i genitori e il bambino in arrivo. Per questo sarebbe necessario che, genitori che hanno vissuto perdite di questo genere, possano ricevere dalle strutture preposte alla nascita un sostegno psicologico per affrontare adeguatamente il corso di una nuova gravidanza. A riprova di quanto emerge dalla clinica, in uno studio su gestanti con esperienze di aborti, Armstrong & Hulti (1998) hanno riscontrato un minore livello di attaccamento materno-fetale nelle gestanti che avevano perso un bambino rispetto al gruppo di controllo.
I risultati di questi studi sottolineano l’impatto dei fattori psicologici e psicopatologici, non solo della gestante ma anche del contesto famigliare in cui essa vive, sulle possibilit di sviluppo di un adeguato attaccamento materno-fetale. I sintomi depressivi non sembrano essere sempre correlati a basso attaccamento, mentre alcune problematiche di personalit sembrano determinare un basso attaccamento materno fetale. In particolare dati come quelli che emergono da questi studi ribadiscono limportanza di sostenere gestanti con problematiche psicologiche, la necessit di interventi di sostegno ove le relazioni nella coppia o il contesto affettivo di riferimento siano carenti o connotati da violenza, e la rilevanza del sostegno alle coppie che si accingono ad una nuova gravidanza dopo avere perso un bambino.


I fattori correlati allattaccamento post-natale e programmi di intervento

Un ambito di grande interesse riguarda lo studio delle ricadute che la qualit e le caratteristiche dellattaccamento materno fetale possono avere rispetto allo sviluppo successivo della relazione di attaccamento. Vi sono infatti sempre maggiori evidenze di come la qualità dellattaccamento prenatale, in particolare lattaccamento materno-fetale, si mantenga nella successiva relazione con il neonato, ed opinione condivisa tra gli studiosi che una buona relazione madre-neonato e padre-neonato costituisca una condizione di base per la prevenzione dei disagi dello sviluppo psicofisico del bambino.
In uno studio longitudinale, il legame gestante-feto (Siddiqui & Hagglof, 2000) si dimostrato correlato al tipo di relazione madre-bambino a dodici settimane di et. Durante le osservazioni delle interazioni madre-bambino, le madri che avevano fatto registrare alti punteggi alle scale dell’attaccamento materno-fetale, si rapportavano al loro bambino in modo pi ricco e coinvolgente delle madri con basso attaccamento materno-fetale, facendo registrare un maggior numero di sguardi e di interazioni con il bambino. Quello che pare emergere da questi studi che un attaccamento prenatale caratterizzato da alti punteggi sia prevalentemente associato ad una migliore qualit della successiva relazione madre-bambino.
Diversamente, lattaccamento post-natale pu essere minato da situazioni di contesto che causino malessere psicologico nella gestante, come lassenza di supporto emotivo-affettivo nellambiente famigliare o la presenza di violenza nellambiente domestico. In uno studio longitudinale, in cui venivano monitorate gestanti esposte a violenza nellambiente famigliare (Quinlivan & Evans, 2005) e il temperamento dei loro bambini dopo la nascita, si visto che, nelle gestanti esposte a violenza, l’attaccamento post-natale ai bambini risultava significativamente pi basso rispetto a quello delle gestanti del gruppo di controllo. Losservazione successiva dei bambini ha inoltre evidenziato come i figli delle donne esposte a violenza avessero una probabilit doppia di essere classificati difficili rispetto ai bambini del gruppo di controllo. In queste situazioni particolarmente critiche la possibilit di predisporre programmi di intervento a sostegno delle gestanti che vivono in ambienti domestici connotati da violenza o socialmente deprivati si dimostrata un elemento prognostico positivo per levoluzione della gravidanza e per lo sviluppo del bambino (Quinlivan & Evans, 2005).
Laumento delle conoscenze sulle modalit di sviluppo del legame prenatale ha dunque permesso di strutturare programmi di intervento a sostegno dello sviluppo dellattaccamento materno-fetale attraverso quei fattori che sono risultati a questo positivamente correlati. Si è infatti potuto constatare che lattaccamento verso il feto può essere incrementato favorendo nelle madri un aumento della consapevolezza dell’esistenza del feto (Koniak-Griffin & Verzemnieks, 1991). In alcuni studi si ottenuto un incremento dellattaccamento al feto attraverso appositi programmi educativi semplicemente mirati allaumento delle conoscenze dei genitori rispetto allo sviluppo fetale o ad incrementare la percezione materna del feto. In uno studio (Mikhail et al., 1991) si richiedeva ad alcune gestanti del campione di contare i movimenti fetali per alcuni giorni. Ad un primo gruppo di gestanti si richiedeva di contare i movimenti fetali secondo il metodo Sadovsky, ad un secondo gruppo di contare secondo il metodo Kardoff e ad un terzo gruppo, gruppo di controllo, non veniva data alcuna consegna. Il confronto successivo evidenzi che le madri di entrambi i gruppi che avevano contato i movimenti fetali raggiungevano punteggi di attaccamento significativamente maggiori rispetto al gruppo di controllo, come se di fatto un aumento della consapevolezza dellesistenza autonoma del feto si correlasse ad un aumento dellattaccamento.
Questo interessante dato e i contributi della ricerca qui brevemente esaminati, sembrano confermare gli assunti del costrutto dellattaccamento materno-fetale per cui, un’attenzione al feto, evidenziata dal desiderio di conoscenza e curiosit unitamente a una preoccupazione tesa alla protezione del benessere fetale, sarebbe indice del formarsi di unarea di pensiero verso il feto e di un investimento affettivo dei genitori verso il bambino atteso.


Conclusioni

In questa breve rassegna sono stati presi in considerazione alcuni contributi teorici e di ricerca sullarea delle relazioni fantasmatiche e dellinvestimento emotivo che i genitori sviluppano verso il bambino prima della nascita. Considerando paradigmatica la concezione di preoccupazione materna primaria (Winnicott, 1958), stata descritta la genesi prenatale di un legame particolare tra genitori e feto che pu essere definito attaccamento prenatale. Attraverso lesame della letteratura scientifica del settore, si proposto che la qualit del legame di attaccamento prenatale possa grandemente influire sulle relazioni successive tra genitori e bambino e sul tipo di attaccamento che il bambino svilupperà. Poich questi elementi sono correlati allo sviluppo psichico e somatico del bambino limportanza della qualit dell’attaccamento prenatale diviene sempre pi rilevante, cos come le possibilit di poterne monitorare e favorire uno sviluppo adeguato anche attraverso programmi di prevenzione primaria.


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*Anna Della Vedova
Position : researcher
Università degli Studi di Brescia.
Cattedra di Psicologia Generale, Facoltà di Medicina e Chirurgia
Viale Europa, 11, 25123 Brescia
030-3717276 fax 030-3717207
e-mail dellaved@med.unibs.it


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