PSYCHOMEDIA --> HOME PAGE
Psich-Asti --> HOME PAGE --> 3° Ciclo di conferenze 2002

Dipartimento di Salute Mentale
S.O.C. Psicologia Clinica e della Salute



Il padre: tra divieto e libertà

Giovanni Moretti
Psicoanalista Didatta S.P.I. - A.R.P.A. Torino


La figura del padre ci pare storicamente e culturalmente determinata, legata ai ruoli che di epoca in epoca ad esso vengono assegnati. Parlare oggi, in epoca post patriarcale, in termini di specifica definizione pare assai difficile: i caratteri che prima sembravano inderogabilmente essere propri della figura paterna, oggi si possono più precisamente descrivere come quelli di una “funzione paterna”. Questa funzione è certamente meglio costellata dal maschio della coppia; può essere tuttavia svolta bene, in assenza della figura paterna, dalla madre. La figura della madre è peraltro indispensabile anche in presenza del padre, affinché la sua funzione possa esplicarsi.
Per descrivere il padre e lo sviluppo delle sue funzioni è bene partire (proprio per quello che abbiamo detto sopra) dall’evidenziare ciò che succede quando manca la funzione paterna nei riguardi del bambino; sia che questo succeda per incapacità del padre che per indisponibilità della madre a tradurre al bambino gli input che provengono dalla funzione paterna. Parliamo delle “colpe dei padri”, che si possono raggruppare in due concetti: mancanza di negatività, mancanza di positività.

MANCANZA DI NEGATIVITÀ
La negatività del padre si esercita soprattutto nei primissimi anni di vita ed è diretta ad impedire al figlio di rimanere fuso con la madre: ad essa si possono riportare tutti quegli eventi che obbligano il bambino ai primi indispensabili distacchi (uscita dal ventre materno, i primi passi, l’uso del linguaggio per esprimere i bisogni ecc.). Per portare un esempio di questo tipo, Fornari cita il sogno di una donna incinta: “Ero in un labirinto e volevo uscirne, ma un toro infuriato mi bloccava la strada, interveniva una figura forte che lottava col toro e mi apriva il passaggio per uscire”. Un padre, cioè, obbliga la madre a far nascere il figlio vincendo la paura della separazione e il senso di colpa della madre per doversi staccare dal bimbo, atto vissuto come infanticidio. Sono due sentimenti che coesistono nella psiche della donna incinta e che sono spesso base dei temi depressivi o persecutori nei casi di depressione post-partum.
Questa situazione può essere rappresentata dall’immagine di un triangolo i cui vertici sono rappresentati da madre (M), padre (P), figlio (F).



Si vede come il padre non è in rapporto diretto con il figlio, ma solo in modo mediato dalla madre. La madre è in comunicazione con il figlio, sia pure con un linguaggio “materno” (sorrisi, carezze, emissione di suoni ecc.).
Se la funzione paterna viene a mancare per qualche ragione insita nella situazione, rimane una fusione psichica tra madre e figlio (scompare dal triangolo il vertice P, F e M coincidono).
Questa situazione nel delirio di una paziente era descritta come “immobilità assoluta, estasi, da cui solo da lontano si vedevano uomini ripiegati dentro la propria angoscia”
Un mondo “senza angoscia”, dove manca il padre: la psicosi.
Fornari raffigura il mondo interno dello psicotico, che egli chiama anti-Edipo, come un mondo in cui non esistono gerarchie né leggi, non esistono desideri insoddisfatti perché i bisogni sono subito soddisfatti, non esistono conflitti perché non esistono ruoli e gerarchie, madre e figlio vivono all’unisono e il padre è relegato alla periferia del regno.
Questo luogo apparentemente estatico può divenire ad un tratto divorante (un immagine del delirio di una paziente di cui si è detto, Dio si è trasformato in Moloch e voleva mangiare tutti. Tutto ciò accadeva perché, agli inizi, la Madonna non era stata sostenuta abbastanza).

MANCANZA DI POSITIVITÀ
Via via che l’Io del bambino si viene formando il significato del triangolo edipico si deve leggere in modo diverso:





- il rapporto padre e figlio è più diretto;
- il riconoscimento del ruolo paterno deve comunque venire anche dalla madre
- i genitori devono rappresentare agli occhi del figlio un modello di coppia coniugale che si ama reciprocamente, mentre ognuno, nello stesso tempo, ama il figlio in modo diverso.
Ciò deve spingere il figlio a sentirsi “il terzo” escluso della coppia coniugale, amato, ma costretto a “organizzare la propria solitudine”, fuori dalla coppia genitoriale.
Per essere capace di portare a termine le sue funzioni nello svolgersi del processo evolutivo, il padre deve avere questi tratti:
- saper accompagnare il figlio, continuando la sua opera di delusione-interdizione, in modo “muscoloso”, ma “appassionato” (vicino emotivamente al figlio) in una “opposizione solidale”; finché il figlio raggiunga la “sicurezza ontologica del padre”.
- Saper costruire coi figli un “patto intergenerazionale” in cui egli insegna al figlio ciò che ha imparato (il suo senex) e ritrovi nel figlio gli aspetti creativi che questi possiede (il suo puer). Ciò che è importante non è tanto il padre quanto la coppia padre-figlio.
- Il padre deve progressivamente sapersene andare. Nella conflittualità che si sviluppa tra padre e figlio che cresce, deve essere anche sua l’iniziativa di interrompere il conflitto, quando non ha più ragione di essere. Non più padre ma amico.
Si possono incontrare, nelle più diverse situazioni psicopatologiche, padri che non vogliono crescere e a volte non vogliono che il figlio cresca più di loro; padri "solo vecchi" schiaccianti o individualità creative del figlio; "padri vagina" solo capaci di incapsulare il figlio in una asfissiante protezione. Oggi parliamo di padri "grigi": questi esistono ma, non sanno aiutare il figlio in modo efficace. Perché non sanno instaurare con lui una "alleanza intergenerazionale" con la capacità di esercitare una "opposizione solidale" giusta e benevola; sono senza passionalità, rassegnati a subire sia la moglie che i figli come "peso dell'esistenza". Essi considerano la loro passività un dato del destino e non un loro atteggiamento.
Uso, come esempio, la storia di un paziente L. che presenta crisi di panico.
L., figlio di un "padre grigio" e di una madre dominante, ma senza nessuna capacità di comunicare Eros, cresce nella rassegnazione di non essere capace di affrontare la vita, se non nei termini tracciati dalla madre, di bravo ragazzo studioso.
Le fasi in cui divido lo sviluppo psicologico di L. durante la lunga analisi sono quattro. Per necessità di chiarezza illustro ogni fase con un sogno portato in quella fase; accosto a ciò un frammento di una favola famosa (il Rugginoso) che descrive l'evoluzione della figura del padre rispetto allo sviluppo del figlio.

Prima fase
FAVOLA
Il mostro è pescato nello stagno e chiuso in una gabbia nel cortile del castello. Il bambino deve rubare la chiave della gabbia sotto il cuscino della madre che dorme per liberare il mostro; si ferisce un dito e prova dolore. Il mostro porta il bambino nel bosco accanto ad un lago magico.
SOGNO
Una mucca si rifiuta di partorire. Il contadino riesce a farla partorire con l'aiuto di Padre Pio.
CONNESSIONE TRA SOGNO E FAVOLA
Per iniziare il cammino di un uomo il bambino deve liberare l'immagine interna del padre rubandola all'inconscio materno (parto e furto della chiave).

Seconda fase
FAVOLA
Il mostro proibisce al bambino di trovare sollievo al dolore della ferita immergendo il dito nel lago. Lo obbliga a percorrere da solo esperienze faticose (sguattero, giardiniere, stalliere) ma che lo costruiscono come uomo e gli permettono di conoscere la principessa, futura sposa.
SOGNO
Voglio celebrare la messa anche se non sono preparato. Arriva il prete che mi dice che non è ancora il momento per me e mi ordina di confessare prima gli uomini e poi le donne.
CONNESSIONE TRA SOGNO E FAVOLA
Il bambino non può subito liberarsi dal dolore che è implicito nella separazione del mondo materno (immergere il dito nel lago) né assumere il ruolo di uomo (celebrare la messa). Prima deve percorrere le vie della conoscenza e dell'esperienza di sé uomo nel mondo femminile (differenze, ombre, relazioni ecc.).

Terza fase
FAVOLA
Il mostro promette al bambino che al suo richiamo egli sarà presente ad aiutarlo. Alla fine del percorso egli lo aiuterà a sconfiggere eroicamente i nemici, riprendendo poi le sembianze umane che una strega gli aveva tolto. La principessa riconoscerà nell'ultima trasformazione in stalliere l'eroe che sposerà.
SOGNO
Vedo il cadavere di mio padre in una bara e mi accorgo che in realtà si muove; da una ferita gli sgorga sangue. Io bacio la ferita che guarisce. Ora so che mio padre è vivo e mi può aiutare.
CONNESSIONE TRA SOGNO E FIABA
Vi è in questa fase, come in tutta la fiaba e nelle immagini oniriche che L. porta un emergere doppio e parallelo delle figure che rappresentano l'Io e di quelle che rappresentano il padre, in un gioco di reciproco aiuto.
Ciò che importa è la coppia padre-figlio (in altri contesti padre-figlia) che nella vita viene compiendo un'opera di reciproco riconoscimento e aiuto: il padre offre al figlio la sua saggezza, il figlio offre al padre il suo Eros.

Quarta fase
FAVOLA
Il padre, che ha aiutato il figlio a crescere, se ne torna nel suo regno, lasciando che il figlio formi una nuova coppia regale, che si assuma la responsabilità di un nuovo regno e una nuova capacità generativa.
SOGNO
Tutti, in una sala, si aspettano che io sfidi, in una lite, un uomo che so essere mio padre; questi, tuttavia, mi prende sotto braccio e mi dice, sorridendo benevolo: “Non abbiamo più niente da dirci….. proprio più niente. Puoi andare.”
Mia moglie è incinta di un figlio maschio che chiameremo Giovanni Paolo.
Ella mi dice: “L’importante non sono le cose, ma il creare vita.”
CONNESSIONE TRA SOGNO E FIABA
L’ultima, decisiva funzione del padre è quella di andarsene, indicando al figlio che non dovrà più confrontarsi con lui ma con la propria capacità di vivere nel mondo.
Il fatto che il nascituro si debba chiamare come il Santo Padre indica che il figlio, diventato uomo, ha già in sé il segno della capacità di generare che trasmetterà al proprio figlio.
Le associazioni che il paziente fa sul Santo Padre portano in sé i tratti della funzione paterna: “Questo Papa è uno che ti mette di fronte alla realtà, anche sgradevole, non dà niente per scontato… con fatica e con dolore…. non blandisce, ma screma dalle apparenze. Anche altri Padri, Giovanni Battista, Paolo prima della conversione, non sono sempre simpatici, guardano, indicano, ma sono duri e veri”.
Per concludere queste parole descrivono la “opposizione solidale” che deve unire padre e figlio, pur assumendo forme diverse nei diversi momenti di sviluppo: prima impedisce al figlio di ristagnare nel mondo della madre; poi lo costringe a rinforzarsi nel suo rapporto con il mondo e le sue leggi, lo aiuta nel momento della emancipazione eroica; infine se ne va lasciando al figlio il seme di una nuova paternità.

PSYCHOMEDIA --> HOME PAGE
Psich-Asti --> HOME PAGE --> 3° Ciclo di conferenze 2002