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PSYCHOMEDIA
SCIENZE E PENSIERO
Psicobiologia e Neuroscienze



Confronti

di E. C. Gori



Nell’avviare lo studio del collegamento possibile tra ricerca delle neuroscienze e metapsicologia proporrei di tenere presente due punti. Il primo è verificare quali dati della metapsicologia possano essere confermati dalle neuroscienze e quali no. Il secondo punto riguarda la necessità che lo studio non sia puramente teorico ma che approfondisca il contatto e la cura dei fatti portati in analisi da pazienti fissati a livelli di sviluppi precoci, riguardanti la prima formazione del Sé (i così detti pazienti gravi). Nella prospettiva che il migliore accoglimento degli aspetti preistorici presentati dai nostri pazienti consenta di elaborarli e portarli al livello raggiunto dalle parti maturate.
Nell’avviare il confronto su come la mente si organizzi a partire dal cervello, su come la percezione organizzi le sensazioni sparse e frammentate, vengono alcune considerazioni. Anche quella se la percezione della realtà risulti dalla connessione mente-corpo .
In particolare c’è da verificare se esista una sequenza gerarchica nel processo mentale in virtù della quale ciò che è stato elaborato viene rappresentato al livello superiore. Si può quindi proporre che ad ogni livello del processo ci sia una presentazione che ripresenta nella mente le singole funzioni del cervello.
Io mi chiedo e vi chiedo: parlare di presentazioni, ri-presentazioni, rappresentazioni significa usare un linguaggio vecchio, fuori moda? Oppure serve a paragonare il pensiero di Freud alle ricerche attuali?
Di fatto ho citato il passo da Pribram: Brain and perception (1991). Passo che è stato utilizzato a New York nel 2001, ove presentazione e rappresentazione sono state riferite a W. James (Principi di psicologia).
Ma continuiamo a seguire Pribram. Per lui le presentazioni e le rappresentazioni sono uguali e isomorfiche. L’organismo s’intona all’ambiente per complementazione (uso delle dita e dei suoni), ed in seguito procede per trasformazione delle presentazioni nelle rappresentazioni mediante l’organizzazione spaziale dei recettori e degli effettori neurali: ciò che è introdotto nel cervello e ciò che viene emesso. In sostanza gli eventi cerebrali modellano la sensorialità: il modello neuronale dà luogo alle rappresentazioni, che non sono immutabili. C’è una ricostruzione continua delle rappresentazioni che sono la memoria di eventi neurali. Gli engrammi sono la struttura profonda delle memorie. Il ricordare è un processo che risulta dalla trasformazione di una struttura profonda ma smembrata tra i microprocessori dendridici. Le funzioni di trasferimento portano le sensazioni nelle rappresentazioni: esse sono strutture che si automantengono. Il linguaggio del cervello concorre al trasferimento e deriva dalle connessioni dendritiche. Importante è la proporzione dell’eccitazione da imparare a contenere, attraverso la percezione di ciò che accade.
La percezione differisce dalla memoria che è l’organizzazione nel cervello delle percezioni, negli interneuroni. La percezione procede tra eccitamento ed inibizione tra centro e periferia e deve superare la resistenza dendritica. Il corpo genicolato che assicura la costanza dell’oggetto è corticale. Anche la corda spinale, connessa al processo, è la via di scarica di tremori e del tono muscolare. In sostanza le immagini percepite sono composte da immagini visive e tattili.
Le immagini del conseguimento di un fine si fondano sulla distinzione tra movimento (pura scarica) ed azione (volta ad un fine), esiste quindi una condizione geneticamente determinata che viene modificata dall’apprendimento. Il lobo temporale sn accoglie l’immagine corporea, codificata dal linguaggio verbale cerebrale. Il Sé corporeo funziona come quadro di riferimento delle percezioni oggettuali che sono veicolate dallo spazio oculo-centrico. Esso raduna due quadri somatici: il distale (mani e dita) ed il prossimale del corpo (tronco), la rappresentazione della faccia è intermedia tra i due. Le parti distali sono rappresentate nell’area Rolandica (la fessura), le parti prossimali nell’area corticale Rolandica. Il Sé corporeo rimane invariato in mezzo ai cambiamenti determinati dalle percezioni e dalle connessioni sinaptiche: esiste la “centralità” del Sé corporeo rispetto gli stimoli che vengono dagli organi visivi e somatosensori. L’abilità è data dal movimento diretto a un obbiettivo: s’impara con l’esperienza. Il sistema cognitivo retro agisce sul sistema sensoriale e condetermina (con gl’impulsi dei recettori) il processo percettivo (pre-processo). Il lobo temporale è la sede del processo cognitivo, una sua lesione dà il via a dissociazioni multiple.
La memoria differisce dalla percezione, abbiamo detto. Il processo cognitivo è smembrato e distribuito al centro della processualità (localizzata nei sistemi senso-motori) e poi viene rimembrato. Motivi personali e memorie rinforzano la percezione che organizza la processualità sensoria edonica. I sistemi proto-critici sono localizzati nelle amigdale (sono gl’istinti per la psico-analisi, nota Pribram). Si tratta di spinte quali: combattere, scappare, mangiare e sesso. Sentimenti quali conforto-sconforto, (per il dolore e la fame). La sensibilità protocritica non è localizzata, quella epicritica invece localizza le sensazioni. La famigliarità risulta dalla attività viscero-automatica.
La memoria deriva 1) Dalla ripetizione (movimenti, sensazioni ecc.). e fornisce impressioni di Deja v, Deja vec . 2) Da eventi rinforzati che producono una reazione viscero-automatica (sudore, palpitazioni, respiro) che stimola la memoria. Pribram parla della memoria come l’“occhio della mente”.
Esiste una alternanza tra equilibrio e tensione viscero-motoria: gli squilibri servono come attrattori per l’apprendimento. L’apprendimento è mediato dal protocritico che raccoglie la turbolenza emotiva e spinge verso ristabilizzazioni catastrofiche. L’occhio della mente rielabora il passaggio con la sua visione sulla base della memoria. La memoria viene così radunata nella “mappa cognitiva” che avvia la procedura esecutiva e organizza il “cervello sociale”. Chi percepisce è spesso inconsapevole (inferenza inconscia), poi l’esperienza del tempo (Kronos) e del movimento appropriato (Kairos) costruisce la a mappa cognitiva che porta alla consapevolezza.
Come si può notare, quanto esposto può richiamare parecchi punti della metapsicologia. Mi ha colpito recentemente un fatto. Alla nostra ultima riunione Antonello Correale ci ha informati del lavoro da loro svolto sulla memoria implicita, procedurale e rappresentativa-dichiarativa con un lavoro molto completo ed articolato che qui non posso ricordare appieno. Dopo ho letto Schacter che in “ Searching for memory” traccia un parallelo tra memoria implicita ed Inconscio, tra memoria esplicita e Conscio (pag. 9). In seguito egli pone una differenza: le memorie inconsce sono rigettate dalla coscienza (per motivi specifici secondo Freud). La memoria implicita dipende da attività pi semplici (mondane): dal cambiamento giornaliero delle attività del percepire, del capire, dell’agire. (pag. 191) Prosegue proponendo che l’uso delle parole e delle regole grammaticali porti alla memoria semantica (i concetti) (pag. 17). La memoria procedurale è collegata con l’esperienza e mette a punto sia l’abilità sia le abitudini. Da parte sua la memoria episodica registra fatti che ci riguardano.
Il ricordare è un “ viaggio temporeale nella mente” che riguarda il campo della mente ed ha un osservatore (l’Io?) Egli ricorda pure Freud (pag. 21) quando parla della ricostruzione della memoria da fantasie primitive e dalle memorie schermo. Critica la repressione dei desideri che per lui non hanno a che fare con la percezione senza consapevolezza (pag. 165). Ma riferisce quello che Freud scrive sulle isteriche incapaci di ricordare consciamente tormentose memorie inconsce per collegarle alle memorie implicite che non possono essere ricordate in modo esplicito (pag. 232). Contesta pure la repressione della memoria (pag. 234) ma confonde il senso di repressione (pag. 255).
Mi pare che M.F. Reiser (“Memory in mind and brain. What dream imagery reveals”) abbia i mezzi per avviare la verifica dei collegamenti possibili tra metapsicologia e neurobiologia. Egli nota che il sogno è il luogo pi adatto per lo studio delle relazioni tra memorie e percezioni, ma non trascura la relazione tra C e sentimenti al di fuori del sogno. La percezione (sistema P-C) per essere libera deposita ci che percepisce nella memoria (deposito nell’Io conscio, preconscio ed inconscio, ma non dimenticherei il Sé): l’insorgenza di pensieri e di rappresentazioni ideative attiva l’attenzione. Io non considererei il C solo schermo passivo ma anche attivo: il movimento che attiva l’attenzione mettendo in moto la percezione oggettuale pu essere determinato sia da fatti esterni sia dal comparire di rappresentazioni ideative o di pensieri. Io non dimenticherei la percezione sensoriale primaria anche perché questa rientra nel dubbio che Reiser esprime: è possibile che l’attività REM degli animali abbia lo stesso livello di coscienza che ha nell’uomo? Si pone in seguito la domanda se la conscietà nel sogno sia uguale a quella nella veglia. Egli propone osservazioni sul fare musica, film ecc. Nel rimarcare la relazione tra emozione e memorie egli nota che anche se le memorie (l’occhio della mente) riguardano le sensazioni, le immagini perdono la loro qualità sensoria quando sono consciamente ricordate nella veglia. Nel sogno invece le qualità sensorie sono presenti. Egli ricorda Freud quando si domanda se conoscendo meglio quello che succede nell’eccitamento neuronale possano essere confermate sia la memoria nel sistema y sia le qualità che caratterizzano la conscietà e che si escludono l’un l’altra. In ogni caso le emozioni sono da Reiser considerate la colla che lega gli elementi mnesici tenendoli assieme in entrambi i campi.
In seguito egli considera come i residui percettivi vengano ricordati in quanto messi a punto nella fase REM che si manifesta 4-5 volte per notte. D’altra parte i sogni sono dimenticati nel giorno, salvo casi particolari. Sia il ricordo che l’oblio si verificano nel sogno e questi due aspetti paradossi sono importantissimi per la memoria. Crick e Mitchinson chiariscono che i circuiti neuronali non possono registrare ricordi se non sono stati ripuliti. La mente tratta con significati C (Conscio) e motivi senza proprietà fisiche, mentre il dominio biologico tratta materia ed energia con proprietà fisiche.
Le illusioni (o allucinazioni) oniriche sono suscitate dall’eccitazione della corteccia sensoriale: rappresentano la riattivazione del sistema percettivo e cambiano con il mutare della percezione. Qual è il significato evolutivo del sogno? Freud considera il passaggio dalla fase latente alla fase manifesta, per Hobson esiste solo la parte manifesta del sogno.
Reiser pensa di verificare alla luce della neurobiologia se l’immagineria mnesica (memoria) pu essere usata nel sogno per generare significati: le funzioni del sogno come memoria putativa. Per la psicoanalisi il sogno viene da esperienze emozionali significative, dice Reiser, ma i cambiamenti fisici nel corpo cosa sono? Le memorie sono intessute nella materia del sogno, Reiser ricorda. Egli esamina il sogno della “Monografia botanica” e prosegue: gli affetti potenziali caricano immagini nodali e pensieri che sono in grado di collegarsi con residui percettivi dell’esperienza attuale.
Gli affetti consistono in tre componenti: motoria (cambiamento del corpo da attivazione neuroendocrina cuore e respiro), sensoria (consapevolezza dei cambiamenti nel corpo per via viscero-percettiva sensoriale), soggettiva (la sensazione del “tono” affettivo per un senso interno primario: apprensione, tristezza, morte o disastro incombente). Egli considera pure le emozioni represse (pag. 48) rappresentate da “immagini nodali” attraverso la condensazione. Emozioni che possono risvegliare altre immagini in altri sistemi nodali, dalle memorie nodali.
Esiste una grande differenza tra i sogni portati in analisi e quelli registrati in laboratorio. In analisi i sogni compaiono in un rapporto a due e l’analista deve ricostruire in sé il sogno, compresi i fenomeni motori non verbali e posturali. (C’è da considerare la controresistenza dell’analista, io direi, coinvolto negli affetti del paziente).
Reiser considera se è possibile stabilire una relazione tra le attività mentali in seduta e la neurobiologia. Riporta il caso clinico C per indicare le relazioni con il passato del paziente e dell’analista e arriva a proporre ipotesi sull’immagazzinamento e l’organizzazione delle memorie nella mente.
1 -Le memorie sono immagazzinate e organizzate nella mente seguendo le percezioni sensorie (codificate da) registrate durante le esperienze memorizzate.
2 -Le percezioni sensoriali registrate durante stati d’eccitamento emozionale sono immagazzinate nelle reti della memoria nodale organizzate secondo il principio che le percezioni capaci di evocare gli stessi affetti (percezioni che condividono potenziali affettivi) sono legate associativamente.
3 -Il potenziale affettivo della percezione è generato dall’esperienza nella quale la percezione era registrata inizialmente
4 -Una singola percezione con potenziale affettivo è legata associativamente con altre percezioni (appartenenti a differenti esperienze) che hanno lo stesso potenziale affettivo. Tale percezione costituisce un nodo nella rete (condensazione)
5 -Come le esperienze di vita accumulate, la rete nodale, si esprime, congloba e diviene pi complessa. Le percezioni delle prime esperienze traumatiche costituiscono nodi altam sente condensati, le esperienze successive sono codificate da nodi percettivi meno densi, a maggior distanza dalle percezioni nodali registrate in precedenza.
In che modo stiamo trattando delle presentazioni pi o meno investite dagli affetti?

Neuroscienze e cognitivismo
Le immagini sono frammentate (Gestalt-frammento) e ricomposte dai circuiti corticali e sotto corticali alti. La differenza tra immaginarie nel sonno e nella veglia risiede in questo processo di riassemblaggio. Nel sogno la mente allucina durante il sonno, mentre un dipinto ammirato in un museo pu essere ricordato vivamente dagli occhi della mente, nella veglia.
Informazioni da fuori il sistema nervoso (mondo esterno-interno al corpo) entra nel cervello attraverso gli organi sensori eccitati dall’energia chimica o fisica dello stimolo. Gli organi sensori sono strutture del corpo che convertono l’energia dello stimolo nelle forme che possano essere condotte dalle fibre nervose (energia neurofisiologica). Visioni ed udito raggiungono le aree ricettrici primarie che contengono reti neurali costruite da migliaia di neuroni e sinapsi, i segnali sono trasmessi attraverso neurotrasmettitori chimici.
I pi alti livelli della corteccia cerebrale permettono di vedere le immagini Sono queste immagini l’esatta replica delle immagini retiniche? Gl’impulsi nervosi che portano le informazioni sono elaborati in modo separato da differenti sistemi di fibre e cellule. Il processo separato comincia nel corpo genicolato, dietro la retina. Per radunare gli aspetti separati in un insieme, percezioni, memorie ed emozioni sono inesorabilmente interconnesse. Gli stessi tessuti non possono entrare nelle percezioni e nella memoria: esiste uno “schermo percettivo” mente/corpo. Eppure gli stessi circuiti e tessuti sembrano servire ad entrambe le funzioni, con uso temporale differenziato dai circuiti o usando diversi meccanismi fra i tanti. L’immagazzinamento delle informazioni sensorie è fortemente influenzato dal contesto esperienziale (odori, sudori ecc. ricordati assieme nel fatto accaduto) che viene registrato e richiamato quando sia stimolato dai sentimenti. C’è scomposizione e ricomposizione delle percezioni e delle memorie: come le unità immaginative fondano, processano, registrano, riassemblano e ripercepiscono nel sonno e nella veglia? Egli ricorda gli esperimenti di Mishkin e coll. sulle scimmie per studiare percezione, memoria, il riconoscere ed il paragonare in questi animali. Queste organizzazioni consentono alle scimmie di riconoscere le differenze tra i diversi oggetti, le persone ed arrivare al riconoscimento del principio e della motivazione. I passaggi sono 1) retina, corpo genicolato, (funziona molto nel sogno). 2) Dal corpo striato all’area T.E (corteccia temporale inferiore) che raduna tutti gli input (Pag.111) .
1 -Il processo del sogno in sé esplicita funzioni di sopravvivenza primarie, basiche. Lo sviluppo ci ha lasciato dipendenti dal processo del sogno.
2 -L’immagine è messa a punto nel T.E. attraverso migliaia di neuroni e cellule. Esiste un percorso avanti-indietro tra area T.E., aree precedenti e vie sensorie (funzioni completamente sconosciute). Il passaggio degl’impulsi modifica la forza delle sinapsi. (Kandel 1979) E’ interessate considerare i modi del processo sensorio che delinea parti degli oggetti nei vari livelli di “vestito” (formato) “ spogliato” (informe). I circuiti usualmente processano le immagini percettive dopo che hanno lasciata la corteccia striata sulla via del T.E. Il processo viene riattivato nei sogni: come sono generate le allucinazioni del sogno che fanno muovere gli occhi? Come “vanno assieme” mente/cervello (percepire, immaginare, recuperare [ricordare]? Cosa influenza la scelta di cosa ricordare e cosa dimenticare? Le aree interessate sono il T.E., la corteccia internasale, l’ippocampo, l’amigdala, le porzioni del diencefalo (talamo ed ipotalamo), la corteccia prefrontale, le strutture diencefaliche, il cervello anteriore basale, le aree sensorie della corteccia.
La memoria unisce i diversi centri del cervello (lobo temporale mediale) che connettono i “confini” (corteccia pre-frontale, sensoriale ecc.)

L’amigdala, l’ippocampo
Il lobo limbico regola le emozioni. Dalle connessioni risulta l’abilità a riconoscere ed usare gli oggetti (abitudine ad imparare). La memoria dell’abitudine risulta dalla connessione tra T.E. e sistema motorio, diretta. Non è cognitiva ma deriva dalla connessione diretta stimolo-risposta. La memoria procedurale negli umani è coinvolta nel guidare l’auto. La memoria dichiarativa è invece il test che porta alla prova per riconoscere l’oggetto.
L’informazione che raggiunge l’area T.E. è non-cognitiva (stimolo-risposta) perci non basta ad associare l’immagine percettiva di un oggetto con la sua rappresentazione immaginata.
Mishkin e coll. (1987) sostengono che il feed-back tra circuito ed area sensoria rinforza e immagazzina le rappresentazioni neurali. L’ippocampo è l’ingresso al sistema limbico della memoria e dura più o meno tre anni: quando la struttura è distrutta compare l’amnesia globale il paziente non pu ricordare quello che gli è accaduto nei tre anni precedenti (amnesia retrograda) o non può registrare nuove memorie (amnesia anterograda). Non si sa ancora come funzioni il processo mnesico ma si possono osservare alcune funzioni: una è la potenziazione a lungo termine (L.T.P.). L’altra (studiata da Winson) segnala come i ritmi teta organizzino certi stati comportamentali nei mammiferi. I ritmi teta sono determinati dagli impulsi neurali dei canali centrali che raccolgono; pi Bassi centri cerebrali nell’ippocampo. Questo determina i ritmi teta del sonno con sogni. Anche i neuro-trasmettitori aminergici (epinefrina, norepinefrina e forse serotonina) entrano nel processo. Questi stessi centri regolano la vigilanza nella veglia ove pu anche comparire il ritmo teta: è importante per la sopravvivenza, specie quando stimolano le fasi REM del sonno. Winson suggerisce che nel sonno si scartino le cose meno importanti e si memorizzino quelle pi importanti.
L’amigdala raduna le informazioni di tutti i sensi e li lega con i significati emozionali: ha due connessioni dirette con tutto il sistema sensorio corticale, con la parte del talamo coinvolto nella memoria e con l’ipotalamo (area chiave profonda nel cervello dove le risposte emozionali sono evocate e governate). Qui si animano sensazioni odori, gusti, suoni, sensazioni tattili o propriocettive e sono messe assieme. C’è poi da considerare l’effetto della norepinefrina (dal locus ceruleus) localizzato nel ponte che “accorda” questi circuiti avanti e indietro. L’acetilicolina (dal protoencefalo basale) pure entra nel processo.
Infine è da sottolineare il ruolo importante delle connessioni dirette ed immediate tra centro della memoria ed ipotalamo (autonomico e neuroendocrino) che raccoglie gli stati emozionali attraverso il corpo. Perci Reiser scrive che psico-analisi e neurobiologia possono essere compatibili, riguardo la parte giocata dalle emozioni nell’organizzare la memorizzazione delle informazioni sensorie sia nel cervello sia nella mente. Questo porta a considerare la cronobiologia governata da regolatori interni, cronobiologia che si riflette nel ciclo sogno-veglia, fase REM (il terzo stadio pi importante mente-cervello) e non REM .
Ritmicamente si attivano funzioni corporee che si calmano nella fase REM: la psicoanalisi ha suggerito un principio funzionale mentale, mentre le scienze cognitive si occupano dei principi funzionali neurofisiologici. I due stadi separati della memoria (mente - cervello) sono accomunati nel sonno. Il sogno raduna parti delle sensazioni percettive prese da differenti epoche storiche. I residui percettivi sono visivi, ma anche uditivi, tattili, propriocettivi, olfattivi e gustativi. Le immagini del sogno sono collegate l’una con l’altra in virt di significati emotivi spartiti che permettono la connessione nelle reti mnesiche nodali.
Questi significati emotivi riappaiono nel sogno come allusioni a pensieri ed a sentimenti paurosi che sfuggono ai sentimenti consci, come non accade nel sogno REM angosciante.

I principi funzionali neurofisiologici.
Le informazioni dell’ambiente sono frammentate nelle registrazioni sensorie e rimesse assieme per essere percepite e ricordate. Le tracce delle immagini parziali si riferiscono ai modelli stabili delle connessioni sinaptiche, capaci di essere riattivate e ricomposte per formare visione e ricordo, nell’associazione corticale. Il processo di ricomposizione influenzate dai flussi cerebrali controlla l’insorgenza e l’allerta connettendo percezioni fresche con le percezioni sensorie precedenti. L’organizzazione del cervello è stato paragonato ad un processo nei sistemi computerizzati. Nel descrivere queste reti neurali nodali si trovano echi di condensazione e spostamento. Ma cosa succede ai sistemi neurali pi alti non si sa.
Queste sensazioni fanno muovere i muscoli oculari (REM) per osservare la scena del sogno come li si muoverebbe nella veglia, mentre nel sonno sono inibiti i muscoli del corpo. Se compaiono movimenti del corpo essi corrispondono ai movimenti dell’esperienza onirica. In contrasto, gli organi innervati dal sistema nervoso autonomo sono attivi: cervello e corpo sono eccitati nel sonno.
da vedere se i movimenti oculari (REM) sono attivati dalla scena del sogno o viceversa se i movimenti oculari recuperano le immagini. anche possibile che scena onirica e movimento oculari siano stimolati assieme. Hobson parla di un “generatore dello stato onirico” che coinvolge strutture aminergiche, aree cerebrali e neuroni colinergici del campo tegmentale. Questo termine si riferisce al cervello non alla mente. La fase REM ha aspetti tonici (piatti) e aspetti fasici con onde ascendenti.
stato inteso che gli stimoli visivi nel sonno vengano dagli occhi. Ma la percezione visiva non è così semplice neppure nella veglia: vedere e riconoscere richiedono circuiti diversi. Kandel (1981) dice che rappresentare una faccia famigliare o un paesaggio pu richiedere un processo parallelo di cellule in aree differenti (sotto-temporale, striato anteriore, striato corticale). A questo livello di percezione, le cellule di rappresentazione coinvolgono pi aree. Il PGO (ponte-genicolato-occipitale) organizza visione e ricordo. Ma queste connessioni possono spiegare la differenza tra immaginerie nel sonno e nella veglia?
Durante la veglia i residui percettivi sono ricomposti e visualizzati nell’“occhio della mente” ma non allucinati come nel sogno o nella psicosi. La distinzione avviene a livello occipitale e temporale posteriore in relazione alla corteccia visiva. Nella veglia le parti sono ricomposte per fornire un’approssimazione molto stretta alla forma originaria dell’oggetto. Nel sogno l’immagine è ricomposta dal cervello per formare immagini composite anche da modelli originariamente registrati in occasioni differenti. Nel sonno REM la corteccia visiva mette a fuoco attivamente, come quando l’informazione entra attraverso l’occhio, ma il processo immaginativo del sogno pu iniziare non esattamente nello stesso modo.
Nella veglia gli stimoli visivi entrano nell’occhio, colpiscono la retina e mettono in moto un mosaico di attività neuronali. Non è lo stesso per uno stimolo sorto in un “generatore di stato sognante pontino”. Probabilmente quello che si vede nel sogno è qualche cosa simile alla neve in T.V.: l’informe e casuale? Si pu pensare che la corteccia associativa sia stimolata dal P.G.O. che trasmette onde nel REM ed attiva forme percettive immagazzinate entro la rete neurale. Oppure è possibile che il P.G.O. possa attivare residui percettivi immagazzinati nella corteccia associativa cosi che retroagisce sul T.E. e sulle sinapsi prestriate fino all’area cognitiva (17).
La sfida è di mettere assieme dati da due campi così diversi. Da un lato il sogno che mette assieme parti di percezioni visive, uditive, tattili e propriocettive prese da diverse epoche storiche nella vita del sognatore. Le immagini oniriche di ogni istanza sono connesse associativamente l’un l’altra in virt di significati emotivi spartiti. Dall’altro lato ci sono 100 bilioni di neuroni nel cervello (50 nella corteccia), ogni singolo neurone con almeno 10.00 sinapsi interconnesse nelle reti neurali che processano informazioni da dentro e da fuori.
Le mini colonne corticali (contenenti circa 260 neuroni l’una) costituiscono i moduli basici del processo, radunati in circuiti, aree, strutture e sistemi secondo la loro funzioni. Esse sono interconnesse in modo che le cellule individuali, i moduli, i circuiti dei sistemi corticali-sottocorticali spartiscano operazioni per mezzo di processi paralleli e distribuiti. L’intera organizzazione delle connessioni delle reti neurali è stata formata secondo istruzioni genetiche e poi modificate (entro certi limiti) dall’esperienza epigenetica. In modo particolare, il “Darwinismo neurale” aiuta i singoli animali ad imparare e ricordare cose per la sopravvivenza. Ma qual’è la differenza tra mente e cervello? Tra i somorfismo e non?

Alcuni problemi concettuali.
Il sogno è la condizione mente/cervello che pu dare risposte. Ma comparare i dati dei due campi sembra un incubo, un “sogno impossibile”. Per esempio: si tenta di postulare che principi simili governino certi aspetti delle funzioni mnesiche sia nella mente sia nel cervello. Le reti nodali mnesiche possono essere considerate compatibili con le reti neurali, mentre i legami associativi basati sulle emozioni possono essere considerati comparabili con i legami associativi tra reti neurali corticali, e quelli sotto-corticali limbici, ipotalamici e talamici (strutture e reti). Quest’idea potrebbe rappresentare un colpo di mano. La scienza della mente tratta motivi e significati, la scienza del corpo tratta materia ed energia: la prima non ha qualità fisiche la seconda appartiene al regno materiale. Verificare i linguaggi usati nei due campi pu aiutare a capire cosa indicano ed a valutare: 1) valutare i dati dei due campi separatamente 2) formulare quali principi funzionali possono essere derivati dai dati delle due parti 3) comparare separatamente i principi per vedere se è possibile stabilire somiglianze formali o funzionali, corrispondenze o isomorfismi.
Le emozioni per conto loro occupano mente/corpo in modo virtualmente separate (emozioni ed affetti sono diversi io direi): la mente e le attività corporee (autonomiche, motorie e sensorie) danno corpo al dilemma mente-corpo. Mountecastle parla dell’interreazione complessa nell’attività neurale tra i sistemi corticali più semplici e pi complessi ma è difficile da dimostrare. L’azione verticale dei sistemi sposta il lavoro su “funzioni emergenti”: in tal modo le nuove funzioni dei livelli pi bassi emergono. Ad esempio: nell’Aplysia californica la forza della trasmissione sinaptica tra i neuroni dipende dalla cellula e da meccanismi biologici molecolari: l’aumento degli ioni calcio attraverso i canali del calcio, arriva a certi neuroni presinaptici ed aumenta la quantità di neurormoni immessi nelle chiavi sinaptiche e la forza della trasmissione sinaptica (Kandel 1979). Di converso la diminuzione del calcio attenua la forza della trasmissione.
A livello pi alto (quello del circuito sinaptico) c’è un altro fenomeno: la chioccola risponde oppositivamente o positivamente ad uno stimolo usualmente neutro (-lo stimolo condizionato-) quando è applicato da solo, dopo essere stato ripetutamente appaiato, in specifiche sequenze temporali, con uno stimolo doloroso (lo stimolo incondizionato) (Kandel 1883). Questo non dipende tanto dall’attività delle cellule pi basse quanto dalle forme delle interconnessioni e delle esperienze precedenti ai livelli pi alti.

Livello di funzionamento mente - cervello
La memoria si basa su quattro livelli, dal punto di vista biologico: 1) La cellula (Kandel 1985): come succede? 2) Sinapsi (Kandel) 3) Speciali circuiti e sistemi sensori 4) Reti neurali. Non facili, dice Hubbel (1988). L’uso di PET, SPECT, EEG. serve ad obiettivare questi passaggi.
I quattro livelli corrispondenti della mente sono: 1) Apprendimento non associato 2) Apprendimento associativo (Pavlov e Skinner) 3) Forma più semplice di memoria dichiarativa (semantica) ed operativa (abitudine) 4) Forme dichiarative più alte (memorie episodiche più funzioni simboliche, linguaggio e pensiero)


NEUROLOGIA

PSICOLOGIA

PSICOANALISI
4) Sistema corticali circuiti e reti neurali 4) Processi simbolici memoria dichiarativa, rappresentazioni linguaggio 4) Io, conscio Simboli II.
3) Circuiti Speciali3) Memorie procedurali linguaggio3) Io preconscio
2) Sinapsi 2) Apprendimento associativo 2) Io inconscio Simboli I
1) Cellule1) Apprendimento non associativo1)Organizzazione del non Sé nel Sè

In ogni caso se si può pensare l’Aplysia mostri stati mentali rudimentali , come passare dalle connessioni neurobiologiche che causano il sogno REM (cervello) alla formazione del sogno (mente)?
Non è facile costruire un modello psicologico del processo onirico. Lo si potrebbe tentare usando il concetto della rete nodale mnesica. Il legame affettivo è il principio che governa i legami associativi tra percezioni sensorie nelle reti nodali mnesiche (mente), esse sono analoghe a quelle usate nel cervello. Nella mente il principio delle reti della memoria nodale consentono condensazione e spostamento, i residui percettivi sono organizzati nella mente come reti nodali mnesiche.
Il “problema degli affetti” offre una promettente opportunità di collegare “l’approccio duale mente-corpo”: il segnale d’angoscia come risposta al pericolo minacciato da un impulso emergente, sviluppa risposte ansiose, fisiologiche, che segnalano il pericolo e mobilitano le difese (fisiologia). Le difese equivalgono alla risposta “combatti o fuggi” nell’animale

Memoria neurale

Ruolo organizzato dagli affetti

Memoria mentale

Passi nella formazione del sogno.
Tutto ciò viene elaborato nel sogno sui due livelli: mente e cervello. L’isomorfismo si trova nell’attività svolta dagli affetti che pongono legami sia nella mente sia nel cervello. Per la psicoanalisi i sentimenti connessi ai fatti attuali entrano in risonanza con i sentimenti da esperienze precedenti: reclutano ed organizzano le immagini durante la fase R.E.M. Il residuo diurno verrebbe da percezioni neutre del giorno (per Freud) che divengono significative nella notte perché associate ad altre percezioni. Si paragoni ciò con il “principio funzionale del cervello” sottostante l’organizzazione di percezioni immagazzinate nei neuroni delle “reti neurali” con legami sinaptici, sono residui biologici di precedenti percezioni collegate con i sentimenti (Kandel). I due processi sembrano isomorfici, procedono in parallelo per quanto riguarda gli affetti.
Il sogno REM è la manifestazione di uno stato cerebrale unico (mentale e fisiologico), che viene utilizzato dalla mente, come si vede quando studiamo lo sviluppo dei mammiferi. In questo processo Reiser accenna anche all’uso della parola ma si ferma lì.
Freud considerò che il sogno fosse l’esaudimento di un desiderio: esso non stimola il sonno REM che ha origini biologiche. La mente usa il REM per i suoi propositi: il desiderio (attività fisica per Freud) genera l’“identità percettiva” (soddisfazione delle necessità del corpo) che porta alle allucinazioni (noto). Le necessità derivano dagli istinti (frontiera soma-psiche) ed i desideri sono derivati mentali degl’istinti, per Freud. Hobson sostiene che Freud sbaglia quando afferma che gli istinti sono l’energia del cervello perché ha sue fonti di energie. Questo è vero, ma il cervello è influenzato da quello che succede nel corpo: il corpo ed il cervello sono attivati nella fase REM (per questo si sogna, direi, per dormire).
Freud dice che i derivati del conflitto istintuale si presentano nella mente come manifestazioni mentali degli istinti che vengono gratificate dai desideri perché la mente, connessa con il corpo, è obbligata a farlo. Le percezioni visive e sonore si muovono verso zone della memoria composte da immagini mnesiche e suscitano immagini le ottiche virtuali usate nel sogno. La scarica motoria (nel sogno o fuori) segue il principio del piacere-non-piacere e quello di costanza. Il blocco motorio nel sonno scarica la tensione verso la percezione visiva (è il REM?) che “vede” la figura ”qua fuori”. Freud scrisse che le necessità del corpo turbano l’apparato mentale sia nella veglia sia nel sonno. Se i desideri sono conflittuali l’Io mette in moto le difese e modifica le immagini per coprirli. Se il lavoro fallisce e le cose proibite rischiano di comparire ci si sveglia in una condizione disforica. Per altro, la mente usa meccanismi del processo primario (condensazione, spostamento) per sostituire e cambiare immagini, nascondendo il reale significato, allo scopo di contrabbandarle rispetto il Censore. Freud considerò che il sogno usasse immagini visive perché ha la capacità di rappresentare immagini senza riconoscerle. La corrente all’indietro dell’eccitazione viaggia verso l’estremità percettiva (conscia) ma incontra e recluta memorie associate (spesso frammentale) dalle precedenti esperienze, e le ricompone in modo bizzarro ed irreale. Freud parla della via regressiva nel sonno, sotto il P.G.O si può vedere la regressione dall’area TE verso l’area ed i neuroni visivi. Le zone mnesiche (reti nodali) sono organizzate lungo la via storica regressiva. L’attivazione della corteccia sensoria ed associativa da parte del REM pontino fornisce l’energia per il sogno. Questo sostiene Freud quando segnala la via regressiva del sonno che produce allucinazioni.
I principi funzionali del suo modello mentale paiono sostenuti dalle ricerche neurobiologiche attuali. Freud considerò il “rebus” delle immagini oniriche che raffigura “pensieri intermedi del sogno”, generati per tentare di trattare i conflitti attuali provenienti da esperienze del giorno. I pensieri intermedi sono connessi con i conflitti “repressi” del passato che rimangono irrisolti. Il lavoro onirico camuffa il contenuto latente con quello manifesto per capire il significato latente rimane solo la possibilità offerta dalle libere associazioni. L’aspetto finale del camuffamento e fatto, con la revisione secondaria del sogno della notte nel giorno.
Hobson e altri considerano questo lavoro di “pubblicazione” e razionalizzazione essere il più grande e più importante lavoro mentale nel sogno. Gli stimoli del cervello anteriore e delle parti più basse attivano immagini bizzarre, ma l’unico contributo mentale è l’operazione cognitiva di tentare una narrazione assennata. Come possono spiegare i sogni ripetitivi?
Sogni ripetitivi e incubi provengono tra traumi e disastri passati: sono pre-programmati. C’è una stretta relazione tra sogni e problemi della vita di tutti i giorni. D’altronde la stimolazione delle strutture del lobo medio-temporale inducono ricordi trasognati di precedenti complesse situazioni spesso vitali, allucinatorie (Ferguson, Penfield). Dement e Coll. hanno visto che il REM dei neonati, pur non avendo controparti in visioni, è molto simile a quello degli adulti. Pensano che lo sviluppo dell’immagine onirica possa coinvolgere un processo che consente alla corteccia di “accordare” le immagini sensorie a modi di scarica del tronco cerebrale, accumulate prima dell’esperienza sensoriale. La corteccia può sviluppare il controllo .
La Corteccia modula le scariche pontine. Il sogno sembra nato nel tronco cerebrale ma sembra vestito nella corteccia. Altri sostengono che lo stato REM allerta il sistema nervoso centrale nel sonno, preparandolo a reagire di fronte alle esigenze del mondo reale. C’è più sogno REM nell’infanzia che nell’età adulta: esso stimola e riordina le attività più alte del cervello e sviluppa il sistema nervoso nella vita neonatale. Quindi il sogno ha funzioni di sopravvivenza. Inoltre il REM organizza la memoria, sempre per la sopravvivenza: prende informazioni attuali e le connette con le memorie del passato in modo di formulare piani che organizzino il comportamento adattativo nella veglia. Winson colloca il meccanismo fondamentale nell’ippocampo (struttura centrale del sistema limbico per la memoria) I ritmi teta sembrano attivare i centri neurologici (corteccia frontale) che sostengono la memoria a lungo termine e lo sviluppo della percezione d’oggetto. Le connessioni affettive esplicano notevoli influenze su queste funzioni neurali e di mnesiche. L’immagine del sogno rappresenta la stampa nella consapevolezza nella coscienza onirica delle attività neurali soggiacenti.

CONCLUSIONI
1) Prospettiva evolutiva
2) Il sogno parte da un problema da risolvere nella vita quotidiana e recluta immagini mnesiche per questo scopo
3) La fisiologia dello stato REM nel cervello attiva ed organizza i meccanismi neurali L’attivazione della corteccia associativa fornisce energia alle zone pontine REM. Via retrograda, secondo Freud.
4) La rete mnesica nodale sostituisce l’organizzazione lineare della memoria, secondo Freud .
Il sogno può essere definito l’esperienza soggettiva della memoria vitale e della risoluzione dei problemi con le funzioni cognitive, reso possibile dalle specifiche condizioni psicofisiologiche che si ottengono in mente/cervello/corpo, durante il sogno REM.


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