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Psicobiologia e Neuroscienze



Linee di sviluppo del gruppo di studio su “Memoria implicita, Neuroscienze e Psicoanalisi” nell’ambito del gruppo di studio nazionale della SPI su Psicoanalisi e Neuroscienze.

a cura di Antonello Correale



Questo gruppo di studio si propone di approfondire le basi neuropsicologiche del concetto di memoria implicita e le sue implicazioni per la psicoanalisi, sia come teoria della mente che come pratica clinica.
Il concetto di memoria implicita è stato formulato da Schacter e concerne l’acquisizione e la messa in opera di comportamenti appresi (andare in bicicletta, giocare a tennis), ma anche l’acquisizione e la ripetizione di abitudini “caratteriali” di tipo emozionale, secondo modalità quasi automatiche, senza un corrispettivo rappresentazionale.
Il concetto di memoria implicita si sovrappone e praticamente coincide con quello di memoria procedurale, formulato da Squire. Nel termine implicita è prevista maggiormente la mancanza di consapevolezza, mentre nel termine procedurale è implicita maggiormente la componente automatica.
Entrambi i concetti concernono, comunque, modalità di reazioni emozionali ripetute e quasi automatiche, che il soggetto mette in atto senza adeguate corrispondenti capacità rappresentative. Questo significa che il soggetto, quando è in preda a tali modalità, non è privo di coscienza di ciò che accade, ma non è in grado di svolgere un’adeguata funzione riflessiva e di autocoscienza su quanto sta avvenendo.
La psicoanalisi ha studiato questo ambito di fenomeni, sotto la cornice concettuale della coazione a ripetere. D’altronde, l’elemento comportamentale-automatico era stato studiato anche da Freud, fin dai primi anni delle sue ricerche.
Il punto importante è che certi comportamenti emotivi, pur essendo parzialmente riconosciuti dal soggetto, non sono mai divenuti del tutto consci, non sono cioè mai stati oggetto di adeguate autoanalisi trasformative. Questo aspetto differenzia questi stati e questi comportamenti dai prodotti della rimozione o di altri meccanismi di difesa (scissione, non integrazione): i meccanismi di difesa e la rimozione, infatti, agiscono su aspetti psichici divenuti consci e poi sottoposti ai meccanismi di difesa stessi, mentre gli aspetti di cui parliamo non sono mai divenuti del tutto consci. Si tratta cioè di memorie fissate nel comportamento emozionale e non conservate nella memoria rappresentativa-dichiarativa, anche perché acquisite in epoche, in cui la funzione della memoria rappresentativa non era ancora sviluppata.
forse possibile avvicinare questi concetti a quello di rimozione primaria (Emde), col quale Freud intendeva definire vissuti e reazioni emotive, che non sono mai giunte alla coscienza, ma che non per questo fanno meno sentire il loro peso sui comportamenti e i vissuti del soggetto.

Metodo
Il tema che noi studiamo è stato intensivamente affrontato dal cognitivismo. D’altronde, la maggior parte degli studi di neuroscienze (neuroimaging, studi su pazienti amnesici, studi di psicologia sperimentale) hanno in gran parte fatto riferimento agli approcci cognitivisti.
Inoltre, specie negli ultimi tempi, sono state tentate numerose vie per lo studio di concetti psicoanalitici e cognitivisti accostati tra loro.
Ci sentiamo quindi autorizzati ad adottare, come metodo di lavoro, un modo di procedere, che potremmo definire triangolare, comprendente cioè ai suoi tre vertici, cognitivismo, neuroscienze e psicoanalisi.
Le divergenze tra cognitivismo e psicoanalisi sono talvolta risolvibili attraverso un attento lavoro linguistico, ma più spesso implicano dissensi sostanziali. Una conseguenza, speriamo non irrilevante, anche se secondaria, del nostro gruppo di studio, potrebbe essere di fornire ulteriori elementi per un confronto, non ideologico ma costruttivo, tra psicoanalisi e cognitivismo.

Vari tipi di memoria
Esistono numerosissimi modi di classificare i vari tipi di memoria. Possiamo dire che una delle conseguenze più importanti degli studi di neuropsicologia della memoria è costituita dal fatto, che certamente non esiste un solo tipo di memoria, ma molti tipi di memoria, divisi per ambiti e specializzazioni, anche se naturalmente intrecciati tra loro.
I più significativi sono.
1) Memoria procedurale o implicita. la memoria contenuta nei comportamenti, senza un corrispettivo rappresentazionale, e che riguarda sia i comportamenti appresi (guidare l’automobile, sciare, andare in bicicletta) sia gli schemi emozionali relazionali, legati alla struttura del carattere e tendenti a ripetersi nel tempo.
2) Memoria semantica. la memoria fondata sugli elementi appresi una volta per tutte e quindi entrati in categorizzazioni fisse (la capitale della Francia, il significato di una parola, un giudizio fisso su qualcosa).
La memoria semantica non è priva di connotazioni emotive, ma la sua caratteristica è di essere fondata su prototipi, come in un dizionario, cioè su elementi invarianti, disposti in una collocazione stabile.
frutto della tendenza umana alla generalizzazione ed esprime quindi l’aspirazione a tentare di cogliere il mondo, come un luogo ordinato e riconoscibile. Coglie dell’esperienza gli elementi fissi e non quelli mutevoli volta per volta.
3) Memoria episodica e autobiografica. la memoria rivolta alla conservazione di elementi specifici, unici, irripetibili, che sono successi solo quella certa volta e in quel certo posto. la memoria che coglie la specificità di un vissuto, il suo essere proprio così e non in alcun altro modo (la casa dei nonni, l’odore del profumo della madre, il colore dei capelli della ragazza amata e così via) e che viene ricordata per la sua specificità e il valore che acquista per chi la prova.
Alla luce di questo concetto, possiamo dire che molti eventi vissuti dal soggetto possono non essere mai divenuti autobiografici, cioè venire conservati nella memoria soltanto come fatti accaduti, ma senza che di essi venga colto l’elemento affettivo personalizzante, quello cioè che li rende specifici e irripetibili per la persona che li ha vissuti. La memoria di questi eventi è in qualche modo anche emotiva - è associata per esempio a rabbia, o vergogna - ma tali emozioni non sono sentite come appartenenti specificamente al soggetto, non in grado cioè di caratterizzarlo in quanto persona unica.
In altri casi, la conservazione dell’evento non si verifica neppure nella memoria semantica, ma soltanto in quella procedurale o implicita: assistiamo cioè a comportamenti, che testimoniano in modo rigido, che qualcosa di profondamente importante è avvenuto, ma di questo qualcosa non si ha un ricordo comunicabile.
La psicoanalisi classica ha molto indagato il primo passaggio (memoria implicita * memoria semantica), mentre la Psicologia del Sé ha particolarmente studiato il secondo (memoria semantica * memoria autobiografica).

Dati anatomici e neuropsicologici
I dati concernenti il substrato anatomico e neuropsicologico del funzionamento della memoria sono in numero sterminato e, per di più, continuamente in cambiamento. Per orientarsi, è quindi necessario affidarsi a rassegne sintetiche che, oltre tutto, cambiano anno per anno.
possibile comunque aggregare alcuni punti, su cui comincia a raccogliersi un consenso abbastanza ampio.

L’ippocampo
ormai opinione diffusa e condivisa, che l’ippocampo sia la sede ove si sviluppa la memoria episodica. dimostrato che lo stress e in genere gli eventi traumatici - tramite la liberazione di ormoni glucocorticoidi e mineralcorticoidi da parte della corteccia surrenale - esercitano una funzione inibitrice sull’attività dell’ippocampo, che è un’area cerebrale molto ricca di recettori per gli ormoni surrenalici. Il trauma, quindi, acuto o ripetuto, tende a inibire il funzionamento dell’ippocampo e quindi a mettere fuori gioco la memoria episodica. Gli eventi quindi o non verranno registrati o verranno registrati solo nella memoria semantica, cioè senza il loro connotato personalizzante.
Se il trauma è ancora più intenso, verranno registrati solo nella memoria implicita o procedurale.

L’amigdala
L’amigdala è l’area cerebrale connessa colle reazioni emotive più primitive, in particolare la paura.
In certi casi, gli stimoli sensoriali avviati al talamo giungono da lì alla corteccia e poi all’amigdala (via alta). In altri casi, quando gli stimoli sono troppo intensi e il tempo di reazione deve essere particolarmente rapido, gli stimoli vanno dal talamo all’amigdala e solo dopo alla corteccia (via bassa) (Le Doux).
Quando predomina la via bassa, la reazione sarà automatica e non mediato dalla corteccia prefrontale, che svolge la funzione cognitiva e discriminatoria.
In entrambi i casi descritti (cortocircuitazione dell’ippocampo, cortocircuitazione della corteccia prefrontale), non si tratta di rimozione o di difesa, ma di non registrazione cognitiva simbolizzata dell’evento.

Il circuito meso-limbico
Si tratta di un circuito a partenza mesencefalica (area tegmentale-ventrale del mesencefalo o A10), che esercita funzioni di controllo sulla vita mentale emotiva. Tale area si irradia al nucleo striato ventrale (nucleo accumbens) e in parte al neo striato e da lì giunge al giro cingolato anteriore (area limbica). Si ha motivo di ritenere che ogni dato sensoriale, oltre ad arrivare alla corteccia prefrontale per la sua discriminazione cognitiva, entri anche nel circuito mesolimbico per la sua elaborazione emotiva.
La presenza nel circuito dello striato ventrale (nucleo accumbens) e del neostriato, implicherebbe l’idea che, oltre ad un’elaborazione, il circuito mesolimbico presieda anche a certe risposte attive, in gran parte automatiche e non sempre sotto il controllo della coscienza.
Tali circuiti emotivi automatici sarebbero in gran parte svincolabili dal controllo della corteccia frontale.
Tutti i dati disponibili inducono a fare l’ipotesi, che certe aree emotive del cervello possono funzionare in condizioni di parziale disconnessione dalle aree cognitive. Tali aree, più che inconsce, sarebbero parzialmente automatiche o vissute dal soggetto come qualcosa di più forte di se stesso, non sottoponibili a riflessività e controllo.

Gli schemi emozionali della memoria implicita
Il cognitivismo ha elaborato l’importante concetto di schemi emozionali (Fonagy), per descrivere modalità emozionali di risposta, di tipo costante e prevedibile, che appartengono al carattere del soggetto e che sarebbero acquisiti nei primi anni di vita seguendo le vicissitudini delle modalità dell’attaccamento. Poiché l’ippocampo matura neurologicamente in periodo successivo a questi primi eventi fondativi, di questi eventi non può esservi ricordo se non nella memoria implicita.
La psicoanalisi ha, rispetto a questo punto, una visione in qualche modo più complessa. Secondo la psicoanalisi, lo schema emozionale non è caratterizzato soltanto da una modalità rigida di risposta, ma può implicare un intreccio di varie modalità, alcune più automatiche e dirette, altre più difensive e adattative.
Ad esempio, un soggetto può rispondere all’incontro con una figura sentita come più potente: 1) con una parziale disgregazione del sé, percepita, eventualmente, come un collasso psicofisico, 2) con una identificazione coll’aggressore - e acquistare un precario senso di controllo sulla situazione -3) con una erotizzazione - e sviluppare modalità di tipo perverso - 4) con un ritiro spaventato, 5) con una modalità grandiosa e onnipotente. Tali modalità possono convivere insieme in un intreccio complesso o alternarsi rapidamente l’una all’altra, anche in un stretto lasso di tempo.
L’area traumatica rimane una soltanto - l’incontro con una figura sentita come più potente - ma l’intreccio delle risposte può essere assai complesso. In particolare, alcune risposte dell’intreccio appartengono alla sfera automatica - potremmo dire sottocorticale - altre sono più consapevoli - potremmo dire corticalizzate. In altri termini, alcune risposte sono consce, altre rimosse, altre scisse, cioè consapevoli, ma vissute in un’area separata della coscienza, altre inconsapevoli, ma non inconsce, cioè parzialmente coscienti e ad alto tasso di automatismo.

Conseguenze per la tecnica
Una prima possibile conseguenza riguarda il concetto di inconscio, nel senso che potrebbe acquistare maggiore importanza l’aspetto automatico dell’inconscio e un po’ meno quello rimosso. Potremmo dire, in altri termini, che diventa importante studiare quali ostacoli si frappongono al processo per cui la memoria diviene, da semantica, episodica o autobiografica.
opportuno, perciò, che si studino sempre meglio dei metodi, perché la tecnica si concentri maggiormente sulla interruzione degli automatismi e rivolga un’attenzione minore all’esclusiva valorizzazione dell’insight.
Inoltre la tecnica dovrà indirizzarsi verso modalità di rapporto più attive - potremmo definirle di testimonianza - piuttosto che verso una pura e semplice condivisione.
Inoltre, acquista una importanza sempre crescente il piano del cosiddetto vissuto non conosciuto. In altri termini, la costruzione di senso diventa prevalente rispetto alla pura e semplice ricostruzione di un evento, purché però la costruzione stia strettamente fedele al livello emotivo prevalente e quindi mai arbitraria.
Anche la distinzioni fra senso e significato acquista maggior valore: il senso indica una apertura, una direzione, uno sviluppo ancora insaturo, ma legato comunque ad un orientamento, mentre il significato ha un carattere più verbale, in qualche modo più definitorio e tende ad una simbolizzazione più stabile e radicale.
Infine, se certi vissuti, in particolari quelli traumatici, ma anche altri purché intensi, lasciano come traccia uno stato emotivo, piuttosto che una vera e propria scena simbolicamente rappresentabile, diventa necessario attivare un linguaggio, che sia, al tempo stesso, altamente pragmatico e intenzionale, ma che contenga anche significative valenze poetiche, un linguaggio cioè capace di affondare le sue radici nel livello pre-rappresentazionale, associato all’inconscio inconsapevole e non solo in quello dell’inconscio dinamico o rimosso, modellato dai meccanismi di difesa.

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