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La psicoanalisi a 70 anni dalla scomparsa di Freud

Maurizio Mottola



A settembre 2009 ricorrono i 70 anni della morte di Sigmund Freud (Freiberg, 6 maggio 1856 - Londra, 23 settembre 1939) e ciò costituisce un'opportunità per riflettere sull'attualità della psicoanalisi. Il 4 novembre 1899 veniva pubblicata L'interpretazione dei sogni, che può venir considerata il vero e proprio manifesto della psicoanalisi; secondo Freud il sogno è una delle manifestazioni dell'inconscio, che - se opportunamente interpretata - permette di accedere ai contenuti repressi e al modo di funzionare dell'inconscio stesso.
Sigmund Freud aveva certamente ragione e notevole merito nel richiamare l'attenzione sull'aspetto non cosciente dell'uomo e sul suo ruolo fondamentale e nel mettere a punto un metodo di analisi di tali contenuti (interpretazione) in ambito clinico. Per definizione, l'attività mentale nel sonno (in primo luogo i sogni) è attività cosciente che - come quella della veglia - deriva da attività non cosciente. In particolare, i sogni riguardano solo alcuni contenuti della mente non cosciente, e quest'ultima è presumibilmente infinita. Di conseguenza, qualunque ipotesi sull'origine dell'attività mentale nel sonno non può che essere parziale. Attualmente è comunque oggetto di interesse l'ipotesi sequenziale, per la quale i contenuti mentali del sonno rifletterebbero il lavorio di un cervello che elabora le memorie acquisite durante la veglia, ripulendole inizialmente del materiale da non trattenere ed integrandone il residuo nelle memorie precedentemente esistenti. Tale lavorio sarebbe prevalentemente non cosciente e qualora raggiunga una certa soglia di complessità esso acquisterebbe modalità cosciente che si rivela nel sogno. Per quanto riguarda la psicopatologia, lo schema generale di Freud imperniato sul trauma è ancora attuale e tuttavia altri concetti come quello di mancanza (Bion) e di attaccamento (Bowlby e Balint) si sono affiancati. Ciò non toglie che alcune delle sue conclusioni risentano ora del diverso clima culturale del nostro tempo, che ha sviluppato strade diverse, giungendo ad altre conclusioni. Comunque un incontro si è andato delineando tra psicoanalisi e scoperte delle neuroscienze; i temi fondamentali in questo ambito spaziano dal decision-making della neuroeconomia alla neurobiologia dell'innamoramento, dall'uso dei cognitive enhancers ai dilemmi morali della neuroetica, dalle nuove concezioni sull'inconscio al concetto di libertà e di libero arbitrio, dalla teoria della mente all'empatia ed inoltre al fenomeno del mirroring ed alle sue implicazioni per la psicologia e per la psicoanalisi stessa. Molto è stato tentato nella ricerca dei correlati cerebrali di questo o quell'aspetto del canone psicoanalitico e però entrare troppo nello specifico delle relazioni tra mentale e fisico non è la cosa più semplice, soprattutto per le difficoltà di individuare metodologie corrette. Comunque l'epoca in cui viviamo è lontana dalla società degli inizi del 1900 di Freud e gli effetti prodotti dall'era tecnologica e mediatica attuali sono del tutto differenti rispetto a quelli prodotti dal mondo dominato dai valori tradizionali a cui Freud apparteneva. La frammentazione dell'ordinaria esistenza quotidiana rimanda all'acutizzarsi delle conflittualità e alla difficoltà crescente di far fronte con la ragione ai cambiamenti traumatici, che nelle società contemporanee si susseguono più rapidamente di quanto le nostre organizzazioni egoiche possano elaborarli (secondo Freud "nevrosi e psicosi sono entrambe espressioni della ribellione dell'Es contro il mondo esterno, del suo dispiacere o della sua incapacità di adattarsi alla dura realtà, all'Ananke"). Si starebbe affermando dunque una tendenza alla scarica o all'evacuazione della tensione psichica ad ogni costo, che rende sempre più difficile inscrivere la realtà sotto il primato del principio di realtà. L'ortodossa logica freudiana, per cui solo se non c'è interazione emozionale tra paziente e terapeuta il rapporto è curativo (la neutralità del terapeuta), è stata messa in discussione dalla lezione di Albert Einstein, secondo la quale il soggetto che osserva (ricercatore, clinico, docente) fa parte dell'interazione e va considerato nell'ambito dello stesso piano della realtà esterna ad esso, realtà esterna finora l'unica ad essere considerata oggettiva. La psicoanalisi (e la psicoterapia più in generale) sostiene il paziente sia nel processo di un più funzionale adattamento, sia nello sviluppo delle parti più profonde attraverso un percorso di conoscenza, che lo coinvolge sia a livello emotivo che cognitivo e relazionale. dunque cura, laddove contribuisce ad alleviare i disagi ed i conflitti, ed anche conoscenza, laddove favorisce l'introspezione come capacità di comprensione del proprio esserci nel mondo. Riconosciuta nella clinica istituzionale, pur essendo nata nell'ambito privato, la psicoanalisi si trova però oggi a confrontarsi serratamente con altri approcci psicoterapeutici. Dunque non si tratta di stabilire se la psicoanalisi sia attuale: certamente lo è in taluni casi. La vera domanda è se la psicoanalisi sia efficiente ed accessibile: in taluni casi risultati positivi si ottengono in minore tempo con altri approcci, che quindi sono più efficienti della psicoanalisi. Inoltre altri approcci sono più accessibili della psicoanalisi e quindi, per esempio, più utilizzabili nei confronti di settori più diversificati della popolazione e pertanto più versatili in particolare nell'ambito del servizio pubblico. Occorrono nuovi strumenti e nuovi linguaggi per la mente di oggi e quindi vanno ridefinite le modalità e le metodologie di intervento in ambito sia teorico che clinico, con l'auspicio che ci sia un reale scambio ed una reale apertura tra modelli teorici e pratiche diversi.


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