PSYCHOMEDIA
Telematic Review

Sezione: MODELLI E RICERCA IN PSICOTERAPIA

Area: Profili culturali e biografici

Profilo culturale e biografico di Robert R. Holt*

Paolo Migone

 

Holt, assieme a Merton Gill e George Klein, fu tra i pi stretti collaboratori e amici di David Rapaport, e forse quello che maggiormente continu˜ la sua linea di ricerca. Seguiamo il suo percorso culturale che ci servirˆ anche per addentrarci in alcune delle vicissitudini del gruppo di Rapaport.

Holt, attualmente Professore Emerito alla New York University (NYU), fu inizialmente attratto verso la psicologia al college dalle lezioni di un suo professore di psicologia sociale, Hadley Cantrill (1941), del quale divenne devoto allievo e collaboratore (Holt, 1989, pp. 4-5). I suoi maestri successivi furono Gordon Allport, al quale era stato presentato dallo stesso Cantrill e con cui studi˜ in seguito ad Harvard, e poi Henry A. Murray (inventore del noto test TAT), nel cui straordinario gruppo di ricerca, sempre alla Harvard Psychological Clinic di Boston, entr˜ nel 1941 unendosi a noti studiosi quali Robert W. White, Silvan Tomkins, Elliot Jaques, Leopold Bellak, ecc. Furono anni di grande passione intellettuale, durante i quali per˜ Holt non si era ancora avvicinato allo studio della psicoanalisi cos“ come avrebbe fatto in seguito. I primi contatti li aveva avuti solo tramite una analisi personale che aveva intrapreso per alcuni disturbi psicosomatici (Holt ebbe cinque analisti, tre dei quali per periodi lunghi). Nel 1941 aveva appena iniziato l'analisi con Felix Deutsch, quando vigeva ancora la regola ortodossa della proibizione di leggere Freud mentre si era in terapia. Holt comunque non ne soffriva pi di tanto, ricordandosi della difficoltˆ che aveva incontrato alcuni anni prima nel cercare di comprendere L'Io e l'Es di Freud (Holt, 1989, p. v). Murray, nel gruppo, era uno dei pochi a praticare la psicoanalisi, e non era comunque un ortodosso (si manteneva equidistante da Freud e da Jung, di cui la sua collaboratrice di pi lunga data, Cristiana Morgan, era seguace), e si sforzava di sottolineare l'importanza della psicoanalisi per la psicologia accademica. Ricorda lo stesso Holt:

A quel tempo Murray, con lo staff della Harvard Psychological Clinic di Boston, aveva giˆ pubblicato Explorations in Personality (Murray et al., 1938), un libro enormemente influente. In esso present˜ i principali risultati di un progetto di gruppo di quattro anni, una miscela originale e poi spesso copiata di multiformi valutazioni di personalitˆ, esperimenti, e lavoro teorico, ispirata primariamente da Freud (sebbene questi divida la dedica con Jung e altri tre). Nel decennio successivo, Murray mise insieme per un simile progetto un altro gruppo multidisciplinare di collaboratori e studenti molto dotati, ma questa volta il lavoro fu interrotto da Pearl Harbor. Oltre a mostrare che la psicoanalisi potŽ stimolare enormemente un buon lavoro scientifico in tanti modi (anche se pochi dei dicta di Freud furono testati direttamente), Murray contribu“ notevolmente alla fruttuosa unione di psicoanalisi e psicologia formando molti dei leaders dell'emergente disciplina della psicologia clinica in America (Holt, 1992a, p. xii).

Nel 1940, inoltre, Murray pubblic˜ l'eloquente saggio "What should psychologists do about psychoanalysis?" ["Cosa dovrebbero farsene gli psicologi della psicoanalisi?"], il pi importante di una raccolta di nove articoli sulla psicoanalisi scritti da psicologi analizzati, invitati da Gordon Allport a intervenire a un simposio che fu poi pubblicato sui primi fascicoli del Volume 35 (1940) del Journal of Abnormal and Social Psychology, la pi prestigiosa rivista del tempo, di cui lo stesso Allport era direttore (questi articoli uscirono poi anche come libro: Allport, 1940).

Il successivo contatto con la psicoanalisi Holt lo ebbe negli anni 1945-46, quando frequent˜ la Washington School of Psychiatry andando ai seminari di Clara Thompson, Erich Fromm, Frieda Fromm-Reichmann e Harry Stuck Sullivan, e dove si trov˜ spesso nel ruolo di chi interveniva criticamente per difendere la psicoanalisi classica. In quegli anni fu invece molto attratto da un seminario di Ernst Schachtel sul Rorschach, a cui era giˆ stato introdotto da Jurgen Ruesch ad Harvard.

Nel dopoguerra, Holt era alla ricerca di un lavoro che lo potesse appassionare, e si stava giˆ rivolgendo a Murray per chiedere di ritornare con lui, quando inaspettatamente ricevette un invito da Karl Menninger di unirsi a lui e David Rapaport nell'avventura culturale della Menninger Foundation di Topeka (Kansas), dove Rapaport stava raccogliendo attorno a sŽ dei giovani studiosi (tutti psicologi tranne Merton Gill) per formare un gruppo di ricerca. Holt seppe subito approfittare di questa straordinaria occasione e part“ per Topeka. La Menninger Foundation fu poi chiamata la "Atene della formazione e della ricerca psicoanalitica", una fucina che form˜ alcune generazioni di analisti americani e dove la testistica psicologica divenne una parte rispettata e indispensabile anche della pratica psichiatrica. Fu qui ad esempio che Rapaport, Gill & Schafer (1945-46) lavorarono al noto libro Reattivi psicodiagnostici, di cui Holt cur˜ la seconda edizione, riveduta, del 1968.

Un'altra opportunitˆ di imparare la psicoanalisi Holt la ebbe dalla sua prima moglie, Louisa Pinkham (poi Howe), che aveva incontrato ad Harvard ai seminari di Murray, una brillante studiosa del rapporto tra psicoanalisi e sociologia, in analisi didattica con Edward Bibring, e una delle studentesse favorite di Talcott Parsons. Fu grazie a Louisa che Holt fu ammesso per un anno alle riunioni che si tenevano una sera alla settimana in casa dei Parsons a Belmont (Massachusetts), dove Bibring e Ives Hendrick si facevano portavoce della psicoanalisi e Parsons, con altri, portavoce della sociologia. Louise si trasfer“ poi con Holt a Topeka, ed entrambi furono ammessi come ricercatori al Topeka Institute of Psychoanalysis dove Holt ebbe il diritto di accesso ai corsi. Inutile dire quanto Holt trov˜ deludenti le discussioni in molti di questi seminari, troppo improntate alla clinica e poco sofisticate da un punto di vista teorico, e quanti docenti furono messi a disagio dalle imbarazzanti domande dell'impaziente Holt che andavano diritto al problema delle implicazioni teoriche e delle contraddizioni sottostanti a molti luoghi comuni psicoanalitici. In questi casi, Holt si ritirava semplicemente dai corsi, senza creare troppo disturbo. Alcuni docenti per˜ riuscirono a catturare il suo interesse, e precisamente Karl Menninger, Robert Knight e Hellmuth Kaiser; ma la vera gemma dei seminari fu il famoso corso tenuto da Rapaport sul settimo capitolo dell'Interpretazione dei sogni di Freud (corso che poi Rapaport ripetŽ una dozzina di anni dopo al Research Center for Mental Health [RCMH] di New York, arricchito da un nuovo contesto, e che Holt segu“ nuovamente). Alla Menninger Foundation Holt lavor˜ al fianco di noti ricercatori, tra cui Lester Luborsky (col quale fece numerose ricerche), George Klein, Merton Gill, Benjamin Rubinstein, Roy Schafer, Margaret Brenman, Sibylle Escalona, Milton Wexler, Paul Bergman, Martin Mayman, Gardner e Lois Murphy, ecc.; tra i suoi studenti vi erano Philip Holzman, Herbert Schlesinger, e tanti altri. Ma Rapaport nel 1948 lasci˜ Topeka per trasferirsi con Knight, Gill e Bregman all'Austen Riggs Center di Stockbridge, e Holt pot continuare con lui solo un rapporto epistolare fino alla loro riunione nell'anno 1959-60, quando Rapaport trascorse l'anno sabbatico al RCMH. Rapaport teneva in grande considerazione Holt, prova ne  che quando, su invito di S. Koch, si accinse a scrivere uno dei suoi pi importanti contributi, quello che poi fu intitolato Struttura della teoria psicoanalitica, Un tentativo di sistematizzazione (Rapaport, 1959), chiese a Holt di scriverlo insieme, cosa che quest'ultimo con grande modestia rifiut˜ perchŽ si sentiva impreparato al compito.

Una amicizia che si rivel˜ scientificamente molto produttiva fu quella con George Klein (1970, 1976). Quando nel 1953 Holt fu invitato a New York a dirigere il RCMH della NYU (dove rimase fino al 1989), decise di accettare l'incarico solo alla condizione di avere al suo fianco George Klein come condirettore. Il progetto che insieme formularono era quello di fondare un centro di insegnamento e di ricerca, sia sperimentale che concettuale, incentrato attorno alla teoria psicoanalitica del pensiero; qui ruotarono tanti noti ricercatori tra cui Benjamin Rubinstein, Merton Gill, Morris Eagle, Hartvig Dahl, Fred Pine, Harriet Linton Barr, Irving H. Paul, David Wolitzky, Leo Goldberger, Robert Langs, Donald P. Spence, Lloyd e Doris Silverman, ecc. Studiarono il Rorschach, la stimolazione subliminale, la deprivazione sensoriale e l'isolamento percettivo, gli stati alterati di coscienza, il processo primario, le droghe psichedeliche, i sogni notturni e le fantasie diurne, l'ipnosi, la meditazione, il biofeedback, ecc.

Nell'anno 1960-61 Holt non seppe resistere alla tentazione di passare un anno, finanziato da un grant personale del National Institute of Mental Health (NIMH), al Center for Advanced Study in the Behavioral Sciences a Palo Alto (California), anche perchŽ al di lˆ della baia di San Francisco proprio in quel periodo abitava Gill che stava lavorando a una monografia teorica sul modello topico preparata con Rapaport (Gill, 1963). In quell'anno i due amici si incontrarono spesso in impagabili scambi culturali discutendo la bozza di questo lavoro. Fu durante la sua permanenza a Stanford che Holt (1962) scrisse, tra le altre cose, un magistrale lavoro (tradotto in italiano nel 1963 col titolo "Individualitˆ e generalizzazione nella psicologia della personalitˆ" e ora anche su Internet) in cui fa piazza pulita della falsa dicotomia tra approccio nomotetico e idiografico nella scienza, e particolarmente nella personologia, dimostrando come questa dicotomia fosse originata solo da una reazione romantica nei confronti di una concezione di scienza ormai superata, e che in quanto tale dovesse essere completamente abbandonata. Holt, che aveva lavorato con Allport e che quindi conosceva bene il dibattito che si era svolto in America negli anni '40 attorno al metodo idiografico, sostenne in modo radicale che esso persegue solo fini mistici o artistici, non scientifici, e che limitare lo studio agli aspetti "unici" o "individuali" della personalitˆ pu˜ impedire ogni tipo di comunicazione o di scambio di informazioni tra ricercatori diversi (con questa base culturale Holt ebbe buon gioco, molti anni pi tardi, nel criticare le posizioni ermeneutiche espresse da Spence [1982] e altri agli incontri del Rapaport-Klein Study Group; per una critica di Holt alle posizioni ermeneutiche, si veda anche il suo serrato dibattito con uno dei principali esponenti dell'ermeneutica, Gianni Vattimo, e con Horst KŠchele, uno psicoanalista impeganto nella ricerca emprico-quantitiativa: Holt, KŠchele & Vattimo, 1994).

Al ritorno dalla California, nel 1961, incomici˜ un periodo per Holt caratterizzato dall'insegnamento della psicoanalisi alla NYU, cosa che lo costrinse a rileggere attentamente gli scritti di Freud e a difendersi dalle domande critiche dei giovani studenti che avevano il vantaggio di avvicinarsi alla psicoanalisi senza preconcetti. Anche Holt aveva un'ottica particolare, non avendo praticamente mai fatto il clinico, quindi un'ottica squisitamente psicologica di chi vuol capire le cose senza il furor sanandi di chi aveva fatto medicina. Inoltre aveva imparato dalla scuola di Rapaport a pensare sempre con la propria testa, a rispettare una attenta metodologia scientifica e coerenza concettuale. Forse fu aiutato anche dal fatto che non dovette mai difendere la sua identitˆ di "psicoanalista", che non fu mai, nŽ dovette dipendere dalla pratica professionale per guadagnarsi da vivere.

I risultati della sua ricerca lo portarono a diventare un forte critico della metapsicologia, e ad abbandonare lo sforzo di Rapaport per trovare e mantenere una sua coerenza e utilitˆ per la clinica. In una serie di magistrali lavori, critic˜ alcuni fondamentali assunti freudiani, come il concetto di energia psichica (Holt, 1967a), di motivazione basata sul concetto di pulsione (Holt, 1976), e cos“ via. Questi e altri suoi scritti sono stati raccolti in un volume tradotto in italiano (Holt, 1989), intitolato Ripensare Freud, che ha voluto dedicare al compianto amico e collaboratore Benjamin Rubinstein (due scritti contenuti in questo volume [Holt, 1965, 1974] sono stati pubblicati anche in una antologia a cura di Casonato [1992]). Di Rubinstein (1997) Holt ha anche curato la raccolta postuma dei suoi scritti, intitolata Psychoanalysis and the Philosophy of Science, un testo di straordinaria importanza per chiunque voglia interessarsi allo statuto scientifico della psicoanalisi. Per un sintetico panorama delle posizioni di Holt si vedano in italiano gli articoli "Come migliorare la ricerca descrittiva in psicologia clinica" (Holt, 1982), "Lo stato attuale della teoria psicoanalitica" (Holt, 1985) e il suo scritto del 1990 "Una perestroika per la psicoanalisi: crisi e rinnovamento" (per interessanti informazioni sulla storia del rapporto tra psicoanalisi e psicologia in America, vedi Holt, 1992a). Holt (1967b) ha curato anche un volume in onore di Rapaport che raccoglie i saggi di alcuni tra i principali membri del gruppo.

 

Bibliografia

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Paolo Migone
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* Nota: questo scritto  tratto dal libro di Paolo Migone Terapia psicanalitica, Milano: Franco Angeli, 1995, pp. 216-221. Si ringrazia la casa editrice Franco Angeli per il permesso di pubblicazione.


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