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Tentativi di suicidio e suicidio tra i giovani. Che terribile confusione!

Sottosegretario di Stato On. Antonio Guidi



In questa confusione leggo tra lo sconcertato e l'amareggiato un recente articolo apparso su un importante quotidiano nazionale che riporta nel titolo "Mille tentativi di suicidio tra i ragazzi. ...centinaia di casi nascosti ogni anno; è la seconda causa di morte tra i giovani". Leggo con molta attenzione quel giornale che non offre solo occasioni di informazione ma per la sua storia ed importanza fa cultura e fa divulgazione scientifica e quindi ha una responsabilità in più; secondo me questa responsabilità deve essere anche di chi legge e deve - mi si permetta - correggere il tiro. Nell'articolo sussistono errori ed enfatizzazioni che fanno male alla cronaca e alla divulgazione e che, forse per troppa fretta, hanno a mio avviso trovato troppo spazio.
Intanto il titolo. Nel titolo, che certo fa sensazione, esiste l'errore di fondo di confondere i tentativi di suicidio, sicuramente troppi, con le morti per suicidio dei giovanissimi, sicuramente troppe. Su questo siamo tutti d'accodo. Ma il tentativo di suicidio ha una dinamica completamente diversa dal suicidio vero. Mi si permetta di sottolineare vero perché nella stragrande maggioranza dei casi chi vuole davvero suicidarsi purtroppo muore. qui il paradosso: mentre chi vuole morire vuole cessare con la vita, chi tenta il suicidio grida la sua voglia di voler proseguire in questo difficile percorso. Dire questo non vuol dire non farsi carico; anzi, mai come oggi il bambino e l'adolescente vanno ascoltati nella loro tormentosa, lunga crescita non tanto per evitare gli effetti più evidenti e rilevanti dal punto di vista statistico - tante volte i numeri fanno torto alla realtà - quanto per i mille dolori ma anche per le mille proposte, per le mille frustrazioni e angosce ma anche per le mille gioie che non riescono a dire. Abbiamo giovani e giovanissimi che hanno il magone di urlare qualcosa; qualcosa che però non è solo, come vorrebbero troppi psicoterapeuti che su questo ci guadagnano in potere e in danaro, il loro dolore; certo, anche quello è crescita; quei giovani hanno anche tanta voglia di capire e di essere ascoltati per cambiare la realtà. Ecco qual è la frustrazione di tanti ragazzi: volere contribuire a cambiare la realtà, loro personale o collettiva, e non essere ascoltati.
Dire, come è detto nell'articolo che ho letto, che si nascondono suicidi è dire una cosa non vera perché quando una persona muore non si possono, nella stragrande maggioranza dei casi, nascondere le cause e la fenomenologia della morte mascherandole da infortunio; quando si vuole morire è tanta la determinazione che il fatto stesso si racconta da sé. Nei tentativi di suicidio bisogna cogliere il grido di disperazione e di attenzione che nulla ha a che vedere con il suicidio. E poi chi vorrebbe nascondere cosa? I genitori che si vergognano di qualcosa che bolle in pentola (chissà quale minestra luciferina o stregoneria)? Esistono famiglie che hanno al loro interno sofferenza per tanti dolori e tanti problemi ma non rispetto al loro figlio cui vorrebbero dare di più vivendo un dramma generazionale; questi genitori non sono persone che si chiudono ma persone che vanno aiutate ad aprirsi perché non è che hanno vergogna; non hanno la forza di parlare. Anzi, paradossalmente, oggi i giovani in mille modi, magari anche nella comunicazione non verbale, nell'abbigliamento, nei tatuaggi e non solo per fortuna nei suicidi, tendono ad avere più voce mentre forse gli adulti ne hanno sempre di meno. A quei tecnici che vedono ribollire all'interno della famiglia chissà quali gironi danteschi io direi di parlare di più con i ragazzi e con i genitori ma non in un'ottica violentemente terapeutica. A certi terapeuti - che spesso diventano complici di quella sofferenza e la prolungano a rate - direi di dare piuttosto alle persone un'autonomia; l'autonomia di sopportare, magari con un sostegno ma non con l' "antibiotico" o il "vaccino" per la felicità, una vita che è difficile.
Ecco perché si chiede agli operatori e alla scuola non un maggiore ascolto per la caccia alla patologia ma la creazione, come stiamo proponendo all'interno del Ministero della Salute delle linee di attenzione per l'educazione alla salute; perché educare alla salute significa aiutare i ragazzi a valorizzare la loro gioia di vivere e a cogliere segni di allarme e di disagio. Fare di un'intera generazione dei potenziali suicidi è ingiusto e fare dei salvatori della patria degli psicoanalisti che raccontano perfino il numero della persone che hanno avuto in terapia e fanno passare per suicidi salvati persone che hanno bisogno di altre cose, mi sembra che vada chiarito, raccontato e, senza alcuna colpevolizzazione, espresso. Nella nostra società che spesso vuole uniformare, esprimere il proprio parere fa bene alla salute.

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