PM --> HOME PAGE ITALIANA --> ARGOMENTI ED AREE --> NOVITÁ --> TERZA ETÀ

PSYCHOMEDIA
GRUPPALITÀ E CICLO VITALE
Terza Età



Terza età e legame fraterno

di Salvatore Capodieci




Introduzione

L’importanza della relazione fraterna durante l’infanzia e l’adolescenza è stata riconosciuta da numerosi studiosi. E’ stata, invece, sottovalutata l’influenza che questo particolare legame può esercitare sul piano affettivo, cognitivo e personologico di un individuo lungo il corso di tutta la sua esistenza. La relazione fraterna diventerà ancora più significativa man mano che la generazione del “baby boom” (persone nate negli anni ’60) attraverserà la propria età di mezzo. Questa generazione sarà probabilmente quella con più fratelli rispetto alle precedenti e a quelle successive. Dal momento, poi, che questo gruppo è quello che tende ad avere la minor stabilità matrimoniale e il minor numero di figli, sarà anche la generazione che sperimenterà più di ogni altra una dipendenza verso i fratelli (Cicirelli, 1982; Connidis, 1989; Connidis, 1994). Questo fenomeno che ha dei risvolti tanto psicologici quanto sociologici avrà la sua massima evidenza nei primi decenni di questo millennio appena iniziato.
La solidità del legame tra fratelli e sorelle in età avanzata è generalmente determinata dalla qualità delle loro relazioni nel passato. La sopravvivenza dei legami permette di valutare ciò che ciascun fratello o sorella ne ha ricavato, sia i vincoli sia i vantaggi. Lontane dalle piccole noie quotidiane di una vita passata insieme, le relazioni diventano il riflesso del senso di appartenenza a un gruppo, il cui fantasma ha più importanza di ciò che davvero si è vissuto (Rufo, 2004).
Tra due fratelli, inoltre, è presente una interdipendenza psicologica di lungo termine (Huston & Robins, 1982): il comportamento del primo è percepito dal secondo in base alle sue opinioni, conoscenze, attitudini e sentimenti; tutti questi fattori fanno sì che il secondo risponda o inizi la sua interazione in un modo particolare. Questi elementi affettivi e cognitivi spiegano l’importanza che assume un’assenza prolungata di un fratello o di una sorella nella continuità della relazione e la necessità di riprendere i contatti dopo una separazione o nei momenti di crisi (Cicirelli, 1991).
Sebbene la relazione fraterna non sia ben definibile, come lo è quella di un adulto con un bambino o di un adulto con i genitori anziani, il rapporto con i fratelli può risultare fondamentale nelle situazioni in cui si renda necessario un sostegno o un aiuto (Cicirelli, 1982; Troll, 1975).
Alcuni studi sociologici (Dewit et al., 1988; Suggs, 1989) spiegano la frequenza dei rapporti fra fratelli anziani in relazione alla distanza in cui vivono e mostrano, inoltre, che le divergenze ideologiche ed etiche dividono i fratelli più delle differenze economiche. In caso di difficoltà finanziarie l’aiuto reciproco tra fratelli è frequente, così come nel caso di ricerca di un’abitazione o di un’attività professionale.
Fratelli e sorelle costituiscono un gruppo che ha le caratteristiche di una microsocietà, che in quanto tale ha bisogno di regole che evitino alle pulsioni di prendere il sopravvento. Questo, ovviamente, non significa che tra fratelli non esistano pulsioni distruttrici, ma semplicemente che sono controllate dalla legge della famiglia e della società.
Nel presente articolo si prenderanno in esame le caratteristiche che assume il rapporto tra fratelli e sorelle in età avanzata accennando alle tipologie dei vari gruppi di relazione fraterna esistenti.


La relazione fraterna in età avanzata

L’importanza della relazione fraterna si estende lungo tutto l’arco della vita. Il rapporto tra fratelli è il più duraturo di tutti i legami familiari; generalmente, si sarà fratelli e sorelle più a lungo di quanto si sarà figli o figlie. La sua originalità sta proprio nella condivisione di circa la metà del patrimonio genetico, di un comune background sociofamiliare e della intensità delle interazioni vissute dai protagonisti di questa relazione (Capodieci, 2003).
La nozione di tempo è fondamentale nella relazione tra fratelli e sorelle. E’ il tempo condiviso che permette la formazione dei gruppi, stabilisce i rapporti di forza, istituisce un leader, accentua o sopisce i conflitti, le discussioni e i rapporti improntati all’aggressività.
Con il tempo nascono i clan, che non sempre seguono la logica dell’età e così le posizioni determinate dall’ordine di nascita possono essere ribaltate.
“E’ stato proprio bello poter ritrovare dopo tanto tempo mio sorella”, “Mi sento come se avessi riacquistato un fratello. Non avrei mai pensato che saremmo riusciti a superare la rivalità che aveva caratterizzato i nostri rapporti durante l’infanzia, e invece ce l’abbiamo fatta!”; sono alcuni esempi delle frequenti testimonianze che nella pratica psicoterapica capita di ascoltare da pazienti anziani, che avevano avuto una relazione fraterna caratterizzata da rancori e amarezza a causa di vecchi conflitti e incomprensioni avvenuti durante l’adolescenza e che vogliono reimparare ad avere un rapporto intimo, confidenziale e affettuoso in età adulta.
Pensare di affrontare in età avanzata vecchie conflittualità, che risalgono all’infanzia o all’età adolescenziale, può risultare, infatti, doloroso, specialmente se riaffiorano vecchie ferite mai rimarginate. Nello stesso tempo, però, riavviare questo processo di chiarimento di antiche incomprensioni può portare nel gruppo dei fratelli ad un profondo vissuto di sollievo e ad un rinnovato senso della famiglia.
Alcuni studi hanno dimostrato che dopo i 60 anni ci sono importanti e vitali rapporti tra fratelli (Bank, 1995; Buhrmeister, 1992; Gold, 1989). Una ricerca interessante è quella di Cicirelli (Cicirelli, 1995) che dimostra come - per le partecipanti all’indagine - il rapporto confidenziale era più intimo con fratelli e sorelle che con i genitori. I fratelli anziani hanno tra loro una relazione più affettuosa rispetto a quella vissuta negli anni precedenti; risulta statisticamente inusuale (meno del 15%), che non abbiano alcun rapporto tra loro o che interrompano i contatti in età avanzata. Il timore di essere diversi, vissuto durante l’infanzia o nell’adolescenza, si affievolisce con il passare degli anni e quando l’unico collegamento con la famiglia di origine rimane un fratello o una sorella e si è liberi dall’influenza esercitata dalla devozione ai genitori, si può cercare di soprassedere alle differenze. Avere una relazione affettuosa in età adulta con un fratello o una sorella è statisticamente un fatto così diffuso che si può considerare come una specie di “diritto di nascita” (Bank, 1988).
In età adulta, la relazione diventa sempre più calorosa seguendo questo ordine crescente: fratello verso fratello (è la meno intensa), fratello verso sorella, sorella verso fratello e sorella verso sorella (è la più calorosa).
Nell’esperienza psicoterapica è evidente come siano le donne a parlare in modo più spontaneo dei rapporti con i fratelli rispetto agli uomini. Le donne esprimono più facilmente i loro sentimenti, emotivamente risultano meno riservate e sono, per lo più, esse che iniziano e favoriscono il mantenimento della rete dei rapporti tra fratelli. Sono ancora le donne, nella maggior parte dei casi, che sollecitano le comunicazioni e le occasioni di incontro familiare.
E’ interessante sottolineare che gli uomini, pur parlando meno facilmente dei loro sentimenti con fratelli e sorelle, sentono però profondamente il valore dell’affetto e avvertono l’esigenza di conservare tutti i pretesti e le ritualità che favoriscano il mantenimento di un legame fraterno. Così mi diceva un anziano paziente: “Ho deciso per il mio compleanno di fare qualcosa con mio fratello Giovanni. Non ho qualcosa di preciso da proporgli, ma penso che faremo qualcosa insieme. Mi piacerebbe proprio!”.


Le tipologie di relazione fraterna in età adulta e avanzata

I dati esistenti sulla relazione fraterna danno le seguenti indicazioni:
1. L’affetto e l’ammirazione aumentano progressivamente dall’adolescenza all’età senile, mentre gli atteggiamenti di sostegno diminuiscono passando dall’età giovanile all’età più avanzata. Questo significa che l’affetto tra fratelli aumenta passando il tempo, mentre la dipendenza che ognuno prova verso l’altro decresce con il passare degli anni.
2. La litigiosità, l’antagonismo, la competitività e il tentativo di predominare sugli altri decrescono con il passare da una fase all’altra della vita.
3. L’elemento che ha maggiore significato è la misura della rivalità nelle varie fasi della vita. Molti fratelli anziani evidenziano difficoltà correlate al non riuscire ad essere imparziali nei confronti del padre o della madre o al sentirsi bloccati nel dire qualcosa di negativo su un genitore deceduto.
In sintesi, si può affermare che la relazione fraterna diviene progressivamente più serena e arricchente passando dalla prima età giovanile all’età avanzata, poiché il livello di conflitto si abbassa molto quando una persona invecchia e diventa più matura e, inoltre, il calore umano, l’affetto e l’ammirazione crescono con il passare degli anni.
Esistono tre Scale che valutano la relazione attuale e quella passata tra fratelli adulti o anziani.
- L’Adult Sibling Relationship Questionnaire (ASRQ) (Lanthier et al., 2001a; Lanthier et al., 2001b), che ha tre sottoscale che indagano “Calorosità”, “Conflitto” e “Rivalità”.
- La versione "Then" della Sibling Type Questionnaire (Stewart et al., 1998).
- La versione "Now" della Sibling Type Questionnaire (Stewart et al., 2001).
Le ultime due hanno ognuna cinque sottoscale che valutano le seguenti dimensioni: reciprocità, critica, indifferenza, competitività e desiderio.
La relazione fraterna, secondo questi questionari, può dividersi in cinque tipi di raggruppamento: 'Supportivo’, 'Bramoso’, 'Apatico’, 'Competitivo’ e 'Ostile’.
Le differenze tra i cinque gruppi di fratelli sono le seguenti:
1. Il gruppo “Supportivo” è rappresentato da fratelli che vivono in zone geografiche vicine l’una all’altra, si incontrano mediamente una volta la settimana e si sentono telefonicamente quasi tutti i giorni. In questo tipo di relazione, la conflittualità può insorgere con l’intensificarsi della vicinanza e del numero di incontri di persona. Nel gruppo 'Supportivo’ si trovano i fratelli con alta reciprocità, confidenza e sostegno.
2. Il gruppo “Apatico” è formato da fratelli che risiedono a grande distanza l’uno dall’altro e che vivono l’opportunità di incontrarsi di persona una volta l’anno o in occasione di particolari ricorrenze; solitamente si telefonano una volta al mese o poche volte l’anno in concomitanza di compleanni, festività o anniversari. Questo gruppo ha un basso livello sia di calorosità che di conflittualità a causa della scarsa interazione, che fa sì che condividano poco tra di loro sul piano della reciprocità e della confidenza.
3. Il gruppo “Competitivo” è costituito da fratelli che, vivendo nella stessa casa e avendo quotidiani incontri vis-à-vis, non sentono la necessità di telefonarsi e sperimentano una relazione che ha un alto livello di calorosità dovuto alle numerose possibilità di incontro. Il gruppo 'Competitivo’ presenta, quindi, un livello da medio ad elevato di critica e competitività e un livello medio di reciprocità e desiderio.
4. Il gruppo “Ostile” e quello “Bramoso” non evidenziano chiari pattern che consentano la valutazione del loro legame, sebbene il gruppo “Bramoso” sperimenti il più alto livello di calorosità durante le telefonate. Sinteticamente, nel gruppo 'Ostile’ i fratelli hanno un livello di critica e indifferenza molto alto e una mutualità, una confidenza e un desiderio estremamente bassi; il gruppo 'Bramoso’, invece, è caratterizzato da un alto livello di mutualità, confidenza e sostegno tra fratelli, che si desiderano molto l’un l’altro.
Nel corso della vita, in base a situazioni lavorative o familiari, i fratelli possono trovarsi in un gruppo o in un altro e sperimentare diverse qualità di relazione fraterna.


Il lavoro psicoterapico con i fratelli

Nell’ambito del benessere relazionale di un individuo è auspicabile che, oltre ad un buon rapporto coniugale e ad una serena relazione con i genitori e i figli, esista un affettuoso legame fraterno anche in età non più giovanile.
Se si potesse fare la foto della veduta aerea della relazione fraterna, avremmo zone e territori con una notevole varietà di paesaggi e diversi tipi di natura; nel corso della vita, infatti, nel rapporto tra fratelli e sorelle intervengono diversi fattori: 1) la presenza dei genitori, 2) il tipo di legame che i fratelli stabiliscono, 3) il comportamento dei genitori nei confronti dei figli, 4) la relazione tra fratelli consanguinei con quelli adottivi o con gli stepsibling, 5) il rapporto tra due fratelli gemelli e gli altri fratelli, 6) fratelli dello stesso sesso nei confronti dei fratelli di sesso opposto, 7) le differenze di età tra i fratelli e 8) particolari condizioni (disabilità, malattia fisica o mentale, tossicomania oppure un talento eccezionale) di uno dei fratelli.
Tutti questi e altri temi evidenziano la particolarità del legame fraterno e le vicissitudini che questa relazione ha nella fantasia, nei sentimenti, nelle emozioni e, più di tutto, nella vita vissuta di ogni fratello.
Il legame fraterno esercita la sua funzione strutturante indipendentemente dai fratelli reali e anche il figlio unico afferma Freud ha un suo complesso fraterno pur se con fratelli immaginari (Freud, 1921: 261-62).
Kahn e Lewis nel loro volume del 1988 “Sibling in therapy” sostengono che il gruppo dei fratelli può costituire una risorsa terapeutica nella misura in cui si allestiscono gruppi che includano o escludano il paziente designato. Ai fratelli di uno schizofrenico occorre offrire l’opportunità di esprimersi in gruppo senza la presenza del fratello. Al familiare affetto da schizofrenia può risultare difficile sopportare i forti sentimenti di rabbia dei fratelli per il suo comportamento patologico, la tristezza per aver “perso” un fratello normale o la paura di diventare essi stessi dei malati. Il sottosistema dei fratelli può uscire rafforzato da una terapia di gruppo diminuendo il senso di isolamento, prevalente nei vissuti dei membri di queste famiglie. Questi gruppi possono creare un ambiente ricco di empatia, dove i fratelli dei pazienti possono apprezzare la lotta interiore combattuta da questi ultimi, anziché limitarsi a rifiutare le loro anomalie comportamentali. I pazienti dal canto loro possono essere distolti dall’isolamento, se percepiscono le reazioni emotive dei fratelli e questa nuova consapevolezza può indurli a modificare il loro comportamento sollecitati dall’affetto dei fratelli (Kahn e Lewis, 1992).
Quando, invece, i sentimenti di tristezza, rabbia o disperazione non vengono espressi o affrontati “ la depressione può diventare una condizione stabile nel fratello sano” (Dearth et al., 1986).
I più comuni problemi tra fratelli, che si incontrano nel lavoro psicoterapico, derivano da motivi di gelosia, competitività, ordine di nascita, aspettative dei genitori, gravi conflitti tra il padre e la madre, pregiudizi, violenze psicologiche, verbali e sessuali.
Intervenire e lavorare sul rapporto tra fratelli e sorelle implica, per il terapeuta, aver superato le problematiche relative alla propria relazione fraterna durante l’infanzia e l’adolescenza e conoscere in che modo queste dinamiche continuino ad operare. Questo processo non è facile né semplice, ma è necessario per poter intraprendere una terapia con un paziente che ha una difficile relazione con un fratello o una sorella. Il terapeuta deve, pertanto, riuscire a riconoscere in sé gli aspetti controtransferali riguardanti il vissuto relativo al legame fraterno.
Le persone che hanno beneficiato di una psicoterapia, che aveva come aspetto centrale la difficoltà di relazione con un fratello, hanno potuto constatare un miglioramento non solo nel rapporto con i propri fratelli e sorelle, ma anche con colleghi, amici e coetanei. Riuscire a vivere una buona relazione fraterna da anziani consente di collocarsi nella posizione ideale per collaborare nell’assistere i genitori “vecchi” senza incorrere in gravi conflittualità o, analogamente in caso di morte, per superare i problemi conseguenti all’eredità.
Risolvere positivamente la propria relazione fraterna nell’infanzia e crescere insieme fino all’età avanzata può rappresentare il presupposto per un’amicizia che dura tutta la vita con una persona che, probabilmente, si conosce meglio di chiunque altra. In questo modo si può trovare conforto e reciproca comprensione e si ha qualcuno con cui condividere le proprie realizzazioni, la propria felicità e il ricordo della propria famiglia di origine.


Considerazioni conclusive

La relazione fraterna tocca la sua massima intensità durante l’infanzia e l’adolescenza; dopo, quando i fratelli lasciano la casa dei genitori per sposarsi, per motivi di lavoro o quando hanno dei figli, diventa assopita. Durante questi anni i contatti sono meno frequenti e le occasioni per incontrarsi e per aiutarsi diventano più rare; se questo avviene, accade per lo più tra coppie di sorelle o di fratelli, a meno che non ci sia un particolare affiatamento tra un fratello e una sorella (Adams, 1968). Nell’età di mezzo, invece, i fratelli rappresentano l’uno per l’altro una risorsa nei momenti di crisi, nell’impegno verso i figli, nelle responsabilità familiari o anche nell’organizzare un funerale, qualora questa evenienza diventi necessaria (Troll, 1975). I momenti più importanti, nei quali i fratelli rappresentano una compagnia e un valido sostegno, sono, comunque, i momenti di crisi e le gravi situazioni familiari. Quando i figli sono cresciuti e lasciano la casa, il rapporto tra fratelli si riattiva e spesso c’è il piacere di ritrovarsi e di ricordare con nostalgia i tempi passati.
In età molto avanzata, infine, l’opportunità di farsi aiutare da un fratello è spesso trascurata preferendo un coniuge o un figlio adulto, che rappresentano i più importanti “caregiver” di una persona anziana, debole o malata; spesso d’altronde gli stessi fratelli sono troppo anziani per poter essere di aiuto. Alcune volte, comunque, possono svolgere importanti funzioni di sostegno e di assistenza. In certi casi, dopo la morte della madre, una sorella maggiore può assumersi un ruolo materno nei confronti di un fratello più piccolo o una sorella può assolvere i compiti domestici per un fratello che ha perso la moglie, oppure un fratello può assumersi alcuni incarichi che svolgeva il marito di una sorella rimasta vedova (Townsend, 1957).
Nonostante la maggior parte delle persone anziane sostenga che darebbe un aiuto tangibile ad un fratello in caso di necessità e consideri i propri fratelli come una risorsa concreta qualora si trovasse in situazioni di bisogno, sono poche, di fatto, le persone che realmente dipendono dall’aiuto economico di un fratello. D’altra parte è proprio il sostegno psicologico il tipo di aiuto per il quale i fratelli sono spesso gli unici ad essere adatti, in virtù dei loro comuni valori e di una capacità di percezione e intuizione simile. Il supporto psicologico, inoltre, è spontaneamente offerto ed è quasi sempre scambievole. Manifestazioni di aiuto concreto si verificano, per lo più, nei casi in cui un fratello o una sorella siano malati, necessitino di essere accompagnati da qualche parte, abbiano bisogno di restaurare la casa o qualora rimangano vedovi (Goetting, 1986; Kivett, 1985; Lopata, 1973; Scott, 1983).
Molti fratelli hanno tra di loro manifestazioni di aiuto e di solidarietà che sono iniziate nell’infanzia e che durano lungo tutto l’arco dell’esistenza. Questo comportamento ha le sue radici nella relazione d’attaccamento dei primi anni di vita e nella precoce socializzazione durante l’infanzia ed è incoraggiata dallo sviluppo di una profonda relazione fraterna.
La relazione tra fratelli può essere stata positiva o negativa; solitamente essa diviene intensa ed esercita una forte influenza sull’identità quando, nell’infanzia o nell’adolescenza, i fratelli hanno avuto un rapporto molto stretto tra di loro e sono stati privati di una continuativa e affidabile presenza genitoriale. In queste situazioni i fratelli si influenzano reciprocamente nello sviluppo della personalità e rappresentano l’uno per l’altro un punto di riferimento. Quando gli altri rapporti, ad esempio con i genitori, gli amici o il coniuge, sono emotivamente soddisfacenti, la relazione fraterna diverrà più debole e meno importante. Viceversa, quando le altre relazioni non sono più sicure, si riattiverà un’intensa relazione tra fratelli. Il risultato di questa intensificazione del rapporto sarà utile o dannosa sulla base delle varie caratteristiche di ciascuna famiglia, della personalità dei fratelli e degli atteggiamenti e dei comportamenti dei genitori.
La relazione tra fratelli nell’arco della vita è, quindi, come le fasi lunari: crescente e calante; i suoi picchi si verificano nei momenti di stress e di cambiamento. Con la sola eccezione, forse, di due gemelli identici che non si sono mai sposati e che vivono sempre uno al fianco dell’altro, il legame fraterno ha dei periodi di quiescenza e dei periodi di intensa attività, in relazione a dove i fratelli si trovano nel corso del ciclo della vita. In età avanzata, infine, la fraternità può essere vista come il ritrovarsi dei fratelli intorno ad un ricordo comune.


BIBLIOGRAFIA

Adams B. (1968), Kinship in an urban setting, Markham, Chicago.
Bank S. (1988), The stolen birthright: the adult sibling in psychotherapy, in Kahn M.D., Lewis G.K. (eds.), Sibling in therapy: lifespan and clinical issues, W.W. Norton, New York.
Bank S. (1995), Before the last leaves falls: sibling connection among the elderly, J Geriatr Psychiatry (28): 183-195.
Buhrmeister D. (1992), The developmental courses of sibling and peer relationship, in Boer F., Dunn J. (eds.), Children’s sibling relationship: developmental and clinical issues, Lawrence Erlbaum, Hillsdale N.J..
Capodieci S. (2003), Fratelli & Sorelle. Caino e Abele o Hansel e Gretel? San Paolo Edizioni, Milano.
Cicirelli V.G. (1982), Sibling influence throught the lifespan, in Lamb M.E., Sutton-Smith B. (eds.), Sibling relationship across the lifespan, Lawrence Erlbaum, Hillsdale N. J.
Cicirelli V.G. (1991), Sibling relationship in adulthood, in Pfeifer S.P., Sussman M.B. (Eds.), Families: Intergenerational and generational connection, Haworth Press, New York.
Cicirelli V.G. (1995), Sibling relationship across the lifespan, Plenum Press, New York.
Connidis I.A. (1989), Siblings as friends in later life. Am Behav Sci (33): 81-93.
Connidis I.A. (1994), Sibling support in older age, J Gerontol 49 (6): 309-317.
Dearth N., Labenski B.J., Mott H.E., Pellegrini L.M. (1986), Families helping families, Norton, New York.
Dewit D. J., Wister A.V., Burch. T.K. (1988), Physical distance and social contact between elders and their adult children, Res Aging 10 (1): 56-80.
Freud S. (1921), Psicologia delle masse e analisi dell’Io, in OSF, vol. IX: 261-62.
Goetting A. (1986), The developmental tasks of siblingship over the life cycle, J Marriage Fam 48: 703-714.
Gold D. (1989), Sibling relationship in old age: a typology. Int J Aging Hum Dev 28 (1): 37-51.
Huston T.L., Robins E. (1982), Conceptual and methodological issues in studying close relationships, J Marriage Fam, 44: 902-925.
Kahn M.D., Lewis K.G. (1988), Sibling in therapy: lifespan and clinical issues, W.W. Norton, New York, (trad. italiana: Fratelli in terapia (1992), Cortina editore, Milano).
Kivett V.R. (1985), Consanguinity and kin level: their relative importance to the helping networks of older adults, J Gerontolog, 40 (2): 228-234.
Lanthier R., Stocker C., Furman W. (2001a) Adult Sibling Relationship Questionnaire, in Touliatos J., Perlmutter B.F., Strauss M.A., Holden G.W. (eds), Handbook of Family measurement techniques , Vol. 2 Abstracts, pp. 53-54, Sage Publications, Thousand Oaks, CA.
Lanthier R., Stocker C., Furman W. (2001b) Adult Sibling Relationship Questionnaire, in Touliatos J., Perlmutter B.F., Strauss M.A., Holden G.W. (eds), Handbook of Family measurement techniques , Vol. 3 Measures, pp. 7-10, Sage Publications, Thousand Oaks, CA.
Lopata H. (1973), Widowhood in american city, Schenkman, Cambridge MA.
Rufo M. (2004), La relazione nell’età adulta, in Rufo M., Fratelli e Sorelle. Una malattia d’amore, Feltrinelli, Milano.
Scott J.P. (1983), Sibling and other kin, in Brubaker T.H. (ed.), Family relationships in later life, Sage, Beverly Hills CA.
SharpeS.A., Rosenblatt A.D. (1994), Oedipal sibling triangles, J Am Psychoanal Ass, 42: 491-523.
Stewart, R.B., Kozak, A.L., Tingley, L. M., Goddard, J. M., Blake, E. M., & Casse, W. (2001),
Adult sibling relationships: Validation of a typology, Pers Relatsh, 8 (3): 299-324.
Stewart R.B., Verbrugge K.M., Beilfuss M.C. (1998), Sibling relationships in early adulthood: A typology, Personal Relatsh, 5 (1).
Suggs P. (1989), Predictors of association among older sibling, Am Behav Sci, 33: 70-80.
Townsend P. (1957), The family life of old people: an inquiry in East London, Free Press, Glencoe IL.
Troll L.E. (1975), Early and middle adulthood, Monterey C.A., Brooks/Cole, Monterey CA.


PM --> HOME PAGE ITALIANA --> ARGOMENTI ED AREE --> NOVITÁ --> TERZA ETÀ