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PSYCHOMEDIA
Telematic Review
Sezione: SCIENZE E PENSIERO
Area: Sociologia

La psicologia sociale di George Herbert Mead

di Giovanni Cozzolino



La Psicologia Sociale per Mead è la disciplina che "studia l'attività del comportamento individuale nella misura in cui esso si colloca nel processo sociale; Il comportamento di un individuo può essere compreso solo nei termini del comportamento dell'intero gruppo sociale di cui fa parte, dal momento che i suoi atti individuali sono connessi con atti più vasti, di carattere sociale che lo oltrepassano e che implicano gli altri membri di quel gruppo".(1)
Mentre (prima di lui) la psicologia sociale aveva considerato l'esperienza sociale dal punto di vista della psicologia dell'individuo, Mead suggerì di trattare l'esperienza individuale "dal punto di vista della società, o almeno dal punto di vista della comunicazione in quanto essenziale per l'ordine sociale".(2)
La sua psicologia sociale presupponeva " un approccio all'esperienza dal punto di vista dell'individuo " e quindi in contrasto con il comportamentismo Watsoniano si proponeva di determinare in particolare ciò che appartiene a questa esperienza poiché l'individuo stesso appartiene a una struttura sociale, a un ordine sociale"(3)
Mead sosteneva che al di fuori della società non può esserci nessun SE nessuna coscienza del SE e nessuna comunicazione.
A sua volta la società deve essere considerata come una struttura che emerge attraverso un processo continuo di atti sociali di comunicazione, attraverso transazioni tra persone orientate reciprocamente le une verso le altre.
Mead vedeva nel gesto il meccanismo fondamentale attraverso il quale gli atti sociali vengono effettuati.
Ma egli separa nettamente i gesti "non significativi " (non coscienti) quali si trovano a livello animale, dai gesti " significativi" ( coscienti), che caratterizzano la maggior parte dei rapporti umani.
A livello animale, il gesto comporta un'immediata reazione a uno stimolo.
L'avvicinarsi ringhioso del cane A è uno stimolo per il cane B a reagire mediante un attacco o una fuga, secondo i casi.
Al contrario , a livello della comunicazione umana , entrano in gioco gesti significativi.
Questi consistono nel suscitare " la manifestazione , nell'individuo stesso, della medesima risposta che egli suscita nell'altro, insomma l'assunzione del ruolo altrui , la tendenza ad agire come agisce l'altra persona " (4) I gesti significativi si basano su simboli linguistici i quali sono portatori di un contenuto che è più o meno lo stesso per differenti individui e hanno quindi lo stesso significato.
Gli animali non si mettono al posto degli altri dicendo " costui si comporterà così e allora io agirò in questo modo ":
Dunque non si può dire che gli animali "pensano". Il pensiero umano sorge quando ci sono simboli, "simboli, in generale dei gesti vocali, che suscitano nell'individuo la stessa risposta che egli suscita nell'altro e in termini tali che egli sia in grado di dirigere la sua condotta successiva dal punto di vista di quella determinata risposta "(5).
I gesti significativi, implicano sempre l'uso di simboli, presuppongono la capacità di ciascun partecipante al processo di comunicazione di visualizzare ciò che sta compiendo dal punto di vista degli altri, di assumere cioè il ruolo degli altri .
Nella interazione non simbolica gli esseri umani , come gli animali , rispondono direttamente gli uni agli altri . Nell'interazione simbolica, in cui vengono usati gesti significativi, essi interpretano reciprocamente gli atteggiamenti degli altri ed agiscono sulla base del significato fornito da tali interpretazioni .
Per dirla come Blumer "l'interazione simbolica comporta l'interpretazione , o l'accertamento del significato delle azioni o delle osservazioni dell'altra persona, e la definizione o la trasmissione delle indicazioni all'altra persona su come quella deve agire"(6).
I processi di comunicazione umana comportano il costante aggiustamento consapevole alla condotta degli altri da parte degli attori, u ripetuto adattamento di singole linee di azioni attraverso definizioni e ridefinizioni, interpretazioni e reinterpretazioni.
Secondo William James , Mead sostiene che la coscienza va considerata un flusso di pensiero che sorge nella direzione tra una persona e il suo ambiente. " I fenomeni mentali - egli pensava - non possono essere ridotti al rango di riflessi condizionati o di simili meccanismi fisiologici" (7), come vorrebbero i comportamentisti , ma neppure si possono capire nei termini di una concezione dell'Io cartesiano isolato dagli altri io.
L'esperienza non è prima individuale e poi sociale, essendo ciascun individuo continuamente coinvolto in una successione di atti congiunti con altri , che formano col tempo la sua mente e le danno fisionomia . La coscienza non è un dato ma una realtà emergente.

Tra i risultati più notevoli raggiunti da Mead c'è la sua spiegazione della genesi della coscienza e del se attraverso lo sviluppo graduale, durante l'infanzia , della capacità di assumere il ruolo dell'altro e di visualizzare il proprio modo di agire come se fosse visto dagli altri .
Secondo questo modo di vedere, la comunicazione umana è resa possibile solo quando " il simbolo … suscita nel "Se"di ciascuno la reazione che suscita negli altri" (8)
I bambini molto piccoli non hanno ancora la capacità di usare simboli significativi; per questo , mentre giocano, il loro comportamento è in molti sensi simile a quello dei cagnolini che giocano tra loro. Crescendo, tuttavia, essi imparano gradualmente ad assumere il ruolo degli altri attraverso il gioco .
"Un bambino gioca alla madre , al maestro, al poliziotto; cioè , come noi diciamo, assume ruoli differenti"(9).
Assumendo per gioco questi ruoli, il bambino che cresce sviluppa in se la capacità di mettersi al posto di altri che sono per lui significativi. Mano a mano che matura , egli non solo assumerà questi ruoli esercitandoli, ma li concepirà assumendoli nella sua immaginazione.
Un punto cruciale nello sviluppo sociale del bambino è raggiunto quando di fronte a qualcuno a cui vuole mostrare una fotografia egli la girerà rivolta all'altro invece di tenerla rivolta verso di sé, come ha fatto fino all'ora credendo che l'altro possa vedere solo come riesce a vedere lui.
Il gioco del bambino a livello di semplice assunzione di ruolo è il primo stadio nella graduale trasformazione da semplici conversazioni di gesti – il bambino che corre quando è inseguito- alla matura capacità di usare simboli significativi nell'interazione con numerosi altri individui .
Così il bambino può comprendere il rapporto che sua madre o del padre con lui, ma non può capire che sua madre non sia anche la madre di suo padre. Questo fatto nuovo nella sua concettualizzazione arriva assieme alla capacita di partecipare a giochi organizzati e complessi, nei quali egli dovrà avere in mente tutti i ruoli degli altri giocatori e valutare le potenziali reazioni di ciascuno di essi verso l'altro.
Giochi di questo genere vanno tenuti distinti da giochi semplici come il nascondino che richiedono solo due tipi di ruolo esercitati da due sole persone, o nei quali gli attori non modificano reciprocamente il gioco e perciò non devono anticipare le reazioni dell'altro .
A nascondino "ciascuno, eccettuato il solo che si che si nasconde fa la parte del cacciatore .Non cè bisogno d'altro in questo gioco che di uno che sia cercato e di uno che lo cerchi " (10).
In un gioco cui partecipano invece più individui che svolgono ruoli diversi nel baseball, ad esempio " il fanciullo che ricopre il ruolo deve essere pronto ad assumere il ruolo di qualsiasi altro fanciullo"(11). Ciò comporta una differenza non solo rispetto a giochi a doppio ruolo, ma anche rispetto a quello che Mead chiama il "giocare" alle cosiddette partite che non comportano una reciproca assunzione di ruoli, come nelle "macchinette mangiasoldi".
La differenza fondamentale fra gioco organizzato e il gioco puro e semplice consiste nel fatto che nel primo caso (cioè nel " gioco organizzato " ) il fanciullo deve avere in se l'atteggiamento di tutti gli altri partecipanti a quel determinato gioco. Gli atteggiamenti degli altri giocatori, che chi partecipa al gioco assume, vengono organizzandosi in una sorta di unità in cui consiste la organizzazione che regola la risposta dell'individuo. L'esempio portato ad illustrazione era quello di un giocatore di "basebal".
Ciascuno dei suoi atti è determinato dalla previsione da parte sua degli atteggiamenti degli altri giocatori.
Ciò egli fa è determinato dal suo calarsi in ciascuno dei giocatori di quella squadra, perlomeno nei limiti in cui quegli atteggiamenti influiscono sulla sua stessa particolare risposta.
Noi abbiamo allora un "altro" che è una forma di organizzazione dei modi di agire di chi è coinvolto nello stesso processo".
La differenza tra gioco puro e semplice e gioco organizzato consiste nel numero dei partecipanti e nell'esistenza o assenza di regole. Il gioco intrapreso da un bambino non ha regole. I giochi organizzati hanno regole, ma differiscono quanto al numero di giocatori. I giochi organizzati hanno regole ma differiscono tra loro quanto al numero di giocatori . I giochi organizzati a due richiedono solo l'assunzione di un ruolo ; i giochi organizzati a più persone richiedono l'assunzione del ruolo dell'"altro generalizzato" ciò vale a dire che ciascuno dei giocatori ha un'idea del comportamento che ogni altro giocatore avrà verso ciascun altro e verso se stesso.
Con l'aiuto delle regole che governano il gioco, il bambino sviluppa la capacità di assumere il ruolo di tutti gli altri giocatori e di determinare le loro reazioni. Queste "regole sono la serie di risposte che un particolare modo di agire provoca"(12).
Secondo Mead lo stadio finale nel processo nel processo di maturazione del bambino ha luogo quando l'individuo assume il ruolo "dell'altro generalizzato ", cioè l'atteggiamento dell'intera comunità.
L'individuo pienamente maturo, secondo Mead , non tiene in considerazione semplicemente gli atteggiamenti degli altri individui , degli "altri significativi" nei suoi confronti e nei confronti dell'altro; egli deve anche "assumere [i loro] atteggiamenti nei confronti dei diversi momenti o aspetti della comune attività sociale … nei quali , in quanto membri di una società organizzata o di un gruppo sociale, essi sono tutti quanti impegnativamente inscritti (13).
Come rileva Natanson <[le regole del gioco] …segnano il passaggio dalla semplice assunzione di ruolo alla partecipazione ai ruoli di un ordine determinato e stabile. Attraverso le regole del gioco il bambino è inserito nella costrizione societaria e nella trama abrasiva di una realtà quasi da adulto> (14) Solo in quanto "assume gli atteggiamenti del gruppo sociale organizzato al quale appartiene nei confronti dell'attività sociale organizzata - cooperativa - nel complesso di quelle attività nelle quali quel gruppo in quanto tale è impegnato , l'individuo riesce a sviluppare un "Se" completo > (15).
Conseguentemente il "Se" maturo sorge quando "l'altro generalizzato" è interiorizzato a tal punto che "la comunità esercita il suo controllo sulla condotta dei singoli membri"(16).
Così nella concezione meadiana relativa al modo in cui emerge la capacità di assumere ruoli, il "Se" che si sviluppa attraverso un progressivo ampliamento della sfera di coinvolgimento umano non deve mai essere considerato semplicemente come un corpo .
Esso è piuttosto un'entità sociale che emerge in un processo sociale di sviluppo che va dalla semplice conversazione di gesti al processo di identificazione con "l'altro generalizzato".
"Il Se cosciente", osserva Dewey a proposito della concezione di Mead, " era per lui il mondo
della natura dapprima inserito nelle relazioni sociali e poi dissolto per formare un nuovo "Se" che si estrinseca per ricreare il mondo della natura e le istituzioni sociali ".
L'essenza del "Se", secondo Mead , è la sua riflessività. Il "Se" individuale è individuale solo a causa della sua relazione con gli altri. Attraverso la capacità che l'individuo ha di assumere nella propria immaginazione gli atteggiamenti degli altri, il suo "Se" è il risultato della particolare combinazione , mai la stessa per due persone, dell'atteggiamento degli altri che formano "l'altro generalizzato".
Conseguentemente, sebbene l'individualità sia ancorata nella socialità, ciascuna persona dà un contributo individuale al processo sociale.

Mead tentò di precisare la sua concezione della base sociale del "SE" e la sua concomitante convinzione che il " SE" non si esaurisce semplicemente nella pura organizzazione degli atteggiamenti sociali , introducendo la distinzione tra l'"IO" e il "ME".
L'"IO" e il "ME" sono entrambi necessariamente connessi con l'esperienza sociale. Ma "L'IO è la risposta dell'organismo agli atteggiamenti degli altri ; il "ME" è l'insieme organizzato degli atteggiamenti degli altri che un individuo assume.
Gli atteggiamenti degli altri costituiscono il "ME" organizzato ed allora un individuo reagisce ad esso come un "IO" .
Come "ME" la persona è consapevole di se stesso in quanto oggetto. Essa reagisce o risponde a se stesso nei termini e degli atteggiamenti che gli altri hanno nei suoi confronti. Il suo apprezzamento nei propri confronti è il risultato di ciò che egli assume essere l'atteggiamento da parte deglialtri. Il "ME" è il sé in quanto considerato e percepito dal punto di vista degli altri significativi e della comunità nel suo complesso.
Riflette le leggi e i costumi, i codici organizzati e le aspettative della comunità (17) .
L'"IO" , in contrasto , è la risposta che l'individuo dà all'atteggiamento che gli altri assumono nei suoi confronti , nel momento in cui assume un atteggiamento nei confronti di costoro …[ Esso] dà un senso di libertà di iniziativa (18) . Ciò che appare alla coscienza è sempre il "SE" come un oggetto, come un "ME" , ma il "ME" non è concepibile senza un "IO" come unico soggetto per il quale il "ME" può essere un oggetto.
L'"IO" e il "ME" non sono identici , perché l'"IO" è qualcosa che non è mai perfettamente determinabile…è sempre qualcosa di diverso da ciò che la situazione richiede (19)
" Noi siamo" scrive Mead , "individui nati in una certa nazione , situati geograficamente in un certo luogo, con rapporti familiari e politici di questo o di quel tipo. Tutto ciò rappresenta una certa situazione , che costituisce il "ME" ; ma necessariamente implica anche un'azione continua dell'organismo nei confronti del "ME" . Gli uomini nascono all'interno di strutture sociali che essi non hanno creato , vivono in un ordine istituzionale e sociale che essi non determinano, si trovano costretti entro i limiti del linguaggio, dei codici , dei costumi e delle leggi . Tali limiti entrano nel "ME" come elementi costitutivi quantunque l'"IO" reagisca sempre alle situazioni preesistenti in modo unico,"proprio come nella concezione [leibniziana] dell'universo, ciascuna monade rispecchia quell'universo da un diverso punto di vista, e ne rispecchia così un aspetto o una prospettiva diversa"(20).
Per Mead , la mente " non è altro che l'assunzione di questo processo" (21) sociale, ma al tempo stesso "L'Individuo…reagisce continuamente nei confronti della società"(22) .
Il "SE" come totalità, come appare nell'esperienza sociale , è un insieme derivante dalle riflessioni stabilizzate dell'"altro generalizzato" nel "ME" e la spontaneità imprevedibile dell'IO . Ciò spiega perchè il "SE" come totalità è un "SE" aperto, "Se non esistessero questi due momenti , non vi potrebbero essere una responsabilità consapevole e non vi sarebe nulla di nuovo nell'esperienza"(23) .
Mead dava importanza all'autonomia personale , ma la vedeva emergere da un effetto di ritorno piuttosto che dal tentativo di isolarsi dagli altri. Gli attori umani sono inevitabilmente inseriti in un mondo sociale , ma il "SE" maturo trasforma questo mondo reagisce ad esso.
Mead fu piuttosto ambiguo nella definizione di atti sociali . A volte li presenta come se comportassero necessariamente una cooperazione tra gli attori . Altrove parla degli atti sociali riferendosi alla interazione competitiva e conflittuale (24) .
A un certo punto afferma testualmente : " E' mio desiderio …restringere l'atto sociale alla classe di atti che implicano la cooperazione di un individuo" (25). Ma in alteri passi considera, per esempio , i combattimenti tra gli animali come atti sociali. Sembrerebbe , tutto considerato che ciò che egli rappresenta e che ha in mente non sia che gli atti sociali sono imitati alla coperazione , ma soltanto che l'azione sociale è sempre basata su "un oggetto ..di interesse comune a tutti gli individui implicati". Sulla base di questa formulazione, conflitto e competizione così come comportamento cooperativo, possono egualmente essere considerati come azione sociale fintando che implicano tutti un reciproco orientamento degli attori l'uno verso l'altro. Soltanto in questo l'interpretazione della natura degli atti sociali di Mead può essere correlata al suo interesse più volte manifesto per le fondamentali funzioni dei conflitti sociali.
Per Mead proprio come Simmel , conflitto e cooperazione sono tra loro interrelati e non può esistere alcuna società senza la presenza di entrambi.
"Una società umana estremamente sviluppata e organizzata è una società in cui i singoli membri sono in relazione reciproca in una molteplicità di modi diversi intricati e complessi tramite cui essi condividono tutti una quantità di comuni interessi sociali…e tuttavia, d'altra parte, sono più o meno in conflitto in relazione ai numerosi altri interessi che essi posseggono solo come individui , o che altrimenti condividono l'uno con l'altro solo in gruppi esigui e limitati". (26)


Bibliografia

1) da " I maestri del pensiero sociologico" Lewis A. Coser Società editrice IL MULINO, Bologna anno 1983
2) G.H. Mead "The Philosofy of the Act, Chicago, The University of Chicago Press.1938
3) G.H. Mead , "Movemants of Thought in the Ninentheenth Century, Chicago, the University of Chicago Press, 1936
4) G.H. Mead, Mente se e Società, "I maestri del pensiero sociologico" cit. p. 38
5) Ibidem p. 33
6) Ibidem.
7) La presente trattazione del pensiero sociale di Mead deve molto alle svariate analisi ed esposizioni che di esso sono state fatte , tra cui quelle di Shibutani, George Herbert Mead in International Encyclopedia of the social Sciences New York , Mac Millan , 1968; Blummer , Sociological Implications of the Thougth of George H. Mead in "American Journal of Sociology" LXXI (1966) n.5 pp.535-544 : M Natanson , The Social Dynamics of George H. Mead, Washington, Public Affairs Press, 1956, A . Reck Introduction a G.H. Mead, Selectd Writings.
8) G.H. Mead Mente sé e Società cit. p.96
9) Ibidem
10) H.Blumer , Sociological Implications p.537
11) G.H. Mead ,Mente sé e Società cit. p. 41
12) Ibidem p. 165
13) Ibidem p.166
14) Ibidem p.167
15) Ibidem
16) Ibidem p. 169
17) Ibidem p. 168
18) Ibidem p. 170
19) M.Natanson ,The Social Dynamics of George H. Mead, cit.p. 13
20) G.H.Mead, Mente sé e Società, cit. p. 171
21) Ibidem
22) J.Dewey, George H. Mead, . p. 313
23) GH. Mead , mente sé e Società, p. 189
24) Ibidem pp.189 ss.
25) Ibidem p. 191
26) Ibidem p. 303


Pagine Internet su Mead:

http://paradigm.soci.brocku.ca/~lward/
http://www.pscw.uva.nl/sociosite/topics/sociologists.html#MEAD

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