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PSYCHOMEDIA
Telematic Review
Sezione: SCIENZE E PENSIERO
Area: Sociologia

Utilizzo di un modello di socioterapia per la risoluzione delle enuresi
primarie nella prima infanzia

di Giovanni Cozzolino


Il presente articolo è il frutto di esperienza clinica diretta su cinque casi di questo tipo di alterazione, che, in assenza di danni fisici, nella prima infanzia ha il suo modello di scatenamento nella sfera psichica, e nei fattori collaterali di ordine sociale ad essa collegati.
Il protocollo risulta applicabile in una stretta fascia di età (4/6 anni) in quel periodo della evoluzione personologica del bambino che risulta essere dominata dalla dimensione fantasmatica .
In questo particolare periodo il bambino è assolutamente sensibile a tutti quegli eventi esterni che, possono influenzarlo in mille modi sia positivamente che negativamente.
E’ altresì vero che proprio in questo periodo si può manifestare questo tipo di alterazione del suo controllo sfinterico nei periodi notturni, che genera nei genitori dapprima poco o nessuna apprensione perché definito come marginale e accidentale, ma che innesca, costatata la sua perduranza ansia e sentimenti di impotenza nel genitore che non riesce in nessun modo a contrastare questo comportamento arrendendosi , al fine ad esso nella speranza che comunque cesserà da solo.
Nel periodo definito fantasmatico il bambino ha in se grandi potenzialità autoterapeutiche che quasi mai vengono attivate o prese in considerazione in quanto di difficile attivazione.
Per di più occorre una conoscenza del soggetto abbastanza approfondita cosa che il terapeuta non possiede, e che comunque abbisognano di molto tempo perché si evidenzino (là dove si riesca a stabilire tra bambino e terapeuta una buona alleanza /complicità per la risoluzione del problema).
Per questo motivo gli attori agenti della terapia sono quasi sempre i genitori o, il genitore più influente.

Strumenti e strategie:

Per operare in modo empirico occorre che vi sia all’interno del gruppo familiare una persona particolarmente influente sul bambino, una persona che riscuota la massima fiducia .
Normalmente si tratta di uno dei due genitori, ma può essere anche un’altra persona esterna al gruppo famiglia
Con questa persona il bambino stringe un patto semplice basato sul concetto di “Ricompensa alla fine”: lo strumento con cui si agisce e che viene caricato di alto valore simbolico è un quaderno/libro dalle dimensioni considerevoli che deve essere costituito da un aspetto esteriore molto appariscente (es. grande copertina istoriate, con figure fantastiche, immagini oniriche come fate, maghi buoni, o animali considerati forti e “amici”). La condizione è quella che questo Libro/quaderno/registro, o come lo si voglia designare venga utilizzato solo dal bambino e solo in particolari circostanze, poi conservato in un luogo anch’esso connotato in modo simbolico (un luogo segreto a cui per esempio hanno accesso solo lui e la persona adulta con cui ha stretto il patto).
L’utilizzo è legato a sua volta a delle regole simboliche : es. lo strumento scrivente deve essere un pennarello di certe dimensioni e del colore preferito dal bambino, o altro come un pastello a cera , ma che comunque sia utilizzato insieme al quaderno e conservato con esso.
Il patto da rispettare è legato a tutte le volte il bimbo “riesce a non fare pipì a letto di notte”. Ogni volta che questo accadrà il mattino successivo il bambino estrarrà dal luogo dove è conservato il quaderno e vi scriverà sopra il suo nome o i segni che lui identifica con il suo nome.
La seconda parte del “patto” è legato alla sequenzialità di questi eventi. Alla fine dell’ultima pagina del quaderno una volta apposta l’ultima “firma” la ricompensa sarà un regalo o un desiderio che il bambino avrà espresso all’inizio della posta in essere del patto. A quel punto la sequenza delle volte in cui egli avrà tenuto sotto controllo la vescica saranno in numero tale che egli avrà comunque sperimentato e interiorizzato questo controllo e il regalo/ricompensa che seguirà dopo il tempo intercorso dall’inizio alla fine del percorso terapeutico suggellerà il risultato/vittoria acquisita.
Se tutto si svolge nei termini di questo patto/alleanza ( che può avere anche connotazioni di segretezza ) tra bambino e adulto l’enuresi verrà superata e non si ripresenterà praticamente mai più.

Caso n. 1

D.P. di anni 5 e sei mesi al momento in cui si viene a conoscenza del problema la bambina non riesce ad avere il controllo nemmeno durante il giorno.
La motivazione fondamentale riguarda il fatto che è stata abituata a portare il “pannolone” e per motivi esterni nessuno la abituata a controllare i suoi bisogni nonostante l’età sia quella prossima all’inizio della scuola dell’obbligo.
D. è figlia unica di una coppia separata da poco, ma che da molto tempo vivevano una situazione conflittuale.
Si decide di utilizzare questo tipo di approccio terapeutico e, siccome la bambina vive con la madre il patto si viene ad istaurare tra madre e figlia.
Il grande Quaderno completamente bianco (senza righe) viene conservato in un luogo che conosce solo la bimba insieme al pennarello, la copertina reca l’immagine di un personaggio dei cartoni animati caro a D. La ricompensa viene stabilita e sarà un personaggio immaginario a portargliela se riuscirà nel suo intento.
D. appone la prima “firma” il mattino dopo nonostante sia riuscita solo parzialmente a contenere la pipì .
Ma dopo due giorni ha già un buon controllo.
Impiega in tutto 14 giorni a acquistare il controllo totale degli sfinteri superando il problema .

Caso n. 2

P.D. Il bambino ha 5 anni al momento in cui la madre e il padre decidono di rivolgersi al sottoscritto. Il bambino sta per entrare a scuola, e questo sarebbe un problema serio.
Si decide di utilizzare la stessa tecnica avendo come alleato il padre che ha un ottimo rapporto con il figlio. P. ha da circa due anni un fratellino, che al momento aveva compiuto tre anni.
Il padre stringe un patto con P. : utilizzando il “quadernone,” con identiche ritualistiche di nascondimento e segretezza , decidono di fare una “sorpresa alla madre” quando dopo aver riempito metà del quadernone P non farà “mai più” “la pipì a letto”.
La ricompensa sarà decisa alla fine quando P. avrà la possibilita di scelta tra un regalo e una giornata a caccia con il padre.
Il patto viene stretto ufficialmente senza nessun intervento della madre che ovviamente finge di essere allo scuro di tutto.
Anche in questo caso la risposta sintomatica è immediata, ma P. non ha ancora completamente superato il problema continua in modo discontinuo a fare la pipi a letto ma con tempi sempre più lunghi, lentamente ma progressivamente il bambino esce dal problema nell’arco di circa un mese e mezzo.
La scelta alla fine compiuta da P. come premio al superamento del problema è stata una giornata di caccia con il padre, e la possibilità di dire alla madre che era “cresciuto”.

Caso n. 3

L. B. Anche in questo caso il bambino a circa 6 anni e ha da poco una sorellina con cui ha sviluppato un rapporto di gelosia molto forte.
Il problema si estrinseca unicamente quando i genitori gli impediscono di dormire nel loro letto, ma nella sua cameretta. Il bambino è regredito nei comportamenti e cerca di attirare su di se l’attenzione dei genitori concentrati sulla nuova arrivata.
Anche in questo caso l’alleanza si stringe con il padre. La ricompensa in questo caso è generica ma il bambino è affascinato dalle attività del padre (rappresentate di commercio nel settore macchine agricole) per questo motivo e spesso via per lavoro.
IL metodo è sempre lo stesso la variante in questo caso è che il bambino dovrà agire da solo utilizzando in gran segreto il “quadernone”. Al suo ritorno nel fine settimana il padre e il figlio si apparteranno per far si che L. gli faccia il resoconto della settimana.
L. comincia ad avere subito una buona risposta, nei confronti dell’enuresi e nel contempo rafforza ulteriormente il rapporto con il padre al quale riferisce anche del comportamento della sorellina (su quante volte ha pianto, se ha mangiato tutta la pappa, se ha fatto disperare la madre e altro) diventa quindi il “referente” paterno delle cose di casa . la frase ricorrente che il padre utilizza spesso quando va via è “allora L. ci vediamo tra 4/5 giorni, poi ti telefono…) Puntualmente il padre telefona nel pomeriggio e in seguito tutti i giorni ad ore diverse per parlare con il figlio. Il tipo di linguaggio che usa è impostato allo scherzo per quasi tutto il tempo del dialogo tranne che nella formula di saluto in quel caso utilizza la comunicazione A/A (adulto-adulto).
L’enuresi viene superata in un tempo che non è stato precisamente quantificato ma non superiore al mese.

Caso n. 4

G. G. La bambina in questo caso aveva 5 e 3 mesi al momento in cui si decide di agire la casa in cui abita con la madre e il padre e di proprietà dei nonni materni che hanno ceduto un appartamento al piano superiore alla famiglia di G..
G. di fatto vive molto più con i nonni che con la madre o il padre. Quest’ultimo è in disaccordo con i suoceri per motivi economici. L a bambina evidenzia disordine educativo con tendenze anarcoidi, l’enuresi è solo uno dei problemi che la madre lamenta, incolpando in larga misura la situazione che impedisce alla famiglia di essere più solida da un punto di vista educazionale in quanto il padre lavora con turni a volte molto lunghi e lei stessa essendo insegnante è impegnata per molte ore al giorno. La bambina a volte vive per tutta la giornata con i nonni e spesso capita che vada a dormire da loro. I nonni, secondo quanto afferma il padre viziano G. incuranti dei tentativi educativi dei genitori.
Il primo passo che si decide di compiere è quello di accelerare il trasloco di tutta la famiglia in un appartamento di recente acquisto lontano dal precedente nucleo familiare.
Circa due mesi dopo il cambiamento di abitazione si è concluso, e, persistendo ancora il problema dell’enuresi si decide di utilizzare il metodo Bierman . l’alleato in questo caso è esterno al nucleo familiare primario in quanto si tratta di una giovane zia sorella della madre con cui la bambina ha un attaccamento particolare.
Il patto quindi che si stipula tra G e la zia è quello di andare in gita con lei una volta che si sono “contate tante firme sul quadernone per quante pagine ci sono” .
Nel patto sono ufficialmente esclusi i genitori ai quali G. vuole fare una sorpresa.
Il disegno stenta a partire appunto per la distanza di questa giovane zia dalla bambina ( si sentono per telefono) ma, dopo poco tempo di ambientamento nel quale le visite dei nonni sono state assolutamente sporadiche, si cominciano ad avere, con una certa continuità, risposte positive sul controllo di G. rispetto all’enuresi. Passa intere settimane nelle quali riesce a non fare pipì nel letto e pochi episodi occasionali nei quali non ci riesce e si arrabbia moltissimo per questo. Nell’arco di circa due mesi e mezzo l’enuresi è sotto controllo.

Caso n. 5

P.M. Il bimbo ha sei anni al momento in cui il padre si rende conto del problema , o per meglio dire si “arrende” al problema .
M. è figlio unico di una coppia che è stata per molto tempo sul punto di separarsi, il padre ha avuto un’altra relazione extraconiugale, la madre ha riversato tutta la sua frustrazione mista ad affetto protettivo sul figlio.
M. da i primi colloqui esprime in modo abbastanza evidente la scarsa stima nei confronti dei due genitori, per questo motivo, non essendoci nel gruppo familiare nessuna persona “degna di fiducia” l’alleanza si decide di stringerla tra M. ed il terapeuta. Il patto comporta anche che nulla deve trapelare dei colloqui che sono intercorsi tra lui ed il terapeuta tantomeno con la madre (la più ansiosa).
Questo genera inizialmente un certo attrito tra chi si sta occupando della terapia e la coppia. Problema che comunque giunge presto a conclusione in quanto M. decide autonomamente di voler andare "anche da solo” a parlare con il terapeuta.
Perché “è suo amico” in questo caso non si ricorre al quadernone ne ad altri supporti simbolici, il simbolismo è racchiuso tutto nel contatto tra l’adulto ed il bambino nel quale il secondo riversa sul primo tutte le sue paure e le sue intuizioni su quello che sta avvenendo all’interno della famiglia , M. sa che suo padre ha una relazione con una ragazza (relazione peraltro conflittuale). L’oasi di quiete che il bambino respira è tutta racchiusa nel momento in cui si reca dal “suo amico”.
L’enuresi primaria lentamente ma progressivamente si estingue in un tempo di circa otto mesi.

I casi su descritti fanno parte, anche se in numero estremamente ridotto, di una esperienza diretta in cui il paradigma di riferimento terapeutico si può identificare in quello socioterapeutico “classico”, nel quale cioè, la rappresentazione di realtà viene alterata in funzione di una prevalenza dell’investimento affettivo su quello cognitivo, in modo da produrre un cambiamento della propria rappresentazione della realtà, che in quanto costruita su una impalcatura a sfondo fantasmatico produce un adeguamento nella gestione del comportamento del proprio corpo.
Il ristretto campo di azione di questo modello terapeutico è legato al periodo in cui questa alterazione temporanea della rappresentazione della realtà può agire.
Al di là di questa età, in cui è possibile utilizzare questo strumento, il modello per poter funzionare ha bisogno di altri “totem” simbolici per ricreare un tipo di rappresentazione atta a produrre un cambiamento significativo.

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