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PSYCHOMEDIA
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Sport e Psiche



Dinamiche motivazionali nell’immersione subacquea

di Maria Luisa Gargiulo



Alcune premesse teoriche (breve storia delle teorie della motivazione)

La motivazione e le emozioni che ad esse si correlano sono alla base dell’impulso ad agire di ogni individuo. Quando si parla di attività sportive (sebbene la pratica delle immersioni sia da molti oggigiorno considerata una attività di socializzazione più che uno sport in senso stretto), le parole cui comunemente siamo abituati sono bisogno, forza di volontà, concentrazione, autocontrollo, competizione. Una teoria motivazionale ha lo scopo di spiegare ed in parte prevedere i comportamenti umani, compreso quello del sommozzatore.
La teoria pulsionale di Freud fece del concetto di motivazione un elemento fondamentale dello sviluppo e del funzionamento psichico. Una pulsione è un costituente psichico geneticamente determinato che opera producendo uno stato di eccitazione, di tensione che spinge l'individuo all'attività. Il concetto di pulsione va differenziato da quello di istinto. Un istinto è la capacità o la necessità innata di reagire ad un determinato insieme di stimoli in maniera stereotipata o costante attraverso un comportamento notevolmente più complesso di quello che viene definito riflesso. Come un semplice riflesso, tuttavia, un istinto è messo in relazione ad un determinato stimolo ed è costituito da una eccitazione centrale alla quale segue una risposta motoria avente un corso determinato. Nella sua ultima formulazione Freud ha considerato l'esistenza di due pulsioni, la sessuale e l'aggressiva le quali si trovano in certa misura combinate in ogni manifestazione istintuale.
Successivamente questa visione è stata etichettata da alcuni come riduzionistica e autori, come Adler, hanno introdotto altre categorie pulsionali ritenendole preminenti (per esempio la pulsione di dominio e la sua traduzione comportamentale come ricerca del controllo o del potere) oppure hanno integrato nella dimensione inconscia non solo le pulsioni primarie ma anche modelli archetipici di orientamento nella persona, come nella teoria proposta dalla psicologia analitica di Jung. Altri ancora hanno ridimensionato la componente inconscia dello psichismo, trovando la spiegazione delle diverse condotte individuali prevalentemente a livello dell'Io. Tali modelli, ed in particolare quello della psicologia dell'Io, postulano quindi che la motivazione sia ampiamente determinata non tanto dalle pulsioni primarie quanto da elaborazioni consapevoli e razionali.
Secondo la psicologia umanistica, anche il processo dell'esperienza è governato dalla tendenza intrinseca del “sistema organismo” verso l'autoattualizzazione; tale tendenza consiste nell'orientamento del sistema stesso verso la sua conservazione e il suo arricchimento. La capacità dell'organismo di simbolizzare le esperienze è sottoposta perciò a questa tendenza costante.
La tendenza verso la conservazione implica necessariamente la capacità dell’organismo di reagire a quegli stati carenziali che mettono a repentaglio la sua sopravvivenza. Ciò, a sua volta, rimanda al concetto di bisogni ed alla loro individuazione da parte dell'organismo che tende alla loro soddisfazione [1].
Maslow infatti distingue due fattori determinanti del comportamento: quelli motivazionali, che sono legati ai bisogni, e quelli della realtà, che si possono individuare nelle forze favorevoli o sfavorevoli esercitate dall’ambiente. Rientrano nel “campo esperienziale” dell’individuo sia la percezione delle caratteristiche oggettive della situazione, sia gli elementi che riguardano il “sé percepito” [2]. La salute mentale è direttamente correlata con la capacità di acquisire elementi da questi due aspetti (interni ed esterni) della realtà.
Secondo Maslow, la motivazione è la spinta prima di ogni azione umana. Ogni individuo si attiva per soddisfare i bisogni fondamentali che sono illustrati con la sua famosa Piramide gerarchica.
La tendenza all’attualizzazione dei bisogni si articola secondo un ordine di priorità che privilegia la conservazione di uno stato compatibile con la sopravvivenza e, quando questa condizione è soddisfatta, l’individuo percepisce le spinte motivazionali di ordine “superiore” che sono finalizzate a perseguire scopi non più tendenti verso la conservazione od il ripristino di uno stato di equilibrio, ma verso l’acquisizione di nuovi elementi e la ricerca di situazioni che aumentano la tensione (eustress).
Secondo questa teoria, che ha condizionato tutta la psicologia successiva, i bisogni umani sono suddivisi in cinque categorie e sono gerarchici: perché nasca il desiderio di soddisfare quelli del livello successivo, è necessario che i bisogni del livello precedente siano già stati soddisfatti almeno in parte .
La teoria gerarchica prevede che se il soddisfacimento di un bisogno inferiore viene frustrato o messo in crisi, ciò determina una modificazione temporanea degli obbiettivi e dei fini dell’organismo il quale cessa di investire nel soddisfacimento dei bisogni di grado superiore fino a che non è riuscito a ripristinare l’equilibrio soddisfacendo il bisogno di grado inferiore e pertanto gerarchicamente più importante.

La gerarchia dei bisogni

Alla base della piramide si trovano i bisogni fisiologici/organici, per esempio il bisogno di mangiare, bere, dormire, coprirsi… Della seconda categoria fanno parte i bisogni relativi alla sicurezza (safety) quali il bisogno di un rifugio, di tranquillità e di pace… Nella terza categoria troviamo i bisogni relativi all’appartenenza (belonginess) di cui fanno parte il bisogno di avere amicizie, di far parte di un gruppo, di amare ed essere amati… Nella quarta ci sono quelli relativi alla stima di sé (esteem) quali il bisogno di avere un’immagine positiva di se stessi e in generale di apprezzarsi e di essere apprezzati dagli altri. Nella quinta e ultima categoria, troviamo i bisogni relativi alla realizzazione di se stessi (self actualisation) tra cui rientrano desideri quali l’aspirazione a mettere in opera le proprie facoltà, esprimere la propria creatività, oltrepassare i propri limiti
Determinanti per la conservazione dell’equilibrio del sistema sono quindi i bisogni legati ai primi quattro livelli della gerarchia maslowiana, in quanto essi riguardano la riduzione di uno stato di carenza e possono essere ricondotti ai meccanismi tipici dell'omeostasi. Questi primi quattro livelli sono detti, infatti, anche “bisogni carenziali od omeostatici”.
I bisogni di autorealizzazione, invece, hanno la caratteristica di generare cambiamenti e stati di tensione.
La salute mentale è, pertanto, in parte correlata anche alla capacità della persona di percepire in modo non difensivo i propri bisogni ed attuare piani efficienti, realistici ed efficaci per realizzarli.
In questo ultimo aspetto ritroviamo un punto di contatto con la teoria dell’elaborazione umana dell’informazione (Human Information processing) considerando come “informazione” anche la simbolizzazione e coscentizzazione più o meno chiara di un bisogno.
Nella psicologia umanistica, la natura umana è considerata fondamentalmente positiva, nel senso che le istanze e le motivazioni sono sempre finalizzate alla conservazione ed all’evoluzione della persona. Fin dal concetto di “tendenza attualizzante” teorizzato da C. Rogers, i comportamenti umani possono essere letti in una chiave ‘personocentrica’, perché essi vengono sempre spiegati e considerati attraverso una lettura che parte dal significato soggettivo che essi rivestono per la persona stessa. L'individuazione della “tendenza attualizzante”, come la capacità degli organismi (uomo compreso) di tutelare la propria sopravvivenza e promuovere il proprio sviluppo, presuppone una fiducia nella positività della natura umana.
Questa premessa, che attiene al quadro teorico di riferimento, ha esclusivamente lo scopo di chiarire la visione secondo la quale i comportamenti di un sommozzatore saranno considerati e commentati in questo scritto.
Secondo Maslow i bisogni di natura superiore sono fondamentali quanto quelli primari anche se non sono vitali. Ciascuno di noi può raccogliere la sfida del proprio sviluppo oppure rifiutarla. In questa visione, dietro ogni riuscita si trova una motivazione che ha prima ispirato, e poi alimentato, uno sforzo.
La teoria umana della motivazione si è poi evoluta acquisendo contributi della psicologia cognitiva, dinamica, interpersonale ed evoluzionistica dell’uomo.
Infatti, attualmente il concetto di “struttura del sé” é stato ampliato per comprendere anche l'organizzazione delle idee, dei concetti e dei costrutti che una persona ha verso se stessa.
Per individuare un punto conclusivo potremmo dire che le persone nascono con la capacità di tendere verso la conservazione della vita e verso lo sviluppo e l'evoluzione.
Per garantire l'attualizzazione di questa tendenza, i bisogni fondamentali si fanno strada, l'organismo si comporta tenendo in altissima considerazione la soddisfazione di questi bisogni, perché ciò gli garantisce di mantenersi in vita e di evolversi fino a diventare adulto.

Motivazione all’attività

L’attività sportiva in generale, come qualsiasi comportamento umano, può essere considerata come una soddisfazione di bisogni a vari livelli. A prima vista è certamente una attività che crea stati di tensione, e pertanto non potrebbe annoverarsi tra quelle che soddisfano bisogni carenziali (omeostatici) e in una visione semplificata si situa al livello 5 (autorealizzazione). Ma a guardar meglio, l’attività sportiva con i suoi connotati e significati affettivi e psicosociali, ci fa intravedere bisogni di stima ed autostima, nella misura in cui la persona percepisce come preponderanti gli aspetti agonistici e di competizione. Troviamo anche aspetti legati al livello dell’appartenenza, allorquando consideriamo ciò che ha a che fare con le dimensioni gruppali, di condivisione, di socialità, di identificazione con un leader od un modello. Più profondamente si debbono individuare anche aspetti legati (sia pura volte inconsciamente) alla sicurezza, in quanto alcune istanze possono essere legate ad una motivazione verso una ridefinizione del sè “efficiente” e quindi sano, “forte” e quindi rassicurante, con i connotati di individuazione ed autoindividuazione che ciascuno può immaginare.
Sebbene abbia subito numerosi tentativi di semplificazione, la teoria motivazionale di Maslow non tende ad assegnare a ciascun comportamento un bisogno che lo giustifichi, bensì deve essere vista come una cornice di riferimento per leggere uno specifico comportamento appartenente ad una determinata persona, secondo la valenza che quel comportamento ha in quel particolare sistema di personalità. Maslow non ha mai assegnato una classificazione rigida nell’una o nell’altra categoria di bisogni, dei vari comportamenti umani, i quali pertanto non sono “interpretabili “ ossia non sono spiegabili se non riferendosi al sistema personale dei significati. Ad esempio, l’attività sportiva potrebbe essere un tentativo di soddisfare bisogni di autostima, autorealizzazione, oppure sicurezza, e ciò può essere appurato solo con un approccio personocentrico.

Immersioni e quadro motivazionale

L’attività subacquea ha però alcune peculiarità che la rendono per certi versi un po’ particolare. Personalmente ritengo che essa concentri in sè buona parte delle caratteristiche delle attività sportive, come pure di quelle ricreative, e pertanto che possa essere considerata come attività legata, almeno sul piano conscio, a bisogni di tipo accrescitivo e di autorealizzazione. Ma se solo passiamo velocemente in rassegna il repertorio classico delle frasi o degli atteggiamenti dei sommozzatori, ci rendiamo presto conto che questo fenomeno ricreativo e sociale può essere letto anche come una attività che soddisfa bisogni di tipo carenziale, finalizzati perciò alla diminuzione dello stato di tensione più che al suo accrescimento.
In alcune persone, il silenzio, il controllo della respirazione, la mancanza di gravità, spesso creano (non troppo celatamente) uno stato di ” vuoto di significati” e stimoli sul piano razionale e creano una reazione di maggiore percezione di elementi provenienti dal mondo interno. A volte questo favorisce uno stato di rilassamento, calma, pace, concentrazione. Questo fenomeno può certamente dirsi come favorente una diminuzione dello stato di ansia e di paura e pertanto ha tutte le caratteristiche per potersi collocare come una soddisfazione di bisogni attinenti al livello della sicurezza. Non è raro sentire subacquei che riferiscono di raggiungere uno stato di calma solo andando sott’acqua, alcuni riferiscono che la mancanza di rumore, la necessità di concentrarsi su parametri fisiologici, quali il respiro, ecc., li induce in una sorta di stato di grazia, un senso di protezione e di mancanza di qualsiasi tensione e necessità.
L’aspetto sociale o per meglio dire, il livello dei bisogni di affetto ed appartenenza, deve essere considerato anche alla luce del fatto che i subacquei sono pressoché obbligati dalle varie didattiche ad osservare il “sistema di coppia” ossia una serie di regole tendenti alla mutua assistenza, ma anche alla costante comunicazione delle proprie condizioni, attraverso dei gesti codificati. Il compagno di immersione è un elemento che, pur avendo una funzione di aumento della sicurezza e diminuzione dei rischi (livello 2), è un elemento che presenta anche connotati di tipo relazionale: deve essere lo stesso per tutta la durata dell’immersione e viene assegnato dal capo gruppo (la guida o l’istruttore) durante il briefing.
L’aspetto gruppale sia nella attività di didattica che in quella meramente ricreativa, sta assumendo un valore molto preponderante soprattutto negli ultimi anni, ossia da quando l’attività subacquea si è trasformata da passione elitaria a attività collettiva e diffusa. Gli aspetti altamente aggreganti che caratterizzano le attività dei centri e delle scuole di immersione sono noti a tutti. Attività apparentemente poco significative e tecnicamente non troppo difficili, stanno avendo un successo sociale a volte maggiore di tutte quelle che un tempo erano tipiche del sommozzatore classico. La buona riuscita di questo genere di iniziative e il proliferare di momenti sociali e di condivisione, sta a significare che questa attività in alcune persone soddisfa anche bisogni di appartenenza quali, ad esempio, l’individuazione di un leader e di un gruppo in cui identificarsi. Tutti i simboli di affiliazione come stemmi, magliette, particolari procedure o prassi che aiutano la persona a sentirsi parte di un gruppo omogeneo differenziato dall’esterno, sono divenuti abbastanza di prassi e generalmente con un buon grado di successo in termini di capacità aggregante e di mantenimento della frequentazione delle persone nel lungo periodo.
La valenza aggregante dell’attività subacquea non deve però mettere in ombra anche l’aspetto legato alla competitività, e più precisamente a quello di soddisfazione dei bisogni di stima e autostima (livello 4) che riveste per alcune persone.
Infatti, la proliferazione dei brevetti, delle nuove specialità e differenziazioni di corsi di tutti i tipi, se da una parte risponde senz’altro ad esigenze di tipo commerciale che hanno a che fare con la diversificazione dei prodotti, dall’altra incontra il successo del pubblico anche perché per alcune persone può avere una funzione di riconoscimento di bravura e capacità. Il conseguimento di un brevetto oltre agli aspetti di miglioramento delle competenze tecniche dell’allievo, ha per lui a volte anche una funzione di gratificazione sociale, di valorizzazione delle proprie performance, di distinzione rispetto agli altri suoi pari, ecc. Il termine “carriera subacquea” sta proprio ad indicare la sequenza del conseguimento dei vari titoli, che oltre ad un aspetto di merito, acquistano anche una funzione di “ordinatori sociali”, nel senso che contribuiscono al formarsi dei livelli gerarchici nei gruppi di sommozzatori. A volte si possono incontrare aspetti legati alla competizione ed al bisogno di riconoscimento ed autostima, non solo nelle attività didattiche e nella frequentazione dei corsi, ma anche in quelle amatoriali e puramente ricreative.

La competitività nelle attività non agonistiche

A volte chi deve soddisfare esigenze di stima ed autostima cerca un modo per valutare o comunque per collocare il proprio comportamento all’interno di una scala il più possibile oggettiva, come chi intraprende una carriera di qualsiasi tipo, lo fa all’interno di una serie di “gradini” e livelli predefiniti. Quando l’attività sportiva è di tipo agonistico ciò può avvenire anche all’interno di una singola competizione; il vincitore, la classifica, il punteggio, il record personale ecc., sono tutti elementi oggettivi e senz’altro condivisi, il più delle volte basati su numeri e pertanto facilmente confrontabili e classificabili. Ma quando, come nelle immersioni ricreative, ci si trova di fronte ad attività non competitive, in alcune persone si sviluppano comportamenti sostitutivi rispetto a quelli classicamente agonistici. Tali comportamenti tendono ad una oggettivazione, meglio ancora in una quantificazione del comportamento in immersione, il quale viene, per così dire, “tradotto in numeri”. Si può assistere, pertanto, alla tendenza a raggiungere determinate profondità, ci si confronta con le quantità di atmosfere residue una volta in superficie, si contano, catalogano, confrontano la quantità delle immersioni, ecc.…

Conclusioni

In uno scritto introduttivo come questo, è pressoché impossibile tentare di arrivare a delle conclusioni definitive, l’obbiettivo dell’articolo è più che altro quello di indicare alcuni spunti di riflessione ed insieme di iniziare a definire alcuni concetti basilari di psicologia del comportamento e del fenomeno “immersione” al fine di approfondirne successivamente alcuni aspetti.
I professionisti della formazione e della prevenzione e terapia in campo subacqueo sanno benissimo che di psicologia in questo ambito si accenna a piè sospinto, ma fino ad oggi si è dedicato poco spazio all’approfondimento e alla ricerca in questo settore. Questo articolo vuole pertanto essere anche un tentativo per iniziare ad introdurre un vocabolario ed una serie di concetti e temi che possano divenire per tutti questi professionisti un patrimonio comune.


Note:
[1] Il termine "bisogno" qui è usato col significato che Maslow intende, ossia come ‘una sequenza tassonomica di necessità insature che orientano il rapporto DELL’INDIVIDUO con la realtà’.

[2] Il concetto di “sé percepito” , utilizzato per la prima volta da Carl Rogers, comprende tutto ciò che la persona conosce di se stessa, tutto ciò che essa riconosce come appartenente a sé, il modo in cui si raffigura di essere, i sentimenti che sente di provare, le intenzioni che ha la consapevolezza di avere, i bisogni e le carenze che si accorge di nutrire. Tali elementi sono organizzati in un sistema più vasto, indicato successivamente come “struttura del sé”.


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