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PSYCHOMEDIA
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Sport e Psiche



Sport estremo e patologia narcisistica

di Paola Amadio e Salvatore Capodieci
Scuola superiore Internazionale di Scienze della Formazione - Venezia Mestre




Introduzione
Dentro ognuno di noi è presente una spinta a cercare il piacere e l'eccitamento praticando attività divertenti che possono essere, nell'idea comune, considerate come piacevoli e prive di rischio. Nelle società occidentali si trascorre buona parte della vita nella ricerca di un appagamento praticando uno sport, ascoltando musica, scommettendo sui cavalli, ballando in discoteca, andando al Luna Park, partecipando alle feste, trascorrendo il tempo nei bar o al teatro, guidando ad alta velocità, giocando a carte, visitando paesi stranieri e cos“ via.
La ricerca del piacere è un aspetto fondamentale della natura umana anche quando diventa ricerca dell'eccitamento e comporti l'esporsi a rischi significativi. Questa ricerca non avviene nello stesso modo in tutti gli individui, né con lo stesso livello di coinvolgimento e può modificarsi nel corso delle varie fasi della vita.
Attraverso lo scritto autobiografico dell'apneista Pip“n Ferreras "Nel Blu Profondo" e attraverso i video e le testimonianze che documentano la vicenda della sua compagna Audrey Mestre, tragicamente scomparsa nel 2002 durante un tentativo di record No Limits in apnea assetto variabile assoluto nelle acque della Repubblica Domenicana, è possibile cogliere alcuni elementi insiti nella pratica degli stessi sport estremi e capire come individui con peculiari tratti di personalità possano esserne attratti.
La descrizione della vicenda e la risonanza che ha avuto nel mondo sportivo e mediatico, i siti che l'hanno commentata a livello internazionale, l'opinione degli appassionati di apnea e le loro critiche, la voce stessa di Pip“n Ferreras, i video, É concorrono tutti a tracciare il profilo della personalità di questo apneista.
In che modo un disturbo di personalità può diventare significativo nella pratica di uno sport estremo? Quali tratti di personalità si ritrovano in chi sceglie questa attività? Quale pulsione sta alla base del desiderio di mettersi alla prova in performance considerate "folli" dalla maggioranza delle persone? Dove va ricercato il confine tra la patologia e l'errore umano quando fallisce un record "No limits"?
In questo articolo si cercherà di dare una risposta a questi interrogativi attraverso la valutazione psicodinamica della vita di Pipìn Ferreras.

Gli sport estremi
I cosiddetti sport estremi nascono come attività ludiche che vanno sotto il nome di sport "californiani", proprio perché diffusisi inizialmente sulla costa occidentale degli Stati Uniti attorno agli anni Sessanta. Surf, rafting, mountain bike, triathlon, free climbing, hanno varcato i confini statunitensi e, da sport di nicchia, praticati da uno sparuto gruppo di temerari, a partire dagli anni Ottanta, hanno progressivamente colonizzato anche quei Paesi maggiormente legati ad una tradizione sportiva di matrice anglosassone. Questi sport hanno alcuni caratteri comuni, che presuppongono una condivisione in chi li pratica: la forza e il coraggio, la sfida dell'imprevedibilità, l'autoperfezionamento, sino alla sfida con la morte.
Tutti gli sport estremi nascono, crescono e diventano popolari proprio rimanendo in quella terra di nessuno che separa ciò che appare umanamente possibile da ciò che sembrerebbe non esserlo. Entrare ed uscire da questa misteriosa e indefinita terra di nessuno diventa eccitante perché non essendoci confini netti e ben definiti è possibile fare delle cose quasi impossibili, estreme appunto. E proprio questo sembra essere il motore che spinge alcuni individui ad avvicinarsi a questa attività accostandosi il più possibile al limite e rimanendoci in equilibrio sopra, stando attenti a non cadere dalla parte sbagliata. Lo sport estremo sembra consistere, almeno in parte, nello stare sempre sul filo del rasoio.
Chi pratica questi sport affronta i rischi dopo averli valutati e aver preso le opportune contromisure. Sa che proverà paura, ma sa anche che potrà superarla riducendo il margine di incertezza e, quindi, di rischio effettivo. Stare sul ciglio, ma dietro una barriera protettiva costruita con esperienza, competenza e addestramento consente allo sportivo estremo di gestire il pericolo o, almeno, di avere la convinzione di poterlo fare.
il paradosso della tiger in the cage: affinché si produca l'eccitazione deve esistere la possibilità del pericolo (la tigre), ma anche la convinzione dell'esistenza di una barriera di protezione (la gabbia).
In base a tutto questo possiamo definire le esperienze "no limits" come quelle che spingono a mettersi in discussione facendo i conti con i limiti dell'idea di sé: questo è possibile grazie alla valutazione soggettiva, alla stima delle proprie capacità e dei pericoli oggettivi, ma il risultato non è assicurato. Fallire potrebbe significare rimanere gravemente infortunati o anche perdere la vita.
Gli sportivi estremi fanno l'esperienza, forse negata nella vita di tutti i giorni, di sentire l'eccitazione fisica in una situazione di stress, restando tuttavia in grado di mantenere il controllo e fare nel momento decisivo la cosa più opportuna.
Non sempre però le cose vanno in questo modo. Esistono anche coloro che, pur non avendo ancora acquisito la necessaria esperienza, vanno alla ricerca di forti emozioni, trovandosi poi in situazioni che non sono in grado di gestire. In questo caso vi è, alla base, un'errata valutazione delle proprie capacità e dei pericoli oggettivi. Quello che predomina, in quel momento, è solo la ricerca di un immediato innalzamento del livello di attivazione. Si cerca esclusivamente l'eccitazione e si perde, anche solo per qualche istante, il controllo razionale. Ed è generalmente questa la più frequente causa di incidenti nel mondo dell'estremo, sportivo e non.
Tuttavia, coloro che fanno tale tipo di errori, non costituiscono certo la maggioranza di quelli che praticano attività ad alto rischio. Tra gli "amanti del brivido" esiste una buona parte che non ha nemmeno la possibilità di lasciarsi andare, in quanto responsabile in primis dell'incolumità di altri: si tratta degli istruttori e di coloro che hanno trasformato la loro passione per lo sport in una vera e propria occupazione. Essi si mettono al servizio di altri e non hanno certo modo di pensare alla ricerca di forti emozioni.
Il concetto di rischio può essere applicato ad ogni evento o azione umana le cui circostanze siano incerte. Tali azioni sono numerose! Assumersi un rischio può significare semplicemente selezionare un'alternativa tra le tante disponibili; possono predominare considerazioni di tipo razionale od economico.
Un elemento sicuramente determinante in tale scelta è rappresentato dal grado di dipendenza degli eventi dal caso (fortuna) o dalle abilità del soggetto. E' sempre indispensabile, comunque, prendere in esame la motivazione che sollecita il singolo individuo alla pratica di uno sport estremo. Il concetto di motivazione, altrimenti definito come il mediatore tra individuo e azione, ha assunto sempre maggiore rilevanza nel fenomeno dei Sensation Seekers, letteralmente "cercatori di emozioni estreme".
Questi soggetti sono caratterizzati dal tratto di personalità "ricerca delle sensazioni" che viene misurato tramite la somministrazione di un questionario, il Sensation Seeking Scale (Cloninger, 1987). Questi studi mostrano che ogni individuo ha delle soglie di attivazione che possono essere considerate per lui ottimali e che subiscono una certa oscillazione nel corso della vita. Quando si verificano scostamenti eccessivi, in un senso o nell'altro, il soggetto tende ad attivarsi per riportare le stimolazioni sensoriali entro i giusti confini. Un Sensation Seeker potrebbe tradurre la sua motivazione nei termini "Sento, dunque sono!".

Il profilo psicodiagnostico di Pipìn
Nel 2005 viene pubblicato il libro "Nel Blu Profondo" nel quale il campione del mondo di free-diving, Francisco Ferraras, detto Pipìn, racconta il suo amore per Audrey, morta tragicamente al largo di Santo Domingo mentre cercava di battere il record del marito.
L'apneista francese Audrey Mestre perde la vita a soli ventisette anni nel tentativo di stabilire il nuovo record di immersione a -170 metri nella categoria No Limits. E' questo il tragico epilogo di una storia d'amore iniziata sei anni prima a Cabo San Lucas, in Baja California, quando Audrey, studentessa di biologia marina, incontra il massimo interprete di uno degli sport acquatici più rischiosi, controversi e affascinanti. Da quel momento i due diventano inseparabili. Anche Audrey nutre una passione smisurata per il mare e i suoi abissi e, incoraggiata dal marito, inizia a praticare l'apnea giungendo in breve a battere il record femminile della specialità. Pip“n e Audrey diventano la coppia regina del mondo dell'apnea, mettendo alla prova i propri limiti fisici e psicologici con immersioni a profondità inimmaginabili, coltivando l'amore per la sfida, viaggiando insieme, incoraggiandosi e motivandosi a vicenda.
In questo libro Pipìn racconta la sua storia, descrivendo lo spirito di avventura e la dipendenza da lui sviluppata nei confronti del free diving: un amore per il mare divenuto ben presto un'ossessione. La sua carriera è stata più volte accompagnata da polemiche, specie dopo la tragica morte della moglie. Niente potrà sostituire il rapporto unico che li legava e Pip“n riconosce la propria incapacità di trovare conforto nel mare, che fino allora era stato il suo elemento.
Il racconto è ricco di spiegazioni e informazioni sulla tecnica, sulla storia e sulla fisiologia dell'apnea e dell'immersione con autorespiratore.
Il recordman non è inoltre avaro nelle descrizioni delle sensazioni che prova durante le sue impressionanti discese e delle modalità di svolgimento delle stesse: la profondità, la spaventosa pressione, la famosa compensazione bagnata, tramite cioè allagamento delle vie aeree superiori, e molto altro.
Sono molto interessanti anche le notizie che contestualizzano la vicenda, ovviamente dal punto di vista dello scrittore, che si trova ad avere a che fare con altri protagonisti dell'apnea e racconta la sua storia, le sue amicizie, il contesto culturale nel quale è cresciuto, gli incontri affettivi e significativi della sua vita, i rapporti con importanti campioni di apnea come Maiorca, Majol, le sfide con Umberto Pellizzari, i problemi con le organizzazioni come l'Aida (Associazione Internazionale per la divulgazione dell'Apnea) e il rapporto con i mass media e gli sponsor.
Successivamente a "Nel Blu Profondo", Carlos Serra, amico e manager di Pip“n Ferreras pubblicherà nel 2006 "The Last Attempt". In questo volume l'autore, ex-socio in affari ed ex-amico di Pip“n Ferreras, illustra le risultanze dell'indagine pluriennale condotta personalmente per fare piena luce sull'incidente costato la vita ad Audrey Mestre, una tragica vicenda circondata da una fitta cortina di nebbia anche grazie all'apparente reticenza dell'IAFD (International Association of Free Divers) di cui Serra era al tempo presidente.
Attraverso la descrizione minuziosa degli eventi e dei dialoghi tra i protagonisti, Serra dipinge un quadro a tinte cupe ed inquietanti, che svela al mondo uno scenario di miseria umana senza fine, incarnato da Pip“n mito del recordismo. Quest'ultimo è descritto da Serra come la pessima copia della sua proiezione mediatica degli ultimi lustri: teatrale, macho, megalomane, falso, arrogante, violento, manipolatore, vendicativo e cos“ via. Per converso, Audrey Mestre appare come una giovane di puri sentimenti, fragile e melanconica, una donna con due tentativi di suicidio alle spalle, profondamente infelice, ormai pronta a compiere il passo definitivo e a lasciare quell'uomo cos“ incline ad eccessi di ogni tipo, prepotente e violento.
Pipìn viene descritto come malizioso e capace di ogni inganno, una persona arrogante ed insensibile affetto da megalomania e mitomania, devoto solo agli dei della Santeria cubana e a se stesso; un uomo le cui ombre prevalgono di gran lunga sulle luci, un uomo che si è lasciato alle spalle una lunga serie di incidenti mortali (ben sei, con quello di Audrey) circondati dal più fitto mistero.
Appare significativo anche il video "I confini del mare" nel quale Pip“n ripropone la vicenda raccontando la sua versione dei fatti con partecipata commozione; appare infatti visibilmente emozionato parlando della perdita della moglie e con lei della felicità.
Il video commuove, ma non parla soltanto della morte di Audrey, bens“ ci permette di vedere come l'apnea non sia solo uno sport, ma una condizione prima di tutto mentale. Sembra di percepire che la fine di Audrey Mestre abbia anche un aspetto poetico, "tragicamente felice" per il fatto che la sua vita sia finita là dove desiderava essere più che in ogni altro luogo: nel blu profondo.
Al di là delle testimonianze di quel giorno, lo speciale messo in onda da RAI Tre mostra alcuni aspetti della personalità di Ferreras e mette in luce il suo atteggiamento nei confronti di questo sport e di tutta la vicenda. Ci fa conoscere un Pip“n addolorato per la perdita della moglie, tormentato da come si sono svolti gli eventi, ma anche "perdutamente innamorato" di questo sport; la domanda che ne emerge è se la pratica dell'apnea, che ha conosciuto un notevole incremento in tutto il mondo, sia pericolosa e quando e quali siano gli accorgimenti da adottare. E soprattutto se questi tentativi di record siano una dimostrazione di fanatismo o abbiano una radice più profonda, che va al di là anche della scoperta dei reali limiti dell'uomo.

La storia clinica
Si ricostruisce di seguito il profilo psicodiagnostico di Pip“n Ferreras attraverso l'analisi dei testi che lo riguardano.
L'ambiente culturale
Ferreras è nato il 18 gennaio 1962 nel villaggio costiero di Matanzas, a Cuba; vive il momento storico della dittatura di Fidel Castro e risente delle restrizioni della libertà imposte dal regime: "la politica mi stava distruggendo" è il suo commento. Pip“n è attratto da tutte le situazione di potere e magnificenza che possano metterlo in mostra e cerca sempre di trattare con il potere. Si ingegna in tutto ciò che lo gratifichi e che lo leghi all'elemento "acqua"; si dedica completamente all'apnea. Negli anni Ô90 si trasferisce a Miami e all'inizio risente del fatto di non essere famoso come lo era a Cuba e di dover "ricominciare ad affermarsi".
Informazioni sulla famiglia
Pip“n ricorda le origini poverissime della madre, adottata da un medico, studentessa radicale, sostenitrice di Fidel Castro. Il padre era capo di una cellula politica dell'università. Entrambe i genitori erano attivi rivoluzionari e sostenitori di Castro. Ricorda: "Épresi dal lavoro seguirono distrattamente la mia infanzia". Entrambi, molto indaffarati nelle loro attività, finirono per divorziare.
La mamma lavorava al Ministero degli Esteri e il papà era giudice. Racconta la propria gelosia per il lavoro dei genitori e la cocciutaggine e la ribellione che crescevano in lui. La madre è presente nel suo racconto e la ricorda in avvenimenti importanti: la fuga da Cuba, la disapprovazione per la sua seconda relazione affettiva e l'approvazione per Audrey. Sentiva forti le aspettative dei genitori di dover diventare un "felice atleta cubano".
L'infanzia e l'adolescenza
Pipìn riporta come a tre anni non sapesse ancora parlare e camminare e imputa questo alla distrazione dei genitori; il soprannome "Pip“n" deriva dal suo infantile sforzo per dire la parola "papà".
Ha "galleggiato" a soli 8 mesi ; a 5 anni il suo gioco preferito era la caccia subacquea con un fuciletto ad elastici; ad 8 anni cattura una cernia di 20 kg. Pip“n ha frequentato la scuola superiore di perfezionamento atletico, poi nuoto agonistico, specialità 100 metri stile libero e farfalla; entrato in nazionale ha partecipato per due volte ai campionati affermandosi come campione nazionale nelle due specialità. Ha cominciato a praticare la caccia subacquea molto presto, trascurando l'impegno scolastico. Si assentava, infatti, da scuola fin dai primi anni per dedicarsi alla sua passione. Pip“n riferisce come abbia appreso in fretta che i pesci più grossi si trovano a grande profondità ed è stato questo che l'ha incoraggiato ad immergersi e a diventare uno dei primi campioni cubani di immersione in apnea. Nel 1982 partecipa ai primati di apnea e senza una specifica preparazione raggiunge in assetto costante -61 metri. E' stato per quattro volte campione nazionale di caccia subacquea.
Le relazioni affettive
Pip“n giovanissimo conosce Luisa, si sposa a 19 anni andando a vivere con lei, la suocera e il compagno di quest'ultima; i continui litigi porteranno alla rottura del matrimonio ed ad un conseguente stato depressivo. Successivamente sposa Sonia, un'italiana, dalla quale ha una figlia. Sentiva l'incapacità di sostenere una relazione di coppia, ma apprezzava la bravura di Sonia come "socia in affari". Ha poi una relazione con la "immatura" Yamile, che gli darà un secondo figlio; fugge successivamente con lei in Florida. Nel 1996 a Cabo San Lucas, in Baja California, incontra Audrey Mestre, una studentessa francese di 22 anni, appassionata di mare. Lui viene da due divorzi, ha due figli e ormai da tre anni ha voltato le spalle a Fidel vivendo a Miami. Si definisce un cubano "calvo, arrogante e maschilista". Si innamorano, si sposano e anche Audrey comincia a praticare l'apnea.
Le relazioni amicali e le figure significative
Ferreras si è sempre attorniato di figure significative e importanti. Nel 1989 arriva in Sicilia per una gara e qui conosce Enzo Maiorca. "é stato tutto per me, ammiro la sua onestà" sostiene Pip“n parlando del campione siracusano. Si circonda e tiene contatti con profondisti importanti, organizzatori di competizioni sportive, recordman; stringe amicizia in quel periodo con Carlos Serra. Ritiene fondamentali anche i rapporti con il mondo dello spettacolo e della televisione: riferisce importante l'interessamento del regista James Cameron per le sue imprese. Nel gennaio del 2000 Pip“n Ferreras raggiunge l'incredibile profondità di -162 metri. Poco prima, Umberto Pellizzari aveva detronizzato Pip“n raggiungendo -150 metri. I due, un tempo amici, vivono una profonda competizione che si riflette anche al di fuori della sfera sportiva.
La carriera e l'apnea
Pip“n entra nell'albo d'oro dei primati mondiali di immersione nel 1987 scendendo in assetto costante a Cayo Largo (Cuba) a -67 m. Nel 1988 firma il contratto con la Mares che gli assicura una certa tranquillità economica. Pip“n è affascinato dalla competizione degli atleti italiani e arriva a -110 metri, un traguardo mai raggiunto prima. Nel 1991 prende parte ad una competizione in assetto variabile; riporta che il suo record di -115 metri sia stato il primo ripreso dal vivo in una competizione d'apnea: diventa cos“ una celebrità anche in Europa. Nelle acque tropicali delle Bahamas Pip“n raggiunge -125 metri. Alle Olimpiadi Blu del 1994 che si disputano in Italia il record è migliorato di un altro metro. Pip“n si allena per 8 mesi per stabilire nuovi record e, nel 1997, raggiunge l'incredibile profondità di -152 metri nell'isola di Grand Cayman. Nel 2000, come accennato sopra, in Cozumel (Messico), il giorno del suo trentottesimo compleanno, si immerge alla profondità di -162 metri. Pip“n attribuisce il suo successo all'allenamento specifico: ha lavorato con fisiologi, scienziati e biologi marini in numerosi esperimenti volti a chiarire aspetti di medicina subacquea e del comportamento dei mammiferi marini. La sua attenzione si è poi focalizzata sullo sviluppo e la promozione dell'organizzazione mondiale per l'addestramento all'apnea. Continua a tentare record per migliorare le sue prestazioni, nel 2000 tenta di raggiungere la quota -164 metri, ma sviene nell'ultimo tratto di risalita. Si chiama "sincope delle acque di superficie", che è il nemico della riemersione. Pip“n interrompe l'attività e questa decisione sottende anche la sua paura di invecchiare, di avere perso coraggio e un senso di profonda insoddisfazione personale (Volpe, 2002).
Il rapporto con Audrey
La carriera di Pip“n si intreccia con quella di Audrey, che arriverà a superarlo scendendo a -166 metri. Pip“n è fiero e geloso e la incalza affinché raggiunga i -170 metri di profondità. In poco più di un anno Audrey migliora di 41 metri il proprio record personale. Pip“n scrive nel suo libro che a quella profondità il blu è terribile: le orecchie dolgono, sul corpo pesa una pressione enorme, i polmoni si riducono alle dimensioni di un'arancia, la frequenza cardiaca cala a soli 20 battiti al minuto, il cuore viene spinto in su, verso la cavità toracica. E' un marito esigente e il suo amico Carlos protesta: "Tratti i metri come noccioline, se fai cos“ non rimarrà più niente da tentare". Lui risponde che ci sono due tipi di persone: quelle che nella vita immergono solo l'alluce e quelle che si buttano dentro a pesce; spiega, poi, che Audrey in allenamento scende a -170. Sarebbe stato sufficiente rifarlo, magari migliorandosi; -171 metri – aggiunge - sono pari ad un palazzo di 55 piani.
Pip“n di quel giorno ricorda tutto: c'era brutto tempo, ci vollero tre persone per portare a bordo la slitta zavorrata, appesantita da 45 chili di piombo, con cui Audrey sarebbe scesa. Pip“n rivede sempre la stessa scena: lui è in acqua per i controlli, allunga la mano verso il bombolino, gira la valvola, sente il normale sibilo dell'aria, un refolo contro la mano. Domanda: il bombolino è pieno? "S“", qualcuno rispondeÉ Racconta che Audrey ha un sorriso malizioso negli occhi. "Tutto bene?", lui le chiede. Saranno le ultime parole. Lei va giù. Poi più niente, per cinque minuti. Lui si preoccupa, scende a -90 metri vede le bolle e Audrey svenuta che gli viene consegnata in braccio da un sub di supporto. Nessuno sa spiegarsi cosa sia successo, c'è stato un malinteso, riferisce Pip“n, l'hanno persa di vista in un tratto ed è caduta come una foglia. Forse dal bombolino non è uscita aria. Audrey è rimasta sott'acqua otto minuti e trentotto secondi.
Il dopo Audrey
Successivamente alla tragica vicenda, P“p“n smette di immergersi, non dorme più e assume psicofarmaci, dimagrisce nove chili. Riferisce che un giorno da Miami leva l'ancora e con la barca va a Fowley Light, un "loro" posto, scivola nell'acqua, la sente viva, capisce che Audrey è l“ ogni volta che lui si tufferà in mare. Pip“n riprende da dove aveva lasciato lei: - 170 metri. Vuole riscendere, ritrovarla. Proverà a Cabo San Lucas il 18 agosto, ricorrenza del loro matrimonio ma attorno non ha più tutti i suoi compagni. Scende, dov'era arrivata lei e d'un tratto prova la tentazione di non tornare. Racconta che mentre era con la mano sulla valvola ha aperto gli occhi rivedendo Audrey.
La tragedia di Audrey Mestre ha suscitato un'enorme eco che ha invaso i forum e acceso dibattiti fra la gente comune, gli specialisti dell'apnea e le persone presenti al tentativo di record.
Serra nel suo libro arriva ad approfondire il profilo psicologico di Pip“n per mettere in evidenza una serie di inquietanti corrispondenze tra il suo modo di essere ed agire e la sindrome di narcisismo maligno (Volpe, 2007). descritta come una situazione psicologica contraddistinta da "un senso maligno di onnipotenza e invincibilità, dalla sensazione di impunità, assenza di empatia e senso morale, prevalenza di un vissuto in cui Ôtutto è fattibile' al fine di soddisfare le proprie pulsioni" (Kernberg, 1992).

Lettura clinica del caso
Pip“n sostiene che l'apnea ha rappresentato sia per lui che per Audrey il vero significato della loro esistenza. Quando parla del rischio presente in questo sport, Pip“n lo fa riferendosi ai numerosi aspetti tecnici presenti e l'atteggiamento è di sfida e di onnipotenza: la sofferenza fisica e psicologica non lo hanno mai spaventano. Nella sua vita ha conosciuto altri campioni di apnea (Pellizzari, Maiorca e Mayol), che l'hanno affascinato e stimolato nelle sue imprese. Ferreras non manca di sottolineare la rivalità con altri campioni di questo sport e come l'amicizia non possa convivere con l'esasperazione che lui antepone a tutto rendendo cos“ i rapporti interpersonali burrascosi.
Pip“n ha sviluppato nel corso della sua adolescenza un'avversione per la restrizione della libertà; lo stesso clima politico che i genitori gli avevano fatto respirare si trasforma nel non accettare quello che la società gli proponeva sviluppando sentimenti eccessivi di rabbia e avversità verso le costrizioni e il controllo esercitato dall'esterno.
Il rapporto con la madre, sempre presente tra le righe del suo scritto, i matrimoni e l'esperienza della paternità segneranno la sua personalità e il rapporto con la figura femminile che si strutturerà gradualmente nel controllo e/o lo sfruttamento per raggiungere i propri obiettivi e nel non rinunciare mai alla propria libertà.
Molti sono le parti del suo testo in cui manifesta il fatto di essere costantemente assorbito da fantasie di successo illimitato, potere, fascino, bellezza o amori ideali. Pip“n ritiene di essere "speciale" e unico e che soltanto altri individui (o Istituzioni) speciali o di alto rango sono in grado di capirlo o degne di frequentarlo.
Gli elementi di grandiosità e magnificenza si desumono dal fatto che Pip“n è attratto dall'esteriorità e dalla grandiosità delle situazioni; sente il bisogno degli altri ma non riesce ad entrare in empatia con loro mettendo in atto eccessivi comportamenti di controllo, sfruttamento e protagonismo.
La mancanza di empatia e la preoccupazione per il fallimento si evidenziano in molti passi: è incapace di riconoscere e sentire i sentimenti e i bisogni degli altri e li colpevolizza di quello che succede invece di attribuirsi le proprie responsabilità persino il Destino occupa un posto importante nelle sue considerazioni.
L' incontro e il legame con Audrey sembra, in un primo momento, cambiare la forte personalità di Pip“n anche se all'interno della concezione grandiosa di se stesso, come testimonia il suo primo commento sulla moglie: "non è male, benché sia un po' troppo magra, ma al momento ho altro per la testa". E Audrey, invece, lo gratifica confermandogli quanto sia già famoso nel mondo dell'apnea: " ÉFu allora che sentii parlare di Lei", gli dice il giorno che si conoscono.
L'insistenza di Pip“n nei confronti della moglie è ben sottolineata nel testo ed è inscindibile dall'ambizione di voler a tutti i costi vincere attraverso la stessa Audrey. E' comunque presente in lui la consapevolezza di non voler o non essere capace di cambiare il proprio modo di essere e di comportarsi.
Ferreras idealizza Audrey sopravvalutandone le capacità, la incalza affinché migliori le sue prestazioni in un crescendo continuo che sembrava quasi una competizione con se stesso. Pip“n rimane, infatti, il vero protagonista della preparazione del record: spiega tutte le operazioni ed è sempre lui che ha il controllo della situazione prima che Audrey effettui la sua ultima immersione; si coglie proprio in questo evidenziare la sua competenza in tutto, ciò che potrà consentirgli in un secondo momento di non sentirsi in colpa e di negare le proprie responsabilità sull'accaduto. Quando vede che la moglie non riemerge, Pip“n si tuffa come una furia in acqua con la disperazione di chi non vuole accettare la sconfitta e ancor prima di pensare alla perdita della sua compagna pensa al fatto che la missione sia fallita e anche quando percepisce la realtà della morte di Audrey rimugina sul fatto che l'impresa avrebbe dovuto riuscire.
Pipìn rimane sempre il protagonista e quello che non può controllare lo attribuisce al Destino, al Dio della Santeria.

L'ipotesi diagnostica
Gabbard (1989) distingue un tipo narcisistico inconsapevole, dominato dalla dimensione grandiosità-esibizionismo, da un tipo ipervigile, legato all'aspetto vulnerabilità-sensibilità.
Altri autori hanno rilevato l'esistenza di due sottotipi di narcisismo anche se li hanno definiti con termini diversi. Rosenfeld (1987) distingue i narcisisti "dalla pelle dura" dai narcisisti "dalla pelle sottile"; Masterson (1981) parla di narcisismo "manifesto" e "celato"; Wink (1991) ed Akhtar & Thomson (1982) descrivono due categorie diagnostiche differenziate: la forma overt e quella covert.
In tutte le classificazioni, la prima configurazione narcisistica, la più comune e diffusa, include tra i segni caratteristici: desideri grandiosi, arroganza, sfruttamento interpersonaleÉ La seconda categoria appare meno palese, caratterizzata com'è da un comportamento sensibile, timido e vulnerabile. I pazienti covert, dietro il loro atteggiamento reticente e inibito, coltivano gli stessi desideri grandiosi dei narcisisti overt, ma nel loro mondo fantasmatico. Come osservano Cooper e Ronningstam (1992): "le altre persone erroneamente interpretano il loro timido e preoccupato desiderio di occuparsi di qualcuno come interesse genuino per gli altri. Incapaci di mantenere relazioni personali durevoli, sono segretamente denigratori, invidiosi delle persone che li circondano, e incapaci di trarre soddisfazioni dalle proprie realizzazioni, che a volte sono anche considerevoli (É). Questi pazienti provano un senso di colpa e di vuoto interiore; avvertono altres“ l'inconsistenza delle proprie relazioni interpersonali che rovinano, alla fine, palesando la loro mancanza di genuino interesse per gli altri".
Per il DSM-IV-TR (2000), la caratteristica essenziale del Disturbo Narcisistico di Personalità è una modalità pervasiva di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), di bisogno di ammirazione, di mancanza di empatia che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti. da notare, nel caso di Pipìn Ferreras, la grandiosità disinvolta e la preoccupazione per le fantasie di successo (anche non realistiche).
é assorbito dall'invidia per le stelle dello sport e dagli aspetti esteriori della vita che emula e cerca di raggiungere; presume che gli altri siano invidiosi di lui.
Sembra richiedere costante attenzione e ammirazione ed è incapace di riconoscere e percepire come si sentano gli altri (mancanza di empatia).
Può adorare e adulare gli altri se gli sono utili, ma cambia rapidamente idea se non lo sono, svalutandoli freddamente e mettendo in evidenza i loro difetti. Non mancano in Ferreras anche alcune caratteristiche del Disturbo Istrionico di Personalità.
Utilizza l'aspetto fisico per attirare l'attenzione su di sé, esprime le emozioni con esagerazione e teatralità inappropriate, si trova probabilmente a disagio in situazioni nelle quali non è al centro dell'attenzione ed indubbiamente manifesta un'espressione delle emozioni rapidamente mutevole e superficiale.
Il confronto tra i due testi (ÔNel Blu Profondo' e ÔThe last attemp') fa emergere la tendenza di Pip“n ad idealizzare o svalutare le persone che ruotano intorno a lui. Le nuove relazioni, che Pip“n stabilisce, vengono create sulla seduzione, sull'immagine di sé e sul protagonismo. Gli stessi rapporti affettivi (i matrimoni) si inquadrano nella ricerca di nuove amicizie o amori per sostituire persone andate via, senza aver prima elaborato la separazione o l'abbandono. Il suo obiettivo è di ottenere sempre l'attenzione del pubblico e di chi gli sta vicino, condizioni queste ultime che appaiono indispensabili per lui.
Pip“n, soprattutto come lo descrive Carlos Serra, si è avvalso di menzogne, di omissioni nei racconti, di mezze verità, ecc. per riuscire ad essere convincente e non manca, quando può, di incolpare gli altri in più situazioni. Sappiamo d'altronde che le persone affette da patologia narcisistica cercheranno di attribuire le proprie manchevolezze e i propri fallimenti agli altri. Molti sono gli episodi che si possono riportare, non per ultimo la colpa stessa che Pip“n attribuisce al Fato o agli Dei avversi; non emerge mai una sua autentica riflessione sul fatto che possa essere stato lui a sbagliare.
Oltre a questi tratti riguardanti il Disturbo Narcisistico, altri si possono riferire al Disturbo Borderline di Personalità, come la continua ricerca di nuove amicizie o amori per sostituire le persone che se ne vanno, la particolare capacità di comprendere al volo e di capire qual è la persona più adatta da "agganciare" e sulla quale far presa per raggiungere i propri scopi economici e affettivi. Audrey, purtroppo, si è inconsapevolmente prestata ad assumere questo "ruolo".
Tutta la vicenda evidenzia, inoltre, i comportamenti che hanno reso sempre burrascose le relazioni interpersonali generando conflitti in luoghi di lavoro, con gli amici e i conoscenti.
Pipìn ha sovraccaricato Audrey di compiti, e quando questa raggiungeva gli obiettivi si offendeva tendendo a svalutarla; anche Audrey ha giocato però un ruolo significativo nella loro relazione. Secondo Serra si è sentita usata e manipolata ed è stata costretta a sacrificare i propri bisogni personali in favore di un'esistenza dedicata a Pip“n. Sembrerebbe che Audrey non abbia compreso numerose situazioni che hanno generato in lei una forte tensione emotiva: ha accettato in toto alcuni aspetti della personalità di Pip“n (compiacendolo nell'asservire la Santeria cubana, indossando la bandana in onore del dio del mareÉ) non sapendosi imporre nel rifiutare l'estenuante competizione e l'esasperato miglioramento dei record. La "passività" di Audrey verso il comportamento imprevedibile del marito l'ha costretta a tentare continuamente di calcolare quale sarebbe stata la sua prossima mossa e gli effetti che questa avrebbe sortito. Probabilmente Audrey, assecondando i desideri di Pip“n, tentava di colmare un suo vuoto interiore. Ovviamente non possediamo gli elementi necessari per conoscere il vissuto di Audrey all'interno della relazione con il marito; di certo si è sentita in molti momenti indispensabile, ammirata, capace, idolatrata e probabilmente deve aver pensato che con il suo affetto avrebbe potuto far fronte alla "non facile personalità" di Pip“n. Dal libro di Serra si può desumere che il suo coinvolgimento affettivo sia risultato non privo di difficoltà e dubbi e che abbia pensato che sarebbe stato meglio lasciare Pip“n. Probabilmente a causa delle frequenti manipolazioni che subiva non accettava più la realtà dei fatti, si sentiva persa. Serra, ma anche tutto il mondo, l'ha vista triste prima di tentare il record e quelle immagini hanno fatto il giro del globo: probabilmente era entrata nella consapevolezza del cambiamento di rapporto che lei stessa avrebbe dovuto portare avanti con Pip“n.

Il narcisismo e la pratica degli sport estremi
Riprendendo i criteri generali del DSM IV TR (2000) possiamo sottolineare come la caratteristica essenziale del Disturbo Narcisistico di Personalità sia un quadro caratterizzato da tendenza alla superiorità, necessità di ammirazione e mancanza di sensibilità per gli altri. Gli individui con disturbo narcisistico appaiono spesso presuntuosi, credono di essere speciali, superiori, di dover essere soddisfatti in ogni loro richiesta e di avere diritto ad un trattamento speciale. Risultano, inoltre, incapaci di mettersi in discussione ed accettare le critiche. Hanno solitamente difficoltà a riconoscere che anche gli altri hanno dei desideri, dei sentimenti e delle necessità. Sono convinti che le proprie esigenze vengano prima di ogni cosa e mal tollerano di non veder soddisfatti subito i propri bisogni.
Le relazioni interpersonali sono tipicamente compromesse a causa di problemi derivanti dalle eccessive pretese, dalla necessità di ammirazione e dal relativo disinteresse per la sensibilità degli altri. Gli individui con patologia narcisistica, infine, provano spesso invidia o ritengono che gli altri siano invidiosi di loro. Tendono a vedere il prossimo in chiave competitiva e a lottare per stabilire e mantenere una posizione di supremazia. Le relazioni sono spesso fallimentari; scelgono generalmente partner deboli e sottomessi, che li ammirino e li facciano sentire importanti. Dopo un po' di tempo, però, si annoiano, si sentono insoddisfatti e vanno alla ricerca di nuovi flirt, volti a stimolarli nuovamente, oppure tentano di trasformare il/la partner, manipolandolo a loro piacimento. Anche in amore vivono con un costante senso di competizione e il gusto che traggono dalla relazione è principalmente quello della conquista della "preda". Vivono le relazioni sessuali con forte ansia da prestazione.
Nei rari casi in cui entrano in relazione con una persona "al loro livello" che ammirano, ma non vengono contraccambiati, soffrono di ansia d'abbandono.
In ogni caso i narcisisti, anche quando hanno la sensazione di avere tutto ciò che desiderano (successo, amore, soldi, ecc.) si sentono costantemente insoddisfatti e attraversano fasi depressive a cui non sanno dare una spiegazione. Il soggetto affetto da personalità narcisista, in realtà, non si ama, ha un basso concetto di se stesso e per questo cerca l'approvazione degli altri facendo s“ che lo considerino unico, straordinario, grande, adorabile.
Nell'epoca attuale il rischio riveste una molteplicità di forme e significati con un denominatore comune: la ricerca di limiti che abbiano un valore di garanzia per l'esistenza. "Andare all'estremo di se stessi", "oltrepassare i propri limiti", ecc., sono tutti comportamenti di sfida necessari per affrontare se stessi, sotto gli occhi degli altri. Attraverso la ricerca dei limiti, l'individuo indaga le proprie caratteristiche, impara a riconoscersi e a dare valore alla propria esistenza.
Affrontare un rischio diventa la sfida suprema: incantare simbolicamente la morte. Sfidarla, tracciando i limiti della sua potenza, rafforza il senso di identità dello sfidante. Dal successo dell'impresa nasce l'entusiasmo, il vissuto di percepire significati capaci di restituire all'esistenza, almeno per qualche tempo, delle basi più favorevoli. Sfidare la paura, sentirsi totalmente liberi, potenti e invincibili, assecondare il bisogno irrefrenabile di spingersi oltre sollecita, chi pratica lo sport estremo, ad insistere cercando di raggiungere mete sempre più ambiziose.
Per i dipendenti dal rischio il tempo del pericolo è un tempo sacro, perché procura l'esaltazione, l'ebbrezza interiore di osare un'impresa in cui la vita è appesa a un filo. Proprio perché c'è la possibilità di perdere tutto, c'è anche quella di vincere tutto.
In una società in cui tutto diventa indifferente, occorre misurare il valore dell'esistenza rischiando di perderla. Paradossalmente, sfiorare deliberatamente la morte conferisce un prezzo alla vita, quando manca un sistema di significati e di valori collettivamente condiviso.

Sport e limite
I Disturbi di Personalità rappresentano il gruppo di disturbi psichiatrici maggiormente in aumento nella nostra epoca; tra questi il Disturbo Borderline ed il Disturbo Narcisistico di Personalità appaiono indubbiamente tra le condizioni psicopatologiche più complesse e di difficile trattamento. Le cause della loro crescente diffusione vanno ricercate, oltre che nelle determinanti di natura biologica, anche in una serie di matrici di tipo psicologico, culturale e sociale di grande rilievo. L'emergenza del fenomeno è, senza dubbio, ulteriormente complicata dalla frequente comorbilità di tali patologie con disturbi da discontrollo degli impulsi, da abuso di sostanze e da dipendenze patologiche. Sia il soggetto narcisista che il soggetto borderline soffrono per via del loro rapporto con il limite. A volte del tutto assente, a volte presente solo parzialmente, a volte troppo rigido, il limite viene ricercato e negato allo stesso tempo, nelle relazioni con l'altro e nelle condotte al limite (od oltre il limite) della "normalità", come nel caso degli sport estremi, degli abnormi comportamenti alimentari, degli abusi di sostanze, della promiscuità sessuale e dei gesti autolesivi.
In tutti questi ambiti il corpo è messo a durissima prova, nello sport professionistico le pressioni e i ritmi sono arrivati ormai a livelli insostenibili. Bisogna dare il massimo. A qualsiasi costo.

Sport e narcisismo
Il narcisismo è un regolatore dell'autostima, deve mantenere il sé coeso fornendogli una colorazione affettiva adeguata. Il narcisismo non è sempre patologico; la capacità di sollevare l'autostima dopo una caduta è un'importante risorsa per la salute psicofisica. L'attività narcisistica è patologica quando diventa eccessiva a causa di falle nella struttura del sé, falle che vanno continuamente riparate. Si deve concepire il narcisismo sano e il narcisismo patologico come dimensioni che si dispongono lungo un continuum che va dalle forme più utili e necessarie allo sviluppo e al benessere dell'individuo alle forme associate a manifestazioni più o meno stabilmente strutturate di patologia.
L'analisi delle condotte manifestate dai protagonisti dello sport estremo ci riporta a due gruppi di narcisisti: il primo caratterizzato da grandiosità ed esibizionismo, il secondo da vulnerabilità e ipersensibilità.
Gli appartenenti al primo gruppo, tra i quali possiamo collocare Pip“n Ferreras, sono chiamati "overt" e non hanno consapevolezza della situazione. Il narcisista è molto soddisfatto di sé, è arrogante, sprezzante, invadente, vanitoso, egocentrico ed ha un intenso bisogno di protagonismo. E' un manipolatore, un intimidatore, indifferente allo stato d'animo degli altri, ha la "pelle dura" (Rosenfeld, 1987) e tende a costruire scudi tra se e gli altri che lo rendono impermeabile, insensibile. E' competitivo ed ha la finalità di ottenere riconoscimenti immediati e gratificazioni. Si sente speciale, dà per scontato che gli spettino particolari privilegi e prova un profondo, spesso incontrollabile, sentimento di rabbia quando non gli sono riconosciuti dei trattamenti speciali. Si sente potente e tende a svalutare l'oggetto esterno. Il bisogno di superiorità in realtà cerca di compensare un forte sentimento di inferiorità; ha interesse per l'oggetto affinché ammiri il suo Io grandioso.
Il secondo tipo di narcisismo, chiamato anche "covert", riguarda il soggetto inibito e schivo, che cerca di non essere mai al centro dell'attenzione e ha difficoltà nei rapporti con gli altri. E' molto sensibile e gli atteggiamenti del prossimo lo condizionano eccessivamente, le critiche lo feriscono profondamente. Ha un complesso di inferiorità manifesto che gli fa considerare gli altri perfetti (idealizzazione del prossimo) e se stesso inadeguato (sentimenti cronici di inadeguatezza). Sente frequentemente vergogna e umiliazione, impotenza e sconforto. Queste ultime sensazioni evocano una situazione depressiva. Apparentemente questo narcisista appare meno grave del primo, anche se difficilmente riuscirà ad avere successo nella vita proprio per la sua forte inclinazione ad auto-svalutarsi. Il narcisista è in continua lotta per difendere il proprio equilibrio, dimostra mancanza di interesse verso gli altri, ma è altrettanto indifferente verso i suoi veri bisogni e sovente il suo comportamento risulta autodistruttivo.

Conclusioni
La pratica dello sport estremo riguarda per lo più alcuni tipi di personalità.
Fra le categorie che lo praticano possiamo identificare "il professionista sano dello sport estremo" che riesce a programmare la propria impresa riducendo al minimo i fattori di rischio e avvalendosi di un team preparato tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello psicologico e soprattutto nella dinamica di gruppo. Si annoverano tra questi sportivi personalità come Reinhold Messner o lo speleosub Luigi Casati.
La buona programmazione dell'impresa o del record consiste nel calcolo del rischio che deve essere il più possibile "oggettivo" e che diventa la componente fondamentale per la decisione e la riuscita dell'impresa.
Un'altra categoria è rappresentata dai "Sensation Seeker" (Cloninger, 1987) che pur di andare a caccia di emozioni, sono pronti a compiere le imprese più spericolate.
Una terza categoria è rappresentata da "colui che si ciba della propria immagine", colui che accetterà la sfida pur vedendo aumentare il numero di rischi. Rientra in questo gruppo il "narcisista" che con il tempo vede ampliarsi la possibilità d'errore ma questo non lo allontanerà dalla pratica dello sport estremo e dalla continua ricerca di colmare il vuoto interiore con la ricerca di sensazioni estreme, al fine di migliorare non tanto se stesso quanto soprattutto l'immagine che ha di se stesso. Pip“n ha continuato la pratica dello sport dell'apnea andando oltre il proprio limite e continuando la sfida del record anche dopo la morte d'Audrey. Egli ha coinvolto Audrey e altre persone nella propria "corsa" alla gratificazione arrivando a creare con la moglie una sorta di coppia "narcisistica".
Ci sono, infatti, coppie formate da un narcisista overt-perpetratore e da una narcisista simbiotica covert-vittima (Gear, Liendo & Rathge 2005) ed entrambi hanno bisogno dell'altro ai fini di regolare la propria autostima o, in altri termini, di "trionfare", per denegare l'impotenza infantile (Filippini, 2005).
La mancanza di empatia ha portato Pip“n a credere troppo in se stesso e diventando il "perpetratore" ha esercitato un maltrattamento psicologico, consistente in tentativi di controllo dell'oggetto compiuti attraverso la denigrazione, la svalutazione, il rimprovero e il sarcasmo, nei confronti della sua compagna di vita e di immersioni che è diventata cos“ la "vittima".
La vicenda esistenziale di Pip“n, come lui ce la offre attraverso la sua autobiografia e attraverso le testimonianza di chi l'ha conosciuto, sono un importante spunto per una riflessione clinica in termini psicodinamici.
Le perversioni narcisistiche o relazionali sono state studiate fino ad oggi molto poco sia perché costituiscono un ambito nuovo, ma soprattutto per il fatto che è raro che lo psicoanalista osservi direttamente questa patologia perché essa si realizza nel gruppo, nella coppia, nella famiglia.
Un altro motivo per cui è raro che soggetti come Ferreras vengano visti dallo psicoterapeuta è che i comportamenti che mettono in atto sono in genere egosintonici e mimetizzati dietro facciate di apparente normalità: è ben difficile che una personalità narcisistica come quella di Pip“n pensi di consultare qualcuno per farsi aiutare, a meno che non si verifichino degli scompensi gravi. Ciò avviene, a volte, nel momento in cui il legame tra vittima e perpetratore va in crisi e quest'ultimo sente di poter perdere davvero la sua vittima.
Un terzo motivo che ha contribuito a tenere l'area delle perversioni narcisistico-relazionali fuori dall'osservazione della psicoanalisi ha a che fare con il tipo di sentimenti che esse suscitano nel terapeuta: "vissuti di antipatia, fastidio, noia, talora diffidenza e/o disinteresse per il sentore di inautenticità [...]. Comunque ci pongono in situazioni transferali e controtransferali che sollecitano le nostre stesse inclinazioni perverse più o meno clandestine e inconsapevoli delle quali nessun essere umano è esente, ma dalle quali fortemente ci difendiamo" (Pandolfi, 1999).
Questa valutazione diagnostica di Pip“n ha consentito di prendere in esame numerosi aspetti caratteristici del Disturbo Narcisistico di personalità. Sarebbe, però, importante analizzare con più attenzione anche la personalità di Audrey per capire in che modo la collusione patologica con il marito le abbia impedito di sottrarsi alla seduzione e alla fascinazione di bisogni onnipotenti diventandone la "vittima" anziché restare prossima a se stessa nel volgere lo sguardo al proprio mondo interno oltre che all'affascinante mondo esterno degli abissi sottomarini.

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