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PSYCHOMEDIA
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Coppia e Famiglia


Il corpo smarrito
Ridefinizione del ruolo del corpo tra fecondazione artificiale e realtà virtuale

di Patrizia Vaccaro



"Io sono il mio corpo” (Merleau-Ponty,1945, p.197), questa è una delle affermazioni chiave contenuta in “Fenomenologia della Percezione” di Merleau-Ponty, che vuole sottolineare l’inscindibile legame mente/corpo, il ruolo fondamentale che il corpo riveste nel processo di acquisizione/costruzione dell’identità.

L’identità passa dal corpo. Ma oggi cos’è il corpo? Che valore ha e che ruolo riveste nell’essere persona? Questi interrogativi non avrebbero senso se non si fosse arrivati a un progresso tale tra medicina e biotecnologie, per cui si cerca (e si può agire) di condizionare quelle che erano le certezze naturali aldilà di ogni controllo umano: la vita, la morte e la realtà del mondo in cui si è inseriti.

            Temi come fecondazione artificiale, manipolazione genetica, clonazione, trapianti d’organo sono diventati argomenti “caldi” di questi ultimi anni. Si moltiplicano i dibattiti di ordine etico tra religiosi e laici o semplicemente tra persone che discutono di vita e di umanità.

Di pari passo poi la costruzione di una realtà parallela a quella da sempre conosciuta, ha aggiunto interrogativi ad altri interrogativi. Si tratta della realtà virtuale, una realtà digitalizzata che rimanda a un corpo virtuale e conseguentemente pone questioni riguardo all’esserci, al senso di presenza del soggetto nel mondo.

            E soprattutto si creano domande intorno a un corpo che diventa altro rispetto al semplice essere biologico arricchito nel suo ruolo dall’importanza che riveste nella costituzione dell’identità del soggetto.

 

IL CORPO OGGI

La situazione odierna pone il corpo in una posizione subalterna rispetto alla mente, perché fondamentalmente è cambiato il modo di vedere e considerare il corpo e perché, quasi con un delirio di onnipotenza, si vanno via via realizzando quelle fantasie di superamento dei limiti umani grazie al progresso e alle tecnologie, creando paradossalmente sentimenti di smarrimento e paura[1].

Una volta che l’uomo ha imparato a conoscere e a controllare la realtà esterna, che cosa gli rimane se non rivolgersi verso l’interno, cioè verso se stesso e controllare e perfezionare la macchina più complessa che ci sia in natura: il corpo umano?

Questo significa superare i limiti stessi dell’essere umano in quanto corpo, superare “ciò che non si può fare” e non rassegnarsi al destino scritto nella natura. Significa perfezionarsi e affrancarsi dai vincoli impostici naturalmente prima fra tutti quello della morte: la fine del corpo.

Allora cos’è il corpo? Non è più l’altra faccia della mente, ma una macchina che si trova ad essere controllata, perfezionata, rivisitata e soprattutto liberata. Liberata dai vincoli naturali, liberata da un destino segnato nei geni o da ciò che accidentalmente può capitare nel corso dell’esistenza.

Si realizza un superamento del corpo, ma anche a un dissolvimento dei confini del corpo in due sensi:

¨      Lo sviluppo delle biotecnologie permette di superare i limiti imposti dalla natura. La massima espressione si ha applicata a quella che è la stessa origine della vita: sessualità, gravidanza, maternità si ritrovano d’improvviso a essere  indipendenti l’una dall’altra.

¨      il progressivo avanzamento e inserimento di Internet nella quotidianità, pone il problema del “virtuale” che supera il “reale” e rimette in discussione la stessa identità di un soggetto cancellando i parametri di spazio e tempo, coordinate in cui il corpo si inserisce e in cui trova la sua definizione [2].

 

CORPO/MENTE

Il corpo diventa in entrambi i casi separato dalla mente: diventa l’altro che può essere controllato e guidato nella realizzazione dei desideri inconsci della mente. Si assiste a una vittoria della mente sul corpo, salvo poi dover elaborare a livello psichico tutti gli accadimenti fisici con le  sintomatologie possibili. Le modificazioni fatte a livello corporeo comportano infatti una rielaborazione interna della propria immagine, una sorta di assestamento che permette di adattare il cambiamento a sé e di integrare ciò che è accaduto per rafforzare la propria identità[3].

C’è un legame forte tra corporeità e stati mentali: in generale i cambiamenti che si verificano a livello del vissuto corporeo comportano una modificazione degli stati mentali e del senso di identità del soggetto (Di Chiara, 1999, pp.110ss.)  proprio perché è a partire dall’esperienza corporea e percettiva che il soggetto si costruisce (Merleau-Ponty, 1945).

Accade  uno smembramento e sezionamento di una parte del corpo in nome della libertà di scegliere e selezionare, andando contro  (o manipolandn gruppo sociale e intervenendo sullo sviluppo dell’esistenza futura sia da un punto di vista fisico che di personalità (Rodotà, 1999, pp. 91ss.)

Io so chi sono, so che esisto, perché vedo e sento, perché posso toccare e muovermi, perché i miei sensi raccolgono le informazioni dal mondo esterno e mi trasmettono un senso di esistenza nel mondo.

Il corpo è identità, è la mia definizione e distinzione in mezzo agli altri, quindi manipolarlo e cambiarlo non è semplice soddisfazione di uno stato mentale, ma il desiderio di una insoddisfazione profonda a livello psichico che in realtà porta a non accettarsi non come corpo ma come persona. E’ questo che bisogna considerare: la direzione in cui si va porta a una dissoluzione del corpo, con il rischio di cancellare lo stesso essere persona e  moltiplicare i disturbi di identità e di personalità se non si hanno le strutture mentali adatte per “sfruttare” le tecnologie e le biotecnologie e non abusarne.

 

SUPERAMENTO DEL CORPO

Nella definizione di biotecnologie si fanno rientrare tutte le attuali tecniche che prevedono un intervento della medicina e dell’uomo nel corpo del paziente. Si parla di trapianti d’organo, di fecondazione artificiale, manipolazione genetica, clonazione…

E’ un tema ricco di contraddizioni e di interrogativi perché superare un limite posto dalla natura, e quindi un “handicap” del corpo, può portare certo benessere e miglioramento nella qualità di vita del paziente. Non si tratta tanto di discutere se è giusto o sbagliato, ma piuttosto intorno al nuovo significato di “corpo” che introducono e agli effetti psichici ne seguono. Probabilmente un discorso a parte meritano i trapianti d’organo: in questo caso la scelta di un soggetto è tra la vita  e la morte, mentre nella fecondazione artificiale o anche nella clonazione quello che si realizza è un desiderio psichico profondo che permette il completamento e la piena realizzazione della persona.

Occorre partire dalla concezione di corpo “medicalizzato”: la medicina ha il dovere di portare benessere all’uomo senza fermarsi di fronte a chi è geneticamente svantaggiato. La sua caratteristica è quella di essere per definizione contro natura, proprio perché deve guarire il “corpo malato”[4].

            Questo enorme progresso e superamento dei limiti del corpo (intese nel senso di potenzialità) si realizza nella fecondazione artificiale, in cui si ha una scissione del ciclo sessualità- gravidanza- parto[5] e in cui la procreazione non è più un fatto biologico, ma si pone l’accento sulla successiva relazione sociale[6].

Le coppie che scelgono la fecondazione artificiale sono quelle che hanno già provato di tutto da un punto di vista farmacologico e nonostante questo il loro corpo non reagisce e non realizza il desiderio di fare un figlio.

“Fare un figlio” non più “avere un figlio” (Vegetti Finzi, 1997, p. 209) a sottolineare il fatto che ci possono altre tecniche per la procreazione aldilà dell’atto sessuale.

Il motivo che spinge le coppie a rivolgersi verso questa soluzione è il mantenimento di un vincolo biologico “..che il figlio, sia parzialmente nostro”, “..che assomigli almeno a uno dei due..”. Paradossalmente è il desiderio di consanguineità che dà il permesso a una terza figura di violare l’intimità di una coppia. In questo modo la sessualità è scissa dall’atto di amore che porta alla procreazione (Vegetti Finzi, 1997, pp.209). Il figlio è parte di sé, non perché nato dall’unione completa tra le due persone, ma per la sua presenza nella famiglia dal momento in cui nasce. L’essere genitori parte dalla gravidanza o dall’atto che porta a scegliere di esserlo?

Il corpo diviene una sorta di contenitore in cui si fabbrica un figlio[7]. E la sua generazione diviene più una questione medica. Ci sono numerose contraddizioni intorno a questo tema perché in fondo è il desiderio di maternità e paternità che conduce a compiere questa scelta, che si propone come una cura non una strada più facile e sicura. Quel che è certo è che se anche si dà un aiuto al corpo della donna, a livello psichico gli accadimenti sono complessi segno del forte vincolo che esiste tra il corpo e la mente.

A questo proposito bisogna anche sottolineare il fatto che molto spesso la causa dell’infertilità dalla coppia è determinata non da cause genetiche ma dallo stress, quindi un esaurimento del corpo dai ritmi frenetici cui lo si sottopone. Un altro aspetto da considerare è che molte gravidanze iniziate con questi metodi conducono ad aborti spontanei (Vegetti Finzi, 1997, p.213), simbolo di un forte rifiuto: il corpo non riconosce come proprio quell’embrione accolto e lo rigetta. O forse è la mente che non riesce a elaborare il vissuto del corpo e lo rigetta.

D’altra parte la gravidanza e la voglia di gravidanza come completamento del sé femminile sono la testimonianza di un indissolubile legame tra la dimensione corporea e l’identità, al punto che comunque la sterilità e il ricorso a tecniche di fecondazione e di procreazione assistita sono accompagnate da un forte senso di frustrazione e necessitano di un solido supporto psicologico ( Di Chiara, 1999, pp. 155ss.)

In qualsiasi processo è necessario avvertire la sensazione di “esserci” per avere la certezza psicologica di aver fatto, aver partecipato ed essere protagonisti dall’evento. E una persona realizza questa sicurezza se c’è stato fisicamente. Se non c’è l’atto che porterà a generare naturalmente un embrione, la sicurezza psichica di essere completamente madre e padre non ci sarà, ma dovrà essere supportata da altri fattori. Bisogna però considerare il caso dell’uomo e della donna, del futuro padre e della futura madre, perché comunque quest’ultima potrà rimediare con la gravidanza alla mancanza della fecondazione naturale.

In ogni caso si cercherà di sminuire l’importanza del processo biologico per difesa. E’ dal corpo che la mente trae le sue certezze e la sua stabilità: quando il corpo è messo in discussione, la mente deve essere forte al punto da sostenerne la parziale assenza. In questo modo si tratta di elaborare la freddezza e l’artificiosità, che portano alla fecondazione dell’ovulo e all’inizio della gravidanza. 

 

TECNICHE DI FECONDAZIONE

Ci sono principalmente due modalità di fecondazione:

¨      fecondazione omologa

¨      fecondazione indotta

La prima è quella che avviene all’interno della coppia mentre nel secondo caso si ricorre alla figura del donatore, quindi oltre al ginecologo e al biologo si introduce un’altra figura all’interno della coppia (pur restando una figura dell’immaginario, dal momento che il donatore rimarrà anonimo) (Vegetti Finzi, 1997, pp.273ss.).

A seconda della tecnica che si utilizza quindi il grado di colpevolezza di mancato funzionamento attribuito al corpo si modifica.

E’ evidente che nel  caso della fecondazione omologa, sperma e ovociti appartengono all’uomo e alla donna della coppia. Quello che deve essere compiuto e seguito medicalmente è la fecondazione. Nel secondo caso invece è uno dei due partner che non “funziona” ragion per cui si inserisce la figura del donatore di sperma o donatrice di ovociti o di embrioni.

 La fecondazione in entrambi i casi può seguire due vie:

¨      FIVET , fertilizzazione in vitro e trasferimento degli embrioni;

¨      GIFT, inserimento dei gameti nelle tube.

La differenza sta nel fatto che nel primo caso tutto avviene al di fuori del corpo della donna e in seguito verranno trasferiti gli embrioni, mentre nel secondo caso si cerca di mantenere una maggiore naturalità del processo (Flamigni, 1997, pp.254ss.).

Prima però che ci sia l’incontro tra ovulo e spermatozoi è necessario sottoporre l’uomo e in particolare la donna a dei trattamenti. Per l’uomo si tratta della raccolta dello sperma attraverso la masturbazione o raccogliendone una parte depositata nella vagina dopo il rapporto sessuale. Mentre la donna viene sottoposta ad una iperstimolazione ovarica che permette una maggiore produzione di follicoli e di conseguenza un aumento delle possibilità di successo nella fecondazione.

Si ha un monitoraggio del corpo molto assiduo che porta allo scoperto quei meccanismi che rendono affascinante e “magica” l’inizio della vita e rendeno più freddo e meccanico un processo che prima era investimento emotivo e fisico solo di una coppia e ora diviene questione di più personaggi.

 

ESSERE UOMO ESSERE DONNA

C’è un fattore fondamentale che determina le caratteristiche di personalità in una persona: il genere. Non ci si riferisce solo all’aspetto fisico ma anche all’identità sessuale e allo sviluppo psichico. Sentirsi “a proprio agio” nel proprio corpo, comporta equilibrio emotivo e stabilità, se ciò non accade il malessere psichico si trasforma in malessere fisico. Questo vale in tutte le forme di malattie psicosomatiche che se si cronicizzano vengono assorbite come se fossero parte della personalità e identificatrici della persona.

Il corpo malato è una sconfitta e la maggiore fra esse è sicuramente quella dell’incapacità a generare dei figli. L’essere sterile porta alla sensazione di non essere completamente donna o completamente uomo, perché manca qualcosa, perché il corpo non funziona come dovrebbe. Ma come viene vissuta la donazione di sperma o di ovociti?

Nel caso in cui ci sia la donazione di sperma, l’uomo si sente completamente escluso dalla procreazione visto che il solo modo che ha di parteciparvi è quello mentale. Rimane comunque un fantasma, quello del donatore, che sarà pur sempre il padre naturale e un’idealizzazione nell’immaginario della sua compagna[8] (Vegetti Finzi, 1997, pp.218ss.). In realtà l’uomo si sentirà padre nel momento in cui nascerà quel bambino perché solo a quel punto potrà essere partecipe attivamente sotto ogni punto di vista. In questo caso l’essere padre si sposta dal potere generativo del corpo alla figura sociale che si riveste.

Allo stesso modo chi dona il suo sperma alla banca del seme è sicuramente mosso da una solidarietà e umanità volta aiutare chi ne ha bisogno, ma poterlo fare è sicuramente un rinforzo alla propria virilità e al sentirsi completamente uomo.

Viceversa, nel caso in cui sia la donna a dover ricevere ovuli e embrioni i processi di accettazione all’interno della coppia sono agevolati. Infatti resta pur sempre alla donna la gravidanza e il parto che rendono quel figlio suo(Vegetti Finzi, 1997, pp.219ss). L’essere madre in questo caso parte dalla gravidanza, dalle modificazioni fisiche (seppur indotte medicalmente) del corpo che si adatta ad accogliere una nuova vita.

Più difficile da elaborare da parte della donna è il caso della maternità surrogata o utero in affitto: la donna non è in grado di portare avanti una gravidanza e si rivolge a un’altra donna. In questo caso veramente il corpo diventa un semplice contenitore o almeno apparentemente perché comunque, per quanto la donna che si è prestata non lo consideri suo, si creeranno dei legami forti tra lei e quella creatura ( Flamigni, 1197, pp.285ss). L’essere madre si sposta allora dalla gravidanza alla figura sociale che rappresenta.

Quello che non bisogna dimenticare è il necessario supporto psicologico, perché non è solamente una cura del corpo quella a cui ci si sottopone[9]: c’è l’investimento di due persone che cercano il loro completamento. Il corpo che non funziona è uno scacco della mente, ed è dal suo perfetto funzionamento che passa l’equilibrio della stessa.

Se dopo tutti questi tentativi la donna non resta incinta, l’incapacità del proprio corpo si fa palese, soprattutto in confronto al successo delle altre pazienti con cui si è condiviso l’iter procreativo, al medico curante, ai parenti e agli amici fiduciosi. La donna a questo punto rimane sola nel vivere il lutto  perché nessuno è in grado di sintonizzarsi con il suo dolore. Deve elaborare il fallimento del suo corpo che comporta il fallimento del suo desiderio edipico di divenire madre. Il dolore non è dolore fisico, ma un dolore dell’anima, dolore di un vuoto che non si riesce a colmare e che ora è palese che non si potrà riempire. E’ un lutto radicato profondamente dove sensazioni ed emozioni emergono dal corpo (Vegetti Finzi, 1997, pp. 227ss).

Le biotecnologie dunque permettono di superare i limiti del corpo, o meglio ne offrono la possibilità, ma ciò di cui bisogna sempre tener conto è che il successo dipenderà dall’equilibrio tra mente e corpo, perché comunque la guarigione del corpo si deve inserire all’interno dell’identità del soggetto. Superare i limiti significa considerare il corpo come parte biologica della persona, ma grazie alla psicanalisi e alla scienze umane riscoprirne altre valenze che ne permettono la sopravvivenza di fronte al superamento e al dissolvimento, quest’ultimo caratterizzante la realtà virtuale.

 

  CORPO NON CORPO

Quindi ciò a cui bisogna prepararsi è una nuova rappresentazione di corpo che non deve sostituire o cancellare la precedente ma integrarla.

Il corpo non scompare o perlomeno non scompare nella sua funzione di campo simbolico dei processi di interazione tra uomo e uomo e tra uomo e mondo. Ai processi di replica e di invasione del corpo si inserisce un terzo processo e cioè quello di disseminazione del corpo nelle reti e negli spazi virtuali, immateriali della macchina digitale (Caronia, 1996). Quello che si ritrova ad essere ribaltato è il rapporto corpo/identità perché il corpo diviene un non corpo e l’identità indipendente dal suo essere biologico e fisico.

La cybercultura sostituisce alla concezione di corpo fisico e biologico quella di corpo etereo dell’informazione (Rella, 2000, p.186).

Questa riflessione è permessa dal sempre più inesistente inserimento di Internet e della realtà virtuale nella nostra quotidianità. Collegarsi alla rete è come affacciarsi su una porta che divide il reale dal virtuale (Longo, 1998). Si entra in un cyberspazio in cui non valgono più i confini reali, non c’è spazio, non c’è tempo: c’è solo il soggetto con la sua volontà.

Il corpo perde la sua consistenza per essere smaterializzato in un luogo dove il reale lascia il posto al virtuale e l’essere persona non si identifica più con un Sé corpo, ma con un Sé che ha la libertà di reinventarsi e di essere contemporaneamente uno e molteplice[10].

In un certo senso nel virtuale c’è tutto ciò che l’uomo desidera sottratto a una dimensione reale caratterizzata da vincoli, limiti e confini. Il problema che si crea è relativo all’identità e all’identificazione della persona in rete.

Quando ci si collega a Internet la persona diventa una user-id e una password e sono queste due cose che la identificano all’interno della rete, non la voce, l’aspetto fisico o qualcosa che sia altro fuorché i caratteri digitati[11].

Ma la dissoluzione del corpo e il problema dell’identità si pone in particolare quando ci si relaziona con altri nelle cosiddette comunità virtuali[12]: chat, forum, mailing list[13]…Si tratta appunto di luoghi virtuale in cui si può inventare, costruire o rafforzare la propria identità.

Principalmente gli aspetti su cui ci si concentra in questo processo di “costruzione di un’identità” senza corpo, sono: il nome e il genere. Il primo viene spesso sostituito da un nick name, una sorta di soprannome che pone una barriera tra ciò che si è realmente e virtualmente, ma che cela anche una certa diffidenza nei confronti degli altri utenti. Il secondo, il genere sessuale, porta in primo piano il problema della dissoluzione del corpo. Infatti il primo aspetto che ci contraddistingue fisicamente è il sesso, ma in questo caso, avendo un non corpo in un non spazio, esso diventa non un carattere distintivo, ma una materia di scelta. Si può essere uomini o donne, non necessariamente per nascondere la propria identità, ma per giocare, per reinventare la propria persona (Mindy McAdams, 1996).

Il corpo sessuato in quanto portatore di differenza è destinato a sparire. Esso diviene nella cyberculture, un luogo di intensità pure: un non corpo (Rella, 2000, p.190). C’è una smaterializzazione dalla carne portata all’estremo nel caso della cybersex, la sessualità virtuale[14].

Il fatto di scegliere nome, sesso, età, luogo di abitazione, etc.. permette di  realizzare quella che è l’immagine ideale di sé. Il problema non sta nella libertà di reinventarsi, ma di confondere quella per la realtà vera, perché in questo caso il dissolvimento del corpo nella rete comporta anche un dissolvimento della propria identità. Se l’identità è forte il dissolvimento del corpo rimane momentaneo, ma se l’identità è debole, l’avere un non-corpo, agevolerà ancora di più la perdita di senso del reale[15].

Il passaggio da reale a virtuale, da spazio a non-spazio, non necessariamente comporta una perdita, o meglio una momentanea esclusione della ricettività e propriocettività corporea. Infatti se si considera la realtà virtuale non a livello di Internet, ma come ambiente proprio in cui  è possibile un’immersione tramite appositi strumenti, si possono trarre benefici effetti a livello di percezione corporea. Infatti è dimostrato da diversi studi e sperimentazione che la realtà virtuale ha un effetto terapeutico in diversi casi: riabilitazione motoria, cura di ansia[16] e fobie, cura della percezione errata dell’immagine corporea (in Communication of the ACM, 1997).

Il corpo si ritrova ad essere il protagonista in quanto la mente è fortemente concentrata sulle sensazioni fisiche, dal momento che deve ricostruire il contatto con un mondo sconosciuto in cui i parametri abituali (spazio e tempo) sono assenti. La dimostrazione dell’esigenza di adattamento del corpo e dello smarrimento che il soggetto subisce nel passaggio a una dimensione virtuale è documentata dall’insorgenza di nausea, vertigini e disturbi oculari che scompaiono aumentando il tempo e la frequenza dell’esposizione in ambiente virtuale (Lewis, Griffin, 1997).

 

CONCLUSIONE

In che condizioni si ritrova allora il corpo?

E’ un corpo frammentato, usato, esibito, riprodotto.

E’ un corpo totale, proiettato in una dimensione sincronica, smaterializzato nella rete.

E’ un corpo controllato e deciso a tavolino.

E’ un corpo che urla nelle somatizzazioni.

E’ un corpo che si scinde da una stabile identità e pone il problema del sé.

E’ un corpo che fa sentire la sua materialità nella sofferenza e nel dolore[17].

In realtà l’uomo attraverso le biotecnologie e attraverso tecnologie sempre più complesse aspira a un improbabile trionfo sulla vita e la morte: tentando di manipolare ambedue queste realtà alla ricerca di un illusorio controllo su di esse (Bartolomei, 1999, pp.220ss.).

Si cerca di programmare e controllare la vita, rimane ora da perfezionare le biotecnologie per controllare ed annullare la morte (non solo allontanarla con farmaci o trapianti) e un modo per farlo potrebbe essere la clonazione attraverso cui si realizzerebbero desideri di eternità.

Significativa è l’affermazione di Richard Seed a proposito della clonazione: “Clonare e riprogrammare il DNA è il primo passo serio per diventare tutt’uno con Dio” ( A.Scuteri, La Repubblica, 7/01/98).

L’uomo non è in grado di affrontare il lutto della sua non onnipotenza perché è solo “abitando il proprio limite che l’uomo può abitare il mondo” (Bartolomei, 1999, pp.203ss.).

Il corpo infatti è il solo mezzo che abbiamo a disposizione per avere un mondo (Merleau-Ponty, 1945, p.202). Pertanto è necessario capire che esiste un limite al superamento e al dissolvimento: si possono creare nuovi significati e nuove rappresentazioni di corpo, ma ci sarà sempre un legame indissolubile da cui non si può trascendere: quello con l’identità.

Rimane da chiedersi allora se noi abbiamo le strutture mentali adatte per affrontare tutto ciò che sta avvenendo, questo stravolgimento identità/corpo all’interno di una nuova concezione di corpo?

 

Bibliografia

1.     AAVV, “Communications of the ACM ”, vol.40, 8, 1997

2.     Bartolomei G., INTORNO A UN’ETICA DEL LIMITE NELL’ETÀ DELLA TECNICA, in Preta L. (a cura di), NUOVE GEOMETRI DELLA MENTE, 1999, Laterza, Milano, pp.199-204.

3.     Cantelmi T., Talli M., Del Miglio C., D’Andrea A., LA MENTE IN INTERNET, Piccin, Padova, 2000

4.     Caronia A., IL CORPO VIRTUALE. Dal corpo robotizzato al corpo disseminato nelle reti, 1996, Muzzio, Padova.

5.     Contardi R., OMPHALOS. Considerazioni intorno a tecnologia, tecnica e psicoanalisi, in Preta L. (a cura di), NUOVE GEOMETRI DELLA MENTE, 1999, Laterza, Milano,pp.205-221.

6.     Della Rovere R., PAESE CONFUSO, FAMIGLIA IN CRISI, tratto da “Corriere della Sera”, 29/01/2000.

7.     Di Chiara G., QUALI NORME INCONSCE PER IL CORPO?, in Preta L. (a cura di), NUOVE GEOMETRI DELLA MENTE, 1999, Laterza, Milano, pp.110-116.

8.     Flamigni C. (intervista a),  LA CURA DELLA STERILITÀ ATTRAVERSO LE TECNICHE DI PROCREAZIONE ASSISTITA, in Vegetti Finzi S., VOLERE UN FIGLIO. La nuova maternità fra natura e scienza, 1997, Mondadori, Milano, pp.248-286.

9.     Freud S., IL PERTURBANTE, 1919.

10.   Giorello G., LA VERA MEDICINA È CONTRO NATURA, tratto da “Corriere della Sera”, 4/05/2000.

11.   Lewis C.H., Griffin M., HUMAN FACTORS CONSIDERATIONS IN CLINICAL APPLICATIONS OF VIRTUAL REALITY, in North M.M., North S.M., Coble J.R., VIRTUAL REALITY THERAPY: An Innovative Paradigm, 1996, IPI, Colorado Springs.

12.   Longo M., PER UNA PSICOANALISI DELLE MASSE MEDIATICHE E DELLA GRANDE RETE, 1997, in www.psychomedia.it/pm/telecomm/telematic/psamass.htm

13.   Maccari G., PUÒ LA PSICANALISI PARLARE DI ETICA?, in Preta L. (a cura di), NUOVE GEOMETRI DELLA MENTE, 1999, Laterza, Milano, pp.51-61.

14.   Marion P., LE NUOVE MATERNITA’, in Preta L. (a cura di), NUOVE GEOMETRI DELLA MENTE, 1999, Laterza, Milano, pp.166-172.

15.   McAdams M., MY BODY IS HERE, BUT MY MIND IS THERE, in www.december.com/cmc/mag/1996mar/mcadams.html

16.   Merleau- Ponty M., PHENOMENALOGIE DE LA PERCEPTION, 1945, Libraire Gallimard, Paris (trad. it. Bonomi A., La Fenomenologia della Percezione, 1965, il Saggiatore, Milano) .

17.   North M.M., North S.M., Coble J.R., VIRTUAL REALITY THERAPY: An Innovative Paradigm, 1996, IPI, Colorado Springs.

18.   Preta L, L’ESPERIENZA DEL PERTURBANTE NELL’IMPATTO CON LE BIOTECNOLOGIE, in Preta L. (a cura di), NUOVE GEOMETRI DELLA MENTE, 1999, Laterza, Milano, pp.5-20.

19.   Preta L. (a cura di), NUOVE GEOMETRI DELLA MENTE, 1999, Laterza, Milano.

20.   Rella F., AI CONFINI DEL CORPO, 2000, Feltrinelli, Milano.

21.   Rodotà S., IL CORPO TRA NORMA GIURIDICA E NORMA SOCIALE, in Preta L. (a cura di), NUOVE GEOMETRI DELLA MENTE, 1999, Laterza, Milano, pp.91-109.

22.   Scuteri A., NASCERÁ  A CHICAGO LA DOLLY UMANA, tratto da “La Repubblica”, 7/01/1998.

23.   Valente E., Cappelleri A., INTERNET OGGI, in Cantelmi T., Talli M., Del Miglio C., D’Andrea A., LA MENTE IN INTERNET, 2000, Piccin, Padova, pp.9-22.

24.   Vegetti Finzi S., VOLERE UN FIGLIO. La nuova maternità fra natura e scienza, 1997, Mondadori, Milano.

25.   Verri A.P., Vallero E., Vaccaro P., Kaltcheva D., Mariconti A., Moglia A., UTILIZZO TERAPEUTICO DELLA REALTA' VIRTUALE,  in http://www.psychomedia.it/pm/pit/clics/verri.htm

26.  Vigneri M., MADRE QUASI VERE. Sulle donne e la fecondazione artificiale, in Preta L. (a cura di), NUOVE GEOMETRI DELLA MENTE, 1999, Laterza, Milano, pp.150-164.



[1] Si realizza il cosidetto “perturbante”: “… quella sorta di spaventoso che risale a quanto c’è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare” (Freud, 1919) E’ cioè ciò che appartiene alla mente sottoforma di fantasie infantili rimosse e che ora viene concretizzato con progresso e tecnologie.

[2] Riprendendo la definizione di Descartes nelle Meditazioni Filosofiche del 1644, si può dire che il corpo è un’estensione inserita in un’altra estensione che è lo spazio, è una res extensa che nell’uomo si unisce all’anima cioè alla res cogitans.

 

[3] Ogni cambiamento del corpo è infatti registrato a livello dello schema e dell’immagine del corpo. Il primo riguarda gli aspetti fisici e cinetici del corpo, quindi il controllo del corpo nello spazio, la consapevolezza del posizionamento e del movimento. La seconda riguarda il modo in cui noi viviamo il nostro corpo, come ci vediamo e ci consideriamo ed evoca quindi un intreccio tra fattori percettivi, sociali e psicologici.

[4] Giulio G., “La vera medicina è contro natura”, Corriere della Sera, 4/05/00.

[5] Questo processo di scissione è iniziato già con l’introduzione della contraccezione, in particolare la pillola, in quanto si scinde l’atto sessuale dal momento generativo e lo si associa al piacere.

[6] Della Rovere R., “Paese confuso, Famiglia in crisi”, Corriere della Sera, 29/01/00

[7] “Fare un bambino, fuori sesso, fuori dal corpo” (Bartolomei G., 1999, p.202)

[8] Si parla di un adulterio virtuale, proprio perché l’altro uomo esiste come potere generativo, ma non come volto né come persona. Diviene depositario di ogni qualità positiva e ideale della donna (Vegetti Finzi, 1997, p.218).

[9] Da un punto di vista legislativo, la fecondazione è stata definita come una terapia per la cura dell’infertilità (La Repubblica, 3/03/00). Quello che preoccupa invece è la prospettiva ipotizzata da Stock: “Avremo figli senza fare sesso, tra vent’anni le tecniche di fecondazione artificiale diventeranno così facili e a buon mercato che tra una generazione le coppie che si affidano a madre natura per la riproduzione saranno considerate avventate”. (Corriere della Sera, 1/11/00).

[10] I luoghi del virtuale sono terre estreme in cui i limiti geografici  sono metafora dei confini del sé, abitati dal desiderio di conoscere, comunicare e sentire, in cui il vincolo di pensieri e pensiero spinge la ragione a oltrepassare se stessa nella profonda inquietudine in cui è posta la verità dell’uomo (Cantelmi, 2000).

[11] Ci si riferisce in questo caso a un uso “tradizionale” di Internet senza l’uso di web cam che cercano comunque di supplire alla mancanza di contatto fisico imposto dalla rete.

[12] Paradossalmente il soggetto che nella rete ricerca la libertà assoluta si ritrova ad avere bisogno di luoghi di riferimento e di aggregazione per potersi orientare e far fronte allo smarrimento di una dimensione senza confini.

[13] Queste sono forme possibili di comunicazione in rete. La chat rappresenta una linea in cui  chiacchierano persone contemporaneamente connesse alla rete, luoghi di conversazione, in cui non è necessaria una reale presentazione e gli argomenti sono “poco impegnativi”. Il forum è simile a una chat se non per il fatto che richiede una presentazione e si discute di argomenti per cui è richiesta una certa conoscenza, inoltre non è necessaria la connessione simultanea tra diversi utenti perché si può anche solo lasciare una propria opinione nel sito che ospita il forum. Infine la mailing list, non richiede la connessione contemporanea degli utenti perché i messaggi vengono scaricati nella casella di posta, richiede una iscrizione, una relativa presentazione e una competenza verso gli argomenti affrontati nella mailing (Valente, Cappelleri, 2000).

[14] Dery addirittura definisce il corpo come un’appendice vestigiale non più necessaria all’homo sapiens del tardo ventesimo secolo ( Rella, 2000, p. 190).

[15] Si parla già infatti di nuove patologie legate alla rete con il nome di Internet Addiction.

[16] Da uno studio svolto presso il Laboratorio di Psicologia cognitivo-comportamentale dell’IRCCS Mondino su pazienti con disturbi d’ansia si è mostrato come la Realtà Virtuale possa essere un supporto valido al trattamento psicologico in quanto concentrandosi sui propri stati, il soggetto impara a riconoscere i propri patterns di riposta (sia emotivi che fisiologici) di fronte a determinati stimoli e a gestire la propria ansia (Verri et al., 2000).

[17] Lèvinas ha scritto: “ La sofferenza è in tutti i suoi gradi un’impossibilità a staccarsi dall’istante dell’esistenza. E’ l’irreversibilità stessa dell’essere…” (da Rella, 2000, p.183)

 


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