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PSYCHOMEDIA
RISPOSTA AL DISAGIO
Psicosomatica



EPIDEMIOLOGIA DELL'ALEXITHYMIA

Matti Joukamaa, Aino Mattila


Introduzione e traduzione di Piero Porcelli



Pubblichiamo con piacere su PMTR questo lavoro originale di Matti Joukamaa e Aino Mattila sulla epidemiologia dell'alexithymia.
Matti Joukamaa e' professore ordinario di Psichiatria Sociale all'Universita' di Tampere e presidente dell'Associazione Finlandese di Psichiatria mentre Aino Mattila e' senior lecturer di Psichiatria Sociale all'Universita' di Tampere (Finlandia) e psichiatra della Clinica Ambulatoriale per i Disturbi dell' Identita' di Genere presso l'ospedale della stessa universita'. I ricercatori finlandesi sono oggi i maggiori esperti di epidemiologia sull'alexithymia poiche' hanno condotto gli studi piu' importanti in questo campo, grazie anche alla struttura particolarmente organizzata della sanita' pubblica finlandese che consente indagini epidemiologiche di ampio respiro.
Ringraziamo Joukamaa e Mattila per aver concesso a PMTR di pubblicare questa review, particolarmente importante poiche' ad oggi non esiste alcun lavoro sistematico simile in letteratura. Speriamo quindi che il lavoro che qui pubblichiamo possa essere di interesse per i numerosi ricercatori e clinici italiani che si occupano di alexithymia e per gli epidemiologici clinici interessati a conoscere i dati di prevalenza di questo costrutto psicologico nella popolazione.

All'alexithymia abbiamo dedicato altre pubblicazioni apparse nella sezione di Psicosomatica di PM, a cui rimandiamo il lettore (cliccare nel menu in alto su PSICOSOMATICA).

La review di Joukamaa e Mattila evidenzia alcuni aspetti molto interessanti. Il primo e' dato dalla sproporzione esistente fra studi clinici e studi epidemiologici: alla sovrabbondanza dei primi corrisponde la grande scarsita' dei secondi. Come notato prima, gli studi epidemiologici piu' rigorosi sull'alexithymia sono stati effettuati sulla popolazione finlandese, ragion per cui il primo problema che ci si presenta e' capire quanto questi dati siano generalizzabili ad altre nazioni, aree geografiche e culture. E questo e' possibile stabilirlo solo dopo aver accumulato dati epidemiologici sufficienti altrettanto rigorosi per il confronto. E' questo il senso dell'esortazione conclusiva di Joukamaa e Mattila che invitano, a chiusura della review, ad effettuare studi di collaborazione internazionali. Il secondo aspetto evidenziato dalla review e' che, seppure con i pochi dati a disposizione, si puo' tracciare il profilo tipico dell'alessitimico. E' un individuo maschio, anziano, tendenzialmente marginalizzato poiche' vive da solo (single o vedovo), e' poco istruito, economicamente non abbiente e disoccupato. L'alexithymia, quindi, oltre che essere un costrutto di personalita', e' anche un fenomeno socialmente determinato. Come interpretare i motivi di queste associazioni? Non avendo ancora informazioni scientifiche sufficienti, si possono solo ipotizzare alcune ragioni:

- ipotesi neurofisiologica: i maschi tendono ad elaborare meno le emozioni rispetto alle donne? Probabilmente si, anche se sarebbe piu' corretto dire che maschi e femmine hanno diverse competenze linguistiche. Le neuroscienze danno sostanzialmente per acquisito che il corpo calloso e' piu' ampio nel cervello femminile che in quello maschile, probabilmente a causa di una minore lateralizzazione delle specializzazioni emisferiche nelle donne. Le donne sarebbero quindi dotate di una maggiore equipotenzialita' funzionale inter-emisferica rispetto alla maggiore specializzazione emisferica dei maschi, per cui le donne acquisiscono in media superiori abilita' linguistiche mentre i maschi superiori abilita' visivo-spaziali. E' possibile che tali differenze si riflettano nell'elaborazione cognitiva delle emozioni e soprattutto nella capacita' di descrivere verbalmente le emozioni?

- ipotesi culturale: l'istruzione gioca un ruolo nella capacita' di elaborare le emozioni? soggetti meno acculturati sono meno capaci di usare le parole per esprimere e descrivere le emozioni? Esiste una dimensione psicologica evolutiva (acquisizione dell'abilita' nell'uso delle parole) che si incrocia con una dimensione culturale (acquisizione di competenze linguistiche in ambito educativo)? Qualche anno fa il gruppo di ricerca di Joukamaa ha pubblicato un interessante studio su un campione rappresentativo di popolazione (1), evidenziando che i bambini che ad 1 anno di vita avevano minor competenze linguistiche (in termini di numero di parole acquisite) sono risultati piu' alessitimici da adulti, 30 anni dopo.

- ipotesi sociale: una maggiore marginalizzazione sociale impedisce l'espressione verbale delle emozioni? In epoca moderna, dal classico lavoro di Hollingshead e Redlich sul finire degli anni '50, sappiamo che esiste un rapporto diretto fra classe sociale e psicopatologia, che potrebbe essere legato non solo a problemi di stigma. E' possibile ipotizzare un circolo vizioso secondo cui le minori opportunita' socio-economiche possono condurre a maggiore disoccupazione e/o maggior precariato, e quindi a maggior isolamento e marginalita' sociale, e che questo a sua volta comporti anche una minore disponibilita' individuale a prestare attenzione alle proprie emozioni a causa di una maggior 'presenza' di difficolta' imposte dalla realta' esterna? Da questo punto di vista, gli studi di associazione non aiutano poiche' non e' possibile ipotizzare alcuna direzione di causalita', ne' diretta ne' circolare. Possiamo quindi solo affermare che l'alexithymia e' anche un fenomeno sociale ma non sappiamo quali siano i rapporti causali fra alexithymia e variabili socio-demografiche.

Questa review fa il punto sullo stato dell'arte circa i correlati socio-demografici dell'alexithymia. E, come per tutte le questioni interessanti, apre a sua volta le porte ad una serie di interrogativi a cui forse qualcuno tentera' di fornire una risposta. Proviamo ad elencare le direzioni che la review di Joukamaa e Mattila lascia intravedere per il futuro.

- Gli autori finlandesi hanno illustrato quali variabili socio-demografiche sono piu' spesso associate all'alexithymia. L'associazione e' pero' solo unilineare o alcune variabili sono piu' 'pesanti' di altre o si associano fra loro? Ad esempio, gli anziani ed i maschi sono piu' alessitimici (dati di prevalenza), ma i soggetti anziani maschi sono piu' alessitimici dei maschi giovani e delle donne anziane (regressione multipla)? Il fattore birth cohort (invocato dagli stessi autori nella discussione) e' piu' o meno importante del fattore neurofisiologico e/o culturale legato al sesso? In poche parole, le variabili socio-demografiche in esame possono essere considerate veri e propri risk factors per l'alexithymia? Per rispondere a queste domande sarebbe necessaria un'analisi di regressione multipla utilizzando un ampissimo database congiunto di piu' studi epidemiologici. Speriamo che gli autori finlandesi possano assemblare i database epidemiologici della popolazione generale ed effettuare un'analisi di questo tipo.

- L'alexithymia e' associata ad una maggior marginalita' sociale. Ma e' un fenomeno uniforme o stratificato per aree urbanistiche? Individui che vivono in zone rurali hanno una prevalenza maggiore, minore o uguale di alexithymia rispetto a coloro che vivono in ambienti urbani? La prevalenza di alexithymia e' favorita dalla concentrazione metropolitana di popolazione e dal correlativo aumento di anomia oppure dalle minori opportunita' sociali determinate dal vivere in piccole comunita' o zone rurali dove pero' e' piu' intensa la rete dei rapporti interpersonali? Sarebbe necessario quindi avere un database di popolazione sufficiente a stratificare il campione in modo rappresentativo per aree urbanistiche. Anche in questo caso, speriamo che gli autori finlandesi progettino uno studio di questo genere.

- Fin dalle prime fasi della storia dell'alexithymia, il costrutto e' stato almeno in parte legato a condizioni di stato post-traumatico (vedi l'alexithymia primaria e secondaria di Freyberger) e quest'idea e' presente anche oggi in molti autori (vedi l'alexithymia di tipo I e di tipo II di Bermond). Qual'e' il peso degli eventi traumatici nel favorire l'alexithymia? Ad oggi ci sono solo dati su campioni selezionati (ad esempio in pazienti con PTSD o anche in sopravvissuti all'Olocausto) ma non sappiamo molto sulla popolazione generale. E il peso degli eventi stressanti recenti e' maggiore o minore rispetto al peso relativo dei traumi maggiori ma vissuti nel passato? Solo uno studio prospettivo puo' fornire una risposta a queste domande, valutando il livello di alexithymia in soggetti della popolazione generale esposti/non-esposti.

- L'alexithymia e' associata a numerose patologie mediche e psichiatriche. Inoltre, ci sono ricerche che evidenziano come le associazioni siano abbastanza articolate con l'insorgenza, il mantenimento, la prognosi, il trattamento delle varie patologie. Queste associazioni sono specifiche solo nei gruppi clinici selezionati o l'alexithymia e' un fattore di rischio per tali patologie? Sappiamo che alcune variabili costituiscono fattori di rischio per la salute nella popolazione generale, e non solo in gruppi clinici selezionati. Ad esempio, dieta, fumo e mancanza di esercizio fisico sono fattori di rischio per la salute per la popolazione sana. L'alexithymia interviene gia' come fattore di rischio nella fase pre-clinica delle malattie o si 'aggiunge' ad altri fattori di rischio in individui gia' esposti alla malattia? Gli studi che hanno valutato questi aspetti sono pochissimi. Se ne possono menzionare un paio. Uno e' ancora uno studio finlandese di circa una decina di anni fa (2). Utilizzando il database del Kuopio Ischemic Heart Disease Risk Factor Study, gli autori hanno valutato l'associazione fra alexithymia e mortalita' in oltre 2000 soggetti maschi seguiti in media per 5 anni, correggendo per altri fattori di rischio come eta', malattie croniche ed acute, percezione soggettiva di salute, livello di istruzione, status occupazionale, consumo di alcool, fumo, dispendio energetico in attivita' fisica sportiva, indice di massa corporea, valori pressori, supporto sociale, depressione. I soggetti alessitimici hanno evidenziato un rischio 2 volte maggiore di mortalita' per ogni causa e 3 volte maggiore per cause esterne (incidenti, omicidi, suicidi). Il secondo e' uno studio americano recentissimo (3) effettuato su un campione di comunita' di soggetti adulti afro-americani, popolazione che - come di sa - e' a rischio di malattie cardiovascolari piu' elevato dei bianchi americani. L'alexithymia e' stata valutata insieme ad altri fattori di rischio noti per queste patologie ed e' risultato che e' associata a variabili psicologiche (affetti negativi) e sociali (bassa istruzione e basso salario), ma non fisiologiche (fumo, valori pressori, indice di massa corporea e ipertensione). Ancora una volta, gli autori sottolineano come l'alexithymia potrebbe influire su alcune patologie attraverso due 'canali' privilegiati: quello psicologico e quello sociale.

- Dai dati presentati in questa review sembra che la prevalenza di alexithymia segua lo stesso percorso del ciclo di vita: piu' bassa in adolescenza e piu' alta in eta' avanzata, con valori intermedi in eta' adulta. Questo indica che l'alexithymia aumenta con l'eta' o che si associa in modo differente alla personalita' nelle differenti fasi del ciclo di vita? e, se e' cosi', a quali fattori della personalita'? a quelli piu' stabili (che pero' vengono 'nascosti' da quelli piu' mutevoli) o a quelli piu' instabili? Infine, a partire da che eta' adolescenziale l'alexithymia si stabilizza? segue in questo percorso la stabilizzazione della personalita'? e a partire da che eta' avanzata inizia ad aumentare proporzionalmente agli anni di vita? Ancora una volta, solo uno studio prospettivo puo' rispondere a queste domande.

Risposte a queste domande consentiranno di capire il peso reale dell'alexithymia nella popolazione generale, disporre di un valido base rate per confrontare la prevalenza nei gruppi clinici e per comprendere meglio l'associazione fra le varie patologie di disorganizzazione affettiva con questo costrutto.

Bibliografia
1. Kokkonen P, Veicola J, Karvonen JT, Laksy K, Jokelainen J, Jarvelin MR, Joukamaa M. Ability to speak at the age of 1 year and alexithymia 30 years later. J Psychosom Res 2003; 54: 491? 495
2. Kauhanen J, Kaplan GA, Cohen RD, Julkunen J, Salonen JT. Alexithymia and risk of death in middle-aged men. J Psychosom Res 1996; 41: 541-549
3. Peters RM, Lumley MA. Relationship of alexithymia to cardiovascular disease risk factors among African Americans. Compr Psychiatry 2007; 48: 34-41

 

Piero Porcelli


EPIDEMIOLOGIA DELL'ALEXITHYMIA

Matti Joukamaa e Aino Mattila

University of Tampere, Tampere School of Public Health
Tampere University Hospital, Department of Psychiatry, Tampere, Finland

Per la corrispondenza:
Prof. Matti Joukamaa
Tampere School of Public Health
FIN-33014 University of Tampere
tel +358 3 3551 6761
fax +358 3 3551 6057
e-mail: matti.joukamaa@uta.fi

Introduzione
Nonostante il concetto di alexithymia abbia suscitato un enorme interesse scientifico nel corso degli ultimi 30 anni (Taylor and Bagby, 2004), molte domande restano ancora oggi senza risposta. Ad esempio, non e' ancora nota l'eziologia dell'alexithymia, nonostante siano state proposte molte teorie (Borens et al, 1977; Freyberger, 1977; Heiberg-Heiberg, 1978; Kirmayer, 1987; TenHouten et al, 1987; Zeitlin et al, 1990; Taylor et al, 1991). Ancora, non e' chiaro se l'alexithymia sia un tratto di personalita' o uno stato associato alla depressione (Honkalampi et al, 2000a; Honkalampi et al, 2000b, Saarijarvi et al, 2001; Saarijarvi et al, 2006). Altro esempio e' la misurazione del costrutto, su cui ci sono molte controversie. Soprattutto all'inizio della sua storia, sono stati proposti molti metodi per la valutazione dell'alexithymia, fra questionari, rating scales e test psicologici (Apfel-Sifneos, 1979; Kleiger-Kinsman, 1980; Cohen et al, 1985; Faryna et al, 1986; Krystal et al, 1986; Sifneos, 1986; Acklin-Alexander, 1988). Molti dei primi metodi di valutazione dell'alexithymia hanno evidenziato sostanziali limiti metodologici e si ritiene che alcuni di essi misurino aspetti differenti e non omogenei del costrutto (Bagby et al, 1986; Bagby et al, 1988; Norton, 1989; Bagby et al, 1991; Parker at al, 1991; Bagby-Taylor, 1997).

E' stato ipotizzato che l'alexithymia sia distribuita normalmente nella popolazione (Taylor et al, 1997; Salminen et al, 1999) ma una delle questioni ancora aperte riguarda proprio la mancanza di conoscenze sull'epidemiologia del costrutto. La maggior parte degli studi, infatti, hanno riguardato l'associazione dell'alexithymia con patologie somatiche e mentali, di solito utilizzando piccoli campioni selezionati. Al contrario, l'epidemiologia dell'alexithymia e' stata fatta oggetto di un numero abbastanza limitato di lavori.
Scopo di questo nostro lavoro e' fornire una breve review di questi studi.

Materiali e metodo
E' stata effettuata una ricerca sistematica su Medline (Ovid) degli studi sull'alexithymia su campioni non-clinici o sulla popolazione sana. Inoltre, sono state effettuate ricerche su altri database bibliografici e di tipo manuale, compreso l'esame delle liste bibliografiche contenute nei vari articoli. Su Ovid, abbiamo trovato che circa la meta' di tutti gli studi sull'alexithymia e' stata effettuata con la Toronto Alexithymia Scale (TAS) e noi stessi non siamo a conoscenza di studi epidemiologici sull'alexithymia che non abbiano utilizzato la TAS. Pertanto in questa review sono stati inclusi soltanto studi che hanno usato la TAS nella versione originale con 26 items (TAS-26) (Taylor et al, 1985; Bagby et al, 1990) o in quella rivista con 20 items (TAS-20) (Bagby et al, 1994a; Bagby et al, 1994b; Parker et al, 2003; Taylor et al, 2003). Infine, poiche' abbiamo voluto confrontare la prevalenza dell'alexithymia in differenti campioni e sotto-gruppi, abbiamo adottato un ulteriore criterio di inclusione: i risultati dei vari studi dovevano mostrare (almeno in parte) i punteggi dicotomizzati di alexithymia per poterne stimare la prevalenza.

Risultati
Studi epidemiologici inclusi in questa review
Abbiamo trovato in tutto 11 studi su gruppi di popolazione in eta' lavorativa, 2 su gruppi di adolescenti e 2 su popolazione anziana. Il riassunto di questi studi e' mostrato nella Tabella 1)

Studi epidemiologici su popolazione in eta' lavorativa
Il primo lavoro e' stato pubblicato da Parker et al (1989) con la TAS-26. Gli autori hanno reclutato volontari adulti nelle sale d'attesa di una stazione ferroviaria e di un aeroporto in Canada. L'eta' media dei soggetti maschi era di 39.3 anni (ds=14.1) e delle donne di 37.5 anni (ds=13.0). Il lavoro di Loas et al (1995) riguarda due studi differenti. Il primo e' stato effettuato con la TAS-26 ed i soggetti erano costituiti da 183 individui sani (di cui 75 maschi) di et· media 37.5 anni (ds=15.1, range: 18-65 anni). I criteri di esclusione erano rappresentati da precedenti ricoveri psichiatrici e da un punteggio superiore a 9 al Beck Depression Inventory. Il secondo studio e' stato effettuato con la TAS-20 su 263 studenti (di cui 56 maschi) di et· media 21.5 anni (ds=3.5).

Salminen et al (1999) hanno iniziato una serie di studi di popolazione in Finlandia. Essi hanno studiato un campione randomizzato di soggetti in eta' lavorativa (18-64 anni) tratti dal registro anagrafico nazionale, rappresentativo dell'intera area geografica del paese. Il campione e' costituito da 577 maschi (di eta' media 39.6 anni, ds=13.0) e 708 donne (di eta' media 38.9 anni, ds=13.0). Nello studio di Honkalampi et al (2000a), i soggetti sono stati selezionati dal registro nazionale della popolazione residente nella Finlandia orientale. L'eta' media dei maschi era di 46.5 anni (ds=11.5) e delle donne di 42.2 anni (ds=11.6). Kokkonen et al (2001) hanno invece utilizzato una coorte per nascita (birth cohort) di soggetti di 31 anni di eta', rappresentativi della popolazione di pari eta' residente nella Finlandia settentrionale. Lo studio con la piu' ampia fascia di eta' finora e' stato quello di Mattila et al (2006) su un campione molto ampio di 5454 soggetti tratti dalla popolazione adulta finlandese (di almeno 30 anni) con un campionamento per cluster stratificati in due livelli. Il campione generale e' pertanto rappresentativo dell'intera popolazione finlandese di eta' superiore ai 29 anni. Tutti questi studi epidemiologici finlandesi sono stati effettuati misurando l'alexithymia con la TAS-20.

Guilbaud et al (2002) hanno confrontato un gruppo di pazienti tossicodipendenti con 767 soggetti normali di controllo appaiati per eta' sesso e livello socio-professionale. In questa review abbiamo considerato quest'ultimo gruppo (range di et· 15-50 anni, 457 donne e 310 uomini). Posse et al (2002) hanno effettuato in Svezia uno studio su 864 assistenti all'infanzia di 8 profili professionali di eta' media 42.4 anni. Brosig et al (2004) hanno effettuato uno studio di popolazione in Germania su un ampio campione di eta' compresa fra i 14 ed i 95 anni (eta' media 47.5 anni, ds=17.9). Gli autori hanno usato la TAS-26 ma hanno incluso nell'analisi solo 18 items, il che rende abbastanza complicato il confronto con i risultati di altri studi. Mason et al (2005) hanno studiato studenti britannici delle facolta' di Arte e di Scienza con la TAS-20. Il campione e' costituito da 181 maschi e 190 donne di eta' compresa fra 18 e 27 anni (media = 19.8, ds=2.4).

Studi epidemiologici su popolazione adolescenziale
Due studi con la TAS-20 sono stati effettuati su soggetti adolescenti. Nel primo (Sakkinen et al., in press) gli autori hanno valutato l'alexithymia in 882 alunni di eta' compresa fra 12 e 17 anni (media = 14.6, ds=0.9) di un distretto scolastico municipale finlandese. Il secondo e' un nostro lavoro in corso di stampa (Sakkinen et al, in press) e consiste in un campione di 6000 adolescenti di eta' 15-16 anni, una birth cohort della Finlandia settentrionale.

Studi epidemiologici su popolazione anziana
Infine, sono stati considerati due studi su popolazione anziana. Uno e' stato effettuato su un campione nazionale rappresentativo di 190 soggetti di 72 anni da Joukamaa et al (1996) con la TAS-26. L'altro e' stato effettuato da Gunzelmann et al (2002) su un campione di 566 soggetti di oltre 69 anni (media = 69.7, ds=6.9, range = 61-95 anni). Come confronto, gli autori hanno utilizzato un campione di 1481 soggetti di eta' compresa fra 14 e 60 anni (media = 38.9, ds=12.8). Anche in questo caso, gli autori hanno utilizzato la versione modificata della TAS-26, come nel lavoro di Brosig et al (2004) citato precedentemente.

Prevalenza dell'alexithymia
I dati di prevalenza sono riassunti nella Tabella 2, nella Figura 1 e nella Figura 2.

Nella popolazione adulta (eta' lavorativa), la prevalenza di alexithymia varia da 7% a 23%. Negli uomini va dall'8% al 22% mentre nelle donne dal 5% al 20%.
E' stata trovata una maggiore prevalenza di alexithymia negli studi che hanno utilizzato la TAS-26 rispetto a quelli con la TAS-20. La prevalenza piu' alta - sia per uomini che per donne - e' stata trovata nel lavoro francese di Guilbaud et al (2002) sui 'controlli normali'.

Nei due studi su adolescenti la prevalenza e' stata riscontrata fra l'8% ed il 16% mentre nei due studi sulla popolazione anziana fra il 33% ed il 39%.

Una significativa differenza di genere e' stata trovata in 4 studi sulla popolazione adulta con la TAS-20 (i maschi sono risultati significativamente piu' alessitimici delle donne) mentre non e' stata trovata alcuna differenza statisticamente significativa fra i due sessi in due studi su adulti. Anche negli studi su adolescenti e anziani non sono state trovate differenze significative nella prevalenza nei due sessi.
Nello studio inglese di Mason et al (2005) la prevalenza e' stata inversa, con le donne che sono risultate significativamente piu' alessitimiche dei maschi. Tuttavia, e' da tener presente che questo lavoro ha reclutato studenti universitari di facolta' artistiche e scientifiche.

Alexithymia e fattori socio-demografici
I dati sull'associazione fra alexithymia e fattori socio-demografici sono riassunti nella Tabella 3.
Solo nello studio di Mattila et al (2006) l'associazione fra alexithymia ed eta' e' stata analizzata su un'ampia fascia di ete' ed e' stato visto che il punteggio alla TAS-20 aumenta in modo significativo con l'aumentare dell'eta' in entrambi i sessi. Nello studio di Gunzelmann et al (2002) non e' stata trovata alcuna associazione fra alexithymia ed eta' quando il campione (di eta' fra 60 e 95 anni) e' stato diviso in 4 gruppi di eta'. Nello studio di Sakkinen et al (in press) e' stata fornita una prevalenza di alexithymia in 3 distinti gruppi di eta'. Fra i soggetti di eta' 12-13 anni la prevalenza di alexithymia e' stata del 21% (ragazzi 22%, ragazze 20%), fra quelli di 14 anni del 15% (ragazzi 12%, ragazze 18%) e fra quelli di 15-17 anni del 13% (ragazzi 11%, ragazze 15%). La differenza fra il gruppo piu' giovane e quello piu' anziano e' statisticamente significativa.

L'associazione fra alexithymia, bassa istruzione e condizioni socio-economiche di poverta' e' stata trovata in tutti i 3 studi finlandesi di popolazione su adulti, dove queste variabili sono state analizzate, cosi' come nello studio sulle assistenti all'infanzia in Svezia. In altri due studi in cui sono stati analizzati questi fattori (Parker et al, 1989; Guilbaud et al, 2002) non e' stata trovata invece alcuna associazione significativa con l'alexithymia. Negli anziani, Joukamaa et al (1996) hanno trovato un'associazione significativa fra bassa istruzione e alexithymia nei soggetti maschi mentre non e' stata trovata alcuna associazione nello studio di Gunzelman et al (2002).

E' stata anche trovata una maggiore prevalenza di alexithymia nei soggetti singoli (non sposati e vedovi) in 4 studi di popolazione adulta.

Discussione
Gli aspetti epidemiologici dell'alexithymia sono stati studiati finora solo in pochi lavori, la maggior parte dei quali effettuati sulla popolazione adulta in eta' lavorativa. Sebbene i risultati non siano del tutto coerenti fra i vari studi, sembra che l'alexithymia sia associata con le seguenti variabili socio-demografiche:
- sesso maschile
- scarsa istruzione
- povere condizioni socio-economiche
- stato civile single (assenza di partner stabile).
Tali associazioni non sono state comunque confermate su adolescenti e soggetti anziani.

L'associazione piu' convincente e' forse quella fra alexithymia e sesso maschile negli adulti. Bisogna pero' considerare che tutti gli studi in cui questa e' stata trovata sono finlandesi, per cui e' ancora da confermare con ulteriori studi se questo dato e' presente anche in altri paesi. Alcuni lavori effettuati in altre nazioni possono darci un'idea della situazione. In uno studio di Pasini et al (1992) effettuato in Italia su 417 soggetti normali non e' stata trovata alcuna differenza di genere nel punteggio totale della TAS-26. Parker et al (1989) non hanno trovato associazioni significative nel loro studio con la TAS-26 ma il campione (adulti normali canadesi) non era randomizzato. D'altra parte, in un altro studio di comunita' con la TAS-20, gli stessi ricercatori (Parker et al, 2003) hanno trovato che i maschi avevano un punteggio totale alla TAS-20 (ed a due dei suoi fattori) maggiore delle donne ma hanno dato scarsa importanza a questo risultato. In uno studio di comunita' USA di Lane et al (1998) su un campione di 380 soggetti (di cui 184 maschi) con la TAS-20, e' stata trovata una differenza di genere significativa nel punteggio totale (maschi maggiore delle donne). Fino ad oggi, pertanto, i risultati di lavori effettuati in altre nazioni sono incoerenti fra loro. La ragione potrebbe risiedere nel fatto che i campioni studiati sono molto diversi l'uno dall'altro e nessuno studio non-finlandese e' stato condotto finora su un campione rappresentativo di popolazione.

Solo Mattila et al (2006) hanno studiato l'associazione fra alexithymia ed eta' su una fascia ampia di distribuzione. Il risultato e' che esiste una chiara associazione con questa variabile. In due studi con la TAS-26 la prevalenza di alexithymia e' stata molto maggiore fra i piu' anziani rispetto ai soggetti in eta' lavorativa. Negli adulti in eta' lavorativa, Parker et al (1989) non hanno trovato associazioni fra alexithymia ed eta' ma Lane et al (1998) si. Anche Pasini et al (1992) hanno trovato che l'alexithymia e' associata all'eta'. Se c'e' davvero un'associazione fra eta' ed alexithymia, sarebbe interessante sapere se e' dovuta al processo dell'invecchiamento o ad un fenomeno di coorte. Nella prima ipotesi, e' possibile che la personalita' si modifichi con l'eta' piu' avanzata: traumi, malattie fisiche e problemi psicologici possono creare o rinforzare caratteristiche alessitimiche individuali. La maggiore prevalenza di alexithymia nella popolazione anziana puo' essere tuttavia dovuta al fatto che soggetti in questa coorte di eta' hanno affrontato specifiche esperienze nella loro vita che non saranno invece patrimonio delle nuove generazioni in futuro. Sono pertanto necessarie indagini prospettive per chiarire l'associazione fra alexithymia ed eta'.

Nell'insieme, disoccupazione, scarsa istruzione e condizioni socio-economiche di poverta' sembrano indicare che l'alexithymia e' associata ad una sorta di marginalita' sociale o anomia. Risultati coerenti in questo senso sono stati ottenuti anche da Pasini et al (1992) e Lane et al (1998). Kauhanen et al (1993) avevano studiato l'alexithymia con la TAS-26 in un campione di popolazione generale di 2682 finlandesi maschi di mezz'eta'. I soggetti con punteggio TAS pi÷ elevato erano piu' frequentemente celibi ed avevano minori contatti sociali mentre la TAS era inversamente associata ad istruzione, salario e stato occupazionale. Gli autori concludevano affermando che l'alexithymia puo' esser considerata non solo un fenomeno psicologico ma che in parte e' condizionata anche da fattori socialmente determinati. Siamo del tutto d'accordo con questa ipotesi. Negli studi che abbiamo revisionato anche la solitudine (vivere senza il coniuge) e' associata all'alexithymia. Come sempre con i risultati di studi trasversali, la causalita' della relazione fra alexithymia e marginalizzazione sociale resta aperta ma riteniamo che sia un argomento importante per le ricerche future.

Conclusione
Quali siano i correlati socio-demografici dell'alexithymia e'un argomento studiato finora in modo insoddisfacente. Per una migliore comprensione del costrutto, sono necessari nuovi studi. In questo senso, sono particolarmente importanti studi prospettivi in collaborazione internazionale.

Bibliografia
- Acklin MW, Alexander G. Alexithymia and somatization. A Rorschach study of four psychosomatic groups. J Nerv Ment Dis 1988; 176: 343-350.

- Apfel R, Sifneos PE. Alexithymia: concept and measurement. Psychother Psychosom 1979; 32: 180-90.

- Bagby RM, Taylor GJ, Ryan DP. The measurement of alexithymia: Psychometric properties of the Shalling-Sifneos Personality Scale. Compr Psychiatry 1986; 27: 287-294 (a).

- Bagby RM, Taylor GJ, Ryan DP Toronto Alexithymia Scale. Relationship with personality and psychopathology measures. Psychother Psychosom 1986; 45: 207-215 (b).

- Bagby RM, Taylor GJ, Atkinson L. Alexithymia: A comparative study of three self-report measures. J Psychosom Res 1988; 32: 107-116.

- Bagby RM, Taylor GJ, Parker JD, Loiselle C. Cross-validation of the factor structure of the Toronto Alexithymia Scale. J Psychosom Res 1990; 34: 47-51.

- Bagby RM, Parker JDA, Taylor GJ. Reassessing the validity and reliability of the MMPI Alexithymia scale. J Pers Ass 1991; 56: 238-253.

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