PM - HOME PAGE ITALIANA TESI

PM-TP
PSYCHOMEDIA
Tesi

Tesi di Baccalaureato di Paolo Spagnol

Sentimento oceanico e Trascendenza nella relazione tra mistica e psicoanalisi

Conclusioni
Psicoanalisi mistica: un compito infinito




Questo elaborato spera di contribuire, con molta semplicità, a una migliore comprensione delle possibilità aperte dalla mistica psicoanalitica nei confronti dell'azione terapeutica.
Per una psicoanalisi che ragiona all'interno dell'orizzonte della spiritualità, l'esperienza mistica si configura come una riflessione sul senso dell'esistenza, in quanto esperienza dell'illuminazione del limite del proprio ragionare.
La psicoanalisi, quindi, ha un ruolo legittimo nell'investigazione della coscienza mistica; la vita e l'essere, infatti, procedono da una fonte invisibile e trascendente: la contemplazione è soprattutto attenzione alla realtà di tale fonte.
Nella sua ricerca la psicoanalisi mistica si connota come un vasto movimento di pensiero, che integra metodi psicologici e pratiche meditative per favorire il risveglio della natura spirituale dell'individuo, e utilizza l'esperienza mistica come momento fondante di un percorso di auto-realizzazione.
Queste nuove frontiere della psicoanalisi mettono in risalto analogie e differenze tra gli stati psicopatologici e quelli della coscienza mistica. La psicoanalitica mistica, pertanto, si caratterizza come un contributo terapeutico alla comprensione dell'anelito alla trascendenza, ritenendo che questo costituisca un aspetto significativo dell'umana esperienza.
Di fatto, solo una parte della cultura psicoanalitica sembra offrire tale grado di maturità scientifica. La tradizione psicoanalitica classica ha dato origine a diffusi pregiudizi tra gli psicoanalisti, e tuttora parlare di psicoanalisi mistica suscita un certo imbarazzo.
Le scuole di pensiero orientate verso la dimensione mistica, al contrario, affermano il ruolo fondamentale svolto dalla spiritualità nei confronti del benessere della psiche umana.
Sigmund Freud considera questa possibilità ne "Il disagio della civiltà"; egli, infatti, afferma l'esistenza una piccola minoranza di individui che ha la possibilità di giungere alla felicità servendosi dell'amore; tuttavia, perché ciò avvenga, occorrono ampie modificazioni psichiche della funzione amorosa.
Tali persone non dipendono dal consenso dell'oggetto, perché attribuiscono valore non tanto all'essere amati, quanto all'amare. Esse sanno fronteggiare la perdita dell'oggetto riversando il loro amore non su oggetti singoli, ma sull'umanità intera. Questo permette loro di evitare le incertezze e le delusioni dell'amore genitale, trasformando la pulsione sessuale in un moto inibito nella meta. Lo stato che raggiungono in questo modo - quel loro sentire sempre sospeso, inalterabile, delicato - si distanzia dalle tempeste dell'amore genitale, da cui pure è derivato. Secondo Freud, san Francesco d'Assisi è forse il massimo esempio di come sia possibile raggiungere un senso interiore di felicità attraverso la via dell'amore. 87
La psicoanalisi mistica si propone di riconoscere l'intensità della manifestazione mistica, ma anche di trovare le rappresentazioni più adatte per portarla nel mondo della condivisione.
Alcuni autori pongono alla base del momento creativo della terapia la nascita del "terzo intersoggettivo", che si situa nello spazio virtuale tra i due partecipanti alla relazione analitica e li trascende. 88
Ed è proprio l'esperienza mistica dell'essere all'unisono, nel contesto sacrale del setting, ciò che dà luogo a questa manifestazione.
Tra gli studiosi vi è anche chi ritiene che la mente si configuri come "religiosa" e, quindi, rientri nella natura stessa dell'essere umano il ricercare una dimensione "altra".
Lo studioso Erich Fromm, in un capitolo del suo libro "Marx e Freud" afferma quanto segue: "Credo che l'uomo sia il prodotto dell'evoluzione naturale, che faccia parte della natura e, tuttavia la trascenda, essendo dotato di ragione e consapevolezza"89; proseguendo, egli indica quali dovrebbero essere le modalità per vivere in armonia con se stessi e il genere umano.
Fromm, infatti, sostiene che vi sia un certo numero di risposte, delimitate ed accertabili, offerte dalla storia della religione e dalla filosofia; una parte del genere umano, tuttavia, tenta di ritrovare l'armonia con la natura mediante la regressione a una forma di esistenza pre-umana, eliminando la ragione e l'amore che sono specificatamente le sue peculiarità.
Ma vi è anche una parte dell'umanità che ha come scopo il pieno sviluppo delle proprie facoltà, fino a raggiungere una nuova armonia nei confronti dei propri simili e della natura.90
Egli, tuttavia, non può trovare da solo una risposta assoluta o definitiva, che abbia una funzione di salvezza, ma può raggiungere, con la volontà, un livello di consapevolezza profonda che gli dia la forza di vivere senza illusioni, e di essere libero.
Questa libertà genera una sensazione d'infinitezza, paragonabile al ritornare bambini, quando il mondo si apre ad uno sguardo colmo di meraviglia e stupore, scevro da pregiudizi.
un "affidarsi" al mistero.
I mistici hanno sempre sottolineato l'ineffabilità della divinità e l'inadeguatezza di ogni descrizione che lo riguardi.
La mistica è spiraglio, è accesso che rende "tangibile" ciò che non lo è - in visioni, estasi, linguaggi, miti, riti, rimandi spirituali - come manifestazione necessaria di un altro splendore.
Le modalità indicate, che la psicoanalisi mistica fortemente incoraggia, esprimono al massimo grado la capacità di ospitare, propiziare, e concepire l'infinito, ponendo il soggetto nella condizione di farne esperienza, senza perdere i suoi connotati di creatura finita e incarnata.
La psicoanalisi mistica assolve, così, il compito di tenere insieme mondo e linguaggio, esperienza e trascendenza. Essa si fa immagine e riflesso di una dimensione "altra", che contagia il soggetto e si fa "parola" di altissimo valore; si tratta di una vita che è attiva e contemplativa tempo stesso; questo è, anche, il cuore della mistica ignaziana: essere contemplativi nell'azione, a partire dalla vita concreta di ogni giorno.
Questa è l'esperienza dell'infinito: il sentirlo in presenza e il sentirsene parte, il bisogno di commisurarsi con esso e di accoglierlo nel chiuso delle proprie percezioni e dentro i limiti del proprio pensiero. 91
Si tratta, sovente, di una conoscenza fuori dal comune, che preme con violenza dentro, per esprimersi.
Il contenuto inconscio viene provocato a presentarsi e a presenziare. Esso non è frutto solo di conoscenza razionale.
L'essere toccati interiormente - attraverso una serie di reazioni emotive e grazie al sostegno dello psicoanalista "mistico" - rende consapevoli di ciò che si avverte in se stessi come stabile e duraturo, in seguito alla sollecitazione di quel che si è incontrato.
Questo incontro può rievocare le sensazioni attribuibili al sentimento oceanico - citato all'inizio a proposito del carteggio tra Sigmund Freud e Roman Rolland, in relazione all'atteggiamento dell'uomo nei confronti del trascendente - il quale sembra essere anche la fons et origo degli stati mistici.
Esso è un comprendere noetico, privo di intermediazioni; si tratta di un processo poietico dello spirito, del "non pensato in attesa di un pensatore", di cui parla Bion, quindi di "O", ossia "Origin".
La mistica affonda le radici in quella che Rolland chiama la "subterranean source": solo immergendosi in questa sorgente è possibile attuare l'autentica natura "trascendente" dell'essere umano, favorendone la nobiltà e l'elevazione, la stessa che traspare dall'espressione di assoluta beatitudine del mistico.
Alcune ricerche confermano la diffusione di questo sentimento, che consiste nel sentire d'essere parte di un qualcosa senza limiti di tempo e spazio, oppure che si esprime tramite una sensazione di inscindibilità, come se non esistesse alcuna separazione fra il soggetto percepiente e il resto dell'umanità.92
Giunti a questo punto della trattazione, è legittimo affermare che la mistica può percorrere un tratto di strada in compagnia della psicoanalisi, come felicemente propone Freni.
Il terapeuta sa che non si tratta solo di estendere il campo della coscienza verso dimensioni ignote, attraverso uno sforzo intellettuale, quanto piuttosto di sperimentare su di sé le dimensioni inconsce della psiche, che possono fare intravedere i disagi attorno ai quali si gioca il destino della psicosi.
L'analista "mistico", quindi, si deve porre all'unisono con il sentire del paziente; grazie al suo contributo, la psicoanalisi contemporanea può fiduciosamente (anche se dolorosamente) confrontarsi con le aree indecifrabili della mente tradizionalmente ascritte al campo della psicosi.
Da questa esperienza profonda sgorga, nel terapeuta, la finezza della percezione introspettiva di stati d'animo, scarti interiori e progressi di maturazione personale.
La stabilità della figura dell'analista che ha anche una formazione mistica e le sue capacità di contenimento del dolore e della frustrazione, aiutano il paziente a sostenere il senso di impotenza nei confronti di un infinito irraggiungibile.
Wilfred Bion, l'analista mistico per eccellenza, parla di fiducia quando si riferisce allo stato della mente che emerge quando l'analista affronta il suo lavoro senza ricordo, desiderio o discernimento.
Egli sottolinea il modo in cui il desiderio dell'analista nei confronti del controllare e del capire possano bloccare l'apertura della mente, necessaria per percepire la verità emotiva che emerge durante la seduta. Bion, inoltre, argomenta la fondamentale ineffabilità del processo analitico e il ruolo che la fiducia dell'analista gioca di fronte a tale ineffabilità.93
Salvatore Freni scrive: "Potremmo dire che le psicoterapie basate sulla nozione di inconscio richiedono psicoterapeuti mistici che estraggano i fenomeni psichici dalle tenebre del mistero e dell'ignoto e li portino nel buio della notte; psicoterapeuti ermeneuti (del vivente, però!) che li portino dalla notte alla penombra; e psicoterapeuti scienziati-tecnologi che li portino nella piena luce del giorno.
Va da sé che, essendo praticamente impossibile che tali competenze mistico-sciamaniche, estetico-narratologiche e scientifico-tecnologiche possano riassumersi in un unico individuo, uno studio a tutto tondo della pratica psicoanalitica richiede inevitabilmente una collaborazione interdisciplinare".94
All'analista "mistico" che opera nel mondo si richiede una consapevolezza profonda di sé e l'assunzione di responsabilità nei confronti del proprio essere, "nel bene e nel male".
Il suo compito è infinito, ma la sua sollecitudine facilita il dispiegarsi dell'interiorità "indicibile", in una dimensione di reciprocità. E qui avviene il miracolo che solo la psicoanalisi connotata come "mistica" è in grado di attuare: nella reciprocità del rapporto analitico le persone vengono riconosciute come insostituibili nello scambio stesso.
Nel mistico, la conoscenza della realtà si intreccia con l'immaginario e il simbolico. L'analista, nell'ascolto analitico, pertanto, deve dimostrarsi intimamente disponibile a imboccare strade mai tentate prima.
Ana-Maria Rizzuto afferma quanto segue: "l'analista deve offrire al paziente un'esperienza analitica completa in cui il suo mondo religioso personale venga analizzato con la stessa attenzione e con lo stesso rispetto che vengono impiegati nell'analisi di tutto il resto della vita psichica"95
La lingua interiore del mistico sembra essere il luogo in cui l'inconoscibile si dà, o il corpo dentro il quale l'infinito viene concepito: di qui la sua radiosità e la sua gioia, ma anche la sua bellezza così dolorosa e imperfetta, fatta di anomalie e dissesti, smarrimenti, squilibri e irregolarità a non finire.
Per esprimere l'indicibile con parole umane, la mistica sceglie il linguaggio simbolico, che meglio sa parlare al cuore dell'uomo, tramite una riduzione all'essenziale.96
Di qui parte l'indirizzo ascetico dell'analista mistico: l'accettazione del vuoto, del distacco, della spoliazione e l'esporsi alle vicende della vita del paziente.
Questo esercizio si traduce in un'esperienza interiore di lucida e, talvolta, penosa attesa; è sospensione di ciò che è desiderio, volontà, pensiero; è uno stare in prossimità del vuoto, e questo ha quasi l'effetto di una purificazione.
La nozione di infinito, in particolare la struttura dell'oggetto infinito, non può essere "concepita" o "rappresentata" da un concetto o da un'idea pensata o scritta, ma solo "presentata" da modelli parziali.
Questo è il nocciolo dell'esperienza analitica mistica.
Che è l'esperienza del desiderio indotto nel soggetto da un oggetto che si presenta come ineffabile.
Dell'oggetto il soggetto sperimenta solo una parte finita, quella che può contenere nella propria finitezza. Il "compito infinito" della psicanalisi mistica è, a sua volta, quello di produrre del sapere sull'infinito.
All'analista viene affidato, quindi, anche il compito (infinito) di "rimodellare" la psicanalisi alla luce dell'esperienza fatta dell'infinito.
Quanto detto, seppur incompleto data la vastità del tema affrontato, può essere così riassumibile: la psicoanalisi mistica dà spessore alla vita - e vita alla terapia - perché ne percepisce, con stupore, i variegati aspetti da differenti angolature, ivi inclusa quella spirituale.
in questo atteggiamento aperto e multiforme che l'infinito si sostanzia, pur rimanendo Altro.

Note:
87_Sigmund FREUD, Il disagio della civiltà e altri saggi, Torino, Bollati Boringhieri, 2008.
88_FRENI La dimensione mistica nell'esperienza psicoanalitica.
89_Erich FROMM, Marx e Freud, Milano, il Saggiatore, 1962, 202
90_Op. cit.
91 FRENI, La dimensione mistica nell'esperienza psicoanalitica.
92 Salvatore CAPODIECI, Trascendenza e relazione terapeutica, Rivista Quadrimestrale di Scienze della Formazione e Ricerca Educativa, 3 (2008), 85-97.
93 FORNARO, Psicoanalisi tra scienza e mistica: l'opera di Wilfred R. Bion,
94 FRENI, La dimensione mistica nell'esperienza psicoanalitica.
95 ALETTI - DE NARDI, Psicoanalisi e religione: nuove prospettive clinico-ermeneutiche, 2002, 215
96 Op. cit. 161-171


PM - HOME PAGE ITALIANA TESI