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PSYCHOMEDIA
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Tesi di Baccalaureato di Paolo Spagnol

Sentimento oceanico e Trascendenza nella relazione tra mistica e psicoanalisi

2 - Freud e la religione: lettura psicodinamica di un rifiuto



Freud riserva un posto fondamentale alla religione nel lungo corso dei suoi studi, con l'intento di spiegare i motivi che spingono l'uomo alla ricerca di Dio; inoltre, agli desidera analizzare perché l'individuo avverta il bisogno di entrare in relazione con l'Assoluto, il Trascendente.
Quale è stato il processo che ha indotto il padre della psicoanalisi a definirsi "un ebreo ateo"?
Della sua infanzia ha lasciato ben poco di scritto, anche se molto può essere ricostruito basandosi sulle biografie a lui dedicate.
Il padre di Freud, Jakob, a sedici anni sposò Sally Kanner, ed ebbe da lei due figli, Emmanuel e Philipp; Sally morì nel 1852.
Della seconda moglie di Jacob si conosce ben poco, a parte il fatto che si chiamava Rebecca e che morì dopo breve tempo dalle nozze.
Nel 1855 Jacob sposò Amalia Nathanson, madre di Sigmund. Da quest'unione nascono dieci figli. Sigmund nasce il 6 maggio 1856, e Jacob chiama il suo "secondo primogenito" con il nome del padre appena morto, Salomon (Scholomo, saggio), da cui Sigismondo, Sigmund. Jacob è un padre orgoglioso e pieno di aspettative per questo figlio maschio.
Alla nascita del piccolo Sigmund Jacob ha quarantuno anni, mentre Amalia solo ventuno.31
Si può già intuire come questa differenza di età tra i genitori possa rappresentare un buon terreno per la futura teorizzazione della situazione edipica.
Alla nascita di Sigmund, la madre è una giovane donna bella e ammirata.
Inoltre, Amalia si rivela essere una persona molto narcisistica e socialmente ambiziosa, che riponeva tutte le sue speranze sul figlio primogenito. Aveva eletto Sigmund perché diventasse un grande uomo, soddisfacendo così la propria ambizione.
All'età di ventitré mesi Freud perde il primo fratello, Julius, morto a sei mesi per un'infezione intestinale. Questa drammatica esperienza segna per sempre la vita di Sigmund, come egli confida al suo amico Fliess, interlocutore di una lunga corrispondenza epistolare, in una lettera del 3 ottobre 1897: "Devo anche aver accolto mio fratello di un anno più giovane (morto a pochi mesi) con cattivi desideri e reale gelosia infantile; la sua morte ha lasciato in me il germe del rimorso".32
La morte di Julius, quindi, caratterizza in modo traumatico l'infanzia di Freud, con sentimenti di gelosia, e poi di colpa per ciò che doveva aver provato verso questo rivale per ottenere l'amore materno.
I primi anni di vita di Sigmund sono a dir poco complessi: il piccolo ha ben tre figure materne: la madre Amalia, la bambinaia Monika Zajik e la "zia" Maria, moglie del fratellastro Emmanuel.
Monika Zajik è una figura molto importante per Freud: ella, infatti, si presenta come una specie di mamma buona, semplice, affettuosa ed empatica. Essendo di religione cattolica, narra al bambino episodi biblici su Dio, l'inferno e il Paradiso, accompagnati da frequenti visite alla chiesa cattolica.
Il piccolo Freud perde la sua bambinaia in concomitanza con la nascita della sorella Anna, il 31 dicembre 1858: è quindi maggiore di lei di due anni e sette mesi. Freud non conserva alcun ricordo conscio di queste visite alla chiesa, ma l'esperienza deve averlo molto impressionato, a giudicare da come gli risponde la madre quando, nel corso della sua autoanalisi nel 1897, Freud le pone alcune domande riguardanti la bambinaia: "Ma certo - risponde - era una vecchia donna molto astuta. Ti portava in tutte le chiese: quando poi ritornavi a casa eri solito metterti a predicare e a raccontare come il buon Dio fa le sue cose".33
Freud, quindi, incontra Dio nella più tenera età, quando si è appena in grado di comprendere il significato della parola, e al ritorno dalle funzioni imita le prediche del sacerdote in modo infantile.
Il dolore di Sigmund per la perdita della bambinaia è profondo e duraturo, e lo rende vulnerabile alla separazione ed alla perdita; inoltre, se nella psiche di Freud Dio è legato ai racconti e alle esperienze che vive con la sua bambinaia, la repentina scomparsa di quest'ultima deve aver influenzato di certo il suo modo di concepire il divino. La perdita lo priva anche dell'emozione di andare in chiesa per assistere alle funzioni; ora non può più ascoltare la musica dell'organo e i canti del coro, odorare il profumo dell'incenso e delle candele e ammirare la maestosità del grande edificio e delle sue decorazioni.
In seguito, nel corso della sua ricerca psicoanalitica, Freud giunge a teorizzare che il bambino dà forma alla rappresentazione di Dio in un'epoca precoce della vita e lo fa "innalzando" al rango di Dio le primissime figure di accadimento, ed in particolare il padre.
La frequenza di Freud alla chiesa cattolica in compagnia della bambinaia fa sì che lui abbia numerosi incontri con un Dio invisibile, al quale si fa riferimento durante le prediche e nel corso delle cerimonie.
Attraverso l'imitazione giocosa, il piccolo Sigmund offre un'idea dell'impressione che esercitava su di lui quanto visto e sentito.
Egli, di sicuro, ascolta con interesse e attenzione: probabilmente il gioco del ripetere le azioni e le parole di chi celebra le funzioni fa pensare che il bambino si sia identificato con il prete.
Questa esperienza deve aver lasciato una traccia nella sua psiche, supportata, inoltre, da tutte le percezioni esperite in chiesa: il profumo dell'incenso, la osservazione delle immagini di Dio e dei santi attraverso i quadri appesi e le statue, il suono dei canti e delle prediche del sacerdote.
Un'ulteriore fattore si viene ora ad aggiungere: nel corso della sua autoanalisi Freud afferma che Dio è un sostituto del "padre", un padre innalzato o, più precisamente, l'immagine ideativa che il bambino si è fatta del padre, e che da adulto ricompare nella rappresentazione individuale di Dio.
Se postulato ciò, che ruolo riveste la figura materna?
Nei suoi scritti Freud parla di relazioni "per appoggio", come quella del bambino con la madre, da cui dipende anche la sua sopravvivenza fisica, e di relazioni "narcisistiche", in cui il bambino (e poi l'adulto) ama se stesso in sé, o negli oggetti simili a sé, o nelle persone che lo amino come sé; è, quindi, questo un affidarsi ed un fidarsi delle cure materne.
ormai noto il fatto che passa un tempo piuttosto lungo prima che la madre "esista" per il bambino come singolo oggetto. Prima della madre nel suo complesso, il piccolo entra in contatto con il seno, le mani, il volto della figura materna con la quale si trova ad interagire per la sopravvivere.
Il piccolo Sigmund ha conosciuto la madre naturale solo nei primi nove mesi di vita, ma solo attraverso la sua "scomposizione" in "oggetti" distinti, quali il seno o il sorriso; la "vera" madre, tuttavia, è colei che, dopo questi primi periodo, è diventata la sua "caregiver".
Ana-Maria Rizzuto nel libro "Perché Freud ha rifiutato Dio?" cita l'opinione di Hardin, il quale afferma che la perdita in tenera età di una figura primaria sostitutiva è sempre traumatica.
Egli sostiene, infatti, quanto segue: "nei pazienti che hanno avuto una storia di surrogato materno si verifica un estraniamento dalle madri biologiche, e una intolleranza alle relazioni intime"34, mentre per quanto riguarda l'esperienza psichica "l'immagine del surrogato è schermata da quella della madre"35; "la madre biologica ha un ruolo importante nel perpetuare l'occultamento del surrogato".36
Hardin fa notare, inoltre, che anche molti dei pazienti di Freud avevano perso gran parte della loro "capacità di adattarsi alla madre e di interagire con lei, perché il loro coinvolgimento con la bambinaia ebbe come risultato una certa separazione dalla madre biologica".37
Eppure Freud, nel corso dei suoi studi, giunge ad affermare che "la madre viene presto sostituita dal padre più forte".38 Questo sta ad indicare che, in Freud, solo il padre è in grado di essere una fonte significativa per la formazione della rappresentazione di Dio.
Come è possibile che la madre venga sostituita, se Freud stesso afferma che esiste un forte legame tra il bambino e la madre, e che questo è dettato dai bisogni che creano uno stato di tensione interna, dovuta a una situazione di pericolo a cui il piccolo può trovarsi esposto?
La madre è completamente assorbita dal neonato, il quale è in un rapporto di totale dipendenza da lei; questa relazione è una simbiosi, una fusione tra madre e figlio.
La fusione sta ad indicare una non distinzione tra i due; la simbiosi implica il fatto che il bambino non può fare a meno dell'oggetto, ovvero della madre.
Quando Freud si addentra nell'esame delle situazioni di pericolo tipiche che influenzano le relazioni oggettuali, inizia col parlare di "pericolo di perdere l'oggetto" e di "pericolo di perdere l'amore dell'oggetto".
Il primo rappresenta il bisogno per appoggio, mentre il secondo indica un rapporto più integrato con un oggetto d'amore personalizzato, che non può essere facilmente rimpiazzato.
Lo sviluppo dell'Io, infatti, dipende dalle relazioni oggettuali e dalla natura delle stesse. Quindi, dopo che una rappresentazione si è formata, essa continua ad influenzare la vita psichica dell'individuo e i suoi rapporti con gli altri, in modo conscio e inconscio.
Ana-Maria Rizzuto afferma che "l'attaccamento libidico agli oggetti può cambiare, mentre le tracce mnestiche legate agli oggetti permangono all'interno del campo psichico; queste sono sempre presenti come memorie rappresentazionali preconscie o inconsce ed esercitano un'influenza silente o manifesta sui processi inconsci e consci".39
Freud si trova ad avere, nel corso della sua infanzia, due "madri":
- quella naturale, che nutre grandi progetti nei confronti del figlio, con la segreta speranza che divenga un grande uomo ma che, nello stesso tempo, non si rivela in grado di rispondere in maniera soddisfacente ai suoi bisogni emotivi; è come se Amalia amasse suo figlio, ma suo figlio non si sentisse amato: chi accudisce il piccolo Sigmund è la bambinaia e non la madre.
Freud si sente per tutta la vita soggiogato da questa madre e, a maggior ragione durante la sua infanzia, al punto da volersi liberare da questa madre-Dio. In una lettera al suo amico Fliess, infatti, confida che durante un viaggio a Vienna ebbe "l'opportunità di vederla nudam"40; l'utilizzo del latino sta ad indicare il bisogno di creare una separazione emotiva tra sé e la scoperta del suo attaccamento libidico infantile alla madre.
- Il rapporto con la madre "adottiva", al contrario, è profondo e duraturo; è lei che inizia il piccolo Freud all'esperienza religiosa, oltre che alla sessualità attraverso il contatto fisico che si esplica nell'atto di lavare il bambino e di accudirlo nei suoi bisogni primari.
Ana-Maria Rizzuto offre una sua interpretazione di come sia sorta nella psiche di Freud una precoce rappresentazione di Dio.
Il piccolo Freud nella sua prima infanzia cresce a contatto con due modelli di madre molto differenti fra loro, e questo contribuisce a dare luogo in lui ad una rappresentazione composita di madre-Dio.
Una prima rappresentazione trae origine dal suo rapporto con la madre naturale, ed è quella di un Dio legato alla morte, condizionata dalle morti precoci avvenute in famiglia.
Una simile immagine di Dio doveva aver già instillato in Freud la mancanza di fede; questa mancanza di fiducia è la stessa che, in seguito, lo induce ad interrogare la madre sulla morte imposta da Dio.
L'intenso bisogno che la madre ha di lui contribuisce certamente al suo desiderio di liberarsi da una rappresentazione di Dio-madre possessiva, esigente ed emozionalmente non disponibile.41 Questo sentimento viene rafforzato dal ritrovarsi solo, con la madre che accudisce la piccola Anna, ed è dovuto alla perdita di Monika, la quale in precedenza si prendeva cura di lui, lo portava con sè in chiesa per conversare insieme di religione. Perdendo questa figura di attaccamento Freud non ha più contatti con quel Dio infantile, ma emotivamente seducente, che aveva iniziato a frequentare.
Freud si affida, quindi, al suo spensierato padre per ricercare in lui aiuto e sostegno; sono questi gli anni in cui, appena in grado di leggere, si butta a capofitto nella lettura della Bibbia; egli vuole protezione dal padre, come lui stesso afferma ne "L'avvenire di un'illusione": "la terribile sensazione di impotenza del bambino ha fatto nascere in lui il bisogno di protezione - protezione tramite l'amore - cui il padre ha provveduto; il riconoscimento che tale impotenza dura per tutta la vita ha causato il perdurare dell'esistenza di un padre, questa volta tuttavia più potente."42
Freud mette in relazione il padre con Dio, e lo identifica come colui il quale dovrebbe alleviare le sofferenze esistenziali del bambino.
Purtroppo, Freud perde la fiducia di protezione e di sicurezza nei confronti di suo padre, anche a motivo di fatti contingenti, quali, ad esempio, il trasferimento di domicilio in una casa più umile, per via del tracollo finanziario della famiglia, oppure all'episodio che capitò al padre stesso, quando dei cristiani gli gettano il cappello in mezzo alla strada in segno di disprezzo e Sigmund osserva amaramente l'incapacità del padre a reagire di fronte a questo sopruso.
Tutto questo contribuisce a declassare il padre precedentemente innalzato, togliendolo dalla posizione "divina": Freud, che stava per entrare nel cosiddetto "periodo di latenza", si ritrova, così, a dover ridimensionare drasticamente la figura del suo amato padre.
Proprio in questo periodo il padre gli fa conoscere il Dio di Israele, attraverso la Bibbia in edizione Philippson. La peculiarità di questa bibbia sono le illustrazioni, e attraverso queste Freud rimane colpito dalla storia biblica: queste immagini, ricche di dettagli e suggestioni, associate al racconto biblico, lasciano in lui un profondo e duraturo ricordo.
La scoperta della storia di Mosè e del popolo ebraico, coadiuvata dalla conoscenza che il padre Jakob aveva della Bibbia è, per il giovane Freud, molto significativa. Questa è la seconda volta nella quale Freud sente parlare di Dio.
In lui inizia ora a prendere corpo una profonda ammirazione per il padre, a motivo della profonda conoscenza della Bibbia che dimostra di possedere presentandogli la storia del popolo eletto. Tuttavia, in Freud alberga anche un sentimento opposto, perché Jacob non rispecchia quella figura di uomo saggio e "potente" che Mosè incarna. Freud vive dentro di sé questa ambivalenza, proprio in un momento estremamente delicato della crescita, nel quale il bambino rinuncia all'attaccamento verso il genitore del sesso opposto e di identifica nel genitore dello stesso sesso.
Freud sa di desiderare un padre diverso, in grado di proteggerlo e di cui essere orgoglioso; egli si ritrova, in questo modo, da un lato senza più una madre in grado di accoglierlo attraverso l'empatico amore materno e, dall'altra, senza un padre da avere come riferimento e da ammirare, un padre da innalzare.
Freud deve pensare a sè e, nello stesso tempo, sa di doversi assume l'oneroso compito di consolare i propri genitori. Ha luogo, così, un'inversione di ruoli, con Freud che diventa il "padre" dei suoi genitori (anche durante la sua vita adulta dovette mantenere la sua famiglia).
Freud è risoluto sul fatto di non volere essere come suo padre, e in alcune situazioni rimprovera la madre di preoccuparsi solo dei suoi bisogni fisici.
Ana-Maria Rizzuto sostiene che "La solitudine di Freud era paradossale"43 e che l'unica possibilità rimasta a Freud è ora quella di accettare di essere solo, privo di protezione, privo di modelli, e riconoscere che l'affetto dei suoi genitori non può essergli di aiuto. Il punto di arrivo è rappresentato quello da una profonda delusione: la sola consolazione possibile è quella di essere stoicamente sufficiente a se stesso: non esiste Dio, nè una provvidenza benevola.
L'adolescenza rappresenta in generale un periodo della vita dominato dalla tensione fra identità e confusione, caratterizzato essenzialmente dalla messa in discussione di tutte le conquiste precedenti; in questa fase l'adolescente esprime un netto orientamento alla formazione della sua identità, che non è semplicemente un processo in cui si sommano le identificazioni precedenti, ma una ridefinizione globale e dinamica della propria prospettiva di vita.
Freud, durante questo periodo, brancola nel buio per quanto riguarda la sua scelta professionale: egli, infatti, non sa cosa fare del suo futuro né quale carriera intraprendere. Questo stato d'incertezza permane fino a quando gli capita di ascoltare "Il breve, bellissimo, saggio di Goethe"44 su "La natura"; questo crea le condizioni grazie alle quali egli si può sentire profondamente coinvolto nella scoperta della natura. In una lettera indirizzata a Emil Fluss, egli così si esprime: "l'oggi è certo e sicuro [...] Ho deciso di essere naturalista [...] Devo prendere visione degli antichissimi incartamenti della Natura, forse addirittura andare ad origliare i suoi processi eterni, e condividere le mie scoperte con chiunque abbia desiderio di imparare."45
Freud s'investe di questo ruolo di scopritore dei segreti della natura, e "la natura ridiventava la tenera madre benigna che l'aveva nutrito".46 Quindi, pieno di rinnovato entusiasmo, desidera intraprendere il corso di studi in medicina, per acquisire una conoscenza profonda di Madre Natura e dei suoi segreti.
La natura è in grado di svelare ogni segreto dell'uomo e Freud, in questo momento, si sente padrone di sé stesso e delle scelte che si appresta a compiere.
Dopo un periodo di attesa tanto lungo, tutto ciò è davvero liberatorio per il giovane studioso.
Se durante l'adolescenza di Freud il padre subisce un declassamento agli occhi del figlio, a causa delle ripetute delusioni che gli procura, che cosa rimane della componente relativa alle prime rappresentazioni oggettuali?
Dove sono finite le due madri in quest'arco di tempo?
In effetti, la madre naturale non è mai esistita o, quanto meno, non si è rivelata in grado di soddisfare le cure e le attenzioni di cui il piccolo Sigmund necessitava; l'altra madre era sparita, e con lei tutte quelle rappresentazioni legate a Dio che aveva cercato di instillare nel cuore del fanciullo.
Pertanto, "sotto il profilo psicologico Freud non aveva scelta, poteva diventare un senza Dio".47
Durante il percorso studentesco qualcosa gli crea un grande turbamento: Freud incontra Franz Brentano, il professore di filosofia che doveva provare l'esistenza di Dio.
Freud ammira questo grande studioso, il quale si rivela subito essere un docente brillante, gentile e chiaro nelle sue argomentazioni sull'esistenza di Dio; egli, infatti, conosce la profonda attrattiva che l'argomento esercita sugli studenti, e la usa per svolgere le sue riflessioni in maniera rigorosa.
In una lettera a Silberstein, Freud così descrive il suo incontro con Brentano: "Io, medico ateo ed empirico, seguo due corsi di filosofia [...] Uno d'essi - ascolta e stupisciti - tratta dell'esistenza di Dio, e il professor Brentano che lo tiene è una persona eccezionale, un dotto e un filosofo, nonostante ritenga necessario sostenere quest'arcana esistenza di Dio con le sue motivazioni logiche".48
Freud si sente profondamente attratto da questo pensatore ma nello stesso tempo vive un sentimento di competizione, nel quale egli non ha "intenzione di darsi per vinto".49 La sfida non può essere evitata, e questo lo conduce verso una profonda, e inevitabile ormai, crisi religiosa. Egli si propone di demolire gli argomenti di Brentano sull'aesistenza di Dio, confutando a tutti i costi le teorie del docente.
L'elaborazione e la ricerca di una tesi sufficientemente logica porta Freud a utilizzare un grande dispendio di energia intellettiva; l'esito di questo duello speculativo offrirà delle risposte basate esclusivamente sul vissuto psichico: "Freud non era in grado di confutare le argomentazioni di Brentano ma, sulla base dell'evoluzione della sua storia emozionale, non poteva neppure credere in Dio".50
Il docente che parla di Dio rappresenta, forse, per Freud quel padre amato-odiato che ha sempre ricercato, ma che non ha mai avuto?
E quale peso ha avuto la religione durante tutta la sua vita?
La dimensione religiosa è, per Freud, un continuo disagio irrisolvibile che accompagna l'intero svolgersi della sua esistenza; la religione, infatti, "era il suo lottare con il dolore psichico, inflittogli dai suoi oggetti primari: non poteva riattivarli, trasformarli in un Dio emozionalmente tollerabile, ma neppure rifiutarli in modo così completo da poter smettere di pensare a Dio e alla religione".51
Alla fine di questo percorso adolescenziale, fatto di turbamenti e di ristrutturazioni psichiche, Freud giunge a definirsi ateo; e chiarisce di essere, nella fattispecie, un ebreo ateo (condizione, questa, che egli mantiene fino alla morte).
Un ateo che, tuttavia, sente il bisogno di dare una spiegazione razionale alla religione, per carpire la ragione del suo potere emotivo sull'umanità.
Egli, pertanto, vuole confrontarsi con il grande personaggio di Mosè, l'uomo di Dio; questo dà origine a un'interpretazione psicodinamica globale della fede che l'uomo ha in Dio. Attraverso i suoi studi desidera portare a termine la grande responsabilità che si è prefisso all'inizio del suo iter scolastico: liberare gli esseri umani dai loro autoinganni e dall'essere schiavi delle illusioni religiose.
Anche quando incontra Rolland, Freud non riesce a empatizzare con quanto l'amico gli vuole "sussurrare", e scrive: "I don't expect from it any avaluation of the oceanic feeling; I am experimenting only with an analytic version of it" (testo originale in inglese dell'autore)52 e, inoltre, aggiunge "To me the mysticism is just as closed a book as music" (testo originale in inglese dell'autore).53
Egli afferma, così, che la mistica è per lui un qualcosa di precluso, come la musica.
Freud vuole creare una profonda cesura tra ciò che analiticamente si può "dedurre" e ciò che, invece, ha a che fare con il mistero del sentimento oceanico: in questo Freud è figlio del positivismo e uomo di scienza.
Un mese prima della morte, avvenuta il 22 agosto 1938, Freud, riferendosi a un tema religioso, in "Risultati, idee, problemi" laconicamente scrive un commento finale sulla religione e sul misticismo: "Mistica: l'oscura auto-percezione del mondo che è al di fuori dell'Io, dell'Es".54

Note:
31_Enrico MANGINI, Lezioni sul pensiero Freudiano e le sue iniziali diramazioni, Milano, LED, 2001
32_RIZZUTO, Perché Freud ha rifiutato Dio?, 74
33_Op. cit. 114
34_Op. cit. 191
35_Idibem
36_Ibidem
37_Ibidem
38_Op. cit. 195
39_Ibidem
40_Op. cit. 178
41_Op. cit.
42_Op. cit. 201
43_Op. cit. 204
44_Op. cit. 172
45_Op. cit. 173
46_Op. cit. 172
47_Op. cit. 207
48_Op. cit. 126
49_Op. cit. 208
50_Ibidem
51 Op. cit. 128
52_PARSON, The Enigma of the Oceanic Feeling, 175
53_Ibidem
54_RIZZUTO, Perché Freud ha rifiutato Dio?, 130


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