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Tesi di Baccalaureato di Paolo Spagnol

Sentimento oceanico e Trascendenza nella relazione tra mistica e psicoanalisi

1 - L'Ateo Ebreo, l'Apostolo dell'Amore e il sentimento oceanico



Nel suo esteso corpus di opere, Freud non ha mai dedicato tanto spazio a un argomento - se si eccettua la sessualità - quanto a quello religioso.
Questo tema l'ha accompagnato lungo tutto il corso delle sue ricerche, cercando sempre il modo per ricondurre la religione ai conflitti della prima infanzia, relativi all'incesto e al parricidio, all'amore e all'odio, alla gelosia, ai desideri omosessuali ed eterossessuali, alle paure di castrazione, all'invidia del pene, al rimorso e all'autopunizione.1
La sua analisi critica ha condotto a una lunga e fruttuosa discussione anche da parte dei successivi psicoanalisti, e a un confronto tra psicoanalisi e studi religiosi attinenti la natura e la funzione della religione.
La posizione di Freud, nei confronti della religione, riflette la sua situazione personale: "Non può esserci dubbio che il punto di vista di Freud sulla religione [...] rifletteva, ad ogni passo, forze psicologiche e conflitti irrisolti nell'ambito della sua economia psichica".2
Malgrado fosse consapevole di questo, Freud accetta di buon grado la corrispondenza con Romain Rolland.
Sarà proprio Rolland a tentare ripetutamente di portare Freud a riconoscere la differenza tra l'istanza mistica, espressione del bisogno umano più profondo, e la religione, pratica sociale in cui l'autentico anelito spirituale è perduto e soffocato dall'appropriazione chiesastica.

Chi era Rolland, e come si è conquistato l'amicizia di Freud?
Romain Rolland (1866-1944) era uno scrittore francese, oltre che musicologo, drammaturgo e saggista, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1915.
Egli era, inoltre, un profondo conoscitore della cultura indiana (scrisse la biografia del Mahatma Gandhi, di Ramakrishna e di Vivekananda, e corrispose con Tagore).
Dopo gli studi in filosofia e storia, trascorse due anni alla Scuola di archeologia a Roma; tornato a Parigi, dal 1904 al 1912 insegnò storia dell'arte all'École Normale Supérieure e storia della musica alla Sorbona.
Convinto pacifista, allo scoppio della prima guerra mondiale andò in esilio volontario in Svizzera e scrisse il saggio "Al di sopra della mischia" che, nonostante le molte controversie suscitate, gli valse il premio Nobel.
Nell'ultima opera, "Viaggio interiore", scritto in forma di diario, traspare il suo grande interesse per i temi della libertà intellettuale e della pace universale.
Rolland, in un documento dal titolo "My confession" scrive: "Io non sono Cristiano... Non credo in una religione rivelata. Sono un uomo dell'Occidente che, con tutto l'amore e la sincerità, cerca la verità."3
In queste poche parole si manifesta con chiarezza l'onestà intellettuale con la quale egli si definisce un "viandante" in cerca della verità, la quale corrisponde alla ricerca del vero "istinto" religioso.
Rolland era, quindi, un intellettuale di fama mondiale.
Freud gli fece recapitare, tramite Edouard Monod-Hertzen, una lettera in cui esprimeva la sua ammirazione per lui; questo particolare lo si desume dalla risposta di Rolland, nella lettera del 22 Febbraio 1923, dove si legge: "Edouard Monod-Hertzen mi ha fatto pervenire la Sua lettera, e questo mi ha profondamente toccato".4
Da questo momento inizia una fitta corrispondenza tra i due, che dura fino alla morte di Freud, avvenuta nel 1939; i temi che discussi nello scambio epistolare trattano argomenti quali l'arte, la psicoanalisi, il misticismo, la politica ed infine anche la guerra in corso.
possibile dividere la corrispondenza avvenuta tra i due studiosi in tre momenti: il primo periodo va dal 1923, anno che segna l'avvio della loro relazione epistolare, all'inizio del dibattito intorno al misticismo, a seguito dell'argomento trattato nel libro di Freud "Il futuro di una illusione", che questi fece pervenire a Rolland.
Il secondo periodo va dalla lettera di Rolland del 5 Dicembre 1927, fino alla pubblicazione dell'analisi Freud svolse a proposito del "Sentimento Oceanico" su "Il disagio della civiltà".
Il terzo e ultimo periodo inizia con la biografia su Ramakrishna e Vivekanada, che Rolland regala a Freud, e finisce nel 1936, quando il padre della psicoanalisi analizza la propria "esperienza mistica" avvenuta nell'Acropoli di Atene.5
In tutta la corrispondenza che i due studiosi si scambiano traspare rispetto, ammirazione e affetto reciproci.
Nella prima lettera all'amico, in data 22 febbraio 1923, Rolland scrive di essere rimasto affascinato dalle "visioni subliminali" citate da Freud nel libro "Interpretazione dei sogni" acquistato in precedenza, e per tale ragione per lui conia l'epiteto di "Christopher Columbus of a new continent of the spirit" (testo originale in inglese dell'autore).6
Rolland era onorato di poter corrispondere con il grande studioso della psiche e Freud, di rimando, in una lettera dello stesso anno, afferma: "Devo confessarle che raramente ho provato una tale misteriosa attrazione nei confronti di un altro essere umano".7
Uno scambio epistolare questo, la cui fecondità nasce proprio dalla combinazione di svariate convergenze, quali una comune passione per la verità e una vasta conoscenza dello scibile umano, come pure l'ammirazione per la letteratura romantica e, in particolare, per l'opera di Goethe; oltre a questo, vi è una presenza spinoziana sullo sfondo del loro dialogo.
Inoltre, anche l'interesse per le pratiche di meditazione yoga e la ricerca delle basi fisiologiche del misticismo contribuiscono a unire spiritualmente queste due personalità.
Tuttavia, non mancano alcune divergenze, dovute alle rispettive biografie e ai diversi percorsi di formazione.
Musicista e sedicente cristiano, Rolland rimane perplesso e ambivalente riguardo alle diverse idee della psicoanalisi, accentuando l'oceanico e il mistico, e criticando Freud per l'aver trascurato il sentimento religioso.
Nonostante le diversità, Rolland considera Freud un formidabile psicologo e lo scopritore della scienza dell'introspezione, la quale poteva rivelarsi altamente utile nell'investigazione dei benefici della personalità mistica; per Freud, Rolland rappresenta un riferimento nell'esplorazione delle implicazioni della teoria della psicanalisi sul misticismo; non vi è dubbio, quindi, che Rolland sia proprio il "silent interlocutor" (testo originale in inglese dell'autore)8, ossia la personalità che si cela dietro le meditazioni sulla religione e il misticismo ne "Il disagio della civiltà" di Freud.
Infatti, è proprio in quest'opera che Freud esordisce riferendosi a un suo amico, un grande uomo, uno dei pochi in grado di comprendere il vero valore della vita e, nello stesso tempo, andare oltre gli ideali della moltitudine.
Inoltre, nella lettera datata 29 gennaio 1926 Freud afferma quanto segue:
"Già molti anni prima che ci conoscessimo, La stimavo come artista e apostolo dell'amore nei confronti del genere umano.
Anche io promuovevo l'amore per gli uomini, non per motivi sentimentali o per un'esigenza ideale, bensì per ragioni disincantate, economiche, perché ho dovuto dargli una definizione, data la natura dei nostri impulsi e dell'ambiente, ritenendolo indispensabile alla conservazione della specie umana, come la tecnica.
Quando poi, finalmente, La conobbi di persona, fui sorpreso nello scoprire quale alta considerazione Lei attribuisse al vigore e all'energia, che Lei stesso incarna con tanta forza di volontà".9
Con queste parole, Freud definisce l'amico artista e "apostolo dell'amore", con ammirazione reverenziale.
nella lettera del 5 dicembre 1927 che Rolland chiarisce la propria posizione rispetto a Freud, dopo la lettura de "L'avvenire di un'illusione", che Freud gli aveva inviato.
Si dichiara d'accordo per l'analisi della religione, ma avrebbe voluto che Freud analizzasse il sentimento religioso spontaneo o, più esattamente, il sentire religioso; questo è totalmente differente dalle religioni nel senso stretto del termine, e molto più durevole; inoltre, è indipendente da ogni dogma, da ogni credo, da ogni organizzazione chiesastica, da ogni libro sacro.
Esso è il sentimento dell'eterno che può essere definito, senza limiti percepibili, come oceano. Il mare è la cifra di un altrove che permette all'uomo di alimentare la tensione e il desiderio. Il desiderio, infatti, si nutre d'infinito, facendo risuonare in sé l'eco di un "mare" primordiale che mai cessa di farsi presente al cuore dell'uomo.
Secondo Rolland tale sensazione, certamente soggettiva, è condivisa da milioni di persone con milioni di sfumature individuali, ed è possibile sottoporla ad analisi con esattezza approssimativa e ne esalta il potere benefico e arricchente, riscontrabile tra le anime religiose in Occidente, cristiane e non cristiane, come pure in Oriente.
Egli stesso ha molta familiarità con questa sensazione, ed ha trovato sempre in essa una sorgente di rinnovamento vitale. In tal senso può dirsi "religioso" e può vivere contemporaneamente la vita della ragione critica (che è priva d'illusioni).
Aggiunge che questo sentimento "oceanico" non ha niente a che fare con i suoi desideri. Esso, infatti, s'impone alla sua coscienza come un fatto. una sorta di "contatto".
Inoltre, dopo aver realizzato che esso è presente in un gran numero di persone, comprende che in esso sta la sorgente sotterranea dell'energia religiosa che le varie chiese hanno raccolto e prosciugato, per affermare che, paradossalmente, è all'interno delle chiese stesse che il vero sentimento religioso è meno disponibile.
In questa lettera, quindi, Rolland, pur dimostrandosi d'accordo con l'analisi freudiana sulla religione del "common-man's", intende affermare quale sia la vera sorgente del sentimento religioso.10
Freud ritiene adolescenziale, illusoria e per nulla aderente alla realtà la visione propria della religione istituzionale; pertanto, Rolland si propone di dimostrare quale sia il nucleo autentico del sentimento religioso, quel "sentimento oceanico" che si sostanzia in un'esperienza mistica di unità con il mondo.
Per tale motivo, Rolland così scrive nella lettera indirizzata a Freud: "Condivido la Sua analisi relativa alla religione. Ma mi piacerebbe condurla a svolgere una analisi sul sentimento religioso spontaneo o, con maggiore esattezza, sul sentimento oceanico, che si differenzia totalmente dalle religioni [...] e che ha una durata maggiore nel tempo".11
Nella stessa lettera Rolland spiega che per sentimento religioso intende un qualcosa che si presenti come "totalmente indipendente da ogni dogma, da ogni credo, da ogni organizzazione chiesastica, da ogni libro sacro [...] il semplice e diretto fatto del sentimento dell'eterno [...] senza limiti percepibili, come l'oceano".12
Egli aggiunge che questo sentimento oceanico "is common to thousands of men actually existing, with its thousand of individual nuances" (testo originale in inglese dell'autore).13
Oltre ad essere comune a una grande moltitudine di persone, egli "recognised it to be identical, with multiple nuances, in a large number of living soul" (testo originale in inglese dell'autore).14
Per Rolland, questo peculiare sentimento di eternità, inteso come qualcosa di sconfinato, illimitato e, appunto per questo, oceanico, è qualcosa a lui famigliare, qualcosa che, in primis, egli ha conosciuto e "sperimentato".
Questo sentimento ha aiutato Rolland a capire "che era la vera sorgente sotterranea dell'energia religiosa che, in seguito, è stata raccolta, canalizzata e prosciugata dalle Chiese".15
Per supportare questa visione del sentimento oceanico come una "true source of religion", Rolland si attiene alla propria esperienza, a quella dei suoi amici ma, più di ogni altra cosa, al materiale raccolto per la futura stesura di quelle che diverranno le biografie dei due santoni indiani Ramakrishna e Vivekanada.
Pur rimanendo sostanzialmente d'accordo con l'analisi freudiana, relativa alla religione del "common-man's", cioè il postulare l'esistenza di un personale inconscio, Rolland, tuttavia, ha in mente, quindi, una "subterranean source"; essa si trova posizionata ad un livello più profondo dell'inconscio, quale luogo della religione naturale ed è in grado di dare una rappresentazione psicologicamente significativa.
Egli attribuisce un'"origine sotterranea" a tale sentimento, più remoto dell'inconscio; inoltre, lo ritiene una condizione permanente di quiete, calma e silenzio interiore, che rimangono imperturbati anche quando si è coinvolti in pensieri ed attività rivolte al mondo esterno.
Nello stesso tempo, esso è qualcosa di dinamico, vitale, creativo, socialmente adattivo e, cosa più importante, totalmente indipendente dalle molte teologie delle religioni istituzionalizzate, pur non contrapponendosi desiderio d'immortalità.16
Questo nucleo è vivo quando è viva l'esperienza dell'unità di tutte le cose, cioè nei mistici, mentre si svuota e devitalizza nelle religioni istituzionali che, non a caso, vedono sempre con grande sospetto i mistici, anche quelli che si dichiarano fedeli all'insegnamento della chiesa alla quale appartengono.
Rolland condivide con Freud il giudizio negativo sulla religione organizzata, la quale si struttura come un sistema di dottrine che si propongono di spiegare al credente gli enigmi del mondo con invidiabile completezza, e promettono che un'amorevole Provvidenza veglierà sulla sua esistenza e lo compenserà in una vita futura per ogni frustrazione patita in questa.
I due uomini sono, quindi, entrambi preoccupati del vuoto spirituale che si apre con la crisi delle religioni tradizionali.
Rolland, tuttavia, diverge da Freud; il primo, infatti, ritiene che un'analisi razionale, quale è la psicoanalisi, può e deve avere solo un ruolo preliminare per sgomberare il terreno dalle macerie della vecchia religione e prepararlo a una nuova spiritualità; il secondo, invece, sostiene che la psicoanalisi deve prendere, in tutto e per tutto, il posto lasciato libero dalla religione.
La risposta di Freud si fece attendere per quasi due anni, presumibilmente per lasciare intendere il "turbamento" provato dallo psicanalista.
In effetti, nella lettera del 14 luglio 1929, Freud così scrive all'amico: "La sua lettera [...] contenente la descrizione relativa a un sentimento che lei definisce "oceanico" non mi ha dato pace".17
Inoltre, prima di conoscere Rolland, Freud non affronta in nessuna delle sue opere il tema del misticismo e, quindi, ha di esso una conoscenza solo superficiale.
Freud rimane sorpreso della grande conoscenza dimostrata da Rolland in ambito mistico, e aggiunge: "Non potrei immaginare di leggere tutto ciò che Lei, nella Sua lettera, dice di aver studiato".18
Nella stessa lettera egli chiede a Rolland di acconsentire alla pubblicazione di alcune sue considerazioni circa il sentimento oceanico ne "Il disagio della civiltà", che sta per essere mandato alle stampe.
Freud si sente debitore di questo spunto, per cui chiede a Rolland il permesso di pubblicarlo, senza citare il nome di chi lo ha teorizzato.19
Rolland risponde acconsentendo, anche se ammette di non ricordare esattamente quanto discusso da entrambi più di un anno e mezzo prima.
Inoltre, mette al corrente l'amico del fatto che ha avuto modo di studiare la cultura Hindu, ed è ora in procinto di pubblicare un libro in tre tomi, relativo alla spiritualità indiana.
Rolland afferma che questo sentimento non appartiene solo alla cultura indiana, ma anche ai grandi mistici dell'Europa che vissero nel periodo che intercorre tra il XIV e il XVI secolo.
Egli sostiene quanto segue: "Sono rimasto sorpreso nell'osservare, ancora una volta, come non sia vero che Oriente e Occidente siano due mondi separati, ma che entrambi sono le rive del medesimo fiume di pensiero".20
A questo aggiunge: "And I have recognised in both the same river "ocean"..." (testo originale in inglese dell'autore).21
Rolland, quindi, ha "scoperto" che ciò che lega Est and Ovest è questo grande "oceano comune", a cui è possibile accedere a quanti lo desiderino.
Egli è consapevole del fatto che non vi sono differenze o divisioni sulla modalità con la quale si vive il misticismo: tutte le persone che ha avuto modo di incontrare o le biografie dei mistici e dei santi che ha letto confermano la sua tesi, ovvero questo sentimento sconfinato di pace e beatitudine, questa "subterranean source of religious" a cui ogni religione ha attinto e continua ad attingere.
Ritornando a Freud, ora egli si ritiene in grado di svolgere una sua analisi riassuntiva ne "Il disagio della civiltà" e, anche se riluttante, ammette che un'interpretazione psicoanalitica è possibile se pensata all'interno della seguente impostazione: "l'indissolubile unione data dal sentirsi uno con il mondo esterno nella sua totalità".22
Oltre a questo, Freud parlando dello sviluppo pre-edipico, argomenta che in un neonato il senso del sé e del mondo è molto più unitario rispetto a quello di un adulto: un neonato, infatti, non è in grado di distinguere il proprio io dal mondo esterno, ed ha come una sensazione di continuità tra lui e ciò che lo circonda; originariamente, quindi, l'io include tutto.
Solo in seguito, gradualmente, il piccolo comincia a distinguere sé dal mondo, e a rispondere alle varie sollecitazioni che da esso provengono.
Freud giunge ad affermare che il sentimento dell'io adulto può essere concepito come un piccolo residuo del primario sentimento dell'io narcisista e, quindi, può perdurare anche in età adulta.
Anche Freud si trova d'accordo con quanto asserito da Rolland circa l'esistenza del sentimento oceanico. Tuttavia, egli contesta l'asserzione secondo la quale esso sarebbe un aspetto innato e religioso della psiche; oltre a ciò, evita di menzionare Jung o la concezione psicanalitica dell'inconscio, per dimostrare come lo stesso sentimento possa sorgere anche da uno sviluppo dell'apparato psichico. 23
Dopo aver aver interpretato il sentimento oceanico come un mantenimento del narcisismo primario, Freud riflette sul suo ruolo e la funzione che esso ricopre all'interno delle religioni istituzionalizzate.
Il sentimento oceanico si collega alla religione in quanto, in un certo qual modo, parla del desiderio di ritrovare quel paradiso perduto da cui si è stati estromessi per sempre, fatto di un narcisismo illimitato, in cui il bambino si è sentito onnipotente ed immortale. Così facendo, il sentimento oceanico non riguarderebbe più l'origine della religione istituzionalizzata, bensì verrebbe ricondotto indietro sino alla primissima infanzia per rispondere delle facilitazioni e delle soluzioni date al bambino nei confronti dei suoi universali bisogni esistenziali.
Il sentimento dell'infinito, inteso come la base della religiosità, distinta dalla religione istituzionale, non è altro che la nostalgia della condizione infantile pre-edipica, quando il bambino non è ancora in grado di percepire un confine tra sé e la madre.
Ne "Il futuro di una illusione" Freud richiama l'attenzione sul ruolo svolto dalla madre come prima figura protettiva contro l'ansietà e paura, mentre l'apertura verso il mondo esterno è prerogativa della figura paterna. Il sentimento oceanico, quindi, rappresenta per Freud l'esperienza fusionale del bambino con la madre, precedente alla nascita dell'Io consapevole.24
In quel momento l'Io si estende, infinitamente, sia all'esterno sia verso l'interno. L'esperienza mistica quindi, secondo Freud, riporta l'Io allo stato di fusione con il mondo esterno che caratterizza lo stadio infantile. Questo si caratterizza come un'esperienza originaria, destinata a lasciare un segno duraturo nello sviluppo successivo dell'individuo.
Nel 1927 Freud inviò a Rolland una copia del libro "Il futuro di una illusione".
Tre anni dopo, Rolland regalò a Freud una copia della sua biografia sui santi induisti; ora, sia Freud che Rolland conoscevano in modo approfondito i relativi pensieri a riguardo della psicologia del misticismo, e questo diede avvio ad una nuova fase della loro corrispondenza.
Le lettere più importanti di questo periodo sono due, e precisamente quella di Freud del 19 gennaio 1930, e di Rolland datata 3 maggio 1931.
La lettera di Rolland riguarda sia i contenuti della lettera di Freud del 19 gennaio 1930, sia l'analisi da questi svolta nel libro "Il disagio della civiltà"; la lettera di risposta da parte di Freud, invece, è breve e ricca di elogi per l'amico di penna.
Freud, tenendo sempre a mente Rolland e il suo pensiero sul misticismo, in questo periodo continua le sue riflessioni sulla dimensione mistica e redige il libro "Introduzione alla psicoanalisi".
Un capitolo dedicato a Rolland, dal titolo "A disturbance of Memory on the Acropolis", si riferisce ad una autoanalisi di Freud, ed ha a che fare con un ricordo della sua giovinezza, quando "I was already a man mature years" (testo originale in inglese dell'autore).25
Egli racconta del suo viaggio in Grecia e di quello che provò ad Atene, sulla collina dell'Acropoli: le rovine del tempio stavano alle sue spalle e davanti a lui si apriva l'orizzonte blu del mare.
in quel preciso momento che un sentimento di stupore misto a gioia lo pervade, e ora, a distanza di tempo, ricorda distintamente di aver pronunciato le seguenti parole: "So it really is true, just as we learnt at school!" (testo originale in inglese dell'autore) 26
Al suo ritorno rivelò, in una lettera a Maria Bonaparte, questa sua esperienza tutt'altro che ordinaria, la quale "ha superato qualsiasi cosa egli avesse visto o immaginato sino ad allora"27 e che "le colonne dal color dell'ambra dell'Acropoli erano le cose più belle che egli avesse mai visto in vita sua".28
Anche in altre occasioni Freud prova delle sensazioni così profonde di "rapimento oceanico"; ad esempio, quando all'età di ventinove anni ha l'opportunità di andare a Parigi e di ammirare la cattedrale di Notre Dame.
In una lettera alla fidanzata, infatti, scrive: "This is a Church... I never seen anything so seriously moving and somber" (testo originale in inglese dell'autore).29
Lo stesso sentimento si ripete durante il suo viaggio a Roma; qui Freud, pieno di felicità ed eccitazione, avverte un desiderio irrefrenabile di visitare il tempio di Minerva.
All'esperienza dell'Acropoli, riemersa attraverso un procedimento di auto-analisi, Freud dà il nome di "sentimento di de-realizzazione", ovvero di un sentimento dovuto ad un disturbo o a una falsificazione della memoria.
Ciò che lascia esterrefatti è il motivo per il quale Freud interpreta questo sentimento di gioia e stupore riassumendo l'accaduto come una de-realizzazione e una perdita del senso di realtà, definita con l'uso del termine tedesco "Empfindung", lo stesso che utilizza per caratterizzare il sentimento oceanico.30
Come per il sentimento oceanico, Freud cerca una spiegazione psicoanalitica per questa "mistica esperienza", e si chiede come essa possa entrare in connessione con la dottrina religiosa.
Nel seguente capitolo si andranno a esaminare i motivi per cui Freud sente l'urgenza di ricondurre ad ogni costo tutte queste esperienze vissute, e quanto rivelato da Rolland, all'interno della teoria psicoanalitica; inoltre, si darà una lettura interpretativa dei fattori che portano Freud a rinunciare a Dio e a ricercare una concezione diversa del sentimento oceanico.

Note:
1 Charles BRENNER, Breve corso di psicoanalisi, Firenze, G. Martinelli Editore, 1986
2 Ana-Maria RIZZUTO, Perché Freud ha rifiutato Dio?, Torino, Centro Scientifico, 2000, 218
3_William B. PARSON, The Enigma of the Oceanic Feeling: Revisioning the Psychoanalytic Theory of Misticism, New York, Oxford University Press, 1999, 57. Qui e nelle pagine che seguono, quando di un'opera citata in edizione straniera si recheranno passi tradotti in italiano senza indicazione di traduttore, la traduzione è da intendersi nostra.
4_Op. cit. 170
5_Op. cit.
6_Op. cit. 170
7_Op. cit. 20
8_Op. cit. 33
9_Op. cit. 172
10 Op. cit.
11_Op. cit. 173
12_Ibidem
13_Ibidem
14_Op. cit. 174
15_Ibidem
16_Op. cit.
17_Op. cit. 174
18_Op. cit. 37
19_Op. cit.
20_Op. cit. 175
21_ibidem
22_Op. cit. 39
23_Op. cit.
24_Op. cit.
25_Op. cit. 81
26_Ibidem
27_Ibidem
28_Ibidem
29_Op. cit. 82
30_Op. cit.


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