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PSYCHOMEDIA
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Tesi di Laurea di Federica Manieri

Il mosaico nella terapia della schizofrenia: l'esempio "Il Faro di Anzio",
mosaico murale prodotto nel contesto di un trattamento psichiatrico al D.S.M. di Aprilia


Appendice



Schede pazienti

1) Gaetano
Ambiente: vive nel centro storico della città con genitori anziani di basso grado culturale e un fratello ben inserito.
Evoluzione diagnostica: riconosciuta intorno al 2000 una patologia organica cerebrale da complicanza di cisti cerebrale che ha definito la diagnosi in sindrome psico-organica.
Attività espressiva: è stato il paziente che avuto maggiori difficoltà espressive, riusciva solo a copiare dal vero (foto n° 5).
Contributo al mosaico: essenzialmente operativo, buona abilità a posizionare le tessere e a lavorarle.
Espressione nel gruppo: abbastanza stanca, attento ma poco produttivo nelle scelte.
Commento dei familiari: "Non avrei mai creduto che mio figlio sarebbe stato capace di fare tanto".

2) Enzo
Ambiente: vive con i genitori nell'azienda agricola a conduzione diretta. Non condivide con i familiari i principi fondamentali socio-culturali della famiglia d'origine di provenienza dal Veneto: lavoro e lavoro, ubbidienza e ubbidienza.
Evoluzione diagnostica: la diagnosi si conferma nel corso del tempo con andamento cronicizzato e con abitudini comportamentali da sindrome di istituzionalizzazione.
Attività espressiva: scarsi disegni poco formati, connessi alle sue esperienze reali (vedi figura n°1) disegno fallico che a suo dire rappresenta una vipera.
Contributo al mosaico: costante e pieno in tutte le fasi. Fisicamente prestante si rendeva sempre disponibile per i lavori più pesanti, ma non ha mai trascurato di contribuire con idee e suggerimenti verbali alla soluzione dei problemi e alle realizzazioni artistiche, fino al punto di attribuirsi disegni che probabilmente non gli appartenevano.
Espressione nel gruppo: vivace, attenta e pertinente.
Commento: guardando l'opera ormai in posa "e poi ci dicono anche matti!"
Commento dei familiari: "sarà che fa bene, ma è una gran perdita di tempo" diceva il padre a fronte delle numerose sedute al mosaico che tenevano lontano Emilio dal lavoro sui campi.

3) Mara
Ambiente: disarmonia familiare con separazione dei genitori.
Evoluzione diagnostica: tendenza all'evoluzione cronica e alla passività e dipendenza nel contesto di una sempre più prevalente sindrome da istituzionalizzazione.
Attività espressiva: ha contribuito con i disegni che dimostrano progressi evolutivi: dall'informe al girasole, che è diventato il sole nel mosaico; il disegno centrale del gruppo di persone e della figura distesa sulla spiaggia che si collega alla balena.
Contributo al mosaico: costante, con partecipazione molto riflessiva nella fase progettuale così come nella fase operativa. Capace di aiutare gli altri in difficoltà e molto desiderosa di apprendere.
Espressione nel gruppo: improntata alla moderazione, si esprimeva senza surclassare gli altri e sapeva aspettare il momento per parlare. Spesso promotrice di occasioni sociali collaterali, quali merende o uscite al bar.
Commento: "La cosa più bella è stata essere insieme".
Commento dei familiari: "Ma perché mia figlia che nel mosaico è tanto brava, a casa e nella sua vita non combina niente?"

4) Adriano
Ambiente: vive in periferia nell'azienda agricola di proprietà dove svolge ruoli adeguati alle sue capacità affidate dai familiari in una spontanea integrazione della disabilità.
Evoluzione diagnostica: stazionario con diminuzione dei periodi di crisi.
Attività espressiva: ricca nei disegni che documentano fantasie estranee alle sue esperienze concrete: aqua-scooter e pattino, a partire dal disegno dell'apetta.
Contributo al mosaico: in tutte le sue fasi, con grande interesse agli aspetti operativi che desiderava apprendere perché aveva il progetto di realizzare un pavimento a mosaico nella conigliera di famiglia a lui affidata. In realtà realizzerà poi un vialetto di accesso alla casa.
Espressione nel gruppo: molto deciso nei suoi contributi verbali e alla soluzione dei problemi per lui importanti; poco collaborativo per i problemi presentati dagli altri. riuscito però a farsi carico dei problemi del gruppo quando si doveva scegliere colori e materiali del cielo, ed ha suggerito che il cielo nella realtà non è celeste. Da questo ragionamento è scaturita la scelta delle tessere marmoree su tonalità di grigio con diverse sfumature per la rappresentazione dell'atmosfera.
Commento: "Sono proprio contento, adesso mi posso fare anche il mosaico a casa!"
Commento dei familiari: nella loro semplicità culturale hanno apprezzato i progressi che il figlio è stato capace di fare, in un contesto di rassegnazione di fronte ai limiti della patologia.

5) Saverio
Ambiente: media borghesia, grande armonia.
Evoluzione diagnostica: tendente alla cronicità.
Attività espressiva: non disponibile perché entrato a far parte del gruppo in fase di realizzazione.
Contributo al mosaico: si è applicato con grande attenzione nella giustapposizione delle tessere, in maniera però non patologica.
Espressione nel gruppo: sempre molto timida e lenta, comunque esistente.
Commento: a conclusione della cerimonia d'inaugurazione: "Ora è tempo che torno a prendere la medicina!".
Commento della famiglia: "Abbiamo sempre pensato che la soluzione sia una buona attività di risocializzazione, più che le medicine o le psicoterapie".

6) Massimo
Ambiente: bene inserito nel tessuto sociale e familiare, senza occupazione per invalidità nel lavoro.
Evoluzione diagnostica: miglioramento dei disordini psichici e peggioramento neurologico per complicanze secondarie ad ipertensione arteriosa.
Attività espressiva: subentra in fase di realizzazione del mosaico.
Contributo al mosaico: costante, sempre presente, pieno di suggerimenti per la soluzione dei problemi tecnici; sua fu l'idea di usare la pirite al posto dell'oro per ottenere l'effetto luccicante dei remi del pattino.
Espressione nel gruppo: attiva nelle interazioni, con propensione al dialogo e alla comprensione dell'altro.
Commento: "Prima di fare il mosaico ero un veliero senza bussola."
Commento dei familiari: "L'affidabilità e la costanza che mette nel mosaico speriamo che le porti nelle attività quotidiane!".

7) Salvatore
Ambiente: piccola borghesia, di buona cultura e di rigidi principi.
Evoluzione diagnostica: miglioramento delle stereotipie e acquisizione di maggiore sicurezza di sé.
Attività espressiva: ricca nei disegni caratterizzati da grande spontaneità e dall'emersione di elementi inconsci quale la balena che commenta essere la rappresentazione della mamma.
Contributo al mosaico: in tutte le sue fasi e con una certa confidenza che gli proviene dall'esperienza familiare nella quale sono presenti artisti di arte figurativa.
Espressione nel gruppo: inizialmente tendente alla dipendenza dagli operatori, alla ricerca di approvazione e incoraggiamento. Estende successivamente questa dipendenza agli altri pazienti e ad uno in particolare, e al termine del mosaico presenta una sicurezza comportamentale e di relazione che si estende anche agli esterni (spettatori, visitatori..)
Commento: un osservatore esterno lo ha definito "pazzo di gioia".
Commento dei familiari: la madre: "Sono molto emozionata se penso a tutto quello che abbiamo passato e che stava immobile a letto giornate intere".

8) Gianni
Ambiente: vive assistito dalla famiglia del fratello.
Evoluzione diagnostica: miglioramento psichico nel prendersi cura autonomamente della propria persona con graduale comparsa di patologia organica a carico dell'apparato respiratorio che lo porta al decesso nel 1999.
Attività espressiva: fin dall'inizio ricca nella produzione di disegni, molto piccoli e tendenzialmente monotematici, dal tratto fine, tremolante, ma senza incertezza. Ha disegnato molte case a tavolino e il faro all'aria aperta con caratteristiche di casa-faro.
Contributo al mosaico: costante e preciso nella realizzazione, partecipativo in maniera non verbale alla progettualità.
Espressione nel gruppo: prevalentemente non verbale, ma dimostrava tuttavia attenzione con assensi e dissensi espressivi mimici o di comportamento.
Commento: a conclusione del mosaico ha diviso la sua merenda con tutti.
Commento dei familiari: "Non è possibile che Giuseppe abbia fatto questo" (comprensibile perché il paziente non attendeva neanche ai propri più elementari bisogni, compresa la cura della propria persona).


Schede operatori

1) Anna Maria Meoni
Operatore D.S.M.
Qualifica: Primario Psichiatra e Coordinatore dell'attività.
Formazione: Psicoanalitica.
Contributo: organizzativo, tecnico- scientifico, di conduzione nel gruppo, di rapporti istituzionali.
Attività: partecipazione fin dall'inizio con osservazione, produzione di disegni e realizzazione del mosaico.
Aspettative: verifica dal punto di vista istituzionale dei principi della Gruppoanalisi.
Commento: "Abbiamo ottenuto risultati superiori alle aspettative".

2) Ildebrando Casciotta
Operatore: tecnico esterno al D.S.M.
Qualifica: Mosaicista professionista.
Contributo: fin dall'inizio co-cordinatore.
Attività: partecipazione saltuaria con funzioni di risoluzione di problemi che il gruppo incontrava e, a richiesta, partecipazione alle discussioni di gruppo, direzione tecnica delle operatività, messa a disposizione di materiali e strumenti secondo necessità.
Aspettative: opportunità di fare un'esperienza concreta e ricca in una sfera di attività professionale dedicata alla diffusione del mosaico ("mosaico sociale" linea di intervento già attivata con scuole e amministrazioni comunali).
Commento: "è stato come fare surf in un oceano agitato. Mai avrei creduto che usciva fuori un'opera coerente".

3) Giuseppe
Operatore D.S.M.
Qualifica: Psicologo dirigente di ruolo.
Formazione: Psicologia Comportamentale.
Attività: partecipazione fin dall'inizio con osservazione, produzione di disegni e realizzazione del mosaico.
Contributo: vice del coordinatore fin dall'inizio; e ha anche partecipato e condiviso le scelte psicologiche e istituzionali di conduzione del gruppo con il coordinatore.
Aspettative: incarico di prestigio nell'ambito del setting istituzionale.
Commento: non ha mai fornito commenti conclusivi, pur dimostrando operativamente una convinta e fattiva collaborazione.
Iconografia riconducibile: profilo sulla sinistra del mosaico. (foto n° 15).

4) Giovanni
Operatore C.S.M.
Qualifica: infermiere professionale di ruolo al D.S.M.
Contributo: fin dall'inizio ne è stato un ispiratore.
Attività: osservazione partecipata con elaborazione di disegni, messa in opera delle tessere, sostegno ai pazienti in difficoltà, verifica sugli adempimenti relativi alla redazione dei verbali, attività di segreteria nelle pratiche istruttorie, documentazione fotografica, attività organizzative secondo necessità a lui affidate.
Aspettative: realizzarsi in un lavoro qualificato.
Commento: ha sempre sostenuto che l'esperienza prova l'esistenza di capacità residue in pazienti gravi o cronici.

5) Rosaria
Operatore D.S.M.
Qualifica: Infermiere professionale di ruolo.
Contributo: subentra in fase di realizzazione.
Attività: mansioni di segreteria, redazioni verbali, sostegno ai pazienti.
Aspettative: acquisizioni di tecniche per il loro riutilizzo per problemi familiari.

6) Emanuele
Operatore D.S.M.
Qualifica: Psicologo tirocinante.
Contributo: mosaico, inserito al momento della realizzazione.
Attività: osservazione partecipata e attività di facilitazione, redazioni verbali, collaborazione alle istruttorie burocratiche nell'ambito dei compiti che normalmente si affidano ai tirocinanti.
Aspettative: ricerca del posto di lavoro, obbligo di tirocinio.
Commento: ha presentato un'improvvisa preoccupazione che il mosaico dopo la messa in posa al parco potesse essere danneggiato e che questo si ripercuotesse nei pazienti come una frustrazione.
sempre apparsa sorpresa della "parte sana" dei pazienti che emergeva e della facilità che provava nel rapportarsi con loro.

7) Hilary
Operatore esterno D.S.M.
Qualifica: studentessa di Psicologia Erasmus.
Contributo: supporto tecnico al Maestro Brando.
Attività: documentazione fotografica, realizzazione del mosaico, interazione con i pazienti.
Aspettative: apprendere le tecniche di mosaico e la loro applicazione in psicologia.
Commento: entusiasta della combinazione mosaico- trattamento psicologico.

8) Gianna
Operatore: assistenziale esterno al D.S.M.
Qualifica: Assistente domiciliare.
Contributo: assistente di sostegno ad un paziente.
Attività: osservazione partecipata con produzione di disegni e contributi alla realizzazione.
Aspettative: apprendimento di una tecnica risocializzante da applicare nelle sue personali attività di volontariato.
Commento: "E' raro che si facciano delle cose così importanti per le persone in stato di bisogno".


Intervista alla Dottoressa Anna Maria Meoni

Di seguito si riporta l'intervista alla Dottoressa Anna Maria Meoni.(nota 20)
"Ho assunto la direzione del D.S.M. di Aprilia in coincidenza della sua costituzione. Prima esisteva un ambulatorio psichiatrico a tempo parziale facente parte dell'organizzazione dell'assistenza psichiatrica provinciale. Insieme a me sono stati assunti di prima nomina circa venti infermieri, quattro medici, sei psicologici e sei assistenti sociali.
Il DSM di Aprilia in quel momento poteva contare sulla carta in un progetto di centro diurno e di comunità residenziale. In realtà il DSM era costituito da un locale, peraltro malsano, di circa 500 mq, all'interno del quale si dovevano svolgere tutte le attività demandate al DSM: diagnosi e cura ambulatoriale, pronto intervento e prescrizione del Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.), attività riabilitative in regime di centro diurno, assistenza domiciliare con programmi individualizzati, reinserimento sociale e lavorativo.
Al momento vi erano circa 400 cartelle aperte di pazienti in trattamento che nel corso del tempo sono diventate circa 2000. All'epoca il preesistente C.S.M. già aveva in carico un nucleo di 7/8 pazienti già inviati dal competente servizio materno-infantile dopo il compimento della maggiore età. Vi era in essere nei confronti di questi pazienti e di altri che venivano inseriti, un'attività blandamente risocializzante articolata in cosiddette "gite" (per altro previste dalla norma e da un fondo economico per esse costituito deciso da una commissione USL per gli interventi economici a favore dei disagiati psichici) che venivano effettuate con un pulmino dalla mattina alla sera con obiettivi ricreativi. Ad esse partecipavano i pazienti che lo desideravano accompagnati da operatori perlopiù infermieri e da un autista del pulmino che era in dotazione del pulmino stesso.
Nel corso di una di queste gite a Castel Gandolfo il gruppo dei pazienti si è trovato casualmente in una manifestazione del Maestro Brando, artista mosaicista che opera in Aprilia. La manifestazione consisteva in un grande tavolo di lavoro a mosaico allestito nella piazza. Il Maestro Brando vi lavorava con la sua equipe, e passanti e cittadini di Castel Gandolfo potevano osservare il lavoro, chiedere informazioni e se lo desideravano sperimentare la messa in opera delle tessere. Il lavoro al quale era applicato il maestro Brando è il grande mosaico "Alba Prigemia".
Uno degli infermieri che ha accompagnato i pazienti mi relazionò al ritorno che, con sua grande sorpresa, i pazienti si erano dimostrati spontaneamente molto interessati fino al punto di chiedere di provare anche loro a mettere le tessere. Mi riferì anche che aveva fatto fatica a convincerli a rientrare. L'infermiere propose di incrementare questa linea di attività con un ragionamento apparentemente semplice, ma profondamente vero. In pratica casualmente si era trovato qualcosa che li coinvolgeva in un contesto di patologia e di adattamento alla malattia caratterizzato, nella migliore delle ipotesi, ad una passività dipendente e svogliata. I pazienti partecipavano a queste gite solo perché erano loro offerte da chi li curava ma era come se portassero il loro corpo e null'altro. Anche la destinazione spesso era decisa dal personale al quale loro delegavano la scelta di dove andare. Nasce così per caso un'attività che poi ha avuto grandi e interessanti sviluppi sul piano dell'attività riabilitativa così come sul piano dell'attività clinica e terapeutica.
Amo ricordare a questo proposito una coincidenza nella mia vita privata che mi ha inaspettatamente accostato al mosaico.
Proprio in quel periodo una mia amica mi chiese di accompagnarla in Giappone ad un congresso internazionale di mosaicisti contemporanei; a ritorno da questo viaggio l'infermiere mi riferiva quanto sopra descritto.
Il Maestro Brando al quale abbiamo chiesto la collaborazione si rese immediatamente disponibile nel laboratorio che aveva montato nell'ex-mattatoio dove di concerto con il comune avviava una scuola sperimentale di cosiddetto mosaico sociale. Chiedemmo anche alla direttrice della biblioteca di Aprilia, che allora aveva sede adiacente al D.S.M., di collaborare con conferenze esplicative e visite guidate per dare maggiore spessore culturale all'attività "ricreativa di gite" preesistente.
"Il Faro di Anzio" è il terzo mosaico realizzato e il primo destinato ad una esposizione pubblica. Infatti la pregevolezza dei precedenti lavori e la costanza dei pazienti che mostravano sempre più interesse in questa attività, ha fatto si che si potesse immaginare un lavoro più complesso che ha trovato una motivazione nei finanziamenti da parte del Comune di Aprilia per commissionare ai pazienti del DSM la realizzazione di un grande mosaico murale a decoro del muro di cinta del Parco Manaresi, oggetto di vandalismi, graffiti e quant'altro. Il finanziamento ottenuto fu modesto (due milioni di vecchie Lire), ma la novità fu grande.
Molte furono le perplessità all'interno della commissione U.S.L. e all'interno della commissione dell'Assessorato alla cultura del Comune. Per un verso si sosteneva clinicamente che era troppo rischioso far lavorare i pazienti con strumenti pericolosi, per l'altro si sosteneva culturalmente che non era appropriato fare operazioni culturali con soggetti che non erano artisti professionisti o tecnici qualificati. Io stessa non so come sia potuto accadere che l'operazione sia stata autorizzata e finanziata.
Trattandosi di un gruppo di lavoro nelle mie qualità di Direttore della struttura e di Coordinatore responsabile dell'esperienza dovevo necessariamente definire ed individuare una tecnica di conduzione del gruppo e una organizzazione del personale ovviamente finalizzata agli aspetti terapeutici. Decisi per una conduzione Gruppoanalitica del gruppo di lavoro e questo ha significato la responsabilizzazione di tutti i membri in ogni fase dell'attività, dai disegni preparatori a bozzetto, alle scelte del tema e della posizione nel parco. Il risultato è rappresentato con grande evidenza dalla frase pittorica del mosaico che ha trovato un linguaggio espressivo naif, l'unico possibile stante l'assenza di qualsivoglia preesistente esperienza artistica o di mosaico e l'assenza completa di attività didattica preparatoria.
Quanto al personale, compreso il Maestro Brando e me medesima, in armonia con i principi della Gruppoanalisi, decisi per un'osservazione partecipata mettendo gli operatori in parità dialogica con i pazienti durante le attività di lavoro al mosaico.
Quando i pazienti erano andati via dopo la sessione era prevista una riunione degli operatori che avevano partecipato durante la quale ci si limitava a trascrivere a caldo le nostre osservazioni e le nostre emozioni, diciamo un diario o brogliaccio a futura memoria.
Tutte le decisioni venivano prese insieme ai pazienti e ognuno aveva facoltà di proporre con pari dignità, me compresa e non per ultimo il Maestro Brando. Il rischio costante è sempre stato che il Maestro Brando, il più qualificato tra noi tutti a fare mosaico, potesse prendere di fatto e di diritto la direzione autoritaria dei lavori. Sono grata al Maestro Brando per l'enorme sforzo da lui fatto nel trattenersi da fornire suggerimenti, indicazioni non richiesti dal gruppo e, non per ultimo dalle brillanti soluzioni trovate per risolvere le difficoltà che via via incontravamo e nei confronti delle quali gli chiedevamo aiuto. Prima fra tutte quella nel disegnare. Per la preparazione del bozzetto erano necessari i disegni. Abbiamo allora steso sul pavimento un grande foglio e ci siamo dotati tutti di matita o carboncino. In quell'occasione fu disegnato solo l'urlo di Munch (foto n° 3)da parte di una paziente che era diplomata in un corso di restauro e che quindi si può considerare un'artista professionale. Questa paziente non ha poi partecipato alla realizzazione del mosaico ma ho sempre pensato che il richiamo all'urlo di Munch fosse la segnalazione proprio del bisogno di un'angoscia che chiedeva di essere espressa. Mentre la paziente disegnava l'urlo di Munch, un altro paziente invece di disegnare scolpiva una macchia sulla parete dando una forma ad una lesione dell'intonaco (foto n° 2). Anche questo paziente non ha partecipato alla realizzazione del mosaico, ma poi si è ricavato un suo proprio ruolo di fotoreporter che diverrà poi nel corso del tempo addetto stampa. a lui che dobbiamo l'idea di fotografare continuamente lo sviluppo delle attività con un materiale che finisce per supportare il brogliaccio e che offre preziose informazioni. Ho sempre pensato che l'attività di questo paziente sul muro anziché sul foglio stesse a significare un altro importante bisogno di restaurare delle ferite trasformandole in cose belle da vedere: trasformando una crepa dell'intonaco in una forma con significato.
Restava comunque però il problema che nessuno disegnava.
Pensammo allora di fornire ognuno di un foglio A4 e di metterci a tavolino. La situazione migliorò leggermente per la comparsa di piccoli e timidi disegni per la verità poco significativi. probabile che la dinamica del gruppo sempre angosciante nelle prime fasi inibiva l'espressione di ciascun membro così come l'emergenza della leadership della paziente dell'urlo di Munch. Fornire uno spazio individuale mantenendo il gruppo, cioè dare ad ognuno il proprio spazio di foglio, pur rimanendo intorno allo stesso tavolo, aveva certamente tranquillizzato il gruppo. Ma non abbastanza perché alcuni membri continuavano a non disegnare.
Tra gli operatori ve ne erano alcuni con talento per il disegno, altri negati come me. Contavo sul fatto che la mia incapacità di disegnare avrebbe avuto un grande significato essendo la figura di massimo potere all'interno del gruppo. Ho ragione di ritenere che questo non abbia avuto nessuna importanza e mi sono resa conto che c'era un limite non esclusivamente legato ad aspetti psicologici, psicoterapeutici, o psichiatrici. Il gruppo ha posto il problema al Maestro Brando che non si è mostrato affatto sorpreso e ha detto: "Ma è normale che chi non ha mai disegnato abbia lo shock del bianco; questo si supera andando a disegnare all'aria aperta, con un block notes, e disegnate quello che vi pare, sia che lo vedete, sia che non lo vedete." Questa improvvisa libertà e l'improvvisa caduta dell'ansia progettuale del bozzetto ha fatto si che si sono prodotti tutti i disegni, tra i quali sono stati scelti quelli che sono andati a formare il bozzetto, la frase pittorica, e la realizzazione del mosaico.
Infatti abbiamo fatto un paio di gite con blocchetto e matita (foto n°1) una delle quali ad Anzio. I singoli disegni sono stati proiettati sul famoso cartone che non si riusciva a disegnare, ingranditi, scelti, modificati, e allora si che direttamente sul cartone sono stati fatti altri disegni, primo fra tutti l'uomo disteso e il gruppo che canta. Ricordo ancora che in fase di realizzazione per i problemi inerenti alla parte plastica, la decisione su quale materiale usare ed i colori da scegliere è stata particolarmente divertente. La realtà infatti non consentiva di andare a scegliere il materiale che avrebbe potuto essere o ciottoli di strada o sofisticate tessere di vetro di Murano e in mezzo marmi, detriti, materiali sintetici e quant'altro. Di fronte a questo problema c'erano solo due scelte possibili: o lasciare che decidesse il maestro Brando o che il Maestro Brando si sforzasse di capire quale effetto volevamo ottenere. Sempre in aderenza ai principi della Gruppoanalisi fu scelta la seconda opzione. Sono state formate delle sessioni verbali nelle quali si discuteva via via ad esempio i colori del cielo, e che idea dovevano trasmettere, fino a che il Maestro Brando portava degli esempi con ulteriori opzioni da scegliere, e questo è continuato per tutto il periodo della lavorazione.
Ho ragione di ritenere che i principi della Gruppoanalisi applicata siano stati osservati e ho ragione di ritenere che il risultato discende essenzialmente da questo. Per mia ricerca ho infatti creato successivamente dei gruppi di confronto o analizzato altre esperienze di mosaico in gruppo o osservato i tavoli di lavoro nelle botteghe di mosaico. In questa esperienza praticamente dal nulla si è formata una matrice di gruppo che si è espressa in modo creativo, dando corpo ad un'opera d'arte il cui vero autore è il gruppo. Sicuramente tutto il materiale espressivo riconducibile ai singoli membri fornisce preziose informazioni di carattere psicopatologico e sui processi terapeutici. Ritengo comunque che neanche queste informazioni sarebbero possibili se l'esperienza non fosse stata guidata con tecniche di Gruppoanalisi applicata.
Un altro elemento di rigore metodologico è stato quello di non procedere all'analisi del prodotto creativo, o alla produzione dell'insight attraverso interventi verbali e/o interpretativi come abitualmente si fa nelle vere e proprie arti-terapie. Resta certamente il fatto che il mosaico "Il Faro di Anzio" è la rappresentazione di un mondo simbolico direttamente connesso a fenomeni di associazione che gettano luce sull'inconscio dell'individuo e del gruppo. Alcuni di essi si sono resi riconoscibili durante la stessa esperienza, per esempio quando il paziente che ha disegnato la balena ha detto che era la mamma. Altri sono riconoscibili grazie alle osservazioni dello spettatore che nell'immagine hanno riconosciuto iconografie note dal punto di vista antropologico quale quello della figura di Giona. In questo secondo contesto siamo certamente in un campo di interpretazione psicoanalitica dell'opera d'arte, piuttosto che dell'interpretazione psicoanalitica della espressività non verbale di una patologia psicotica.
Sono entrata in contatto con la Gruppoanalisi per aver partecipato ai seminari diretti dal professor Rocco Pisani nel Dipartimento di Scienze Neurologiche dell'Università La Sapienza di Roma.
Questa stessa esperienza ha potuto godere di una supervisone da parte del Professore Eduard Klain, ospite dei seminari.
Il ritratto del Professore Eduard Klain domina il mosaico a mio parere in perfetta aderenza al ruolo rivestito. Psicologi, psichiatri, amici e colleghi hanno immediatamente riconosciuto nel profilo la rappresentazione di funzioni Super-egoiche.
Il Professor Patrick De Marè ospite anch'egli ai seminari del Professor Pisani ci ha fatto onore di una visita e di una recensione (figura n°22/23) nella quale sottolinea il pregio del mosaico quale rappresentazione degli aspetti inconsci e più profondi del mondo interno. Non sto a dilungarmi sulla ricca tematica relativa all'ambiente e le interrelazioni con l'esterno talvolta assai significative e/o inquietanti. Cito per esempio gli occhiali del ritratto che erano occhiali da vista realizzati con vere lenti per decisione del gruppo. Le lenti sono diventate occhiali da sole per l'intervento di colorazione in sede a opera di uno sconosciuto, probabilmente uno dei writers che abita il parco e lo decora con tags.
Infine ma non per ultimo ho dovuto riconoscere che l'esperienza come psichiatra di un'osservazione partecipata in un clima gruppoanalitico mi ha consentito di aumentare notevolmente la conoscenza del paziente e del suo ambiente: cosa che certamente non sarebbe mai stata possibile nel semplice setting ambulatoriale per almeno due motivi: il primo relativo al ruolo, ragione per la quale il paziente ritiene di dover descrivere principalmente i suoi sintomi al terapeuta e non se stesso.
Il secondo è che la comunicazione di se stessi è veicolata da un'interazione emotiva in questo caso favorita da un progetto comune.
Sono sicura che non avrei mai scoperto, come gli altri psichiatri venuti prima di me o che con me collaboravano, che uno dei pazienti portatore di una diagnosi di psicosi cronica delirante era in realtà una sindrome post traumatica da stress relativa ad uno sradicamento per una fuga precipitosa da un teatro di guerra e da una lunga permanenza in campo profughi; la descrizione che egli mi ha fatto dei problemi al campo profughi, mi fece pensare allora che non c'è nessuna differenza tra un campo di concentramento e un campo profughi, sotto il profilo dell'annientamento della personalità. Questo paziente è colui che costantemente ha disegnato case e al quale dobbiamo il disegno del faro che è un faro-casa.
Così via per altri pazienti che hanno rivelato insieme ai familiari aspetti relazionali ed emotivi che non sarebbero mai giunti ad un'osservazione diagnostica."


Intervista al Maestro Mosaicista Ildebrando Casciotta

L'incontro con il Maestro Mosaicista Ildebrando Casciotta (nota 21) ha mirato a raccogliere notizie riguardo lo svolgimento del progetto "Il Faro di Anzio", la preparazione a livello tecnico del mosaico, le dinamiche gruppali sorte tra i soggetti coinvolti, e la difficoltà o meno di agire nei panni di conduttore non direttivo.
Di seguito vengono riportate le sue stesse affermazioni:
"Quando abbiamo iniziato questo progetto, ciò che era importante fare, era mantenere chiaro e fisso l'obiettivo.
Posso dire che durante questa esperienza ho cercato di non essere tessera di mosaico, ma piuttosto cemento che le tiene insieme, situazione per me stesso difficile, abituato per mestiere ad essere protagonista dell'opera musiva che eseguo.
Certo, sarebbe stato molto più facile proporgli di disegnare un tramonto, tracciando l'orizzonte e qualche altra linea essenziale, invece ho tentato di strisciare silenziosamente, mascherando il mio mestiere e facendo uscire le loro voglie.
Ognuno di loro doveva fare un disegno per comporre il bozzetto, che poi si sarebbe trasformato in mosaico.
Ma un blocco iniziale ha impedito loro la produzione grafica, allora ho pensato che sarebbe stato stimolante andare a disegnare all'aperto e così ci siamo organizzati per una gita ad Anzio, per fare insieme una bella esperienza; tutti dovevano credere in ciò che facevano, in pratica all'interno del nostro gruppo il ruolo del Pictor Imaginarius (nota 22) era diffuso e distribuito tra tutti.
Finalmente en plein air i pazienti sono riusciti a disegnare, anche se le loro produzioni erano microscopiche, grandi quanto un francobollo, ma sorprendentemente ricchissime nei dettagli.
Erano talmente piccoli da essere "maniacali"!
Mi sentivo sballottato dai pazienti di qua e di là ... credevo all'inizio del lavoro di dover guidare una biga con i cavalli, invece era piuttosto come stare sui cavalli stessi!
Di fronte a tanti disegni piccolissimi e ad una grande parete da dover decorare, mi è venuta in mente l'idea che potevamo utilizzare un proiettore per ingrandire i loro stessi disegni: del resto l'opera compiuta sarebbe dovuta essere un mosaico parietale, di conseguenza il nostro unico limite era costituito dalla dimensione del cartone (due metri per quattro) che avevamo attaccato al muro e sul quale abbiamo proiettato i disegni scelti, che poi i pazienti hanno ricalcato direttamente.
Questo è stato un momento di singolare tensione, perché erano talmente scioccati nel vedere i loro disegni proiettati sul cartone enormemente ingranditi, che si sono inibiti a tal punto da non voler alzarsi per andare a ricalcarli, ed uno di loro è scoppiato perfino in un gran pianto.
Eravamo organizzati in modo che ogni cosa che accadeva venisse percepita dai pazienti come libera: la volontà decisionale era nelle loro mani, tutto ciò che facevano era deciso da loro.
Ciò che ci ha aiutato è stata anche la capacità diffusa tra i conduttori del gruppo di fare le cose con sentimento comune e ciò è stato possibile grazie all'umanità che si ha dentro.
La cosa che più mi ha colpito è che intorno al tavolo di lavoro non ci fosse quell'egoismo e quella volontà di appropriarsi dei materiali, tipica di molte persone: regnava solo l'energia positiva del gruppo, posizionavano le tessere scegliendo colori e soggetti anche se non si trattava di "far bello" il proprio disegno.
Era straordinaria l'atmosfera che loro stessi avevano creato.
Quando lavoravano sul mosaico per incollare le tessere, vedevi tutte teste chine intorno al tavolo che parlottavano ininterrottamente, di tutto ... forse il mosaico era ciò di cui parlavano di meno!
Ma torniamo alla fase in cui sono stati ricalcati i disegni sul cartone, successivamente abbiamo posizionato sopra un sottile foglio di nylon e poi un'ampia garza di cotone molto fina, così che i disegni potessero trasparire in maniera tale da utilizzarli come base per iniziare ad incollare le tessere sulla garza.
Anche questo lavoro è stato svolto interamente dai pazienti; erano loro che tagliavano con la trancia i listelli di marmo e materie plastiche, riducendoli in tessere e poi sempre loro sceglievano i colori da usare.
L'unico accorgimento che ho suggerito, per facilitare il compito, è stato quello di comporre per prima cosa, con le tessere più scure, i contorni dei disegni; ma erano loro a decidere le sfumature, io ero solo il "direttore d'orchestra", tanto che Eduard Klain, che al tempo ha svolto il ruolo di supervisore, al termine di un incontro mi ha detto che per i pazienti ero il Grande Padre.
Tutti incollavano le tessere sui disegni di tutti; è stato un lavoro di gruppo e perciò ognuno non si è limitato solo alla propria creazione, ma l'opera ha preso forma grazie alla fusione delle capacità di tutti i membri.
Uno dei pazienti ha trovato molta difficoltà in questa fase di incollaggio delle tessere in quanto affetto dalle cosiddette "mani da ostetrico", ed ogni volta maneggiando le piccole tessere finiva per incollarsi tutte le mani.
Però più procedeva il lavoro e più la rigidità che caratterizzava le sue mani diminuiva, fino a scomparire alla fine del progetto.
Ancora oggi qualche volta lo incontro sulla strada per andare al D.S.M. di Aprilia e sono felice di notare che le sue mani stanno bene!
Incollate tutte le tessere abbiamo avuto bisogno di una figura esterna al gruppo: il fabbro, in quanto essendo il mosaico da esterno e di notevoli dimensioni aveva bisogno, per sostenere la successiva gettata di cemento, di un'anima costituita da una rete di ferro da saldare all'interno di un telaio. Poi i pazienti hanno aiutato durante la gettata di cemento sul mosaico, ed infine una volta essiccato, è stato girato tra la trepidazione di tutti e pulito con dovizia, per far emergere la loro "creatura".
Devo dire che il ricordo di questa esperienza è gradevole, in quanto mi ha arricchito interiormente e ancora oggi, riguardando le foto, mi stupisco di quanto l'opera sia di notevole livello artistico".


Intervista al Dottore Eduard Klain

Si riportano di seguito le domande inviate via mail al Dott. Klain (nota 23) che ha gentilmente risposto in italiano.
In attinenza al progetto terapeutico- riabilitativo "Il Faro di Anzio", condotto ad Aprilia nel 1997 nell'ambito del D.S.M., cosa ricorda delle sue impressioni e della sua osservazione di allora?
A suo parere quale importanza rivestiva l'attività artistica e creativa che si svolgeva in quel contesto per il recupero di pazienti cronici in trattamento psichiatrico?
Quale è stata, secondo lei, l'utilità della Gruppoanalisi applicata in tale progetto e, secondo lei, i risultati ottenuti dai pazienti sono direttamente collegati con essa?
Secondo lei, la presenza del suo profilo nel mosaico, disegnato da un operatore del D.S.M. ma accettato da tutto il gruppo, quale significato può avere avuto nell'ambito di un'interpretazione psicologica delle dinamiche di gruppo?
Secondo lei, se si tratta di un'esperienza positiva al punto di meritare che venga ripetuta ed estesa nell'ambito del recupero di pazienti psichiatrici, quale è la principale ragione?

"Al D.S.M. Aprilia sono stato alcune volte.
Ho sentito e visto un'atmosfera tanto intima e lavorativa nel gruppo degli esperti dei profili diversi sotto una guida discreta della dott.ssa Meoni.
E' difficile trovare un gruppo così strutturato (sono stato in istituzioni simili in Italia e dunque posso compararle).
Loro sono riusciti ad integrare un'atmosfera lavorativa con quella amichevole, quasi familiare. La dott.ssa Meoni guidava il gruppo in un modo molto democratico e faceva il possibile affinché ogni membro mostrasse le sue possibilità e dicesse quello che voleva.
Si rifletteva anche nel lavoro con i pazienti mentali che non rispettavano i limiti temporali e vari altri limiti ed erano pieni di richieste irreali. Ma un team d'esperti strutturato in quel modo ha avuto successo nel farlo.
E' molto difficile sostenere l'interesse e l'attenzione dei pazienti mentali più gravi (psicosi, squilibri mentali di personalità). L'offerta di attività creative e culturali dovrebbe essere dosata con tanta attenzione ai pazienti, per poter accoglierli senza che si annoino.
Le gite con le attività culturali sono senza dubbio molto utili ma i membri del gruppo devono esser tanto coraggiosi e prudenti ed aver fiducia in sé e nei pazienti perché loro sono imprevedibili e possono nell'interazione con altra gente (l'autobus, mostra) reagire in modo aggressivo o bizzarro.
Ciò che è più importante per i pazienti mentali è fare qualcosa di creativo, lavorare in gruppo e vedere i risultati del proprio lavoro.
Tutto ciò si è realizzato nel mosaico che ho osservato.
Il personale ha lavorato insieme con i pazienti con la stessa passione ed era difficile dire chi era paziente e chi membro del gruppo.
Nell'opera a mosaico si riconosce il lavoro del gruppo medio e gli elementi dell'analisi di gruppo. Nonostante la comunicazione verbale, nel senso dell'interazione e reciproco comportamento, non fosse localmente evidente, essa era riconoscibile nello scegliere e mettere insieme le tessere del mosaico, cosa che avveniva evidentemente in maniera interattiva.
Il mosaicista come leader del gruppo, oltre la conoscenza tecnica, ha mostrato un livello alto di empatia e tolleranza e proprio questo facilitava la dinamica di gruppo.
Ho pensato tanto a come mai il mio profilo ha trovato il suo posto nel mosaico e se quel fatto aveva qualche relazione simbolica con il faro.
Non sono sicuro in questo che dirò adesso.
Ero un straniero che gli faceva compagnia. Sapevano che avevo alcune attività educative con il mio team. Ho osservato anche mentre lavoravano al mosaico. Era come se mi integrassero nel loro gruppo e mi hanno dato l'opportunità di guardare il faro insieme con loro, ed il faro aveva un grande significato simbolico.
Considero questo esperimento molto utile per la riabilitazione e risocializazzione dei pazienti mentali per più ragioni.
Il lavoro collettivo nel gruppo medio di pazienti insieme con gli operatori aumenta la fiducia e aiuta alla destigmatizzazione. Creare il mosaico di pezzi ha un significato simbolico per la guarigione e riabilitazione. Anche loro erano in pezzi, e durante il processo di guarigione hanno cercato di mettere insieme il mosaico aiutandosi reciprocamente per poter fare un nuovo mosaico mentale il più buono possibile. Vedere il mosaico sul muro del parco d'Aprilia li rendeva orgogliosi ed aiutava il loro senso di sentirsi meritevoli. Sono sicuro che quel tipo di lavoro è molto utile nella riabilitazione di pazienti mentali.


Intervista al Dirigente Psichiatra Maria Rosa Franco

D. Che ruolo ha avuto nel progetto de "Il Faro di Anzio"?
R. "Al tempo dell'esecuzione del mosaico, non facevo parte del gruppo operativo a tutti gli effetti, anche se ho osservato le dinamiche gruppali, finendo con il partecipare, sebbene in maniera limitata, all'esecuzione del mosaico stesso. Il mio incarico ufficiale era determinato dall'essere il medico curante di due pazienti: Salvatore e Massimo".

D. C'è stato miglioramento sintomatologico, sociale o intrapsichico nei suoi pazienti?
R. "Innanzitutto devo dire in linea generale di aver notato che il miglioramento nel setting individuale procedeva parallelamente a quello di gruppo. Nel caso specifico dei miei pazienti, per Salvatore con la scomparsa delle stereotipie è migliorata anche la comunicazione delle emozioni, come se non avesse più paura di provarle. Massimo era migliorato nel setting individuale, nel senso che riusciva a trasmettere, comunicare ed esprimere maggiormente i conflitti inerenti alle dinamiche familiari, e allo stesso tempo il miglioramento si rifletteva anche in ambito esterno, dove erano aumentati i comportamenti adattivi, diminuendo l'abitudine a vagare senza senso in città (lui stesso si era definito prima del progetto riabilitativo, un veliero senza bussola)".

D. Ha notato cambiamenti negli altri pazienti durante il periodo operativo?
R. "Si, in generale posso dire che tra i pazienti era aumentata la stima di sé tanto che, il giorno dell'esposizione dell'opera al pubblico, è emerso chiaramente il loro orgoglio di essere stati partecipanti attivi, e la volontà di esporsi come i protagonisti dell'evento. Infatti uno dei soggetti, Massimo, ha chiesto con enfasi di prendere la parola al microfono, per testimoniare pubblicamente la sua presenza come autore del mosaico".

D. Reputa questa esperienza di Gruppoanalisi applicata in arteteapia valida, considerando che ha avuto in cura alcuni dei pazienti fino ad un paio di anni fa?

R. "Questo lavoro ha aperto le porte al Diurno all'interno del D.S.M., divenendo punto fermo, per gli operatori e per i pazienti, la consapevolezza di poter migliorare attraverso un lavoro comune in gruppo; e la visita del 2006 al Papa, momentaneamente residente a Castel Gandolfo, è stata possibile perché qualcosa si era mosso!"


Intervista all'Infermiere professionale coordinatore G. Coppa

Il Sig. Coppa (nota 24), ha riconfermato le notizie ottenute dagli altri collaboratori in merito al programma riabilitativo condotto con l'uso del mosaico; inoltre ha così risposto alle seguenti domande.

D. All'interno del D.S.M. di Aprilia, chi è stato il promotore dei lavori a mosaico con finalità terapeutiche-riabilitative? Ne sono stati effettuati altri dopo "Il Faro di Anzio"?
R. "Sicuramente il merito dello svolgimento di questi lavori è stato della Dottoressa Meoni che ha incentivato non solo i pazienti, ma anche il Centro di Salute Mentale stesso a svolgere tali attività.
Infatti prima di queste esperienze a mosaico, non esisteva un Centro Diurno dove i pazienti potevano riunirsi per svolgere dei lavori insieme; venivano al D.S.M. solamente per effettuare le visite di controllo. Inoltre prima di questa esperienza, non avevamo nemmeno ambienti per svolgere tale programma; ad esempio all'epoca, proprio per ottenere spazi in cui lavorare al progetto "Il Faro di Anzio", sono stato io in prima persona ad impegnarmi insieme a quattro pazienti, per ripulire un'area all'interno dell'ex-mattatoio ormai in disuso. Quello è stato il primo luogo in cui il gruppo ha lavorato alla costruzione del mosaico. Successivamente, avendo bisogno di maggiore spazio, ci siamo dovuti spostare all'interno di una scuola. Oltretutto si è presentata anche un'altra difficoltà: il reperimento dei fondi per acquistare i materiali per il mosaico. Questo è sempre un argomento spinoso; ad esempio quest'anno non essendo disponibili finanziamenti per svolgere attività simili, i pazienti del Centro Diurno hanno costruito palline di natale e oggetti con i fiori secchi, vendendoli poi al pubblico per auto-finanziarsi. Dopo "Il Faro di Anzio" sono stati portati avanti anche altri progetti a mosaico, ma solo uno di uguale grandezza, più che altro si sono susseguiti progetti meno costosi, ad esempio di teatro-terapia o musico-terapia".

D. Dunque la reputa un'esperienza positiva?
R. "Si, indubbiamente è stata una bella esperienza, in particolar modo perché siamo usciti fuori dai nostri confini abituali, ed è stata così favorita un'apertura che ha dato successivamente un incipit per la nascita di un Centro Diurno qui al D.S.M. Inoltre è stata un'esperienza positiva anche per i pazienti, perché ha permesso loro di "esistere in gruppo" e di creare qualcosa di bello e di unico. Infatti dopo questo progetto, e nonostante il cambiamento del Primario, ci sono stati alcuni pazienti che hanno voluto ripetere l'esperienza ed hanno partecipato alla costruzione di altri mosaici: uno svolto sotto la supervisione e per volere del Dott. Bonacci, Psicologo responsabile del Centro Diurno, e tra l'altro esposto anch'esso nel Parco Manaresi, l'altro svolto sotto la direzione dello Psicologo Monacelli".

D. Lavorando tutt'ora in questa sede, sa dirmi se ci sono ancora oggi in trattamento alcuni dei pazienti che hanno partecipato a "Il Faro di Anzio", e quali sono le loro condizioni di salute psichica?
R. "Dei pazienti che hanno partecipato a "Il Faro di Anzio" ne sono rimasti solo due che lavorano in maniera attiva al Centro Diurno; Mara e Salvatore, e tra l'altro solo perché a loro piace e dà soddisfazione, non perché ne abbiano particolarmente bisogno. Ad esempio Salvatore che al tempo del progetto a mosaico aveva un problema di rigidità alle mani che non gli permetteva di lavorare facilmente, man mano che il progetto è andato avanti, e anche grazie all'attività ginnica svolta presso una palestra in cui lo avevo portato, è migliorato ed ha superato questo problema. Oggi poi è anche più indipendente; ad esempio mentre all'inizio aveva bisogno che lo accompagnassi in palestra, ora invece ci si reca da solo, è autonomo. Degli altri pazienti uno, Gianni, è deceduto. Gli altri non vengono più al D.S.M. e dunque non ne ho notizie.
Posso confermare però che durante il progetto non ci sono state involuzioni, ricadute o peggioramenti per nessun paziente, non solo per loro e per le rispettive famiglie ha rappresentato un momento importante di crescita".


Documento cartaceo nel quale il noto gruppoanalista Patrick De Marè cita positivamente l'esperienza riabilitativa de "Il Faro di Anzio" nel 1998.


Di seguito sono riportate alcune fotografie tra le 800 scattate durante il periodo di attività del progetto riabilitativo.

Foto n°1 Gita ad Anzio


Foto n°2 Lesione dell'intonaco ingrandita da un paziente (vedi pag. 80)


Foto n°3 L'urlo di Munch disegnato da una paziente che non ha poi partecipato al progetto


Foto n°4 Foglio A4 con in basso a destra bozzetto di un paziente


Foto n°5 Disegno dal vero di una bottiglia d'acqua


Foto n°7 Disegno della balena e dell'elicottero


Foto n°8 Elicottero dei Vigili del Fuoco che staziona sulla torre


Foto n°9 Disegno di una moto ad acqua


Foto n°10 Bozzetto del pattino


Foto n°11 In alto: disegno del sole in versione definitiva. In basso: apetta


Foto n°12 Evoluzione del disegno del sole (prima figura)


Foto n°13 Evoluzione del disegno del sole (seconda figura)


Foto n°14 Evoluzione del disegno del sole (terza figura)


Foto n°15 Bozzetto del profilo inserito nel mosaico


Foto n°16 Illustrazione di una casa e altro


Foto n°17 La casa che si trasforma in chiesa


Foto n°18 L'inizio della realizzazione del mosaico: esecuzione dei contorni


Foto n°19 Gruppo di lavoro in attività


Foto n°20 Rete elettosaldata di armatura al getto di cemento


Foto n°21 Posizionamento dell'opera nel Parco Manaresi


Foto n°22 Elicottero in volo durante l'inaugurazione dell'affissione del mosaico


Foto n°23 Festa di inaugurazione del mosaico "Il Faro di Anzio" al Parco Manaresi



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