PM --> H P ITA --> ARGOMENTI ED AREE --> NOVITÁ --> RECENSIONI --> LIBRI


PSYCHOMEDIA
LIBRI - Recensioni e Presentazioni



Diana Riboli

Tunsuriban: Shamanism in the Chepang of Southern and Central Nepal.

Mandala Book Point, Kathmandu, 2000, pp. 257

Recensione di Stefano Beggiora




I Chepang, o Praja, sono una piccola popolazione del Nepal insediata nei distretti di Dhading, Makwanpur, Chitwan e di Ghorka meridionale, ancor oggi poco conosciuta e studiata. Fino ad un paio di decenni fa, essi vivevano in uno stato seminomade con attività di sussistenza di caccia e raccolta. Dalla fine degli anni Settanta, anche i Chepang, attraverso un percorso tristemente lineare, che ha visto coinvolte moltissime altre tribù del Subcontinente indiano, furono travolti da pretenziosi progetti governativi di modernizzazione arenatisi ancora prima di partire. Una corruzione rampante mise fine in incipit alle speranze di sviluppo dell'agricoltura per questa popolazione, che rimase in sede stabile ai margini della società nepalese, vivendo drammaticamente l'imposto cambiamento di stile di vita. Le attuali condizioni sono di estrema miseria e arretratezza; a questo si aggiunga che in quanto popolazione di origine tribale, i Praja, sono oggi considerati in Nepal come degli intoccabili.
Dopo una doverosa, ampia e documentata introduzione sul retroterra storico e socioculturale dei Chepang, l'autrice si avventura nell'ancor poco conosciuta e per molti versi misteriosa concezione magico-religiosa di questo popolo. Si pensi che se da un lato i Praja si trovano oggi forse all'ultimo gradino della scala sociale in quest'area sub-himalayana, d'altro canto, tradizionalmente i pande, ossia gli sciamani di questo gruppo, sono da sempre considerati i più potenti del Nepal. Ritenuti spesso, a seconda dei contesti, superiori ai jankhri stessi e agli yogin indiani, i pande paiono trovarsi a un livello straordinariamente elevato nella scala di comunicazione con il soprannaturale. Nella sua funzione di medicine-man', in quanto conoscitore di rimedi naturali, il pande chepang cura gli effetti delle malattie per la propria gente, ma potendo comunicare con gli spiriti e le entità maligne tramite la trance, egli è anche il conoscitore delle cause di induzione delle stesse. Potendo quindi interagire con le dinamiche profonde che si trovano all'origine stessa di una patologia, egli assurge a una funzione esorcistico-terapeutica per il gruppo. Altresì, la possibilità di entrare in comunicazione con deità o entità soprannaturali superiori, gli conferisce, in un certo qual modo, una potenzialità di tipo oracolare e divinatoria. D'altro canto, durante le cerimonie funebri, l'operatore rituale svolge funzione di psicopompo, una sorta di guida per le anime in pena dei defunti, o meglio è colui che è in grado di indirizzarle verso il giusto cammino nel post mortem. Il pande, in accordo con le tradizioni sciamaniche centro-asiatiche e himalayane non è solo una sorta di porta di comunicazione fra le dimensioni del naturale e del soprannaturale, ma contemporaneamente è il primo custode dell'armonia fra le forze che muovono l'intero cosmo. Tunsuriban è il termine chepang che designa colui che può muoversi liberamente nell'universo ctonio e uranico.
Gli addetti ai lavori troveranno in questo testo un'analisi ricca di elementi e affinità simboliche riconducibili ad altre tribù o popolazioni dell'area himalayana e asiatica che conservino cultura e tradizioni di tipo sciamanico. Allo stesso tempo, in fase introduttiva, l'autrice affronta, senza prendere posizioni troppo radicali, una ricostruzione a grandi linee degli studi storico-religiosi sullo sciamanismo di questi ultimi decenni. Si analizzano fondamentalmente, in relazione alla trance o a stati estatici interni alla prassi rituale, i canoni di una tipologia che possa essere definita sciamanica ed elementi che invece siano a considerarsi, per così dire, estranei o relativi ad altri fenomeni. Questo contesto, in riferimento anche alle facoltà divinatorie e oracolari ­ quindi di comunicazione con entità superiori e non solo infere -, è affrontato dal punto di vista etnologico, antropologico e medico, pur senza entrare nell'annosa questione sull'autenticità del fenomeno della trance. L'analisi, supportata da numerosi suggerimenti bibliografici, è, a nostro avviso, non del tutto necessaria; ma d'altro canto rende il testo di facile lettura anche a chi si occupi di temi differenti dagli studi sciamanici. E soprattutto ci pare un'ottima occasione per segnalare una notevole quantità di materiali sull'argomento, secondo una prospettiva multidisciplinare.
Particolarmente interessante è lo spazio dedicato al tema del sogno, in quanto elemento centrale dello sciamanismo, soprattutto in fase iniziatica, che spesso negli studi moderni passa in secondo piano. Gli spiriti o le divinità si manifestano a colui che è stato prescelto per essere la futura guida spirituale del gruppo generalmente in età pre o post-puberale. A volte accade che l'iniziato cada in una forma di trance spontanea, mentre in altre occasioni tali visioni si verificano a un livello onirico. Ne segue di norma una sorta di rapimento spirituale che corrisponde sul piano del reale a viaggi nella foresta o sulle montagne dove l'iniziato è preda di visioni estatiche e oniriche in uno stato di temporanea e incontrollata follia e apparente perdita della memoria. La morte iniziatica segnerà invece il ritorno del ragazzo, rinato come neo-sciamano, all'interno della propria comunità. Sotto la guida di un pande anziano ed esperto, egli ritroverà tramite il controllo di sogno e trance la memoria perduta, che altro non è che il sostrato della sua istruzione iniziatica.
Riteniamo molto buono l'excursus sui tamburi himalayani, strumento meccanico essenziale per la trance sciamanica anche fra i Chepang. Oltre ad una rivisitazione storica delle diverse tecniche di costruzione del tamburo, è interessante osservare come oggi la tragica scomparsa delle antiche tradizioni ruoti inesorabilmente attorno alla vergognosa compravendita da parte dei missionari di questo elemento fondamentale tra i paraphernalia sciamanici.
Ma forse il maggior pregio del volume è lo sforzo dell'autrice d'esaminare lo sciamanismo chepang come una concezione dell'universo che si intreccia fra antico sapere e ambiente circostante. Non avendo testi scritti, la conoscenza sciamanica si trasmette oralmente ed è suscettibile di varianti e aggiornamenti. In quanto interpretazione dell'intero cosmo che ci circonda, essa risulta assolutamente viva e attuale. Per fare un esempio, è interessante notare come oggi gli spiriti siano immaginati spostarsi nello spazio utilizzando mezzi moderni, come l'autobus o l'aereo, mentre i demoni più terribili si manifestino armati di ordigni militari dell'esercito, quasi a sottolinearne l'aspetto terrifico. Questa potenziale manifestazione a livello visivo del soprannaturale è del tutto coerente ed abbiamo avuto occasione di riscontrarla personalmente dopo alcuni anni di studio sul campo. Risulterebbe fuori luogo oggi, in relazione agli sciamani anche delle popolazioni più primitive, la pretesa di fossilizzarsi su visioni arcaiche della codificazione mitica. In altre parole all'interno del patrimonio della conoscenza chepang si veicolano simboli ancestrali, pur codificati attraverso un linguaggio forte, dinamico, versatile, ma assolutamente attuale tipico di una cultura viva, fervida, pensante.
Dopo un'attenta ricostruzione del pantheon chepang e dei momenti centrali della prassi rituale, il testo si conclude con un glossario di termini sanscriti, nepali, chepang, sherpa e tamang, corredato da una sezione dedicata al calendario nepalese.
L'edizione include inoltre un'appendice fotografica di quattordici immagini relative a rituali, condizioni estatiche e scene di vita quotidiana dei villaggi chepang.

    Indice:
      Introduction

      Brief introduction to the geographical and historical background of the Chepang (The Praja Development Programme; Studies carried out on the Chepang; Origins of the Chepang and myths relating to them).

      Social structure and ceremonies connected with the life cycle (Marriage; Rites of birth,childhood and adolescence; Death and the rites connected to it).

      General feature of Chepang Shamannism (The calling to the profession by spirits and the importance of dreams; Description and role of the drum and various other paraphernalia; The magic flight and journey to the Underworld; The Chepang shaman pantheon and their concept of the world: the creation of the world and the first shaman).

      The social function of the pande within the community (The pande in the role of therapist; the pande in the role of psychopomp).

      The two main Chepang festivals: the Chhonam and the Namrung Puja.

      Conclusion

      Nepali Calendar

      Glossary

      Photos

      References



PM --> H P ITA --> ARGOMENTI ED AREE --> NOVITÁ --> RECENSIONI --> LIBRI