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PSYCHOMEDIA
LIBRI - Recensioni e Presentazioni



Presentazione a cura di Iliana Coppo Castellano del libro

COSCIENZA SOGNO MEMORIA

di Mauro Mancia

Edizioni Borla, 1998



Sala del Consiglio Provinciale-Genova 9 Aprile 1999
Provincia di Genova - I.F.P.I.A.

Sembra che sia molto difficile, per noi, riconoscere che la nostra mente e il nostro cervello sono due dimensioni distinte, non isomorfiche, che sottostanno a "leggi" diverse e che sono conoscibili con modalità diverse, almeno allo stato attuale delle nostre conoscenze.
Questo dato di fatto non è facilmente accettabile perché viene vissuto come un attentato all'immagine unitaria e integrata di sè, come un attentato al nostro bisogno di certezze e di semplificazione. Ma questo awiene anche perché evoca aspetti che sfuggono al nostro controllo, che hanno a che vedere con il dolore mentale e con la nostra condizione di finitezza.
Forse è per questo che tanto spesso coltiviamo l'illusione di poter allungare indefinitivamente la vita (controllando e gestendo le funzioni biologiche) e di poter circoscrivere il dolore mentale all'interno di spiegazioni e rimedi biochimici.
D'altro canto, se riflettiamo sulla struttura della nostra mente, del nostro mondo interno, vediamo che quest'ultimo è il risultato di una sedimentazione, di una interiorizzazione di persone e di rapporti che sono stati importanti nel nostro passato e che, inevitabilmente, non costituiscono sempre una realtà armoniosa e coerente. Vi sono parti dentro di noi che possono prendere il sopravvento - il "negativo"- e diventare distruttive e parti che possono darsi carico degli aspetti malati e cercare di ripararli.
Non tutto è lineare dentro di noi ed è duro accettare le contraddizioni e i limiti.
Per questo ogni rimedio che faccia intravedere la possibilità di un cambiamento radicale della propria condizione di sofferenza, una riduzione del dolore è ardentemente desiderato (ma anche temuto per gli aspetti di dipendenza che evoca!).
In realtà, le modificazioni che può produrre uno psicofarmaco possono essere vistose (e bisogna aggiungere anche preziose in alcuni momenti e per alcune patologie) ma, forse, dovremmo, in realtà, parlare, in questo caso, di modi£icazioni di funzioni della nostra mente.
La nostra mente, però, non è solo "un semplice e artificioso sistema di funzioni" come afferma Mauro Mancia nella introduzione al suo libro, ma è una dimensione molto piu complessa, capace di trasformazioni di significati e di attribuzioni di senso.
Di fronte alla sofferenza lo strumento analitico non può garantire (sarebbe inquietante!) un cambiamento della nostra personalità, ma piuttosto una trasformazione - e non è poco - delle relazioni con quelle figure che popolano il nostro mondo interno e che sono all'origine del nostro malessere e del nostro benessere.
Queste strutture della mente che si sono costituite attraverso le prime relazioni significative non cambieranno mai e, in questo senso, noi restiamo quello che siamo.
Ma il panorama interno può modificarsi in modo significativo se muta il nostro modo di rapportarci a queste figure del passato, fino ad arrivare ad un nuovo modo di vedere la realtà, a una visione più consapevole di noi stessi.
Alla condizione, però, di non eludere la presa di coscienza e la accettazione di quello che noi siamo attraverso la nostra storia personale, in una parola dei nostri 'limiti". Se ci possiamo permettere di vivere il dolore del lutto che comporta il prendere coscienza di ciò che siamo e quindi anche di ciò che ci è mancato e che non è piu recuperabile, solo allora possiamo anche utilizzare ciò che è dentro di noi e trasformarlo.
Siamo veramente lontani - come si può vedere - dal poter ricorrere a meccanismi biologici per spiegare questi processi e, comunque, dall'intravedere un ponte che colleghi le due dimensioni della mente e del cervello.



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