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Seminari
di Neuropsichiatria, Psicoterapia e Gruppo Analisi
2010 - 2011

Il volo in mongolfiera. Aspetti psicologici

Avv. Massimo Filič Dr.ssa Anna Maria Meoni
Coordinatore Dr. Salvatore Zipparri
(t) testo di relazione fornita dai relatori (r) elaborazione testi dialogo a cura Dr.ssa Antonella Giordani


Il Dr. Salvatore Zipparri coordinatore dell’incontro, presenta i relatori dell’ interessante e curioso seminario dal titolo “Il volo in mongolfiera. - Aspetti psicologici.” L’Avvocato Massimo Filiè frequentatore abituale dei nostri seminari che ha l’hobby della mongolfiera e la Dr.ssa Anna Maria Meoni che non ha bisogno di presentazioni e che, pur non avendo l’hobby della mongolfiera, si è fatta coinvolgere in questa esperienza curandone gli aspetti psicologici.

Dà la parola all’avvocato Filiè che, prima d’iniziare, ringrazia il Prof. Rocco Pisani, la Dr.ssa Meoni per lo slancio, la simpatia e la generosità con cui si e’ avvicinata a questa esperienza; gli amici di “Slowind” l’associazione con cui condivide questa passione e per l’aiuto che gli hanno dato nel preparazione di questo seminario.

(t) “IL VOLO IN MONGOLFIERA” di Avv. Massimo Filiè

LA STORIA

  • Il sogno più antico dell’uomo è stato (sicuramente) quello di potersi librare nel cielo e volare. Probabilmente, già l’uomo preistorico si rese conto - per semplice osservazione empirica e senza avere la minima idea di cosa potesse essere quella che poi solo molto tempo dopo sarebbe stata definita come “forza di gravità” - del fatto di essere legato alla terra e di non potersi muovere e volteggiare nell’aria come invece vedeva fare agli uccelli.

  • E’ stato quindi naturale che al “cielo” – inteso come quello spazio sovrastante e irraggiungibile per l’uomo e nel quale lo stesso, di giorno ma soprattutto di notte, poteva osservare la presenza di numerosi elementi e dal quale scaturivano fenomeni per lui inspiegabili (la luce, la pioggia, il tuono, il fulmine) – l’uomo attribuisse un valore soprannaturale.

  • Ecco che allora il cielo diventa il luogo dove risiedono le divinità, praticamente di qualunque cultura, anche perché le prime divinità vengono dall’uomo identificate proprio con alcuni elementi che stanno (fisicamente) in cielo (il sole, la luna, le stelle).

  • Ed ecco che uno dei poteri che normalmente l’uomo attribuisce alle divinità è proprio quello di potersi spostare liberamente nello spazio, quindi volando, dalla loro residenza in cielo alla terra e da un luogo all’altro della terra stessa.

  • Se l’uomo fosse riuscito a volare, si sarebbe reso simile agli dei.

  • Tutti conoscono la storia di Icaro e Dedalo, che secondo la mitologia greca furono i primi a riuscire a volare grazie a delle ali costruite da Dedalo (inventore e padre di Icaro) per fuggire dal famoso labirinto di Creta realizzato dallo stesso Dedalo su ordine del re Minosse per imprigionare il Minotauro (creatura metà uomo e metà toro, nata - si dice - da un accoppiamento tra la moglie di Minosse e un toro) e dove (dopo l’uccisione del Minotauro da parte di Teseo) erano stati imprigionati anche loro. Tali ali erano state fatte, sempre secondo la mitologia, con cera e piume di uccello e poi attaccate ai loro corpi. Icaro, preso dall’ebbrezza del volo, nonostante gli avvertimenti del padre, volò troppo vicino al sole, il cui calore sciolse la cera delle ali, e precipitò in mare e morì.

Sempre nella mitologia greca, ricordiamo la mitica figura di Pegaso, il cavallo alato, utilizzato dallo stesso Zeus per il trasporto delle folgori e che avrebbe infine volato così in alto nel cielo da trasformarsi in una nube di stelle scintillanti (da cui il nome di una costellazione).

  • Alessandro Magno, secondo la leggenda, avrebbe volato trasportato da uno stormo di uccelli o da due grifoni (sembrerebbe però senza troppo successo) e Sinbad il Marinaio, per fare riferimento anche ad altre culture (il personaggio di Sinbad è citato nelle Mille e Una Notte), realizzava buona parte dei suoi viaggi trasportato in volo da un enorme uccello.

  • Un altro episodio leggendario racconta che, nell'antica Roma del primo periodo dopo Cristo, Simon Mago – passato alla storia come oppositore di Pietro (dopo aver cercato di acquistare da questi i “poteri” divini lasciati da Gesù, da cui il termine “simonia” per individuare il mercimonio di cose sacre) – volò con ali di sua fabbricazione (ovvero, secondo un’altra versione, con una macchina di sua costruzione), davanti all'imperatore Nerone, ma cadde rovinosamente al suolo. Testimonianze dell'epoca medievale parlano di alcuni temerari che si lanciarono con strane apparecchiature dalla cima di torri o di chiese, mentre continuano ad essere create figure mitologiche in grado di volare, come ad esempio l’Ippogrifo (creatura metà cavallo e metà grifone, con cui Ludovico Ariosto, nell’Orlando Furioso, fa giungere Astolfo sino alla luna per recuperare il senno perduto di Orlando)

  • Si hanno quindi notizie di diversi progetti di macchine volanti o di strumenti i più disparati attraverso i quali l’uomo tentava di realizzare il sogno del volo.

Si dovrà però attendere l’ingegno di Leonardo da Vinci (vissuto tra la seconda metà del 1400 e l’inizio del 1500), per iniziare ad avere delle idee e dei progetti che, ancorché all’epoca non realizzabili, possono essere definiti antesignani della moderna scienza aeronautica. Leonardo da Vinci, infatti, come dimostrano i disegni giunti sino a noi, fu il primo ad applicarsi con passione e con serietà scientifica allo studio del volo, formulando teorie ed elaborando applicazioni pratiche. I suoi disegni precorrono il volo a vela dell'aliante, l'elica aerea e il paracadute. L'importanza di Leonardo nella storia del volo è quindi legata agli studi sulla "reale" possibilità del volo umano, affrancandolo così da contributi magici o divini.

  • Nel 1670 il gesuita bresciano Francesco Lana descrisse, in un suo libro, un originale progetto di nave aerea che avrebbe dovuto sollevarsi da terra e mantenersi in aria grazie alla spinta esercitata verso l'alto da quattro grandi sfere di metallo leggerissimo, private dell'aria interna. Questo progetto, benché irrealizzabile, poneva le prime basi scientifiche per il volo con un apparecchio "più leggero dell'aria".

  • Soltanto alla fine del 1700, però, l’uomo riuscirà a dare finalmente vita e corpo al sogno di volare, grazie a due fratelli francesi. Nel giugno del 1783, infatti, dopo alcune prove eseguite in gran segreto, un grande globo riempito d'aria calda, senza passeggeri a bordo, si sollevò ad Annonay in Francia e percorse circa due Km. in circa dieci minuti prima di ridiscendere dolcemente al suolo. Era stato progettato e costruito dai fratelli Joseph Michael ed Etienne Montgolfier, imprenditori cartai francesi, di ricca famiglia e con la passione per la sperimentazione e la ricerca scientifica, e per questo fu chiamato mongolfiera.

Sembra che l’idea sia venuta ad Etienne Montgolfier osservando la cenere nel camino trasportata verso l’alto dal fumo.

Nel settembre del 1783, i fratelli Montgolfier fecero volare, a Versailles, dinanzi al re Luigi XVI, un altro pallone di loro costruzione, con una navicella (una gabbia per uccelli) appesa al pallone, dove vennero sistemati un gallo, un’anatra e un montone.

Nel novembre dello stesso anno, dopo altri “esperimenti” con palloni senza passeggeri se non animali, il fisico francese Francois Pilàtre de Rozier e il marchese Francois Laurent, ufficiale del Re di Francia, compirono con successo il primo viaggio umano in mongolfiera. Sorvolarono Parigi a 1000 metri d'altezza percorrendo una dozzina di chilometri in 25 minuti di volo, a bordo di un pallone costruito sempre dai fratelli Mongoltfier.

  • Interessante annotare che, all’epoca, nessuno aveva ancora ben compreso quale fosse il principio fisico che consentiva ai palloni pieni di aria calda di volare, e gli stessi fratelli Montgolfier pensavano si trattasse di un gas particolare - che per questo venne denominato “gas Montgolfier” - generato dalla combustione e presente nel fumo (e si ingegnavano quindi a renderlo sempre più denso e scuro, con grande disagio per i pionieri aeronauti e per gli spettatori). Praticamente, come disse un cronista dell’epoca: “l’aerostato era stato inventato, ma non era affatto spiegato”. Sarà lo scienziato italiano Alessandro Volta, nell’ambito dei suoi studi sui gas, a comprendere per primo tale principio fisico, poi chiarito dagli scienziati Gay-Lussac e Lavoisier.

  • Dal punto di vista scientifico, ma anche sociale e psicologico, l’invenzione dell’aerostato chiuse un’epoca e ne aprì una altra, scoprendo “orizzonti” (è proprio il caso di dirlo) sino ad allora del tutto sconosciuti. Rappresentò un vero “trauma” psicologico per l’intera umanità. Successivamente, nessun altro passo della scienza avrebbe prodotto un impatto altrettanto forte sulle coscienze degli uomini.

  • La prima ascensione italiana in pallone ebbe luogo nel febbraio del 1784 nei pressi di Milano, a opera degli inventori Paolo Andreani e Carlo e Agostino Gerli, e si trattò del primo volo umano fuori dalla Francia (e del quarto volo umano in assoluto), mentre, a dimostrazione di quanto l’Italia abbia contribuito all’aerostatica nel periodo c.d. “pioneristico”, il primo volo umano in Inghilterra, nel settembre dello stesso anno 1784, fu ad opera di un italiano, Vincenzo Lunardi, che compì poi numerose altre ascensioni.

  • Quasi tutto il secolo successivo, nel quale l’aerostatica fu comunque posta al servizio della scienza (soprattutto per lo studio dell’atmosfera e del comportamento dell’organismo umano al variare di quota), grazie a imprese che possiamo tranquillamente definire “eroiche” (si pensi solo al fatto che si aveva scarsissima conoscenza dei fenomeni atmosferici e non esistevano dispositivi per respirare man mano che si saliva sempre più in alto), vide gli appassionati di aeronautica rivolgere i loro studi alla risoluzione dei problemi di resistenza, manovrabilità e dirigibilità dei palloni. A fianco della mongolfiera presero posto i palloni a gas, cioè riempiti di un gas più leggero dell’aria (elio, soprattutto). Quando i palloni furono dotati di motori e di sistemi di comando per il controllo del volo sul piano orizzontale furono chiamati dirigibili.

LA FISICA

  • La mongolfiera, come è giunta sino ai nostri giorni, è caratterizzata dal fatto che non è dotata di alcun motore e di alcuno strumento che consenta di dirigerla in una direzione piuttosto che un’altra.

  • La mongolfiera rimane una macchina volante che si libra in cielo sfruttando uno dei principi più antichi e più semplici della fisica: il principio di Archimede, che recita più o meno così:

ogni corpo immerso in un fluido (liquido o gas) riceve una spinta verticale dal basso verso l'alto, uguale per intensità al peso del volume del fluido spostato.

È così detto in onore di Archimede di Siracusa, matematico e fisico greco, vissuto nel III secolo a.C., che lo enunciò nella sua opera sui corpi galleggianti.

Il principio di Archimede vale, come detto, anche per corpi immersi in un gas (quale è l’aria o l’atmosfera), con due importanti differenze:

a) la densità dell'aria nell'atmosfera è oltre settecento volte minore di quella dell'acqua; questo fa sì che solo i corpi con densità molto bassa possono essere sollevati dalla spinta di Archimede.

b) La maggior parte dei corpi ha una densità maggiore di quella dell'aria e per questo cade.

Alcuni corpi con densità uguale a quella dell'aria galleggiano, come le nuvole.

I corpi con densità minore dell'aria vengono portati verso l'alto, come i palloncini gonfiati ad elio e le mongolfiere.

A differenza dei liquidi, la densità nei gas non è costante, ma è funzione della pressione. Poiché nell'atmosfera, la pressione diminuisce con la quota, anche la densità dell'aria è una funzione decrescente della quota. Una mongolfiera salirà fino ad una quota a cui la densità dell'aria calda interna è uguale a quella dell'aria esterna.

  • Cosa accade, dunque, in pratica? Scaldando l'aria contenuta nell'involucro, questa si dilata finché, raggiunta la capienza massima dell'involucro stesso, inizia a fuoriuscire dall'apertura in basso.

Quando è uscita una quantità di aria corrispondente al peso della cesta con i suoi occupanti, la mongolfiera è in equilibrio.

Da questo momento, più si scalda e più aria fuoriesce, in tal modo alleggerendo il pallone (che quindi contiene al suo interno aria “più leggera” di quella che si trova all’esterno) e questo inizia a salire. Facendo raffreddare, non scaldando o facendo entrare aria fredda, il pallone si appesantisce ed inizia a discendere.

Il volo livellato si ottiene mantenendo costante il peso dell'aria all'interno dell'involucro.

LA TECNICA

  • E vediamo, allora, come è fatta una moderna mongolfiera:

Una mongolfiera è costituita essenzialmente da tre parti: involucro, bruciatore e navicella.

- L'involucro – il pallone propriamente detto – deve contenere l'aria riscaldata dal bruciatore. La struttura è formata da pannelli di nylon cuciti su nastri verticali e orizzontali. Alla sommità del pallone i nastri verticali sono riuniti in un "anello di coronamento" mentre alla base vengono prolungati da cavi d'acciaio che a loro volta sono poi fissati al "quadro di carico" su cui è montato il bruciatore. La sommità dell'involucro è aperta e viene chiusa dall'interno per mezzo di un pannello circolare di diametro maggiore di quello dell'apertura. Per mezzo della pressione esercitata dall'aria calda il pannello viene tenuto in posizione impedendo così la fuoriuscita dell'aria calda medesima (appositi nastri di "velcro" facilitano la tenuta ed impediscono aperture accidentali o indesiderate). Per mezzo di un sistema di tiranti è possibile aprire il pannello per accelerare la discesa in volo o per facilitare lo sgonfiaggio del pallone dopo l'atterraggio. Data la sua forma viene definito "valvola a paracadute" o anche solo "paracadute" anche se evidentemente non è questa la sua funzione.

- Lo scopo del bruciatore è quello di riscaldare l'aria all'interno dell'involucro. Il bruciatore, generalmente doppio, è fissato al "quadro di carico" tramite un giunto cardanico che consente di dirigere la fiamma con precisione all'interno dell'involucro. Il bruciatore è alimentato da gas propano liquido contenuto in appositi serbatoi di acciaio o alluminio alloggiate all'interno della cesta. Aprendo i rubinetti il propano, tramite tubi flessibili, raggiunge una serpentina dove sotto l'effetto del calore torna allo stato gassoso si mescola all'aria e viene incendiato di volta in volta da una fiamma pilota alimentata dalle stesse bombole. L'erogazione del gas al bruciatore e quindi le fiammate vengono regolate dal pilota mediante apposite valvole a manetta.

- La navicella è appesa all'involucro e generalmente è realizzata in vimine intrecciato, e per questo è chiamata cesta. E' una caratteristica che di solito suscita meraviglia nei profani ma il fatto è che il vimine offre a tutt'oggi il miglior compromesso tra robustezza, leggerezza, elasticità e costo (senza contare il fascino dell'estetica e del materiale naturale). La cesta ha una struttura portante di tubi metallici e il fondo rinforzato da longheroni di legno: l'insieme offre quindi sufficiente sicurezza e protezione all'equipaggio.

All’interno della cesta, agli angoli, sono alloggiati i serbatoi del gas (bombole), mentre lungo i lati trovano posto gli strumenti di navigazione e le altre dotazioni di bordo. La cesta è vincolata al "quadro di carico" e all'involucro per mezzo di cavi d'acciaio tenuti da moschettoni. Il "quadro di carico", a sua volta, è sostenuto da stecche rigide di nylon per impedire che all'atterraggio finisca addosso ai passeggeri.

  • Il volume di una mongolfiera di medie dimensioni, capace di portare tre o quattro persone, varia tra i 2000 e i 3000 metri cubi. La massa di un pallone da 2200 mc è dell'ordine di 2 tonnellate e mezza che equivale ad una inerzia considerevole: l'abilità del pilota consiste quindi nel variare la quota scaldando l'aria o facendola raffreddare anticipando le reazioni del velivolo. L'autonomia di volo dipende dalla quantità di propano a disposizione per il bruciatore, dalle condizioni climatiche e dal peso trasportato. Per dare un'idea possiamo dire che una mongolfiera media di 2200 mc, con due o tre persone a bordo, in condizioni normali può volare per circa un'ora e mezza.

  • Altre apparecchiature

Il gas propano che alimenta il bruciatore è contenuto in appositi serbatoi di tipo aeronautico in acciaio o alluminio, chiamati comunemente bombole, fissate internamente con apposite cinghie ai quattro angoli della cesta e ricoperte da un'imbottitura coibente che oltre a ripararle dagli urti protegge i passeggeri dalle contusioni durante atterraggi movimentati. Le bombole si dividono in due tipi: "master", che alimentano anche la fiamma pilota oltre che il bruciatore, e "standard". Entrambe sono dotate di un indicatore di livello che indica l'ultimo 30% di contenuto, di uno sfiatatoio che ha la funzione di diminuire la pressione interna durante il rifornimento e di una valvola di sicurezza.

Il ventilatore – la cui importanza non è da sottovalutare – è il mezzo che introduce aria fredda all'interno dell'involucro fino al momento in cui è possibile azionare il bruciatore. E' costituito da un'elica azionata da un piccolo motore a scoppio. L'elica è protetta da una gabbia metallica ed il tutto è montato su una struttura dotata di ruote per facilitare il trasporto.

  • La strumentazione di bordo

L'altimetro è lo strumento che misura e indica la quota di volo del pallone. Questo dato può essere espresso in metri o in piedi. L'apparecchio rileva la variazione della pressione atmosferica rispetto all'altezza sul livello del mare (la pressione diminuisce aumentando la quota). Dato che la pressione atmosferica è influenzata dalle condizioni meteorologiche è necessario tarare lo strumento con una certa frequenza. Per questo prima del volo si inserisce la quota del punto di decollo. E' uno strumento indispensabile per la sicurezza del volo anche poter verificare la quota in relazione alle norme che regolano lo spazio aereo.

Il variometro è un altro strumento indispensabile dato che misura e indica la velocità verticale del pallone, cioè la velocità di salita e di discesa. L'indicazione può essere espressa in metri al secondo o in piedi al minuto.

Ovviamente, non può mancare la bussola.

Il Gps, entrato ormai a far parte della strumentazione di bordo (ma non per tutti), è uno strumento che, grazie alla elaborazione di dati ricevuti da un'apposita rete di satelliti indica la propria posizione ed altri dati utili alla navigazione come quota, velocità e direzione. Riferendo queste informazioni a punti prefissati è possibile quindi verificare la propria rotta reale rispetto a quella stabilita e calcolare i tempi di percorrenza e l'orario di arrivo a destinazione. perché è molto utile in tutte le situazioni in cui il pilota ha assoluto bisogno di sapere con sicurezza dove si trova, a quale quota si trova e a quale velocità sta volando (volo in montagna, ad alta quota, sopra le nubi, in competizione, ecc.).

A bordo di un aerostato trovano poi solitamente due apparati radio ricetrasmittenti. Il primo à la radio aeronautica in VHF che consente di mantenere il contatto con gli organismi della circolazione aerea, con gli altri aeromobili e l'assistenza a terra. E' un apparato obbligatorio che deve essere controllato annualmente dalla autorità competente. La seconda radio, anche questa VHF, permette di comunicare con il proprio equipaggio di terra e con le altre mongolfiere, ma non con gli organi della circolazione aerea. E' un apparato indispensabile per coordinare le operazioni di recupero dell'equipaggio di terra.

La sonda termica, infine, è lo strumento che misura la temperatura interna dell'involucro. E' uno strumento molto importante perché permette di tenere sotto controllo la temperatura in volo evitando di superare i limiti stabiliti dal costruttore.

  • Il pilota. Per pilotare una mongolfiera, un pallone a gas o un dirigibile occorre essere in possesso di una apposita licenza, detta comunemente brevetto, che, come stabilisce il Codice della Navigazione Aerea, certifica "la capacità di eseguire ascensioni e viaggi con palloni liberi di qualsiasi cubatura, anche avendo a bordo passeggeri". La licenza si può conseguire presso una scuola autorizzata dopo un corso teorico-pratico, tenuto da un pilota istruttore abilitato, a cui seguono degli esami per i quali è necessario avere all'attivo almeno 16 ore di volo e dimostrare di aver raggiunto un livello di sicurezza tale da eseguire gonfiaggio, volo e atterraggio senza rischi per sé e per gli altri. Per poter essere ammessi al corso è necessario sottoporsi ad una visita medica presso un Istituto Medico Legale dell'Aeronautica. Gli esami prevedono una prova pratica consistente in un volo con l'esaminatore a bordo ed in una prova di teoria su materie come aerostatica, metereologia, tecnica costruttiva delle mongolfiere, tecnica di volo, segnalazioni, circolazione aerea, legislazione, diritto aeronautico, lettura delle carte geografiche ed aeronautiche, orientamento, radiofonia aeronautica

  • L'equipaggio è una componente fondamentale del volo in pallone: che sia formato da una, due, tre o più persone deve essere affiatato con il pilota e quindi un pilota efficiente avrà un equipaggio efficiente, un pilota disordinato avrà un equipaggio disordinato.

Un buon equipaggio identifica un buon pilota: questo è un principio fondamentale per cui un buon pilota sarà sempre in grado di avere un equipaggio in gamba.

L'equipaggio di terra deve evitare di trovarsi in difficoltà, non deve perdersi, non deve disturbare il pilota inutilmente, deve sapere sempre dove si trova. L'equipaggio di terra deve sapere seguire o precedere la mongolfiera durante il volo facendosi trovare puntuale all'atterraggio nel punto indicato dal pilota. A volte, ad un volo facile e piacevole fa riscontro un inseguimento pieno di imprevisti. Il pilota deve potersi fidare del proprio equipaggio e l'equipaggio, oltre a conoscere il proprio lavoro, deve saper prevenire e interpretare i desideri ed i comportamenti del pilota. Se nel caso di un volo turistico un buon equipaggio è garanzia di un volo divertente e senza rischi, in gara il suo comportamento può influire non poco sul risultato del pilota e quindi sulla classifica. Per questo una buona preparazione come "sherpa" dovrebbe costituire un'esperienza fondamentale per ogni pilota. In aerostatica con la parola "sherpa" si indicano i componenti dell'equipaggio che assiste e collabora con il pilota in tutte le fasi prima, durante e dopo il volo.

Anche se lo sherpa non pilota il pallone (e anche se magari non conseguirà mai la licenza di pilotaggio) egli deve comunque avere dimestichezza con i principi del volo aerostatico, deve saper maneggiare i vari apparecchi e le attrezzature della mongolfiera e deve conoscere le principali manovre per sapere sempre, in ogni momento, cosa fare e, soprattutto, cosa non fare. Lo sherpa che conosce il proprio lavoro sa quando è il momento per lui di decidere e quando lo è per il proprio pilota. Un bravo sherpa deve essere scrupoloso, efficiente, flessibile e discreto. Soprattutto durante una competizione capita di lavorare in un'atmosfera surriscaldata e nervosa: il modo migliore per non perdere la calma è quello di impegnarsi nel proprio compito trasmettendo amicizia ed allegria.

IL VOLO

  • Dal punto di vista tecnico, possiamo distinguere il volo vincolato dal volo libero, e in quest’ultimo ambito il volo libero puro e semplice e quello che si effettua nel contesto di raduni e competizioni. In questo ultimo caso, pur se i principi del volo sono sempre gli stessi, il pilota è comunque condizionato dal cercare di raggiungere gli obiettivi della gara.

Quello che qui ci interessa, dunque, è certamente il volo libero puro e semplice, quello che si fa per il solo fine e per il solo gusto di volare.

Il volo in mongolfiera è un volo unico, che non è paragonabile a nessuna altra esperienza di volo e che provoca sempre una forte emozione.

Qualcuno ha detto che lo sport del pallone è una malattia senza speranza di guarigione, una sorta di sogno ad occhi aperti che ci fa regredire alla spensierata giocosità dell’infanzia.

Ma si sbaglierebbe a pensare che tutto sia concentrato unicamente nel momento del volo vero e proprio.

Il bello, invece, sta in tutto ciò che avviene, seguendo un determinato rituale, prima, durante e dopo il volo, dalle prime fasi del gonfiaggio fino al recupero, ad atterraggio avvenuto. Gli stessi passeggeri, spesso, sono invitati a partecipare attivamente a tutte le fasi del volo.

Il gonfiaggio della mongolfiera prima del volo è una attività che richiama l'attenzione di tanta gente. Ricorda il risveglio di un gigante. E' un momento molto delicato perché la mongolfiera, distesa per terra e che inizia a gonfiarsi, risulta molto vulnerabile da qualsiasi colpo di vento.

Il momento più emozionante ed indimenticabile è senz’altro quello del decollo, quando la cesta si solleva, prima di pochi centimetri, e poi sempre più rapidamente. Quasi sempre, i passeggeri nemmeno si rendono subito conto di essersi staccati da terra.

Il pilota conduce la mongolfiera alle diverse quote nella ricerca delle correnti d'aria, veri e propri invisibili sentieri del cielo, fino al successivo atterraggio.

La mongolfiera si immerge nel vento e va via con lui. E dove va? - Dove porta il vento, senza meta, senza obblighi, senza violenza, senza motore, senza rumore, senza casco, nella più completa libertà.

Il volo libero è una gradevolissima sensazione di "galleggiare" nell'aria senza vuoti o scossoni: ci si sente leggeri e incantati dal panorama. Dopo il decollo generalmente ci si rilassa e l'attenzione si concentra sullo "strano mondo visto dall'alto". Spesso si ha modo di salutare e "scambiare due parole" con le gente che a terra sta col naso all'insù. Si può scegliere di volare molto in alto ovvero di volare radenti al suolo, risalendo il pendio di una collina, sfiorando tetti e campanili, andando ad appoggiarsi delicatamente sulle cime degli alberi più alti.

L'atterraggio è un altro momento molto emozionante del volo. L'avvicinamento a terra talvolta richiede molto tempo perchè bisogna trovare un campo abbastanza grande da accogliere in tutta sicurezza il grande pallone.

La mongolfiera è uno sport che non si concilia con la pigrizia.

Soprattutto durante l’estate ci si deve svegliare prima dell’alba e decollare con il levar del sole, per evitare le ore calde e la presenza di turbolenze o fastidiose correnti ascensionali (termiche) generate dal riscaldamento del suolo.

Inoltre, nel volo in mongolfiera sono praticamente sempre presenti piccoli inconvenienti, o in fase di gonfiaggio, o in fase di atterraggio o in fase di recupero, che contribuiscono a rendere ogni volo “unico”.

Ed infatti i cultori del volo in mongolfiera affermano proprio questo: ogni volo è diverso da quello che lo ha preceduto anche se il decollo è avvenuto dallo stesso punto ed in ognuno c'è spazio per più di una avventura che, comunque vada a finire, è sempre gratificante.

Cesare Gardini, un pilota italiano veterano e filosofo del volo con il pallone, che ha scritto molto in tema (per anni ha dispensato giudizi, a volte sferzanti e fuori dal coro ma mai banali, dalle pagine del suo "Taccuino aerostatico"), ha detto: “Il volo in pallone non ha una finalità, è puro piacere, è un ingresso alle soglie del sogno, è un viaggio nell’arcano, in un mondo incantato dove il tempo si è annullato e l’uomo è ridiventato angelo. E’ un viaggio senza destinazione segnato dal destino di non avere una meta, dove si perde l’ansia del correre e la mente spazia libera e inebriata d’avventura”.

Massimo Filiè]

 

(t) “Aspetti psicologici del volo in mongolfiera” di Anna Maria Meoni

Il tema di questa relazione che segue alla brillante presentazione del relatore che mi precede, il Dr. Massimo Filiè e i suoi compagni di “slowind”, mi espone, permettetemi il gioco di parole, al rischio di “voli pindarici” : un rischio sempre presente nella narrazione psicologica.

Ho volentieri accettato la proposta di fare una reale esperienza di volo in mongolfiera, ospite di “slowind”, proprio per questa ragione. E così è stata la mia prima volta in mongolfiera in Otricoli nel mese di Marzo 2011. Le mie precedenti esperienze di volo sono limitate a qualche raro sorvolo oceanico in grandi aeroplani, solo ed esclusivamente per raggiungere luoghi lontani. Ricordo di queste esperienze paura e sonno e la pressante gratificazione orale alla quale le compagnie aeree sottopongono senza sosta i loro passeggeri. E’ inevitabile prima di fare una nuova esperienza che l’animo umano si diletti in previsioni immaginate di quello che potrebbe accadere e il mio pensiero è andato alla barca a vela, una navigazione determinata dal vento della quale ho una qualche esperienza sportiva. Vedremo poi come la navigazione a vela nel mare sembra legarsi “miticamente” al volo in mongolfiera.

Non sapevo come dovevo vestirmi ne cosa dovevo portare con me e mi sono sorpresa nei consigli centrati, quasi solo ed esclusivamente, sulle “scarpe” o meglio “scarponi”. Tra me e me ho molto sorriso pensando alle montagne e agli scarponi con i quali si scalano le vette. Ero fuori strada perché, come vedremo, l’ascensione nel cielo, o in alto verso gli dei, non è il fattore determinante il desiderio di volare in mongolfiera. Infatti la sfida di Icaro, che troppo osa avvicinarsi agli Dei, è un tratto onnipotente che non sembra appartenere alla pratica di chi ama volare in mongolfiera. Icaro infatti, malgrado gli avvertimenti del padre di non volare troppo alto, si fece prendere dall'ebbrezza del volo e si avvicinò troppo al sole (nella mitologia Febo)e il calore fuse la cera, facendo cadere Icaro in mare dove morì. Storie di uomini che hanno osato sfidare gli dei (Apollo e Marsia, Atena e Aracne) che sono racconti che finiscono sempre con la vittoria del dio e con la morte o con la punizione degli uomini o delle donne che hanno sfidato la divinità. (1)

[Fig.1. Dedalo incita il figlio al volo, dipinto dell'artista francese Charles Paul Landon, 1799, Alençon, Musée des Beaux-Arts et de la Dentelle.]

 

La sfida ascensionale dell’uomo si centra nelle “ali” attributo di angeli messaggeri di Dio. Idea di Dio che anche la religione monoteista colloca al pari degli dei pagani in alto nei cieli o sulla cima delle montagne: Sinai e ”….padre nostro che sei nei cieli….. “. Trasversalmente in tutte le culture si ripropone la simbologia che vede che vede nel cielo la dimora del divino.

La bibbia invece racconta che Dio il primo giorno creò la terra e il cielo.

Comunque il volo, nella mitologia e nelle rappresentazioni artistiche e favolistiche, così come nella pratica tecnica si associa alle ali, che sono un organo del corpo degli uccelli: il più invidiato e imitato dagli uomini che ne sono privi. Attributo possente che consente di andare “contro vento” a proprio piacimento nella direzione voluta. Tratto onnipotente dei messaggeri di Dio potenziato dagli uomini in ogni modo possibile ad oggi. (3)

[Fig.2. particolare dell’ Annunciazione di Monte Oliveto, olio su tavola di Leonardo da Vinci, 1468, Galleria degli Uffizi - Firenze.]

 

La mongolfiera non è dotata di ali è piuttosto un’immagine rotonda, che allude come vedremo al ventre femminile. Infatti nella cesta durante il volo l’equipaggio sta stretto e vicino l’uno all’altro in una curiosa sensazione di stabilità, che contrasta con la precarietà della sospensione nell’aria. Ho fatto la fantasia che fossimo come gemelli dentro l’utero protettivo a galleggiare nell’aria e in un dolce spostarsi, ora lento ora veloce, comunque ovattato, verso l’alto e verso il basso, in una direzione o in un’altra.

Per quanto riguarda il vestiario, oltre ad una suggerita preferenza senza obbligo per i pantaloni, gli amici di “slowind” non mi hanno dato altre indicazioni. Immediatamente ho pensato ai pantaloni da cavallerizza. In seconda istanza alle gonne leggere lunghe e vaporose della moda femminile del primo novecento, che animate dal vento, apparentemente più sintoniche alla dimensione del vento. Ho poi capito che i pantaloni da cavallo erano metafora delle streghe che volano a cavaliere della scopa e le vesti svolazzanti metafora della incostanza del vento, per sua natura variabile. Ho indossato pantaloni da cavallo, tecnicamente perfetti per scavalcare il cesto, è come salire a cavallo, e altrettanto perfettamente inutili durante il volo perché non c’è galoppo. Le vesti svolazzanti sono rimaste nel mio immaginario durante il volo, perché il volo in mongolfiera è un continuo problematico rapporto con il vento, la sua dominanza e i suoi dispetti, che obbligano l’uomo ad una posizione che si adatta a questo elemento. Il capitano, perché c’è un capitano, costantemente si adatta e asseconda questo Dio monello e anche pericoloso. Sono sicura nella fantasia che, se avessi indossato vesti leggere o sciarpe foulard, Eolo avrebbe fatto di tutto per entrare dentro la cesta a giocare con le mie vesti scompigliando le mie sciarpe foulard e tutta la cesta con quel che c’era dentro.

Eolo è un personaggio della mitologia greca, indicato come il re o il dio dei venti. Una grande confusione c’è tra Eolo figlio di Elleno e Eolo figlio di Suto ed Eolo il re dei venti, che è gemello di Beozio (o Beoto), nipote dell'Eolo figlio di Elleno nella mitologia greca. Per Era, moglie di Zeus, Eolo era al pari degli altri Dei dell’Olimpo, ma Poseidone lo considerava un intruso, poiché si riteneva lui padrone del mare e anche dell'aria. Per la verità di quanto tramandato Eolo è una figura molto controversa.

La cosmologia greca appare confermare le convinzioni di Era in quanto dopo il Caos da Gea si differenziano separatamente il mare (Urano) e Etere (l’aria azzurra che fascia la terra e le da la vita). (5)

Anche la filosofia greca con Anassimene riconosce come principio di vita l’aria: “Come l’anima nostra che è aria, ci sostiene, così il soffio e l’aria circondano il mondo intero”. Quello che più ci interessa nel rompicapo del mito confuso di Eolo ai fini di questa presentazione sul volo in mongolfiera è l’incontro di Ulisse con Eolo, dio dei venti, dal quale viene accolto, ricevendo in dono l'otre dei venti accompagnata da un divieto da non infrangere: “nessuno dovrà aprire l'otre”. Saranno i compagni di Ulisse che, invidiosi del dono dell'ospite, ormai in prossimità di Itaca, approfittando del sonno di Odisseo, apriranno l'otre scatenando i venti che sospingeranno la neve di nuovo lontana da Itaca. L’Odissea simboleggia il passaggio alla fase dell’epos tramite il superamento delle fasi preistoriche, magico-rituali e mitologiche. Un evento centrale di questo passaggio è la nascita dell’individualità, di cui Odisseo risulta essere il modello fondamentale. Nel suo viaggio di ritorno in patria Odisseo, affrontando le insidie tesegli dalle forze magico-preistoriche e mitologiche, arriva a configurarsi come una individualità stabile e a sviluppare quindi una nuova e maggiore capacità di dominio sul mondo. (6)

Un poema che ben rappresenta quel processo psicologico della individuazione sulla base del quale C.G. Jung fonda la salute psichica. Odisseo non si contrappone direttamente con la pura violenza se lo facesse, soccomberebbe o regredirebbe, poiché la violenza si fonda sulla forza cieca o sulla falsità della magia. Grazie alla sua astuzia Odisseo dissolve, aggirandoli, quei legami e quelle strutture gerarchiche primitive prima considerate indissolubili. Odisseo non si ribella ciecamente alle forze che gli si pongono di fronte, ma le supera in quanto individuo, dimostrandosi capace di scorgere, dall’alto della sua coscienza tecnicamente e socialmente più evoluta, spazi di manovra che le forme meno evolute di coscienza non potevano neppure prevedere. Così fa il capitano in mongolfiera che dall’alto astutamente è capace di scorgere spazi di manovra che aggirano l’ostacolo che Eolo frappone fino a renderselo amico e favorevole.

Infine, ma no per ultimo, la prima volta che sono andata ad Otricoli per volare in mongolfiera ho scoperto che non volare è come volare. Era una fredda mattina gli amici di “slowind” hanno preparato la cesta e cominciato a fiutare il vento. Lo vedevano dove io non lo vedevo, lo sentivano non benevolo, hanno aspettato a lungo e poi hanno deciso di rinunciare. La volta successiva mi hanno fatto alzare ancora prima quasi a notte e dopo questi ….sacrifici… finalmente abbiamo volato: su e giù giocando con Eolo che continuava a fare i suoi dispetti in un articolato avvicinarsi ed allontanarsi dalla terra e dalla meta.

[Fig.3 Aeolus 1 antico bassorilievo in marmo.]

 

Il capitano astutamente “flambava” lingue di fuoco dentro la mongolfiera, un piacevole calore nel freddo di quella primissima mattina. Il gioco delle arie calda dentro e fredda fuori ci teneva sospesi o volanti mentre a terra ci seguiva il furgone in un costante collegamento radio. Il volo in mongolfiera è infatti un volo di gruppo dove c’è chi resta a terra con il fondamentale ruolo di supporto. Il gruppo è diretto fermamente da un leader incontrastato che è la tipica situazione dei gruppi operativi a rischio. Ma in mongolfiera il comandante non è l’eroe sapiente che contrasta gli Dei avversi, piuttosto l’astuto Ulisse che sa rinunciare e aggirare l’ostacolo. Quali argonauti i membri dell’equipaggio fanno in modo che la “nave volante” si spinga ai limiti della conoscenza in un viaggio che appare dedicato essenzialmente alla introspezione. Tempi e modi sospesi nell’aria, come nell’acqua dell’utero materno, e qualcuno sempre pronto a raccoglierti.

La mongolfiera quindi sembra essere la “nave volante” d’antica memoria e il timorato viaggio di individuazione dell’astuto Ulisse si ritrova nel cauto procedere della Mongolfiera, sempre pronta ad assecondare il vento senza mai sfidarlo o contrastarlo, sempre pronta a dirigersi dove Eolo vuole, così come fanno i nostri amici di “Slowind” : in un processo di trasformazione e di individuazione che ha bisogno di grandi cautele e di tutto il tempo che serve.

Se dovessi richiamarmi all’Arte ai suoi Artisti è a Chagal che mi torna alla mente e le sue passeggiate volanti.

[Fig.4 Marc Chagal “passeggiata” 1917]

 

Riferimenti bibliografici e di testo

  1. 1- Publio Ovidio Nasone, Le metamorfosi, trad. di Lalla Romano, a cura di Antonio Ria, Torino, Einaudi (ET Scrittori), 2005. XII-276 p. ISBN 978-88-06-17653-2)]

  2. Estratto da Tesi di laurea di Federica Manieri “ Il mosaico nella terapia della schizofrenia” : cap.7 (2011) : “Bisogna innanzi tutto fare una distinzione tra Aria e Cielo. Secondo le cosmogonie tradizionali, l’Aria fa parte di uno dei quattro elementi primordiali insieme alla Terra, all’Acqua e al Fuoco. Simboleggia il mondo sottile ed è associata nel microcosmo umano al “soffio”, al respiro vitale (lo spirito dato da Dio), in sintonia con il respiro cosmico che si identifica con il Verbo; per questo nei riti iniziatici di purificazione è spesso inserita la prova dell’Aria, che rappresenta un simbolo sensibile della vita invisibile (nella tradizione più elementare nel Cielo vi dimora l’essere divino-celeste, creatore dell’universo). Riguardo il Cielo, ricordiamo ancora Esiodo: “… Gea, prima di ogni altra cosa, partorì un essere uguale a sé, il cielo stellato, Urano, affinché questi l'abbracciasse interamente e fosse sede eterna dei beati”. Dunque anche il Cielo è creato dalla Grande Madre, portatrice di vita e morte. Urano, figlio e coniuge di Gea, secondo la mitologia greca, si esprime nella sua peculiarità maschile: il cielo è intimamente legato alla fecondità della terra (grazie alle piogge che vi si versano), tanto che la penetrazione del cielo nella terra attraverso le acque è vista come un’unione sessuale ed il mito del matrimonio, la ierogamia divina è presente in tutti i continenti. Anche il Cielo è rappresentativo della dualità bene-male, infatti le piogge possono essere benefiche e portatrici di abbondanza, oppure malefiche, in quanto dirompenti, copiose e dilavanti, tali da danneggiare il lavoro dell’uomo. Nel cielo campeggiano la luna, il sole e le stelle, nonché i fulmini, presenti ancora nella loro carica duale: il fulmine benefico che dona all’uomo il fuoco abbattendosi su di un albero ed il fulmine portatore di morte. Quindi vediamo che anche il cielo, come la terra è archetipo di vita e di morte. In Cina il Cielo è principio attivo, maschile, opposto alla Terra, passiva e femminile. Contrariamente in Egitto, il cielo era un principio femminile rappresentato dalla dea Nut, che personifica lo spazio circolare che ingloba l’universo; Nut è detta la madre degli dei e degli uomini. Il cielo, da materia indistinta, assunse con il tempo una diversificazione, dapprima fu suddiviso in sette strati e poi in nove: secondo Dante, in cielo (considerato dai cristiani il paradiso) andavano le anime che in terra si erano comportate secondo virtute e canoscenza, e si collocavano, in base al loro merito, dal basso all’alto, nei diversi cieli, differenti per purezza, mentre l’ottavo cielo era sede delle stelle fisse e il nono era il primum mobile. Ma in altre culture i cieli erano dodici, come per i Toltechi del Messico, secondo quanto riporta il frate Bernardino de Sahagùn, nella sua Historia de las cosas de la Nueva Espana]

  1. Meoni Anna Maria "Le ali dell’Annunciazione di Monte Oliveto " www.voltapagina.name/punti ( 2009)

  1. tratto da Wikipedia :[Poseidone e Melanippa, la figlia di Eolo il capostipite degli Eoli, ebbero due gemelli, Beozio ed Eolo. Questi furono allevati da un mandriano, tale Ippote, poiché Poseidone non volle far sapere a Eolo di essere suo genero.Nel frattempo Metaponto, re di Icaria, aveva minacciato di ripudiare sua moglie Teano, poiché era sterile. Teano allora si fece dare da Ippote i due gemelli, fingendo che fossero suoi. Metaponto ci credette. Sennonché nacquero a Teano davvero altri due gemelli, che però furono i meno amati da Metaponto. Teano, gelosa, tentò di uccidere Beoto ed Eolo con del veleno, che questi, accortisi, diedero da bere ai fratellastri. Teano si trafisse il petto al vedere i suoi pargoli uccisi dallo stesso seno che li allattava.Eolo e Beoto si rifugiarono dapprima da Ippote, ma poi, quando Metaponto seppe da Poseidone come erano andate veramente le cose, sposò Melanippe e adottò i due gemelli. Dopo un periodo felice, Metaponto decise di ripudiare Melanippe e sposare tale Autolita, che i gemelli uccisero rosi dalla vergogna. Dovettero quindi scappare. Beozio tornò da suo nonno Eolo che gli affidò la parte meridionale del suo regno, la Beozia, dove sorsero i Beoti. Eolo invece scappò a occidente, dove raggiunse delle isole che chiamò Eolie, dove divenne famoso come consigliere degli dei e domatore di venti. Viveva a Lipari, un'isola galleggiante, insieme ai suoi dodici figli, sei maschi e sei femmine, che si erano sposati fra di loro. Quando Zeus decise di rinchiudere i venti in delle anfore, perché li riteneva pericolosi se lasciati in libertà, sua moglie Era suggerì di nasconderli in una grotta del mar Tirreno e di affidarne la custodia ad Eolo. Nell'ora della sua morte Eolo, ritenuto troppo prezioso da Zeus, rimase a guardia dei venti nella grotta delle isole Eolie.]

  2. F.Agresta;A.Mosca “La guerra degli Dei:appunti sul simbolismo in psicoterapia” Nuove prospettive in psicologia AnnoXXIII n.1 Maggio 2008 (fasc.30)

  3. Adorn- Horkheimer “Dialettica dell’illuminismo” cap. “Odisseo, o mito e illuminismo”

Anna Maria Meoni]

 

Fa seguito alle relazioni il dialogo tra i partecipanti: (r)

Il Dr. S. Zipparri considera che con questi voli in mongolfiera, rispetto al ridimensionamento delle fantasie d’onnipotenza, si potrebbe pensare di strutturare un piccolo percorso di “mongolfiera- terapia”. L’ha colpito molto la dimensione del suono e il riferimento a Chagall. Non sa quanti sanno che il testo della canzone di Modugno “Volare” è ispirato ad un quadro di Chagall; infatti dice “mi dipingevo la faccia di blu”. Era proprio tutto sul discorso del volare come sogno che ha ritrovato molto anche nel discorso di Massimo Filiè.

Dr.ssa Taborra si complimenta con tutte e due i relatori per la presentazione molto interessante, soprattutto per lei che la mongolfiera l’ha vista soltanto nelle immagini. Dichiara che andrebbe in mongolfiera soprattutto dopo questa presentazione. Stava ripensando a quanto detto dalla Meoni circa la non aggressività (come situazione sportiva) e faceva il raffronto con il paracadutismo, che invece, rispetto alla mongolfiera, di onnipotenza e senso di sfida ne ha tantissimo e quindi la personalità di chi va in mongolfiera (chiede, in proposito, come si chiamino e Filiè ironicamente li definisce “Pallonari”), è diversa dalla personalità dei paracadutisti. Poi, per quanto riguarda l’aspetto psicologico junghiano, l’ultima immagine che abbiamo visto ha sollecitato in lei l’ associazione “logos e eros”: l’eros che vola e logos che sta più con i piedi per terra. Sottolinea anche l’ adultità di chi va in mongolfiera, secondo lei una persona che ha sviluppato il principio del piacere e che ha degli aspetti infantili non si troverebbe molto, perché c’è da gestire il tempo, devi essere paziente, tollerante; sei tu a disposizione di qualcosa, in questo caso il vento, e non possono essere gli altri a disposizione, quindi c’è questo aspetto di maturità affettiva

Avv. Filie’conferma questo punto, come ha potuto sperimentare Anna Maria. In effetti sono riusciti a volare soltanto la seconda volta, perché la prima volta c’era troppo vento e non lo hanno potuto fare.

Dr.ssaTaborra pone una domanda tecnica sulla sicurezza: “qual è il massimo rischio, cioè cosa può succedere perché possa essere rischioso? Se il tessuto con cui è fatta la mongolfiera incontra un uccello, cosa succede?”

Avv. Filie’ spiega che i rischi sono pressoché inesistenti; ovviamente, un minimo di rischio, come in qualunque attività umana, c’è ma non è un’attività rischiosa,a differenza del paracadutismo e di altri sport aeronautici. È un’attività che si svolge in assoluta sicurezza, quindi se le condizioni meteorologiche non lo consentono, non si vola; tra le condizioni meteorologiche che non lo consentono si può incappare nel caso di troppo vento e allora il volo non si svolge (la Meoni chiarisce che non dobbiamo immaginare una tormenta). Il vento ovviamente è amico del volo in mongolfiera ma è anche nemico, perchè se ce n’è troppo diventa un problema controllare la mongolfiera ma soprattutto diventa un problema gonfiarla; uno dei momenti in cui la mongolfiera è più vulnerabile è infatti il momento del gonfiaggio, perché nel momento che si deve alzare se c’è troppo vento te la ributta giù, non ti consente nemmeno di alzarla.

Il troppo vento può essere pericoloso anche in fase di atterraggio, perché l’atterraggio rischia di diventare un po’ movimentato se c’è troppo vento. Quando sono andati la prima volta con Annamaria Meoni, con il loro comandante hanno giudicato che quel vento che c’era quella mattina non andasse bene per una persona che non aveva mai volato; la seconda volta, forse, ce n’era addirittura troppo poco perché non si sono allontanati più di tanto dal punto da cui erano decollati. Ribadisce che però il volo in mongolfiera avviene in assoluta sicurezza. A pensarci bene la mongolfiera è un enorme paracadute, per cui non può succedere nulla; è assolutamente improbabile e comunque non succederebbe nulla se un uccello facesse un forellino nel tessuto del pallone. Potrebbe finire il gas ma, come ha spiegato, il volo avviene attraverso il riscaldamento dell’aria all’interno del pallone; il riscaldamento dell’aria avviene attraverso l’utilizzo del gas propano che è contenuto nelle bombole che si trasportano in volo e che alimentano il bruciatore; normalmente per un volo in sicurezza quando si è consumato metà del gas che si ha disposizione si inizia a cercare un posto per atterrare e si cerca sempre di atterrare avendo ancora una buona riserva di gas a disposizione , ma se anche dovesse finire il gas in volo, ovviamente si raffredda gradatamente l’aria all’interno del pallone e si scende (“vai dove sei”), ma non si precipita. L’unico vero pericolo della mongolfiera sono le linee elettriche, perché se il pallone dovesse urtare le linee elettriche c’è il rischio dell’incendio del pallone, quindi basta volare lontano dalle linee elettriche è il pericolo non c’è più.

Dr. Zipparri chiede se la direzione è o non è impressa volontariamente

Avv. Filie’chiarisce che assolutamente no, “vai dove ti porta il vento”. Una cosa che non ha detto che però gli sembra molto interessante da dire, è che il bello del volo in mongolfiera è anche il fatto non di volare a 1000 metri di altezza o 10000 di altezza , ma è anche quello di volare anche a 10 cm dal suolo a 10 cm dal tetto di una casa o della cima di un albero.

Dr. Zipparri chiede cosa significhi allora il giro del mondo in 80 giorni che veniva fatto in mongolfiera

Avv. Filie’ spiega che sia “il giro del mondo in 80 giorni” di Giulio Verne, sia quando si sente parlare di queste avventure un po’ particolari del giro del mondo, in realtà non è la mongolfiera come l’abbiamo vista nella presentazione di questa sera. Sono dei palloni speciali: normalmente una parte del pallone è a gas, cioè è un involucro chiuso gonfiato ad elio che consente al pallone di rimanere in aria praticamente sempre, e una parte del pallone è invece ad aria calda, perché un’ avventura del genere con una mongolfiera soltanto ad aria calda non sarebbe possibile in quanto l’autonomia di volo è data semplicemente dalla quantità di gas che ti puoi portare dietro con le bombole, quindi non puoi stare 20 giorni/un mese come questi avventurosi (che comunque non stanno sempre in aria, pur se percorrono delle lunghe distanze). Ciò non sarebbe possibile se non attraverso questa divisione del pallone in due sezioni.

Dr. Zipparri chiede se i cellulari interferiscono o si possono portare.

Avv. Filie’ chiarisce che si possono portare non essendoci strumentazione elettronica a bordo. La strumentazione è quella che ha detto prima; gli strumenti necessari sono l’altimetro e il variometro.

Dr.ssa G.Sgattoni domanda se esiste un altezza limite al volo.

Avv. Filie’ risponde di no. Teoricamente la mongolfiera si può alzare all’infinito; praticamente, se si supera una certa quota, bisogna essere attrezzati per la respirazione, perché già sopra ai 3000 metri l’aria comincia ad essere rarefatta.

Un’altra cosa che aggiunge alla prima parte della relazione è che quando alla fine del 1700 fu inventato l’areostato, nel secolo successivo, nell’800, l’aerostatica è stata al servizio della scienza, nel senso che una volta che si è trovato il modo per ascendere al cielo questo è servito a studiare l’atmosfera, a studiare i fenomeni atmosferici; è servito a studiare il comportamento dell’organismo umano al variare delle quote e i primi scienziati pionieri che hanno svolto questo ruolo sono stati degli eroi, hanno fatto delle imprese eroiche perchè non si sapeva nulla di quello che potesse accadere salendo di quota: non c’erano attrezzature, non c’erano dispositivi per la respirazione a quote elevate. L’aerostatica nel 1800, secolo immediatamente successivo alla sua invenzione, è stata veramente molto utile alla scienza proprio per lo studio dell’atmosfera e dei fenomeni atmosferici.

Prof. Pisani afferma di tornare alle “psico-cose” e sottolinea che i “pallonari”, cioè quelli che vanno in mongolfiera, gli diventano sempre più simpatici. Non si era mai occupato di questo argomento che gli ha fatto venire in mente la metafora di “prendere il volo”. Prendere il volo significa il distacco dalla madre terra, cioè è il processo di individuazione.

Allora ci sono due modalità:

  • una è quella di Icaro, che è una modalità grandiosa, nel senso dell’onnipotenza magica; però Icaro fa la fine di chi troppo sale e cade sovente precipitevolissimevolmente. È la grandiosità maniacale per raggiungere l’onnipotenza e purtroppo poi si rompe il muso.

  • L’altra è quella di prendere il volo con le dovute cautele.

E loro gli stanno simpatici da questo punto di vista,nel senso della notevole umiltà in questa cosa. Quando andiamo in volo ci abbandoniamo ai venti, si fa per dire, però in qualche modo Anna Maia Meoni presentando l’opera pittorica di Chagall, ci dice che c’è qualcuno che ti tiene legati a terra. Tra l’altro è un lavoro di gruppo. Chiede quanti sono in questo gruppo; quanti a terra e quanti nel cestello; tutti con un conduttore che è il capitano.

Avv. Filie’ spiega che questo dipende dalle dimensione della mongolfiera. Una mongolfiera di medie dimensione, quella che citava prima e che può avere una capacità del pallone tra i 2000 e i 3000 metri cubi, porta una cesta che contiene quattro persone, considerando anche le bombole. A terra il recupero può essere fatto da un equipaggio che può variare da 1,. 2, 3 o 4 persone.

Per quanto riguarda il volo esistono mongolfiere che possono portare anche 15 persone e fino a 30 persone; sono palloni molto grandi che riescono a sollevare un tale peso.

Prof. Pisani evidenzia che sono delle persone che hanno l’ambizione di staccarsi da terra e volare, però conservando il senso di realtà, mantenendo i piedi per terra; non hanno la curiosità maniacale di altre forme, tipo il paracadute o il parapendio.

Dr.ssa Taborra chiede quanto dura il volo.

Avv. Filie’ chiarisce che con una mongolfiera equipaggiata come quella che ha descritto si può volare 1 ora / 1 ora e mezza, ovviamente mantenendo i canoni di sicurezza che ha detto.

Dr.ssa S. Palumbieri domanda al relatore se ha esperienza, sua o di altri colleghi, di una situazione imprevedibile, cioè quella di essere partiti con una situazione ottimale, con il vento giusto per poi ritrovarsi invece a dover affrontare pioggia o vento, insomma una situazione atmosferica strana.

Avv. Filie’sottolinea che personalmente non ha vissuto situazioni simili. Sa di esperienze di altri in avventure tipo l’ attraversamento delle Alpi, ma non in voli normali. Tra l’altro ripete che si vola in sicurezza e se le condizioni meteorologiche consigliano di non volare, non si vola. Anche in occasione di manifestazioni sportive, campionati nazionali o internazionali, c’è sempre presente nell’area del volo un servizio meteorologico, normalmente affidato all’Aereonautica Militare, il quale studia le condizioni meteorologiche del momento e - praticamente - in una riunione (briefing) che si fa 1/2 ora prima dell’ora fissata per il volo vengono date tutte le informazioni occorrenti sulle condizioni meteorologiche: se le condizioni meteorologiche non consentono di volare, si sospende.

Dr.ssaPalumbieri si riferisce a quanto detto circa la presenza di tante mongolfiere in alcuni raduni, per sapere se queste mongolfiere si possono scontrare in volo.

Avv. Filie’: specifica che se due palloni si toccano non succede nulla essendo due elementi molto elastici, anzi in fase di gonfiaggio a volte le mongolfiere sono molto vicine le una alle altre. Si fanno molti raduni anche se in Italia l’aerostatica non è così diffusa come in altri paesi, come per esempio in Francia, Germania e Inghilterra, dove è molto più diffusa e si fanno raduni con centinaia di mongolfiere. Nel mondo il più grande raduno si fa ad Albuquerque in New Messico (USA) dove partecipano 3000/3500 mongolfiere; in Italia il raduno più importante si fa per l’Epifania a Mondovì (CN) dove mediamente ce ne sono circa 35/40. Stanno lavorando per farne uno a Roma.

Dr. Zipparri reputa che i relatori abbiano fatto bene a sfatare il pregiudizio del volo aggressivo, onnipotente. Fatta questa distinzione, sfrondato il campo da questa idea, gli viene da pensare che poi, in realtà, il volo in mongolfiera abbia a che fare con questa aria calda, questo dolce essere trasportati, con un piacere regressivo del farsi cullare, del sentirsi veramente protetti da un grande seno.

Dr. Lusetti si riferisce al film “La città delle donne” e descrive la scena in cui il protagonista, dopo aver fatto un suo percorso all’interno della dimensione del femmineo, incontra la donna ideale che è una mongolfiera (a forma di donna) che lo trasporta verso l’alto e lui si fa cullare; solo che l’equipaggio a terra è rappresentato da una sola persona, una donna, che si rivela una terrorista la quale prende un mitra, spara e lo fa precipitare.

Dr.ssa Ferrante chiede se le oscillazioni possono provocare qualche sbandamento.

Avv. Filie’ rassicura circa l’ assoluta stabilità, solo che l’equipaggio a terra deve essere assolutamente affidabile rispetto al momento in cui ti recupera. Nell’equipaggio di una mongolfiera, come giustamente diceva Annamaria Meoni, non c’è un ruolo predefinito, non c’è chi sta sempre a terra, ma a turno si va in volo. Però tra l’equipaggio ci deve essere affiatamento, ci deve essere amicizia e qui il discorso del gruppo ci sta pienamente. Chi fa parte dell’equipaggio, anche se non è un pilota, deve avere un minimo di dimestichezza con tutto quello che è il volo; tutto quello che sono gli strumenti di una mongolfiera; sapere quello che si deve fare nella fase del recupero. Perché poi c’è anche questa dicotomia tra chi sta su e chi sta giù, perché anche il volo più tranquillo per chi sta in volo, può essere invece un’avventura per chi sta a terra e deve cercare le strade: vedi la mongolfiera che sta in aria ma tu a terra ci devi arrivare con le strade e non sempre riesci a trovare quella che ti porta nel punto dove sta la mongolfiera. La bravura dell’equipaggio è nell’essere già lì al momento dell’atterraggio, mentre alcune volte arriva pure dopo perché deve trovare le strade.

Dr.ssa Sgattoni commenta che ci vorrebbe una sintonia

Avv. Filie’ sottolinea che ci si muove su due livelli diversi, poi spesso se si vola in una zona che si conosce, anche le strade si conoscono un po’ meglio, ma se vai in raduni o a fare voli in luoghi che non si conoscono, tu vedi la mongolfiera, ma non sai se la strada dove tu stai, ti porta effettivamente lì.

Dr.ssa Ferrante ne deduce che si evitino le zone dove c’è acqua: il mare, i laghi, i fiumi.

Avv. Filie’ chiarisce che è accettabile un piccolo fiume, un piccolo lago, ma non sul mare dove poi sarebbe un po’ difficile “atterrare”.

Dr. Lusetti domanda se le mongolfiere sono di proprietà dell’equipaggio.

Avv. Filie’ risponde che in generale possono essere di proprietà di associazioni, di privati, dello sponsor.

Sig. Pina Meoni s’informa sul perché Filiè si sia interessato a questo sport.

Avv. Filie’ sottolinea che è stato un incontro casuale: “la prima volta mi è piaciuto e poi ho continuato” Presenta uno dei “colpevoli” e dice “se volete vi posso raccontare questo aspetto personale: la persona che è qui presente, Guido, ha sposato la sorella di un mio carissimo amico e compagno di scuola; il fratello di Guido, Maurizio, comandante della nostra mongolfiera, aveva iniziato a volare in mongolfiera. Io, che frequento la loro famiglia da quando ero bambino, sapendo che c’era questo fratello che volava in mongolfiera, ho chiesto se mi facevano fare questa esperienza di volo e da allora non sono più sceso”.

Dr.ssa Meoni, al solo fine di far capire bene, evidenzia che tutti gli interventi fatti, a suo parere sono fuori dimensioni rispetto alla mongolfiera, perché riferiti ad un ottica attiva cioè: come si fa a; cosa si deve fare per; in cui l’obiettivo principale è volare, cioè fare un qualche cosa di innaturale, controcorrente e contro mondo. Invece la dimensione, è difficile spiegarlo, è la dimensione della ineluttabilità del viaggio di trasformazione che ha una meta. Lei ha fatto riferimento all’Odissea e ci invita ad andarlo a rileggere. C’è una meta, ma è una meta vaga, di ritorno a casa, in realtà quello di importante è tutto quello che succede nel viaggio. E cosa succede nel viaggio? Succede fondamentalmente che ci sono i cattivi, gli dei cattivi, i naufragi e cose non decise prima, non programmate prima. Si collega ad alcuni interventi. Qualcuno ha chiesto se può succedere qualcosa. Ad ognuno può succedere qualche cosa nella vita; se le persone sviluppano, se crescono, ma se non crescono se non sviluppano anzi regrediscono, non gli succede niente. Zipparri ha sottolineato la dimensione di regressione, ma secondo lei non c’è. È l’esatto opposto: è la dimensione del viaggio, è la dimensione della crescita che parte bene perché parte in una situazione che è tipica delle navi, cioè è una situazione materna. Qualcuno prima ha chiesto se si oscilla. No, si sta stabilissimi, ma quella è la situazione di partenza poi c’è il viaggio, la crescita, la trasformazione e non per ultimo la cooperazione dell’equipaggio. In riferimento al gruppo afferma che è un gruppo di lavoro particolare perchè è veramente un gruppo analitico. Lei va in barca a vela e c’è differenza perché l’equipaggio ha la sua gerarchia: c’è il mozzo , c’è l’aiuto skipper, cioè è una situazione di gerarchia; è tutto un problema di andare verso la meta e non si va barcollando in barca a vela cioè c’è una direzione; ci sono tutte le manovre da fare per andare in quella direzione. In mongolfiera non è che ci sono tante manovre da fare, perché non c’è d’andare in una direzione; c’è da stare attenti a non cadere e possibilmente a programmare una situazione di un atterraggio comodo per quanto possibile, altrimenti poi si atterra scomodi. Quindi è proprio tutto diverso da qualsiasi altro paragone. L’equipaggio è paritario: sono membri di un gruppo tutti pari ( la differenza del leader le è sfuggita). Afferma che sicuramente al capitano di questo gruppo, tutti di parigrado, qualche ordine gliel’ha visto dare però con un aria sempre molto soft che non si capiva bene. Da parte sua l’equipaggio vive delle lamentazioni molto dialogate nelle quali tutto sommato non ci crede neanche. Chi sta a terra protesta perché non lo fanno volare. Ha vagamente intuito che è il capitano che decide chi sta a terra e chi vola, però sicuramente nella dimensione del momento non c’è gerarchia e ha avuto l’impressione, può sbagliare, che tutti sappiano fare tutto e che ci sia una distribuzione dei compiti che, per lo meno manifestamente, non viene data dal capitano. Lei va a vela e c’è lo skipper che dice: “molla la cima, tira la cima”, questo non c’è in mongolfiera. Sembra proprio che magicamente ognuno sappia.

Dr.ssa Sgattoni commenta che il problema di fondo è quello dell’alzarsi e di tornare a terra

Dr.ssa Meoni conferma che questi sono i due momenti. Certo è che loro non si sono alzati perché il capitano ha detto che non si alzavano, e sono scesi quando lui ha detto di scendere, però sono stati i soli due interventi da capitano che gli ha visto fare. Poi certo mandava le lingue di fuoco dentro, certo anche le sue decisioni non sono “ fai questo, fai quello”. No, lui decide e fa in prima persona, perché è lui, il capitano, che manovrava e gli altri tutti buoni …. si sale, si scende … ma qualche domandina lei la faceva.

Dr. Zipparri chiede a che quota sono arrivati.

Avv. Filie’ risponde che con la Dr.ssa Meoni non hanno superato i 150 metri di altezza.

Dr.ssa Meoni sottolinea che anche questa idea di volare alto non appartiene alla mongolfiera. È’ stato accennato al volo rasoterra che, almeno come l’ha vissuto lei, è una cosa fantastica. Il volo rasoterra è una dimensione curiosissima: è come quella di avere una grande lente di ingrandimento, il che non è logico perchè se stai a 20 centimetri, anzi se stai lontano, devi essere presbite, però la sensazione è quella. Questo andar veloce, relativamente veloce, rasoterra è forse il tratto più onnipotente rispetto a quello di volare alto: non sa perché. Loro le dicevano che avevano notato delle conchiglie, cioè visto delle cose volando rasoterra che uno non vede camminando, come dettagli, però è curioso, è un po’ contro la fisica, ma è così, vedi meglio. Questo crede che si leghi al tema del miglioramento della conoscenza di se stessi e del mondo che ci circonda.

Dr. Zipparri chiede se ci sono dei luoghi particolari dove si può volare

Avv. Filie’ risponde che si può volare più o meno dappertutto. C’è una proibizione assoluta a volare su una città come Roma però, a parte Roma, si può volare praticamente dappertutto dove ci sono delle condizioni geografiche che lo consentono.

Dr. Zippari s’informa su quali siano i luoghi nel circondario.

Avv. Filie’ informa che di solito volano in Umbria perché i suoi compagni di avventura risiedono a Narni, per cui la loro base è in Umbria, però hanno volato anche vicino Roma: a Sant’Oreste, a Capena (“dove vuoi”). Prima ha proiettato delle foto del raduno che si fa all’Epifania in Mondovì ; Mondovì l’ha nominato anche prima perché è il luogo in Italia dove l’aerostatica è più diffusa, perché c’è l’aeroclub più numeroso; ci sono molte mongolfiere, con molti piloti; c’è colui che può essere considerato il padre dell’aerostatica moderna in Italia, che ha ridato vita all’aerostatica negli ultimi 20 - 30 anni, che ha formato moltissimi dei piloti che sono in circolazione in Italia, tra l’altro anche il loro comandante. A Mondovì si svolge questo raduno (foto) ogni anno il giorno dell’Epifania e loro partecipano sempre.

Dr.ssa Palumbieri chiede se l’altezza è simile a quella dell’elicottero.

Avv. Filie’ ribadisce quanto ha detto prima rispetto all’altezza. Teoricamente con la mongolfiera più scaldi e più sali quindi mediamente dipende da quanto vuoi volare alto e da come è conformato il terreno che hai sotto: non c’è una misura standard, una misura ottimale.

E. De Caro evidenzia la cosa che più l’ ha colpito della relazione: è che in 300 anni non è che sia cambiata molto; la mongolfiera è rimasta quella essenziale senza fare i conti con la tecnologia, anzi mostra la voglia di non fare i conti con la tecnologia.

Avv. Filie’chiarisce che ovviamente, rispetto al 1780, sono cambiati i materiali con cui viene realizzato l’involucro; la cesta più o meno è rimasta quella dei primi tempi; ovviamente è cambiato in meglio l’aspetto meccanico: i bruciatori, le bombole, i sistemi di sicurezza, i cavi di acciaio.

Prof.Pisani chiede se rimane solo un aspetto ludico, cioè se il volo in mongolfiera rimanga sul piano del gioco o abbia anche una funzione sociale. Ad esempio l’elicottero ha una certa funzione, l’aeroplano ha una certa funzione, la mongolfiera rimane soltanto per amatori?

Avv. Filiè chiarisce che, vista la sua limitata manovrabilità, non si presta ad interventi; però qualcosa di sociale attraverso la mongolfiera, si può fare, ad esempio sono stati organizzati voli per beneficienza, manifestazioni per beneficienza.

Prof. Pisani aggiunge lo scopo di salvataggio

Filie’ ribadisce che questo non è possibile perché non si può manovrare e non sai neanche se arrivi al posto dove vorresti andare.

Dr.ssa Meoni potrebbe diventare una attività terapeutica.

Dr.Zipparri: concorda anche perché gli sembra di capire che sia una lezione di umiltà e quindi praticamente come attività è interdetta a tutti quelli che sono dei “palloni gonfiati”.

G.Sgattoni: vuole sapere come si diventa capitano, se è una questione di anzianità, di esperienza oppure c’è un titolo.

Dr.Maurizio Saveri (capitano slow wind): spiega che c’è una licenza di volo, c’è un corso da seguire, ma c’è la parità perché comunque è un gruppo di amici, un gruppo di persone che stanno insieme anche se comunque la responsabilità è del capitano, di chi pilota.

Palumbieri chiede se in percentuale ci siano più uomini o più donne

Dr. Maurizio Saveri (capitano slow wind ) risponde che in Italia sono pochi, in tutto: 120 uomini e 4 donne

Dr. Zipparri commenta che l’argomento è stato interessante

Dr. Lusetti propone di aprire una lista di aspiranti.

Dr. Zipparri è convinto che questa presentazione guadagnerà qualche nuovo adepto per la curiosità che certamente è stata sollecitata in qualcuno e poi anche perché è un’esperienza descritta in modo entusiasta da chi l’ha fatta per la prima volta.

Avv. Filie’ ricorda che mentre tornavano a Roma la prima volta, e quindi dopo che non avevano volato, una frase di Anna Maria Meoni è stata: “ho capito che non volare è come volare”.


Note di redazione:

(r) elaborazione testi da registrazione vocale con revisione del relatore a cura di Antonella Giordani

(t) testi di relazione direttamente fornito dai relatori

Antonella Giordani agior@inwind.it e Anna Maria Meoni agupart@hotmail.com

(d) testi dialogo da registrazione vocale


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