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A. M. P.
SEMINARI STRAORDINARI 2000

"Il pensiero di P. Bion Talamo e W. R. Bion"
Dedicato a Parthenope Bion Talamo

Prof. Pierandrea LUSSANA

Singolarità ed unicità nel caso clinico


Ho avuto la ventura di leggere e stimare la raccolta di casi clinici presentata da Parthenope dieci anni fa per l'ammissione a membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana.
Al piacere ed all'interesse nella lettura, che mi avevano sorpreso già in altre raccolte di casi per questo intento, si raggiungevano qui il gusto per la concisione e l'essenzialità del discorso e la scoperta di un modo di presentazione diverso e particolare per ciascun caso.
Niente mai di noioso o inutile nel racconto dei suoi Percorsi Analitici (così intitola la raccolta di una quindicina di casi) insieme con i diversi pazienti e rispetto al proprio mondo interno a contatto con ciascuno di essi.
Dopo la scheda introduttiva, con la quale quasi tutti iniziano, i percorsi si differenziano e variano in rapporto alla forma particolare di contatto, di confronto e di linguaggio che ognuno richiede per la sua graduale comprensione, per il tipo di apertura e di arricchimento di significato che si prospetta.
"Ogni analisi è in sé un universo a parte, essendo un rapporto irripetibile ed unico tra quelle due persone specifiche" (scrive Parthenope nella premessa) la vediamo, in effetti, lasciarsi guidare dalla difficoltà o peculiarità che incontra e dalla vibrazione emozionale suscitata in lei.
Lungo il percorso di ogni caso il metodo psicoanalitico e le teorie di base ci appaiono più che applicate, via via riscoperte e variamente sostanziate.
Siamo avvertiti che incontreremo casi nei quali, accanto a livelli più normali di transfert nevrotico, sono attivi transfert psicotici, e che solo lavorando su di essi potremo avere effetto mutativo e avvio di cambiamento catastrofico.
Il lavoro fatto sui livelli più nevrotici soltanto rischia di non avere lo spessore necessario per durare nel tempo. D'altra parte, perché il transfert psicotico si attivi con qualche chiarezza, occorre essere disponibili a farsi invadere da esso.
Considerando l'aspetto più personale del suo percorso, Parthenope lo trova "sottosopra" rispetto a quanto potrebbe essere consigliabile in senso cronologico Freud-Klein-Bion, avendo cominciato da Bion e proceduto all'inverso, a M. Klein ed a Freud.
E dev'essere proprio cominciando con Bion che ogni analisi, seduta per seduta, si profila come un unicum, descrivibile solo in termini suoi propri, quasi specifici, senza che memoria e desiderio dell'analista troppo interferiscano, lungo la ricerca del motivo conduttore, dell'idea chiave che intrattiene il paziente.
Di un'analisi terminata e di due in corso, viene argomentato uno svolgimento simile sulla base della sua esperienza del transfert dei tre pazienti, le cui madri avevano gravi problemi mentali.
L'inadeguatezza della reverie materna viene espressa nel transfert attraverso un'assenza di affetti profondi, ed anche di una intolleranza dello stesso transfert, a tratti con terrore delle interpretazioni di transfert.
Uno di questi pazienti, che andava soggetto a colpi di sonno anche alla guida dell'auto, oltre che spesso in seduta, arrivò a raccontare i sogni, che i brevi sonni contenevano, al risveglio nella seduta stessa.
Fu gradualmente compreso come egli spezza il proprio Io, quando sente che non può usare l'analista come sua analista, perché potrebbe dare di matta, frammentarsi: quando non può usarla per pensare, sembra che non possa pensare neanche lui.
La lenta integrazione di parti psicotiche e scisse in questi casi, che segue alla configurazione Bioniana della difficoltà di pensare, ricorda il finale di "Invidia e gratitudine", in cui M. Klein parla della capacità di riacquistare le parti scisse della personalità e della importanza e difficoltà dell'analisi del carattere.
Di un'altra analisi in corso, di un quasi collega con problemi di timidezza e rossore, viene tratteggiato lo svolgimento lungo tre formazioni: Sviluppo di una configurazione della seduta, il formarsi di una configurazione della personalità nel corso degli anni, le dinamiche interne del paziente svelate nella relazione analitica.
Nella seduta tipica ogni interpretazione viene totalmente ignorata da una parte crudelmente indifferente e sprezzante del paziente per una grave scissione a livello molto profondo della sua personalità. Risulta che il paziente veramente sa attaccare l'analisi e di degradarla, ma non desidera fare uso di questa consapevolezza, né che ne faccia l'analista.
Quanto questo atteggiamento faccia paura all'analista viene da lui solo gradualmente acquisito con miglioramento della sua incisività. Lungo anni d'interazione con il paziente un'immagine di lui via via si forma con modalità di accumulo pittorico.
Anche se i colori di questo quadro sono quasi incolori, drenati di vitalità, piccoli lampi di informazioni, forniti senza la minima emotività.
Dal paziente l'analista ha imparato a dare molto più ascolto al basso continuo, pur stonato ed esitante, e meno alle voci melodiche. Solo ad un livello profondamente inconscio, per lungo tempo irraggiungibile dai suoi stessi sogni, si sente assai colpevole. L'aspetto primario della formulazione di Freud dell'inconscio è così presente nei casi di Parthenope.
Questo paziente appare inconsciamente invidioso di una madre internalizzata molto precocemente e totalmente controllata, così avendo distrutto le proprie capacità empatiche.
L'analisi arriva fino ad un cambiamento catastrofico con improvviso saturarsi della scissione profonda.
Reagisce piangendo accoratamente ad una lunga dettagliata interpretazione della sua distruttività del seno interno, che non poteva essere fonte di sentimenti d'amore o di gratitudine.
La descrizione più lunga della raccolta tocca questo caso, che ci permette di cogliere qualcosa delle sottigliezze e difficoltà dell'analisi del carattere sottolineate da M. Klein.
Ci è anche data la possibilità di vedere Parthenope alle prese con diversi pazienti in fase iniziale. In un giovane con blocco negli studi e crisi d'ansia e leggera menomazione somatica si trova ad interpretare piuttosto raramente, come se l'interpretazione fosse un peso per il paziente.
Appare una personalità piuttosto complessa, con una coltre così spessa di depressione, da rendere molto difficile individuare la struttura sottostante: questa coltre sembra avere un curioso effetto di attenuazione del transfert. In un'altra quasi collega, che viene da pochi mesi per difficoltà a sposarsi, i fiumi di parole, che regolarmente inondano la seduta, ripropongono il non essere ascoltata dalla sua storia. Nei fiumi di parole il discorso è spesso spezzettato, così inascoltabile, destinato, com'è, all'analista come contenitore di detriti mentali (oggetti scissi, legami spezzati, emozioni monche): e dalla proiezione di un urlo inarticolato di dolore.
Ma su un piano più nevrotico, esiste un transfert materno integro. Da un caso di interruzione, e un altro ancora in fase iniziale, traspaiono i limiti della psicoanalisi, quella di Parthenope, e, possiamo pur dirlo, della psicoanalisi generale.
Un sessantenne, nel quale una struttura perversa sfociava in comportamenti perversi, interrompe la sua analisi cinque volte la settimana (Parthenope proponeva a tutti i suoi pazienti cinque volte la settimana, se naturalmente circostanze particolari non lo rendevano impossibile) dopo due anni, alla visione di un panorama interno insieme degenerato e desertico. Più che la struttura perversa in sé, o l'età stessa, era la rigidità della situazione che dava poche speranze.
Infine quella che Parthenope chiama una "analisi-sintesi", la porta a "Éfare considerazioni sull'analizzabilità di una psicosi narcisitica". E' il caso di un giovane, che non riesce a dare gli ultimi esami universitari e, dopo dieci mesi di analisi non ha portato un sogno, uno stato emozionale, un qualcosa di sé utilizzabile nel transfert. C'è in lui qualcosa del mentitore coatto: è molto malato, ma niente affatto sofferente.
Egli contrasta l'analisi dell'analista con le sue capacità di "sintesi"; però l'analisi è in corso. Nei suoi Percorsi Analitici (che solo i suoi esaminatori, come chi vi parla, hanno, credo, potuto leggere) Parthenope ci ha lasciato il suo quadro, o, se volete, il suo concetto della psicoanalisi.
Assistiamo ad una discreta, graduale, quasi continua scoperta degli elementi della psicoanalisi, delle sue teorie e, soprattutto, del suo metodo. Sentiamo molto la reciprocità tra analista e paziente, la gravità e la leggerezza della situazione, la responsabilità dell'analista, il privilegio di entrambi. Come io ho sentito (e sento) il mio privilegio di solitario lettore, molto partecipe di questi veri, di questi veri percorsi.

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