PSYCHOMEDIA --> HOME PAGE
AMP --> HOME PAGE --> STRAORDINARI 2000 --> BION

A. M. P.
SEMINARI STRAORDINARI 2000

"Il pensiero di P. Bion Talamo e W. R. Bion"
Dedicato a Parthenope Bion Talamo

Stefania MARINELLI

Bion, la fede nella conoscenza


Il pensiero di Bion contiene diversi nuclei principali, che si differenziano, si integrano, si rinviano l'un l'altro. Oggi abbiamo una generosa rievocazione dei suoi complessi orizzonti e dei suoi legami epistemologici sia interni alla psicoanalisi, sia verso altre discipline. Sembra che il suo apparato per pensare i pensieri rappresenti un arcipelago di origine antica e che la mente stessa vi venga concepita come un arcipelago che risale alle epoche più remote delle origini, per la sua varietà, composizione e stratificazione.
Uno dei nuclei principali, più trasformativi o rivoluzionari della sua ricerca, riguarda certamente il valore che Bion ha dato, diverso dalla teoria kleiniana delle relazioni oggettuali, dalla quale comunque sembrano in gran parte derivare le sue prime mosse, al concetto di posizione. Posizione, sia nello sviluppo sia nell'attività conoscitiva, è in Bion un concetto la cui portata rivoluzionaria investe non certo solo la tradizione kleiniana, ma molte fonti della ricerca psicoanalitica. L'idea di posizione, formulata all'inizio a proposito degli stadi schizo-paranoidei e depressivi, introduce una nuova dimensione temporale dell'accadere e degli oggetti psichici, che include la durata, l'oscillazione e l'evoluzione, la reciprocità, come categorie capaci di autorigenerazione. Questa nozione include anche l'idea che il soggetto e l'oggetto siano non più legati da una relazione distinta (per esempio quella di un soggetto che osserva un conflitto di un altro soggetto, come si ritrova in Freud) o non più legati da una relazione oggettuale (come nel caso delle relazioni d'oggetto kleiniane, patologizzate e localizzate in una organizzazione spaziale priva di temporalità). La "posizione" di Bion comporta un ribaltamento totale dei termini della relazione analitica: sia quando è descritta nello sviluppo della mente infantile, e quindi ridefinisce l'orientamento e il fine della identificazione proiettiva e l'attività della reverie materna o dell'analista; sia quando descrive il ruolo dell'analista, del genio, del mistico, dell'artista e dello scienziato, come qualcuno che non è organizzato come soggetto distinto, e non coinvolto con l'oggetto esplorato, o che non ne verrà modificato; ma come un soggetto che occuperà diverse posizioni, a seconda del processo conoscitivo che lo avvicinerà alla possibilità di "essere" la verità. Non predicando la verità, o narrandola o conoscendola, come avviene nella cultura di kappa, ma nella ricerca dell'unisono con O, verità ultima che non conosce se stessa.
Le implicazioni di questo cambiamento sono immense, e Bion le ha indicate coerentemente nel corso di tutta la sua opera e della sua vita. Tutti i concetti che ci pervengono dalla teoria freudiana classica, anche se ci appaiono mantenuti nella loro radice epistemologica, sono però anche da Bion trasformati. La sua teoria imprime al concetto di transfert, di resistenza, di colpa un valore e una collocazione nuova in quella stanza di analisi, nella quale si trovano al lavoro due persone angosciate, di cui si presume che una delle due sia un poco meno angosciata dell'altra, ma a turno ne assume il posto.
Una volta in un seminario Bion venne aggredito da un allievo che faceva parte del gruppo di supervisione. I colleghi portarono costui fuori della sala e al loro ritorno Bion si espresse così: "ecco l'esempio di qualcuno che è caduto nel campo di battaglia in cui noi combattiamo". Essere, e non solo osservare, l'oggetto disarticolato, negativo, "ipotalamico" o "protomentale" di cui si occupa Bion, non garantisce il confine del soggetto che esplora, o risuona, o conosce. Al contrario, sforza i suoi confini e forse stimola la cognizione e la produzione dei limiti personali. Una buona metafora mitologica che ci aiuta a pensare possibile il concetto di posizione, senza provare un terrore eccessivo, è quella delle colonne d'Ercole visitate da Ulisse. Sembra che Ulisse sia messo nella possibilità di rientrare a Itaca solo se ha esplorato i confini e le possibilità del mondo in cui vive. Bion per la prima volta in modo così coinvolgente ci ha parlato di un inconscio sia inconoscibile sia creativo, sia inaccessibile sia binoculare, quando si possa stare al suo cospetto, dando l'esempio di un addestramento personale e di una teoria adeguata a questa possibilità.
La psicologia del Sé ha sviluppato un approccio differente, nella ricerca conoscitiva verso l'intimità, la sintonia. La mente priva di memoria comprensione e desiderio, che trae dal buio attimi di mosaico e tessiture vive, non è la stessa mente del keep alive di Winnicott - mantieni la mente sana viva sveglia - o quella della parità intersoggettiva kohutiana; e la funzione contenitore-contenuto non è simile al ribaltamento empatico. La posizione bioniana è autoreferenziale nella sua relazione con l'oggetto. Sia l'analista sia la sua teoria sia la psicoanalisi stessa sia la condizione di essere umano sono trascesi da una verità, verso la quale la mente può disporsi, mantenere una posizione di presenza e ricerca. Scriveva Platone che se solo per un attimo l'uomo uscendo dalla caverna delle immagini proiettate fosse messo a contatto con la verità delle cose e non con le loro ombre, egli non potrebbe sopravvivere. E' in questo dubbio che la mente bioniana cerca la sua posizione.
Credo che ogni analista, bioniano o non, abbia a che vedere nel corso della sua evoluzione, con la esigenza di aggiornare, nutrire, integrare le proprie posizioni, con letture, esperienze, confronti. Freud diceva nelle Lezioni di Tecnica per gli allievi, che il successo è importante durante la formazione dell'analista, perché gli conferma la validità del suo metodo; e che l'insuccesso è più capace di insegnargli, di ampliare i confini del suo sapere.
Ora vorrei inserire un breve racconto; non so quale modello precisamente presenterò nel riferire un episodio riportato durante un seminario da F. Corrao, colui che introdusse per primo il pensiero di Bion in Italia. Ma credo che ci aiuterà a pensare su alcuni punti. Corrao ricevé una telefonata da una paziente che gli disse di sentirsi male. Evidentemente aveva una preconcezione adatta verso la paziente, perché le chiese cosa in quel momento stesse facendo. La paziente rispose che si era sentita male mentre stava cucinando un uovo. Corrao insistette chiedendo se l'uovo era cucinato all'occhio di bue. Alla risposta affermativa della paziente, le consigliò di farlo strapazzato. La paziente si calmò.
Mi sono chiesta se lo scambio che era avvenuto in quell'occasione, fra lo sguardo psicotico del rosso d'uovo caricato di proiezioni minacciose e concrete, o di pezzi e funzioni corporee; il terrore della paziente, che aveva pensato di trasferire quel particolare oggetto al suo dottore; e la preconcezione che il dottore avrebbe fatto incontrare con il nucleo sfaldato della sua paziente, formassero, nel loro insieme, un atto conoscitivo. Il dottore non aveva risposto né con una interpretazione, che ristabilisse un ordine delle funzioni in campo, né con un sostegno, considerando per esempio lo stato di solitudine della signora e lo sviluppo della sua allucinazione; ma aveva operato un atto di conoscenza condivisibile, che aveva metabolizzato al suo interno e restituito in una forma maggiormente comprensibile e anche affettivizzata alla paziente, aiutandola a interiorizzare attraverso il transfert, un modello di funzionamento nel quale la tensione dell'esperienza e dello scambio con la realtà, potesse diventare meno rovinosa.
Se l' analista ha potuto sostenere nel corso della sua vita almeno una volta lo sguardo dell'abisso, può comprendere lo sguardo disordinato del tempo e dello spazio e può stare vicino a chi ne sente la vertigine. Gli abissi possono divenire frequentabili, per la loro ricchezza o per il loro vuoto.
Con queste poche parole ho cercato nella mia viva memoria di Partenope, nell'indistinzione della perdita, qualche filo che mi portasse vicino a ricordare il suo calore, la sua umanità e la sua intelligenza. Desidero ringraziare gli organizzatori di questo incontro, nel quale ho potuto esprimerle.

PSYCHOMEDIA --> HOME PAGE
AMP --> HOME PAGE --> STRAORDINARI 2000 --> BION