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A. M. P.
SEMINARI STRAORDINARI 2000

"Il pensiero di P. Bion Talamo e W. R. Bion"
Dedicato a Parthenope Bion Talamo

Silvio A. MERCIAI

Ripensando il percorso analitico con Parthenope Bion Talamo


Dr. Lussana, prof. Pisani, signore e signori e - con una menzione particolare - Luigi Talamo ed Alessandra Talamo :

Vorrei iniziare esprimendo la mia sincera gratitudine alle persone che hanno organizzato questa giornata per commemorare la memoria di Parthenope. Credo proprio lo abbiano fatto nel modo giusto, come Parthenope lo avrebbe desiderato: con una giornata di studi che si occupasse di W. R. Bion e di quello che è vivo e va avanti nell'elaborazione che egli ci ha lasciato e, contemporaneamente, con un discorso che si apre alle emozioni che noi tutti viviamo rispetto alla perdita di Parthenope.
Il senso della morte pervade questa nostra giornata e pervade la mia relazione: credo quindi che vi chieder aiuto nel cercare di gestirla alla meglio ... Conobbi Parthenope poco dopo la morte di suo padre, sono qui a parlare della morte di Parthenope e non c'è Franco Borgogno, qui con me, per un grave lutto familiare che lo ha colpito e gli ha impedito d'essere oggi a Roma. In realtà quello di cui vi parler è quello che avevamo - insieme con Franco - pensato, ma che, alla fine, io soltanto ho assemblato: e me ne assumo, quindi, la responsabilità.
Conobbi Parthenope - vi dicevo - circa quindici anni fa. Il giovane candidato della Società Psicoanalitica - un po' terrorizzato - avvicinò la celebre analista, dal cognome ancor pi celebre, e le chiese una bibliografia di Bion. Parthenope stava preparando una delle sue prime compilazioni dei testi di Bion (la rifece varie volte): mi diede un suo manoscritto contenente l'elenco a lei disponibile in quel momento, con un affettuoso commento sul fatto che forse avrei trovato difficoltà di vario genere nel leggere le opere di suo padre, ma che potevo contare sul suo aiuto ...
Sono passati quasi due anni dalla morte di Parthenope e scopro che continuo ad avere un'estrema difficoltà a fare i conti con questo lutto. Lavoro molto facilmente su Internet ed ho preparato vari siti: ma ho impiegato pi di sei mesi a fare il Parthenope Memorial Site , ed ancora oggi faccio fatica a tenerlo aggiornato ...
Mi sono chiesto come fare, rispetto a questo lutto che mi tocca così personalmente e così profondamente. E sono grato ad Alessandra e Luigi perché mi hanno offerto, credo, la possibilità migliore, quella cioè di avere un qualche tipo di ruolo, di potere essere di aiuto rispetto a quello che Parthenope ci ha lasciato: mi hanno dato la possibilità di disporre del materiale psicoanalitico di Parthenope (sia quello scritto sia quello elettronico), con grande fiducia e disponibilità rispetto alla possibilità che io lo potessi leggere ed utilizzare; e questo è andato ad implementare la massa di carta che già avevo e che in questi quindici anni di amicizia Parthenope aveva molto alimentato. Soleva darmi i suoi lavori in anteprima, mi chiedeva un giudizio e regolarmente mi diceva che secondo lei non andavano gran che bene: si aspettava spesso un giudizio critico e poi, in genere, ... finiva con il non pubblicarli. Parthenope ha pubblicato pochissimo, era veramente esigente e rigorosa quando si trattava di consentire a che un suo lavoro fosse pubblicato: esigente e rigorosa nel senso più ampio e bioniano del termine.
Vi dicevo - una proposta di aiuto: Parthenope mi aveva detto "se hai bisogno, ti posso dare una mano". Lo fece: dopo poco tempo cre un piccolo gruppo di studio all'interno del Centro Torinese di Psicoanalisi e ci port la traduzione che stava facendo - insieme con Gianni Nebbiosi - de Il sogno, il primo dei primi tre volumi di Memoria del futuro. Questa era una caratteristica costante di Parthenope, la sua estrema generosità. Quello che faceva, quello che pensava, era offerto apertamente, in modo disinteressato a colleghi ed amici. Era dato perché fosse, in qualche modo, patrimonio comune.
Vennero poi gli anni della preparazione del convegno del "centenario di Bion" (nel '97), e furono due anni di lavoro molto intensi: riuscimmo a litigare un sacco di volte (come va bene in un rapporto molto affettuoso e molto profondo), ma riuscimmo alla fine - con l'aiuto dei colleghi del centro - a fare anche il convegno. Fu per Parthenope un momento molto importante, pi ancora certamente che per noi tutti ...
E intanto si era sviluppato un altro progetto - credo molto significativo - che ci vedeva insieme, ancora una volta, con Gianni Nebbiosi, l'amico di sempre. Era il progetto di pubblicare l'opera omnia di Bion su CD-ROM, integrandola con le concordanze. Sarebbe stata, credo, un'opera in qualche modo relativamente nuova: non certo la prima volta che si pubblicavano le concordanze di un autore, ma sarebbe stata la prima volta che le concordanze sarebbero state pubblicate con un sistema elettronico, mettendo a disposizione di tutti la possibilità di costruire - momento per momento - una consultazione personalizzata.
Questo è uno dei due progetti che Parthenope si è portata via morendo: non credo proprio lo potremo portare avanti senza di lei. Come non verrà portato avanti l'altro progetto su cui Parthenope aveva molto lavorato negli ultimi due anni, un libro sulla biblioteca di suo padre: la ricostruzione dei percorsi di pensiero e dei percorsi di formazione del pensiero di Bion attraverso l'analisi approfondita e attenta della sua biblioteca.
Per questi motivi, e anche sulla base delle richieste che mi sono pervenute, ho pensato che il modo migliore che avevo a disposizione per cercare di fare i conti con il lutto della sua scomparsa fosse quello di preparare un libro - al quale sto lavorando in questi mesi - in cui ripubblicare - in inglese - i principali lavori di Parthenope, quelli naturalmente, e solo quelli, che lei stessa pubblic. E nell'introduzione al libro - che in parte è quello di cui vi parler oggi - mi sono ritrovato a fare quello che Parthenope aveva fatto con noi varie volte: ci eravamo trovati varie volte con lei a discutere delle opere di Bion utilizzando le Cogitations ..., Parthenope ci aveva pazientemente insegnato ad utilizzare ci che Bion aveva levato, lasciandolo nelle Cogitations, per integrare ed approfondire la comprensione delle sue opere classiche. Allo stesso modo, la strada migliore per capire e valorizzare il lavoro di Parthenope, così rigoroso e selettivo, così dedito lei stessa "all'arte del levare" mi è sembrato potesse essere quella di utilizzare i lavori e gli appunti che aveva lasciato (fuori) e che, in quanto tali, non saranno pubblicati.
Ho scritto quest'introduzione e ve la esporr brevemente oggi in coerenza a due elementi fondamentali.
Il primo è la caratteristica principale della persona di Parthenope, la dote per cui tutti l'abbiamo pi amata, che era la sua profonda onestà mentale. Mi ricordo che, quando preparavamo il convegno per Bion, si soleva cercare di rassicurarci scherzando e Parthenope citava Shakespeare (che amava molto) per quell'incipit del Marco Antonio in cui quest'ultimo dice "sono venuto a seppellire Cesare, non a lodarlo": la caratteristica centrale del convegno per il centenario di Bion doveva essere quella di essere non laudativa della sua opera, ma invece aperta e critica. E così, in qualche modo, cercher di fare anch'io oggi nel ricordare con voi le tappe principali del percorso di Parthenope, sforzandomi di avere la stessa amichevole onestà che lei ci insegnò ad avere cara.
Il secondo è l'attenzione ai percorsi, un concetto, credo, tipicamente bioniano, ma che Parthenope praticava costantemente nella sua esperienza personale, sottolineando come la cosa importante fosse - nelle cose, nelle analisi, nella propria vita personale - il permanere attenti e consapevoli delle progressioni, dei va-e-vieni dei propri percorsi, della fatica - insomma - della propria strada.
Vorrei dirvi di come Parthenope abbia percorso fino in fondo la sua strada per arrivare ad una sua meta molto importante e molto difficile, e di come la tragedia di una morte improvvisa le abbia impedito di godere del risultato che aveva così faticosamente raggiunto ...
I lavori di Parthenope (sono abbastanza pochi quelli pubblicati, come vi dicevo) sono sparsi in varie riviste, pubblicati alcuni in italiano ed alcuni in inglese. Era questo - della dialettica tra l'italiano e l'inglese - un tema ricorrente, su cui Parthenope a tratti scherzava e a tratti ragionava con impegno. Fu per esempio alquanto discusso in che lingua avrebbe letto la sua prolusione e la sua relazione all'International Conference - le cui lingue ufficiali erano l'italiano e l'inglese - e Parthenope ci disse poi che non sapeva bene come e perché, ma che le era venuto di farle in inglese. Dichiar in un'intervista:
Come sapete, credo, normalmente non ho la sensazione 'oddio! Non ho capito!' quando ascolto l'inglese o l'italiano: per, ho constatato che traduco pi volentieri dall'inglese all'italiano e non viceversa. Per molto tempo ho creduto che ci dipendesse dal fatto che parlo sempre in italiano, e che quindi la lingua italiana è quella pi a portata di orecchio e dizione. Ma non credo che la storia sia tutta qui. Penso che si possa ipotizzare un livello di ascolto diverso per le due lingue (ho cominciato ad imparare l'italiano a diciott'anni) nel senso che credo che probabilmente per me l'inglese è pi evocativo dell'italiano. Questo potrebbe indicare che permetto pi facilmente agli elementi-a di formarsi quando sto ascoltando l'inglese - come se potessero crescere su un terreno pi ricco - e la 'fatica' di verbalizzare il contenuto del discorso viene fatta tutta nell'ambito dell'italiano.
Credo sia importante rilevare che Parthenope diceva (e penso avesse ragione) di non avere mai acquisito la padronanza perfetta dell'italiano ... Aveva sempre un che di inglese nel suo italiano: nella ristrettezza e concisione della frase e talvolta nell'uso piuttosto parco delle sfumature. Questo non l'aiutava ad essere molto amata, perché il suo modo di esprimersi era molto diretto.
Nondimeno la gran parte del lavoro di Parthenope per diffondere il pensiero di suo padre fu il lavoro delle traduzioni. Come sapete lo stato delle traduzioni in italiano delle opere di Bion (ne parlava prima il Dr. Nebbiosi) è abbastanza controverso; ad un certo punto, Parthenope decise di occuparsene direttamente, facendo o curando le traduzioni di alcune opere e lo fece, a mio avviso, con grande interesse, grande cura, grande dedizione e grande affetto. E credo che debba essere ricordata in questa sede il ruolo importante che ebbe Gianni Nebbiosi: perché è stato lui, per anni, la persona che ha aiutato, sostenuto, collaborato, con pazienza e con dedizione, a questa impresa di Parthenope.
La cosa più importante, per, che ho ritrovato (e che in parte sapevo) rileggendo tutti i suoi contributi è che la gran parte degli scritti di Parthenope sono testi di seminari. Fedele alla tradizione dell'ultimo Bion e dei suoi Seminars, Parthenope preferiva preparare dei lavori per parlarne con i colleghi: ed impar faticosamente, nel corso degli anni, ad ascoltare e ad imparare dal pensiero degli altri. Credo che all'inizio fosse troppo spaventata da varie vicende per poterlo fare, ma divenne sempre pi persona capace di apprendere dall'esperienza dell'incontro.
Didatticamente, i lavori di Parthenope possono essere divisi in varie categorie.
Una parte di lavori relativamente poco noti sono dedicati al tema della rilevanza sociale della psicoanalisi. Mi tornavano in mente questa mattina perché molti toccano, per esempio, il tema del rapporto tra psicoanalisi ed etica. Una prima parte di questi lavori riguarda il problema della guerra nucleare e Parthenope ci lavor molto - anche se con analisi su cui ci trovavamo spesso in contrasto, perché le rimproveravo la mancanza di una fondazione economica o politica nell'affrontare il problema della guerra nucleare. Parthenope sostanzialmente chiudeva questi lavori sottolineando l'importanza che le persone riuscissero a conservare la possibilità di pensare, riuscissero cioè a tollerare il pensiero del pericolo della guerra nucleare. Sono lavori degli anni '80, vanno ovviamente contestualizzati nel clima culturale dell'epoca: era questa, comunque, la teoria dominante nei lavori degli autori del mondo psicoanalitico che si occupavano in quel momento delle guerre nucleari, ed era la tradizione aperta da Bion stesso, che aveva lasciato alcuni frammenti di Cogitations che vanno esattamente in questo senso.
L'interesse per la valenza sociale della psicoanalisi divenne per poi, in un secondo momento, agli inizi degli anni '90, la sottolineatura della rilevanza degli aspetti etici legati alla psicoanalisi e del rapporto tra l'individualità e il gruppo. Man mano che progrediva l'analisi del pensiero di suo padre, Parthenope lasciò contributi sempre pi acuti e pi interessanti su questo tema, come, per esempio, una serie di lavori legati alla differenza concettuale tra morale ed etica alla luce del pensiero bioniano.
Segnalo che già in questi anni compare un interesse di Parthenope per la biblioteca di suo padre, un interesse costante che attraversa e traspare la gran parte dei suoi lavori. In un lavoro del '90, per esempio, intitolato "W. R. Bion. Lo psicoanalista nel gruppo sociale. Legami, passaggi e riflessi reciproci" (un lavoro letto ad un convegno a Torino e precedentemente ai seminari multipli di Bologna), Parthenope comincia a parlare della biblioteca di suo padre, e parte - nel citare gli autori pi importanti - piuttosto curiosamente da non psicoanalisti. Cita Dickens, i grandi Russi, Proust, Joyce, Kipling, Fourier, Henry James, Sir Conan Doyle (in un altro lavoro parlerà a lungo degli interessi di Bion per i libri gialli). Ricorda poi un frammento di un romanzo di Conan Doyle che l'aveva molto colpita: una storia poliziesca che termina con Sherlock Holmes che dice a Watson: "... e poi c'è il problema del cane non abbaia" e Watson cade dalle nuvole perché non c'è nessun cane (si capisce da tutto il resto della storia) e risponde: "quale cane?" e Sherlock Holmes dice "...appunto!". Parthenope userà questo aneddoto ripetutamente, in vari lavori, per segnalare l'importanza che l'osservazione riesca a cogliere prevalentemente quello che manca piuttosto che quello che c'è: la capacità di cogliere in modo insaturo, ossia, ci che manca nel quadro, portando in questo modo ad esemplificazione il discorso molto pi dotto, molto pi teorico ed in parte pi ostico, che viene - ovviamente - da Bion.
Ma il filone più importante degli scritti di Parthenope è indubbiamente legato alla missione che in qualche modo assunse di diffondere e chiarire il pensiero di suo padre.
Il primo lavoro di Parthenope (ed il primo anche pubblicato, credo) è del 1981, letto alla giornata che la Società Psicoanalitica dedic al pensiero di Bion (penso che il Dr. Lussana lo possa ricordare perché lesse un suo lavoro in quell'occasione). Parthenope port un piccolissimo contributo intitolato "PS<->D" allegando un frammento ritrovato nelle carte di Bion: si tratta di una sorta di immagine a colori dove si vede, dopo un poco, la presenza di triangoli. Partendo da questo, Parthenope parla del "concetto selezionato". Trovo che questo lavoro sia significativo, anche perché è un contributo minimo, di tre pagine scarse. Parthenope è agli inizi della sua storia psicoanalitica, anche se è tra gli organizzatori - insieme a Claudio Neri - della giornata commemorativa, alla quale sono presenti i grandi maestri della psicoanalisi. Portare un frammento inedito di Bion è un modo di entrare dall'altra parte, come figlia di Bion, piuttosto che come psicoanalista ...
Ora vi parler brevemente di due lavori di Parthenope che non vedranno la luce della pubblicazione. Furono entrambi letti al Centro Torinese, ed io li trovo molto simpatici. Di uno vi dir che si tratta di un lavoro del 1988 e che si intitola curiosamente "La psicoanalisi è un campo di papaveri". un lavoro importante perché qui Parthenope offre per la prima volta la traduzione italiana di "Note su memoria e desiderio", che non era mai stato pubblicato in italiano. Ne parla lungamente e non parla mai del campo di papaveri se non nell'ultimissimo capoverso:
E il famoso campo di papaveri? Vorrà saltare fuori, o era solo uno scherzo?
No, non era uno scherzo, anche se in un piccolo gioco di libere associazioni leggermente folli mi era venuta in mente persino Nilla Pizzi accanto a personaggi pi solenni come Sir Thomas Browne il quale in 'Urn Burial" parla dei papaveri dell'oblio. Ero partita per da una considerazione pi seria: Bion usa spesso immagini visive per illustrare quello che intende dire, ed una di queste è appunto un riferimento ad un quadro impressionistico di un campo di papaveri.
... Mi sembra che qualche volta sia utile, in una seduta analitica, permettere ai propri occhi mentali di sfocarsi leggermente, di non seguire necessariamente il percorso che il paziente presenta, ma di permettersi di cogliere le masse di colore che spiccano maggiormente.
Quattro anni pi tardi, Parthenope presenta un altro lavoro intitolato "La creazione dei modelli mentali. Modelli di base e modelli effimeri": lo legge a Roma e poi a Torino; è la somma delle sue Cogitations, un lavoro piuttosto lungo, articolato in varie parti, alquanto staccate tra di loro. Ma la parte pi bella è l'ultima, in cui Parthenope tira fuori un concetto assolutamente nuovo, una bella immagine mi verrebbe da dire: "gli arnesi da pesca". Gli arnesi da pesca sono quelle cose che succedono durante un'analisi (se uno ha la mente abbastanza aperta e libera), che all'inizio non si capisce bene cosa siano, anzi ci si sente un po' in colpa a stare l a pensarli, ma poi ti aiutano a capire. Ce ne sono sette o otto di cui Parthenope fa esempio, e se permettete ve ne leggo uno, che a me sembra rivelatore.
Un esempio ... che è disturbante perché sembra a tutta prima una semplice incursione di immagini provenienti da una parte psicotica propria, o semplicemente frivola, magari, pu essere il seguente, che proviene dal secondo mese di lavoro con un paziente, L. Il paziente mi raccontava, molto pacatamente, dei suoi rapporti familiari, che risultano essere buoni - per un marito e padre genuinamente premuroso, attento agli stati d'animo degli altri, desideroso di non ferire, con rapporti anche buoni con i propri genitori, ed io potevo ascoltare in maniera rilassata. Non c'erano dei 'segnali d'allarme' (che possono essere, per esempio, una difficoltà a concentrarmi su quanto mi dice l'analizzando, o un senso di tensione) né c'erano delle pressioni da parte del paziente perché io intervenissi; però, continuava a venirmi in mente, in modo del tutto assurdo dato il contesto, un'immagine del mio frigorifero, come se la cassetta di verdura fosse sporca, le verdure un po' stantie, soprattutto la parte inferiore dei gambi di sedano come se cominciassero a marcire. Questa immagine mi infastidiva non poco, perché mi sembrava cos irrilevante, se non perché avevo pensato quella mattina che effettivamente il sedano non era pi cos fresco. Poiché il fatto di aver ancorato questo pensiero ad un pensiero precedente, mio, non bastava per farlo tacere, mi sono poi chiesta se potesse costituire una chiave di lettura, una mia associazione inconscia, quindi, a quanto diceva L., e mi si è formata nella mente l'immagine di una persona le cui radici emotive sono un po' fredde, il cui rapporto con i genitori sembra essere viziato da un difetto di fondo, alla base. In seguito, come se per lui questa informazione non avesse gran peso, L. mi ha fatto sapere di essere stato allevato in grandissima parte dalla nonna paterna, che abitava nell'alloggio di fronte, sullo stesso pianerottolo, la quale era in pessimi rapporti con i genitori di L., ed io sospetto che questo sia stato a discapito di un rapporto caloroso con la madre - o forse era una sostituzione per un rapporto che caloroso non era. Rimane per me ignoto, per, il modo in cui L. ha comunicato questa sensazione di freddo e di 'non va bene a me nel corso della seduta, anche se l'immagine del sedano in frigo, per quanto molto casalinga, non era alla fine cos fuori luogo.
Vorrei pi avanti riprendere questo brano per parlare del processo di Parthenope verso la libertà e verso l'autonomia.
Per completezza, vi dico soltanto che gli scritti successivi di Parthenope sono fondamentalmente legati alle due scoperte che ella fece a proposito del lavoro di suo padre. Cogitations da una parte e Memoria del futuro dall'altra furono le opere in cui Parthenope ritenne di ritrovare il vero pensiero di suo padre. Questo era importante perché, per ragioni prevalentemente storiche, sia Cogitations sia Memoria del futuro erano, nel momento in cui Parthenope le studiava, opere ancora relativamente vergini all'interno del panorama degli studi bioniani, essendosi gli studiosi concentrati in particolare sulle cosiddette opere classiche con scarsa attenzione complessiva verso i seminari e con un relativo disinteresse verso le opere del periodo nordamericano (Cogitations, poi, venne pubblicato solo in quegli anni).
In realtà il lavoro pi bello di Parthenope, quello che ci è rimasto nel cuore e che ha avuto il potere di dare inizio a tutta questa nostra storia in comune, è paradossalmente un lavoro molto vecchio, del 1987, che Parthenope lesse a Milano e poi a Torino e che poi pubblic, dal titolo emblematico: "Perché non possiamo dirci bioniani".
Parthenope inizia parlando delle difficoltà a leggere e studiare Bion, di come questi sia un autore ostico, astruso e, dice, non certo riducibile ad un breve riassunto e poi subito del senso di libertà e di esplosione dei confini dell'universo analitico di cui Bion si fa autore. E chiude con questa affermazione:
Per concludere, vorrei dire che forse è proprio questa qualità di libertà mentale che rendeva Bion una persona cos sconcertante, ed uno studioso che non poteva, per sua natura stessa, 'fare scuola - non possiamo dirci bioniani, perché esserlo significa essere in primo luogo noi stessi, essere mentalmente liberi nei nostri viaggi di scoperta - sempre, per, sulla base di una ferrea disciplina personale, perché libertà ed anarchia non sono sinonimi.
Io credo che tutta la storia di Parthenope, la sua storia personale e quella scientifica, sta in queste frasi. Sta nella complessità di un rapporto con un grande psicoanalista (Wilfred R. Bion) che era, contemporaneamente, suo padre.
Lo dico volutamente in questo modo sciocco ed ingenuo perché lungamente si parl, al nostro interno, di come ebbe a cambiare nel tempo, per Parthenope, la referenza a "Bion" o a "mio padre". All'inizio Parthenope parlava solo di Bion, e credo che il suo problema fosse che questo grande padre andava trovato: perché prima di potere costruire autonomia e libertà da qualcuno, bisogna che quel qualcuno sia stato trovato.
Bion ci ha lasciato una pagina a mio avviso terribile, ma non eludibile, del suo rapporto con sua figlia Parthenope. l'ultima pagina di All my sins remembered.
Io credo sia una pagina che va letta. Parthenope ha pochi mesi: voi sapete che la nascita di Parthenope ebbe come effetto concomitante la morte della madre nel darla alla luce, e questo cre comprensibilmente un dramma di enormi proporzioni per Bion, che era legatissimo alla sua prima moglie. Scrive dunque Bion, con il rigore, l'onestà e la cattiveria su di sé che contraddistinguono tutti i suoi scritti biografici:
..., mi sentivo come mai mi ero sentito prima, ottuso ed insensibile. Che ci fosse qualcosa che andava male e che doveva essere sbagliato me ne accorsi un week-end mentre stavo seduto sul prato, vicino alla casa, e la bambina (Parthenope) stava gattonando vicino ad un letto di fiori sulla parte opposta del prato. E cominci a chiamarmi. Voleva che andassi da lei.
Io rimasi seduto, e, a quel punto, la bambina cominci a gattonare verso di me ma continuando a chiamarmi, come se si aspettasse che io le andassi incontro per prenderla in braccio.
Io rimasi seduto.
Lei continuava a gattonare e a questo punto i suoi richiami cominciavano a diventare inquietanti.
Io rimasi seduto.
La guardai mentre continuava quel doloroso cammino, lungo quella distanza che doveva sembrarle enorme. Cos come non poteva che essere in quel momento per lei la distanza che la separava da suo padre.
Rimasi seduto, ma mi sentii sempre più amareggiato, arrabbiato, pieno di risentimento. Perché faceva questo a me? E non riuscivo a sentire l'altra parte della domanda "perché tu fai questo a lei?".
La babysitter non riusc a sopportare la situazione: le corse incontro e la prese in braccio. "No" dissi "lasciala gattonare, non le farà male". Guardavamo la bambina che gattonava con fatica: piangeva amaramente ma stava cercando sempre pi tenacemente di coprire la distanza.
Mi sentii come preso in trappola: no, non le sarei andato incontro. Alla fine la babysitter mi guardò piena di stupore, decise di ignorare la mia proibizione e la prese in braccio. La bambina smise di piangere ed io mi sentii rilassato. Si sentiva adesso confortata da braccia materne, ma era come se io avessi perso la mia bambina.
Spero che non ci sia nessuna vita nel futuro.
Avevo chiesto a Betty di essere d'accordo con me nell'avere un bambino, ed il suo essere stato d'accordo con me le era costato la vita.
Avevo promesso di occuparmi di quel bambino; non era una promessa a Betty, era qualche cosa di inaspettato, un voto a me stesso. Ed era come uno shock, uno shock bruciante, il trovare in me stesso una tale profondità di crudeltà. Ed è da quel momento che ho continuato a ripetermi la frase di Shekespeare nell'Amleto "Ninfa, nelle tue orazioni, siano ricordati tutti i miei peccati".
Parthenope parl spesso di suo padre - e di come suo padre l'aveva aiutata - con accenti diversi e con consapevolezze diverse. Ripeteva spesso il celebre addio del suo viaggio in Italia:
Dovevo partire, appena diciottenne, per un lungo soggiorno di studio in Italia. Il giorno precedente la partenza, mio padre mi disse che voleva parlarmi nel suo studio: entrai nella stanza; silenzio - stava scrivendo, forse non aveva notato la mia presenza. Dopo un po', senza molto entusiasmo, perché mi aspettavo qualche specie di paternale - sarebbe stato anche logico - dissi "Sono qui".
"Ah, sì - ti volevo dire giusto due cose prima che tu parta. Ricordati di andare a vedere anche i quadri contemporanei a Palazzo Pitti," (tanto per dire, guarda che l'Italia, la cultura italiana, non è una cosa del passato, ma vive, cresce) " e poi, questa è per quando ti perdi". "Questa" era una cartina geografica dell'Europa e dell'Asia Minore.
E solo recuperando di suo padre il ricordo di una persona comunque vicina, scriverà nel '98
Il mio ricordo di Bion corna padre è che invece non si dimentic mai cosa vuol dire essere bambino, come ci si pu sentire smarriti e perduti, disperati, affranti, ma anche come si pu essere enormemente felici semplicemente a stare accoccolati in braccia ad ascoltare una favola, o rapiti dalla bravura con la quale il papà o la mamma sanno disegnare un treno, fare dei biscotti, giocare a pallone: Bion di fatti era un gran compagno di giochi e letture per tutti e tre i suoi figli, di quelli che si dedicano totalmente a quanto si sta facendo in quel momento.

Fu solo attraverso questo percorso di recupero del rapporto con suo padre che Parthenope fu in grado ad un certo punto di giocare alternando a "mio padre" l'altra locuzione, "Bion", a seconda delle situazioni. Fu solo attraverso il recupero del pensiero reale di suo padre, quale la franchezza di Cogitations e l'apertura di Memoria del futuro potevano consentirlo, che Parthenope fu in grado di arrivare alle soglie del suo programma, non essere bioniana: perché invero quello che colpisce, è, che la gran parte dei suoi lavori precedenti, specialmente quelli dei primi anni, sono molto bioniani, sono poco liberi, sono profondamente irrigiditi all'interno della dimensione di riferimento della struttura del pensiero bioniano. Ed è veramente ammirevole e significativo cogliere, lavoro dopo lavoro, passo dopo passo, questo processo per cui, nel momento in cui poteva riappropriarsi della storia personale e scientifica di suo padre, Parthenope riusciva a liberarsene.
La libertà arriva ufficialmente dichiarata nel '97 con il convegno. A Torino Parthenope inizia il suo lavoro parlando di questa duplicità:
un amico mi ha fatto notare di come parlo alternativamente di mio padre e di Bion
E poi parla dell'eredità di Bion: il non saltare alle conclusioni, il permanere nell'incertezza, nel dubbio, nella ricerca: il permanere in quello che è davvero importante nella vita di ciascuno di noi, e cioè la genuinità, l'autenticità del nostro percorso. in quel momento che Parthenope diventa sicuramente capace di non essere bioniana. Ma è in quel momento che termina la sua vita.
Faccio ricorso alle parole di Francesca Bion per cercare aiuto nel concludere questo discorso che si chiude cos tragicamente: in un modo che suscita in me cos tanta rabbia per cos tanta fatica, per cos tanto lavoro, per cos tanta onestà, perduti via dalla sorte tragica di quel momento. Scrive Francesca nel libro sulla Conference che è uscito da poco pi di un mese da Karnac Books :
Noi siamo grati per la vita di Parthenope e di Patrizia, e per i doni che esse ci hanno lasciato. E pensiamo che i nostri sentimenti siano ben riflessi in questi versi:
Ci saranno voci, dice il poeta, che continueranno a bisbigliare in queste strade là dove il viandante pu fermarsi qualche istante ad ascoltare. E la giovane vita e il sorriso dei giorni passati di un tempo passato, continueranno a produrre echi che non muoiono.
E per tutto questo - che non muore - grazie, Parthenope ...


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