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A. M. P.
SEMINARI 2001 - 2002
Leandra Taborra*

Il processo d'individuazione nella psicologia analitica



La collocazione di Jung all'interno del campo psicologico, a causa dei suoi svariati interessi e della sua originalità concettuale, appare piuttosto insolita e anche difficile. Egli si muove tra due posizioni: una in cui lo si potrebbe considerare, a livello concettuale, un isolato ed un'altra che lo vede come uno tra gli studiosi che maggiormente hanno contribuito a fare chiarezza sul significato e sui limiti della impostazione psicoanalitica. L'appellativo di psicologia, per quanto riguarda il pensiero junghiano, può essere accettato solamente se viene accolto il suo significato etimologico quale quello di dottrina della struttura dell'anima che fa di Jung l'unico grande discepolo moderno del pensiero gnostico medievale, ossia dice Jung : " Io sono vicino alla Cabala come Freud è vicino al Talmud." La Cabala è l'integrazione della gnosi con il pensiero junghiano.

Prima di conoscere Freud, Jung, svolgendo la sua attività di psichiatra, era giunto per proprio conto alla conclusione che la causa dei disturbi mentali potesse essere fatta risalire ai processi inconsci e per ottenere la conferma di tale ipotesi aveva ideato alcuni test di associazione verbale.
Dal 1909 Jung iniziò a studiare per proprio conto, scrisse molto ed intraprese una serie di viaggi nel mondo. Egli passò parecchio tempo nell'Africa del Nord, presso i Pueblo dell'Arizona e del Nuovo Messico negli Stati Uniti d'America ed infine in India, dove venne insignito di diversi titoli accademici, sia a Benares che a Calcutta.3 Questi viaggi gli offrirono l'opportunità di arricchire il bagaglio di conoscenze relative ai processi dell'inconscio e ad alimentare il forte interesse, che restò vivo dentro di lui per tutta la vita, nei confronti dell'antropologia, delle religioni, delle tradizioni popolari e dei miti.
Con lo studio e l'interpretazione dei miti, Jung introdusse nel mondo della psicoanalisi alcune interessanti novità : un nuovo concetto della libido, non più considerata come energia sessuale, così come era stata concepita da Freud, bensì libido come "energia psichica" che si esprime naturalmente sotto forma di simboli universali a noi noti attraverso lo studio della mitologia comparata. possibile riconoscere in questo concetto i prodromi di quella che sarà l'originale concezione junghiana dell'inconscio collettivo e degli archetipi.
La formulazione di concetti che allontanarono Jung da Freud, con il quale ruppe definitivamente nel 1913, lo condusse a sviluppare un proprio sistema psicologico che egli nominò "psicologia analitica" per evitare confusione con la "psicoanalisi" della scuola frudiana.
Jung, come ho accennato, è stato spesso accusato di essere un mistico, un metafisico, un neognostico, ecc. ma egli ha sempre asserito di non essere un filosofo, bensì un empirista che descriveva tutto ciò che aveva avuto modo di osservare nel corso della propria attività psichiatrica e psicoterapeutica. Non vi è dubbio, però, che il materiale primo del suo edificio concettuale gli sia stato fornito dalla sua "nekia",3 cioè dal suo viaggio attraverso l'inconscio, il quale, insieme alla sfera della coscienza, costituisce per Jung la struttura edificante della psiche umana. L'Io partecipa di entrambi i campi, sia di quello della coscienza che di quello dell'inconscio, i quali non solo si integrano ma sono in relazione complementare e compensatoria l'uno rispetto all'altro. (Per Jung l'Io è "un complesso di rappresentazioni che costituiscono il centro del campo della mia coscienza e mi sembra dotato di un alto grado di continuità e di identità con se stesso (p.629)",35 egli, inoltre definisce la coscienza come "la funzione o attività che intrattiene le relazioni dei contenuti psichici con l'Io .......Le relazioni con l'Io, se da questo non sono avvertite come tali, sono inconsce (p.596)".35 ) Al di fuori della coscienza risiedono sia i contenuti momentaneamente allontanati ma che possono essere richiamati in qualunque momento, sia quelli che vengono repressi perché sgradevoli, ossia "ogni sorta di cose dimenticate, represse, percepite, pensate o sentite in modo subliminare (p.596)"35. Jung chiama tale campo "L'inconscio personale" per distinguerlo dall'"inconscio collettivo", il quale abbraccia contenuti che non sono più specifici per il nostro io individuale, e che derivano dalla struttura ereditaria del cervello (p.690)".35
Tale patrimonio è comune a tutti gli uomini e forma il fondamento di ogni psiche individuale. Jung, nel 1938, in "Kindertrumseminar" afferma che "L'inconscio è più antico della coscienza. ' il dato originario da cui emerge sempre la nuova coscienza ".36
Per Jung, tuttavia, il mezzo più utile ed efficace per conoscere il meccanismo e i contenuti dell'inconscio consisteva nello studio dei sogni. Essi sono costituiti da elementi consci ed inconsci, noti ed ignoti che possono avere diversa origine: dai cosiddetti "residui della giornata" fino ai più profondi contenuti dell'inconscio. Il loro linguaggio è arcaico, simbolico, prelogico: è un linguaggio per immagini e il loro senso può essere arguito solo attraverso un adeguato metodo di interpretazione.
Altre manifestazioni inconsce considerate come tali da Jung sono le fantasie e le visioni, affini ai sogni, caratterizzate da un significato recondito e da uno manifesto, e derivanti anch'esse dall'inconscio personale o dall'inconscio collettivo. I contenuti dei sogni, delle fantasie e delle visioni che provengano dall'inconscio collettivo possono essere facilmente compresi attraverso i motivi mitologici, i simboli storici e le reazioni particolarmente intense che tradiscono sempre un'origine dagli strati più profondi. Jung chiama "archetipi" questi motivi e questi simboli e così a tale proposito si esprime: " Essi rappresentano o personificano certe condizioni istintive dell'oscura psiche primitiva, della radice vera e propria , ma invisibile della coscienza........Essi possono essere definiti anche "organi dell'anima".8 (Fu attraverso l'esperienza psicotica allucinatoria di un suo paziente che Jung arrivò a formulare per la prima volta l'idea di archetipo. La rappresentazione figurativa delirante descritta dal paziente fu ritrovata da Jung, casualmente, in un libro di Dieterich, uno storico delle religioni. Il testo trattava della liturgia della religione mitriaca. Escludendo per certo che il paziente potesse aver mai letto tale libro, Jung fu indotto a pensare che esistessero simboli universali e che questi dunque potessero apparire sia nei miti religiosi, sia nei deliri degli psicotici3.)
36 Gli archetipi possono dunque apparire nei sogni, possono essere evocati forzando l'immaginazione o utilizzando il disegno spontaneo. Può esistere una varietà quasi infinita di archetipi, alcuni di essi lontanissimi dalla coscienza ed altri più immediati. Il nostro Io potremmo dire che subisce la gravitazione di figure simboliche archetipiche alcune delle quali sono caratteristiche per le tappe principali del processo di individuazione, che può essere considerato la nozione principale del sistema psicologico junghiano e della sua terapia.
.36 "Individuarsi" significa "divenire un essere singolo" e, se intendiamo per individualità la nostra ultima, incomparabile, peculiarità, individuarsi allora significa "divenire il proprio Sé integrale (p.130).": ossia ritengo opportuno specificare l'insieme conscio e inconscio, ovvero quella Totalità che esprime la nostra autenticità ed è per questo che Jung chiama l'archetipo che alimenta quanto detto l'Archetipo della Totalità.
Il processo d'individuazione rappresenta un percorso analitico intensivo che, rispettando l'integrità della coscienza, conduce fino al Sé, sorgente e ragione ultima del nostro essere psichico.
Jung per rappresentare il processo d'Individuazione utilizza il mito di Teseo (in Simboli della trasformazione) : "Teseo e Piritoo volevano rapire Proserpina agli inferi. A questo scopo essi discesero nel mondo sotterraneo passando per la voragine del boschetto di Colono. Guinti che furono in basso, vollero prendere un pò di riposo, ma rimasero attaccati alle rocce, cioè in altri termini, alla madre, e furono perduti per il mondo terrestre. In seguito solo Teseo venne liberato da Eracle che appare così nella figura del salvatore che trionfa della morte" (Jung 1912).
La prima tappa del processo di individuazione porta alla conoscenza dell'Ombra, l'"altro lato" nostro, il "fratello oscuro", invisibile, ma inseparabile da noi. Essa è la figura più prossima alla coscienza e tra tutti gli aspetti della personalità è il primo ad emergere nel corso di un'analisi. L'incontro con l'ombra fa prendere coscienza di quelle caratteristiche personali che l'individuo desidera nascondere agli altri e a se stesso, è quella disposizione primordiale collettivamente umana della nostra natura "che è rifiutata per ragioni morali o estetiche e che non si lascia prevalere, perché è in contrasto coi principi coscienti(p.134)."36 Scrive Jung : " l'elemento più antico è la base istintiva, chi trascura gli istinti cadrà nelle loro insidie". Più l'uomo cerca di nasconderla a se stesso più l'Ombra tende ad attivarsi e a compiere azioni malvagie. L'Ombra può anche essere proiettata e far vedere all'individuo le proprie caratteristiche oscure riflesse in un'altra persona, scelta come capro espiatorio e alla quale viene addossata sempre la colpa di tutto.
La seconda tappa del processo di individuazione è caratterizzata dall'incontro con quelle figure psichiche che Jung chiama coi termini latini "Anima", nell'uomo, e "Animus", nella donna. Queste due figure archetipiche rappresentano la parte di psiche che ha a che fare col sesso opposto e indicano sia la modalità del nostro rapporto con esso, sia il deposito dell'esperienza collettiva umana a riguardo. ' possibile leggere nelle tante manifestazioni sintomatiche che i pazienti portano in analisi un conflitto tra l'immagine di sé offerta al mondo e le immagini interne del maschile e del femminile. La risoluzione di tale conflitto consente all'uomo e alla donna di ristrutturare una personale identità di genere. La presa di coscienza della realtà della vita libera la componente femminile della divinità, la scintilla divina, la quale si integra con la componente maschile (col Dio Padre) (si potrebbe obbiettare che se attraverso il processo d'individuazione vengono accettate consapevolmente le proprie componenti maschili e femminili la meta del processo potrebbe sottintendere la realizzazione di una "non differenziazione" tra uomo e donna. Entrambi sarebbero maschio e femmina. Ma il processo d'individuazione non è un percorso che sottrae l'uomo dal confronto con il mondo esterno, esso ha due aspetti fondamentali : da un lato è un processo d'integrazione interiore, soggettivo e dall'altro è un processo oggettivo di relazione e il senso della propria identità implica la relazione con l'altro come diverso da sé, esso cioè si struttura confrontandosi, scontrandosi e misurandosi nei rapporti interrelazionali.
La molteplicità delle forme con cui si manifestano l'Animus e l'Anima può essere inesauribile. L'Anima, può apparire tanto con sembianze di dolcezza che come strega, dea, angelo o demonio, ecc. Figure caratteristiche di Anima sono "Kundry", nella leggenda di Parsifal e "Andromeda" nel mito di Perseo; forme artistiche sono la Beatrice della Divina Commedia e l'Antinea dell'Atlantide di Benoit. Le manifestazioni dell'Animus possono essere rappresentate da Dionisio, da Barbablù, dal pifferaio magico, oppure dall'Olandese volante e da Sigfrido. Una successiva pietra miliare dello sviluppo interiore è sicuramente rappresentata dall'archetipo del Vecchio saggio, il quale personifica il principio spirituale. Il grande saggio è l'immagine guida essenzialmente spirituale che guida alla meta ultima del processo d'individuazione.
L'ultima tappa sulla strada dell'individuazione è rappresentata dalla figura archetipica del Sé, la quale conduce ad un congiungimento dei due sistemi psichici parziali: la coscienza e l'inconscio. Questo compito è sul piano spirituale uno dei più gravosi per l'uomo; la sintesi degli opposti è considerata per es. nella Cabala come il più difficile dei compiti i quali se riescono attirano la più grande delle benedizioni. É' implicito nello spostamento dell'accento psichico che ne consegue una metamorfosi della personalità, un mutamento di atteggiamento nei confronti della vita.
Vorrei riportare un'espressione della Jacobi relativa alla definizione della psicoterapia di Jung che ella non considera tanto un metodo analitico, nel senso usuale del termine, quanto una "via di salute" in tutti i sensi della parola ed aggiunge che "non c'è spiegazione teorica che basti chiarire a fondo l'edificio concettuale di Jung; per comprenderlo appieno, bisogna aver sperimentato su di sé la sua efficacia.........viverla, o meglio soffrirla (p.81)."36
Il processo d'Individuazione segue costantemente l'evoluzione dl pensiero di Jung che lui stesso ci offre quale possibile via di consapevolezza. Egli considera tale processo un'esperienza tipicamente umana tale da poter essere soddisfatta in tre modi diversi :
1) "nel senso della trasformazione cristiana" ("Se non diventerete come i fanciulli"), oppure come esperienza Satori nello Zen ("mostrami il tuo volto originario") o come processo di sviluppo psicologico in cui l'originaria disposizione alla totalità diviene evento cosciente.
Dice Jung : " al di là della coscienza, esiste in ogni individuo una disposizione inconscia a diffondere per così dire universalmente, a produrre ovunque e sempre, simboli uguali, o almeno molto simili":(Jung 1950). I simboli del processo rimandano sempre a una totalità che si esprime nel cerchio e nella quaternità. Il simbolismo della quaternità è individuabile secondo Jung nel dogme dlla Trinità quale rappresentazione di aspetti puramente spirituali unitamente ai quali appare un quarto elemento : la madre di Cristo. Elemento che ci immette nella dimensione della materia, della fisicità e degli istinti. É interessante notare che l'Assunzione corporea di Maria in cielo, elevata a dogma nel 1950 da Pio XII avvenne due anni dopo che Jung aveva esposto questa tesi.
La quaternità dell'immagine divina è dunque un'immagine speculare del Sé o inversamente il Sè è "imago Dei in homine".
Il processo d'individuazione avendo come meta il Sé, quale sintesi di conscio e di inconscio, di fatto "subordina il molteplice all'Uno", ma L'Uno é Dio e ciò che in noi gli corrisponde è l'Imago Dei, l'immagine di Dio. E l'imago Dei si esprime sì nel Mandala ed è parimenti incarnata in Cristo. Gli alchimisti espressero fin dai tempi più antichi questo paradossale stato di cose con l'immagine del "serpente che si morde la coda". Questa circolarità che l'immagine presenta e che richiama l'Uroboros il serpente circolare, antico simbolo egizio, che è uomo e donna, genera e concepisce, divora e partorisce, é attivo e passivo, è sopra e sotto contemporaneamente, la ritroviamo nei mandala.
I mandala nella loro configurazione circolare sono "luoghi di nascita, involucri, per così dire, da cui si nasce, fiori di loto da cui emerge un Buddha". Il loro motivo di base è l'idea di un centro della personalità. Questo centro non sentito né pensato come Io, ma se così si può dire, come Sé.
A questa totalità appartiene in primo luogo la coscienza, poi il così detto in conscio personale, infine un segmento infinitamente vasto dell'inconscio collettivo, i cui archetipi sono comuni a tutto il genere umano.
Quaternità e cerchio dunque sono espressioni di una totalità psichica. Il quattro e l'unione delle coppie degli opposti hanno un importante valore simbolico e ci consentono di comprendere la meta a cui tende il Processo di individuazione.
Integrare il conscio con l'inconscio indica infatti la coniuctio di bene e male, materiale e spirituale, yin e yang. Ed è in questo senso che Jung afferma che il Processo D'Individuazione è un "mysterium coniuctionis".
I simboli della totalità si mostrano fin dall'infanzia come dimostrano i sogni dei bambini. (Fordham). La totalità quindi appare per certi aspetti come un "a priori", un "preesistente" e ciò farebbe supporre l'esistenza già data del Sé. Ma Jung afferma che si "tratta di qualcosa di esistente" che deve essere ancora composto". Egli parla di "totalità potenziale", di una predisposizione al raggiungimento della finalità ultima. L'uomo sarebbe spinto dalla presenza inconscia del Sé a percorrere un cammino individuativo che gli permette di rendere manifesto ciò che già esisterebbe in lui.
In questo senso il Sé potrebbe essere visto da un lato come figlio in quanto generato dall'integrazione dei contenuti consci ed inconsci e dall'altro come Padre per quanto sollecita l'uomo ad abbandonare la naturale dimensione di inconsapevolezza.
Nello gnosticismo Saturno era al contempo Vecchio e Giovane, così come lo era Mercurio per gli alchimisti. Anche Cristo è figlio dell'uomo ma parimenti in quanto Logos è principio creatore e generatore di coscienza. Il Logos è assunto da Jung quale vero "principium individuationis", senza il quale l'esistenza del mondo non potrebbe essere percepita.
Il processo d'individuazione è dunque "la Tensione non lo stato di quiete, che spinge l'uomo alla ricerca della propria identità:" Jung a tale proposito scrive :" come né l'oro filosofico né il Lapis Philosophorum sono mai stati fabbricati nella realtà, così nessuno è mai riuscito a raccontare fino in fondo la storia di tale processo, almeno a orecchie mortali, perchè non tanto il narratore, quanto la morte pronuncia il "consummatum est".
Infine il Processo d'individuazione si configura sia come principium (prius quello che era prima), sia come divenire insito nella processualità. principio in divenire e divenire del principio, poichè quanto in origine è dato, trova la possibilità di svelarsi e rivelarsi nella realtà.
In questo senso il percorso individuativo può essere considerato il paradigma della dimensione prospettica, un progetto di una autorealizzazione che, Deo concedenre, si rende possibile nel confronto con la propria interiorità e con il mondo.

*A cura della Dr.ssa Leandra Taborra in sostituzione del Prof.Tedeschi
leandrataborra@tiscali.it


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