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A. M. P.
SEMINARI 2000 - 2001

Kritikou M., Menoutis V.
(Hellenic Association Of Groupanalysis And Group Psychotherapy)

Gli archetipi dei fratelli buoni e cattivi nella mitologia greca



Gli archetipi della Grande Madre e del Grande Padre sono di grande importanza nel Gruppo Intermedio. R. Pisani, seguendo la teoria di P. de Marè relativa al Gruppo Grande ed Intermedio scrive: “Al livello primordiale appaiono gli archetipi dell’inconsio collettivo. Parlando di trasmissione transgenerazionale gli archetipi non possono essere ignorati.”
Il nostro lavoro riguarda gli archetipi dei fratelli nella mitologia greca, la loro relazione con quello del Grande Padre e della Grande Madre ed inoltre la loro influenza sulle dinamiche dei gruppi grandi ed intermedi. Archetipi dei fratelli buoni e cattivi. La circolarità del loro potere creativo e distruttivo non può essere ignorato nei gruppi grande ed intermedio dove il dialogo si oppone alla dissoluzione del gruppo e ai fenomeni dei sottogruppi e del capro espiatorio.

Quattro miti che riguardano la creazione e l’origine dell’universo.

1. Secondo il mito pelagico (mare aperto) della creazione all’inizio era il Caos dal quale Eurinome (la Grande Madre) emerse nuda. Ofione (il serpente) (Grande Padre) danzava con Eurinome finchè fu sopraffatto dal desiderio e si accoppiò con lei. In seguito Eurinome prese l’aspetto di un piccione femmina e generò l’uovo dell’Universo. Dietro suo ordine Ofione avvolse l’uovo sette volte, finchè questo fu diviso in due parti. Dall’interno di esso furono generati il sole, la luna, i pianeti, le stelle e la terra con i suoi esseri viventi.

2. Miti Omerici e Orfici della creazione
a. Mito Omerico
In due brani dell’Iliade (XIV, 201-246) si dice che gli Dei sono nati dall’Oceano (Grande Padre) la cui moglie era Tizia (Grande Madre) la madre fertile che dà la vita e morte.
b. Mito Orfico
Gli Orfici dicono che Anemone (vento) (Grande Padre) ottenne con lusinghe la Notte (Grande Madre). In seguito la Notte generò, nel Buio, un uovo d’argento dal quale venne fuori Eros che è anche chiamato da alcuni Fanete. Eros mise in moto l’Universo e la Notte apparve come una Trinità: Notte, Ordine e Giustizia.

3. Mito Olimpico della creazione.
All’inizio la Madre Terra emerse dal Caos e generò Urano (Cielo) che tramite la pioggia fertilizzò Gea (Terra). I primi figli di Gea furono i giganti dalle cento braccia: Briareo, Gia e Cotto.

4. Miti filosofici della creazione
La cosmologia di Esiodo è quella più complicata e dotta. Esiodo scrive: “Prima di tutto c’era il Caos, poi ci fu Gea dal seno aperto, sostegno eterno e stabile di tutte le cose, ed Eros il più bello degli immortali che conquista il cuore degli dei e degli uomini e vince i saggi consigli”.
Caos, Gea ed Eros sono i tre elementi primordiali di cui il primo precede gli altri.
Aristotile spiega il Caos come l’intervento che si apre per contenere e precedere tutto.
Dopo il Caos venne Gea, non terra ma sostanza terrestre in corso di formazione.
Eros non è il magnifico dio alato di Prasssitele. Non può essere il dio dell’amore, poiché né gli uomini né gli dei erano ancora nati.
Questo Eros primitivo della cosmologia è una immagine mitologica che si sviluppa attorno ad un idea astratta. E’ la “forza di attrazione che mette insieme le particelle primordiali e le combina tra loro” (Maury, “Relig. De la Grece”, p.350). Egli non crea nulla da se stesso, ma con la sua energia tutti gli elementi e tutti gli esseri tendono ad unirsi e da questa unione origina la vita.
Fuori dal Caos vengono Erebo e Notte. Erebo si sparge sotto la terra e dà luogo al buio intermittente. Qui Erebo e Notte personificano il Buio primario ed i suoi due elementi: il maschio e la femmina. Questi due elementi si uniscono e generano Etere e Giorno: che significano la luce delle altre regioni dell'atmosfera e la luce dell'atmosfera della terra.
Questo è il primo risultato dell’amore: con esso il buio genera la luce.
Gea non impiega molto a generare Urano, il cielo stellato, la cui calotta la copre interamente e sarà usata come residenza degli “immortali benedetti”. Dopo genera le grandi montagne ed i mari profondi.
Da ora in poi Gea si unirà ad Urano per generare più elementi. Il loro matrimonio sarà l’origine della vita universale. E’ la coppia primaria, la coppia immortale. All’inizio della loro unione è generato Oceano (oceano) il fiume e tutti i fiumi.
Dopo molte divinità sono generate: “Ceo, Crio (montone) Giapeto, Tia, Rea, Temi, Mnemosine, Febe, Teti ed infine Crono il più giovane con i suoi abili consigli” (Teogonia, p.34-37). “Dopo Gea generò i duri Ciclopi: Bronte, Sterope, Arge che diedero a Zeus il fulmine ed il tuono” (p. 148 - 153).
In seguito nacquero da Urano e Gea esseri giganti e mostruosi il cui corpo enorme ha cinquanta teste e cento braccia. Sono Cotto (l’appassionato), Briareo (il forte), Gia (con parti enormi); figli terribili, detestati dal loro padre dal mometno della nascita, e che nutrono a loro volta un odio inesorabile per Urano. Da tutto questo vediamo che Urano venne fuori dalle viscere della terra e ritornò ad esse. La Terra era la Materia e Urano lo Spirito, che penetrava nella sua sostanza distruggendola (generando mostri) e nello stesso tempo fertilizzandola (generando fratelli creativi).
Prima della sua unione con Urano, Gea era assetata e sterile; si lasciò così andare verso Eros, la Forza irresistibile. Così la Materia (Gea) ebbe la sensazione della grandezza della creazione ed in seguito i terremoti ed i cicloni distruttivi la scossero. Esiodo li presentò come Ciclopi, Titani e Giganti fratelli, con forze distruttive, conflitti, ribellione e distruttività. Sono i poteri neonati della Natura che portavano in sé la forza evolutiva (fratelli buoni) e la distruttività (fratelli cattivi): l’Unione insieme alla Antitesi, la Nascita insieme con la Decadenza, il Buono che coesiste con il Cattivo.
Gea porta in sé Dihonia (la discordia). E’ la Materia che vuole che i suoi figli siano profondamente attaccati alla Terra. Tuttavia Urano, che ebbe una parte così grande nel lavoro di creazione volle fermare il corso della distruzione. Appena i figli nascevano li affondava nelle viscere di Gea. Gea ribellandosi alla crudeltà del marito armò contro di lui Crono, il più abile ed il più obbediente dei suoi figli. Crono sorprese il padre lo mutilò e buttò via i resti morti della sua mascolinità. Questi resti divini caddero nel mare galleggiando in superficie: la schiuma bianca si unì ad essi e da questa nione nacque Afrodite.
La condanna di Urano all’impotenza e la venuta al potere di suo figlio Crono segna una nuova fase della evoluzione della Creazione. Urano aveva tentato di fermare questa evoluzione distruggendo i propri figli. Fu così punito per i suoi sforzi oppressivi. Il lavoro di nascita si rifermò per un momento, riprese il suo corso di nuovo sotto la direzione di Crono che è il tempo, il quale da questo momento in poi regola il corso delle cose.
In seguito Crono si unisce con Rea, che non è sua sorella, una divinità della terra. Rea la Cosmogenica (quella che scorre) è la dea del movimento, della successione e della durata. La natura eterna, vincitrice dei primi ostacoli del progresso continuerà la sua evoluzione.
I Titani, le forze primitive, che erano prigionieri di Urano, trovano la libertà e nuove generazioni di divinità appaiono.
Notte genera Tanatos (morte), Ipno (sonno) e Oniro (sogno) generano anche Fato, Nemesi, Dolo (truffa), Akolasia (vizio), la terribile Geratia (vecchiaia) e la infuocata Dihoria (inimicizia) . Dihoria generò Pono (dolore), Motho (duro Lavoro), Mahes (combattimento) e Horko (bestemmia).
L’universo è ancora lontano dal suo completamento e prima che assuma la sua forma definitiva verrà una nuova rivoluzione.
Il secondo padrone del mondo Crono avrà la stessa fortuna del primo poiché anche lui tenterà di mettere ostacoli al progresso della creazione ingoiando tutti i figli neonati di Rea. Soltanto uno riesce a sfuggirgli grazie a un trucco di sua madre. Zeus che sfuggì alla voracità di suo padre e riuscì ad incatenarlo costringendolo a restituire in vita gli dei (suoi fratelli) che Crono aveva ingoiato. Pertanto Crono (tempo) ingoia tutto inutilmente: la vita della natura e la fertilità non saranno interrotte. Attraverso i miti appare chiaramente che il mondo non raggiunge improvvisamente e facilmente uno stato di equilibrio ed armonia. Ha raggiunto questo stato con molte rivoluzioni e con una serie di progressi oscuri nulla potè arrestare il suo corso.
Ordine prevarrà realmente quando Zeus vincerà tutte le forze ostili (la battaglia dei Titani).
I Titani sono dodici (sei maschi e sei femmine) e sono figli di Gea e Urano.
La battaglia dei Titani è la lotta dei figli di Gea ed Urano contro i figli (buoni) di Crono il cui leader è Zeus. Dobbiamo prendere nota che non tutti i Titani combattono contro gli Olimpici. Tra altre Titani femmine, Temide e Mnemosine saranno in seguito dalla parte di Zeus e diventeranno sue mogli.
Temide genererà Dike (processo), l’idea dell’ordine e della legge. Mnemosine è il ricordo; è il passato che si perpetua nel corso del tempo.
Alla battaglia dei Titani Zeus non distrugge tutti i Titani senza eccezione; si è limitato a mettere disciplina a ciò che è mostruoso e senza ritmo che essi hanno.
Per sei anni i Titani ed i figli di Crono furono torturati da una lotta pazzesca, posizionati gli uni sul monte Orti e gli altri sul monte Olimpo. Zeus pensò allora di liberare i tre Giganti (Cotto, Briaro e Gia) dai tartari dove il loro padre li aveva chiusi. La loro interferenza andrà a vantaggio di Zeus portandogli la vittoria. Così Zeus potè vincere i Titani con l’aiuto di altri Titani, suoi alleati. Riuscì a vincere le forze tempestose e numerose della natura contrapponendo loro forze ugualmente potenti. La lotta comincia tra le due parti armate di sassi enormi. Il rumore della battaglia scuote il cielo, la terra e il mare penetrando in profondità fino ai Tartari. All’improvviso Zeus stesso prende parte alla battaglia facendo rimbombare il tuono e lampeggiare i fulmini, scagliando il tuono senza sosta. Alla fine la vittoria è conseguita dai due giganti, alleati di Zeus, che scagliano sui Titani trecento sassi. Abbattono i Titani e li affondano nel Tartaro. Con la sconfitta dei Titani sembrava che l’universo si sarebbe pacificato e sottomesso agli Dei dell’Olimpo, ma ciò non avvenne.
Molte battaglie si susseguirono, di cui la maggiore fu quella dei Giganti. I Giganti non erano immortali. La loro madre Gea addolorata per l’eliminazione dei Titani, incitò i Giganti a ingaggiare nuove battaglie contro Zeus e gli Olimpici. La battaglia ebbe luogo lungo la via dell’Olimpo, nella regione Palline nella Colchide. Zeus e Atena sono in prima linea nell’accampamento degli Dei. Altre divinità (fratelli) intervengono: Era, Apollo, Efesto, Artemide, Poseidone, Afrodite, Ecate e Fato. Zeus in questa battaglia chiede aiuto al figlio mortale Ercole.
I fregi dei vecchi templi di Atena erano decorati con la rappresentazione della battaglia dei Giganti ed il loro assassinio da parte di Engelado (scuotitore della terra). Atena lo sconfisse e lo seppellì nell’isola della Sicilia. Oggi consideriamo il risveglio di Engelado, la causa dei terremoti.
In queste due battaglie vediamo il sostegno del gruppo dei fratelli, dei due gruppi in guerra, malgrado le rivalità personali.
Natura, nell’ultimo tentativo di fertilità mostruosa genera un nuovo Titano: Tifeo, figlio di Gea e di Tartaro, che lottò anche con Zeus. Di nuovo un conflitto terribile ebbe luogo e scosse l’Universo. Ancora una volta la vittoria fu di Zeus.
Questa lotta fu l’ultimo atto di resistenza alle forze sconvolgenti e terribili verso la legge della Creazione.
Zeus diviene lo spirito supremo che dirige l’universo, mantiene l’equilibeio e sorveglia sul mantenimento dell’ordine fisico ed etico. Era divenne Panellenica. Ella è l’unica moglie legale di Zeus (sebbene fosse sua sorella, figlia di Crono e di Rea). Era è l’ultima divinità con cui Zeus si congiunge. All’inizio sposò Meti (saggezza) e la assimilò rinchiudendola nei suoi intestini. In seguitosi congiunse con Temi ed Aurinone (ordine e bellezza), madre delle Cariti.
Così le mogli successive di Zeus sono, dal punto di vista della Teogonia, le caratteristiche attribuite alla sua essenza divina. Inoltre i figli nati da loro, come direbbero gli Alessandrini, sono le “esistenze” di questa forza regolatrice e suprema saggezza. Notiamo così l’incorporazione degli elementi creativi dell’Archetipo della Madre fino all’Archetipo finale del Padre con molti elementi materni creativi.

Zeus e Meti - La nascita di Atena
Secondo Esiodo Meti era la personificazione della saggezza. Zeus per evitare una profezia secondo cui il figlio di Meti lo avrebbe detronizzato, la divorò mentre era incinta ed incorporò la saggezza. Quando venne il tempo di partorire Zeus ordinò ad Efesto di spaccargli il cranio da cui Atena saltò fuori “vibrando una lancia appuntita”.

Zeus e Maia (figlia del Titano Atlante e Pleione): nascita di Ermes, dio pieno di risorse, guida, messaggero e pieno di inventiva.

Zeus e Leto (figlia del Titano Chio e Febe): generò a Delo Apollo (dio della luce) e Artemide (dea della caccia).

Zeus e Demetra: nascita di Persefone.

Zeus e Mortali : (niobe, Io, Callisto, Europa ecc.)

Zeus e Danae (il concepimento dopo Zeus divenne pioggia d’oro): generò Perseo.

Zeus e Era: nascita di Ivo e Ares.

Zeus e Semele: nascita di Dioniso. Una trama di Era portò Semele ad essere bruciata mentre era incinta. Zeus nascose il bambino nella sua coscia per nove mesi e dopo lo separò. Così Dioniso nacque, dio del vino e della gioia.

Zeus e Alemena: fu l’ultima mortale che Zeus amò. Era sposata ad Anfitrione. Zeus prese l’aspetto di Anfitrione e nove mesi dopo Alemena generò l’eroe più glorioso, Ercole.

Zeus e Leda (sposata con Tindaro): Leda e Tindaro generarono Clitennestra.
Leda rimase incinta la stessa notte con Tindaro (e generò Castore) e con Zeus generò Polluce ed Elena).


Le caratteristiche della divinità di Zeus sono molto importanti relativamente al simbolismo etico
del valore della vita e della società ed al loro trasferimento attraverso il dialogo nei gruppi grande ed intermedio.

Nella società umana Zeus è il dio della Giustizia che decreta le regole e le fa rispettare dagli altri.
Ha a fianco Temide e la figlia Dike (giustizia personificata) la vergine santa, che è onorata dagli dei.
Zeus è il dio vendicatore, che insonne veglia sull’ordine morale e quando quest’ordine è disturbato c’è sempre espiazione. La sua giustizia è inevitabile ed inaspettata, ha luogo quando vuole con una rabbia divina, con scoppi improvvisi colpisce con fulmini e tuoni e se i colpevoli sfuggono pagheranno i loro discendenti. Possiam vedere così che l’idea dell’eredità etica esiste. Questa idea falsa che ci fa ribellare è una grandiosità superstiziosa per la famiglia greca. Lo spirito greco lotta con uno dei problemi più difficili dell’esistenza umana e lo risolve con una emozione più alta della giustizia divina.
In aggiunta Zeus è un dio misericordioso che non ha solo potere e giustizia ma anche bontà.

Zeus Meilichios: è il dio pieno di dolcezza e amore ed inoltre perdona il peccato quando gli si chiede. Zeus non solo protegge gli individui veglia anche sui differenti gruppi umani, dalla famiglia alla nazione.
Zeus Herkeios : è il protettore della casa.
Zeus Herpheskos: è il dio della famiglia.
Zeus Ktesios: è il dio che offre amore.
Zeus Gamelios
: è il protettore del matrimonio. Regola anche i legami naturali
Zeus Phillios: è il dio dell’amicizia.

Gli effetti di queste caratteristiche si diffusero in tutta la vita politica di Atene. Le sue rappresentazioni erano nell’aula del parlamento in cui gli incontri avvenivano sotto la sua protezione come autore di tutti i buoni consigli ed ispiratore di eloquenza. La sua azione protettiva prese in considerazione il ciclo della città e si diffuse a altre città. Da queste caratteristiche di Zeus possiamo vedere il valore della sociocultura in relazione alla biocultura dei gruppi sociali.
La figura di Era deve le sue origini alla stessa percezione Fisiocratica da cui Zeus era nato. Essa è la grande divinità femminile del cielo. L’origine del nome Era proviene o dall’antica parola era (che significa terra), o dalla parola greca hero, in latino hera la parola femminile di heros (eroe), oppure dal sanscrito suor che significa cielo. Zeus ed Era hanno caratteristiche simili, ambedue divinità legate da una profonda unione. Si incontrarono e si innamorarono e molto prima che divenissero padroni dell’Olimpo; durante il periodo di Crono avevano una relazione segreta, sebbene i loro genitori fossero contrari. Questa tradizione, che ha un’origine teogonica, tende ad assimilare l’unione di Zeus ed Era con quella di Crono e Rea, Urano e Gea: ci mostra le due divinità, la coppia immortale della mitologia antica, la cui fertile unione preserva la vita dell’intera natura. Questa unione combina nella fantasia mitologica l’opposizione della relazione coniugale dei due dei
1. o i piaceri sensuali del matrimonio
2. o le discussioni della vita coniugale

Ares: L’esempio più caratteristico dell’archetipo negativo della relazione fraterna tra gli dei è Ares. Max Muller collega il nome del dio greco Ares (Arephs), così come il nome del dio latino Marte con la radice sanscrita mar, dalla quale provenne nella mitologia Vedica il nome Maruts, gli dei delle tempeste. Marut, la tempesta è letteralmente il “brivido” che si contrappone al personaggio del dio greco Ares.
Ares è il dio che crea tumulti terribili in cielo (fratelli immortali) ed in terra (mortali). E’ il figlio di Zeus ed Era ed ha le caratteristiche di sua madre violenta e con carattere difficile. Quando Diomede lo ferì, ruggì tanto forte quanto nove o diecimila guerrieri in battaglia; questo urlo gelò di paura sia i greci che i troiani.
Gli dei che oscurarono il cielo sono considerati nemici degli dei del cielo splendente. Un tale dio è Ares. Egli non si unì con i titani e così è membro della società dell’Olimpo. Il suo carattere violento lo rende detestabile agli immortali. Zeus gli dice:” di tutti gli dei dell’Olimpo tu sei il più odioso poiché provi piacere nel disaccordo e nella guerra”.
Il suo principale nemico è Atena, la dea della Saggezza e della Luce. Nell’Iliade ella o arma il braccio di Diomede contro Ares oppure lo attacca e lo ferisce mettendolo giù.
Ares non fu mai ucciso (essendo immortale) ,è sempre sconfitto nella battaglia contro i suoi fratelli divini luminosi: Vediamo qui chiaramente che la buona parentela supera in numero di relazioni e potere quella cattiva. E’ menzionata anche una grande battagli tra Ares ed Ercole (semidio, suo fratello) che termina con la sconfitta di Ares che, ferito, ritorna sull’Olimpo.
Sebbene le altre divinità intervengono nelle battaglie degli uomini per difendere le persone o gli eroi che proteggono, Ares non ha amici o nemici, egli è capriccioso, colpisce dappertutto, ama la battaglia per la lotta, per il massacro e per la morte. Una delle compagne di Ares è Eris, la Discordia assetata di sangue. I suoi leali servitori sono Deimos (spavento) e Fobos (paura) che bardano i loro carri e lo seguono dovunque. La relazione di Ares con Afrodite dà una dimensione calma al Dio Tempesta che si spoglia della sua cattiveria e del suo potere per affascinare la bella Natura e affascinare irresistibilmente la potente dea dell’amore. Ares e Afrodite ebbero quattro figli: Fobos (paura), Deimos (spavento), Erotos (eros), Armonia.


Dioscuri

Tra le leggende di Laconia e Messenia si distingue il mito dei Dioscuri, come esempio del potere di buon amore fraterno. Le genealogie che riguardano i legami tra i vari dei o eroi di Messenia e Laconia hanno un collegamento immediato con i nomi di città, fiumi e montagne.
In riferimento a queste genealogie l’indigeno Lelex si unisce con Nacada e diviene padre di Eurota (fiume). La figlia di Eurota è Sparta (città) che sposa Lacedemone (figlio di Zeus e della ninfa Tegeta). Da questo matrimonio nasce Amicle (città vecchia).
Amicle ha molti figli, di cui i più famosi sono Giacinto(nome di fiore, favorito di Apollo) e Chinorta. Periere è figlio di Chinorta, che ebbe anche molti figli (con una delle figlie dell’eroe Perseo). I suoi figli più famosi sono Tindaro, Afareo e Leucippo. La moglie di Tindaro fu la bella Leda, figlia del re Tespia di Etolia. Zeus (sotto forma di un cigno) si uni con Leda ed ebbero due figli: Elena (conosciuta per la sua bellezza) e Polluce (eroe potente). Leda con Tindaro ebbe due altri figli: una figlia Clitennestra ed un figlio Castore. Polluce ereditò l’immortalità da suo padre Zeus, ma suo fratello Castore era mortale. Ambedue divennero grandi eroi: Castore domava cavalli selvaggi e Polluce era imbattibile nella box. Alfareo (fratello di Tindaro) ebbe due figli, Linceo e Idas. Linceo (la cui vista penetrante è conosciuta dai greci) e Idas (quello che vede e sa) formano una coppia fraterna che probabilmente ha la stessa origine dei Dioscuri (i loro padri sono fratelli). I rapporti tra loro ed i Dioscuri sono di inimicizia, che può essere spiegata tramite la vecchia inimicizia di Laconia e Messenia.
Un giorno i Dioscuri portarono dall’Arcadia una mandria di buoi, scortata dai loro cugini. A Idas fu data la responsabilità di fare le parti. Egli tagliò un bue in quattro parti annunciando che chi avesse mangiato per primo la sua parte avrebbe ottenuto la metà dell’intera preda e che chi arrivasse secondo avrebbe avuto l’altra metà. Lo stesso Idas ingoiò immediatamente la parte sua e quella di suo fratello, divenendo così padrone dell’intera mandria e la portarono a Messene. I Dioscuri indignati corsero a Messene e presero i buoi. Prima di tornare alla loro terra tesero una imboscata ai loro cugini per punirli, ma Linceo li vide dalle alte montagne di Taifeto (con la sua vista penetrante) e fuggi con il fratello. Polluce li inseguì e uccise Linceo, mentre Castore fu ferito dalla lancia di Idas. Zeus lanciò contro di loro il fulmine, il tuono echeggiò e annientò i due avversari. Polluce si avvicinò al fratello morente; nel dolore dell’amore fraterno pregò Zeus di uccidere anche lui. Zeus gli rispose che egli non poteva morire completamente, poiché la sua origine viene da una generazione divina, mentre Castore è figlio di un mortale. Poi Zeus offre a Polluce l’opportunità di scegliere il suo destino: se vuole sfuggire soltanto la vecchiaia e la morte e vivere in eterno sull’Olimpo (accanto agli altri dei) oppure se desidera condividere il destino del fratello, il che significa passare metà della vita sotto terra e l’altra metà “nelle stanze dorate del cielo”. Questa mezza immortalità fu accettata da Polluce e apparterrà così anche a Castore; come risultato di ciò uno di loro vive durante il giorno e l’altro durante la notte. La lealtà fraterna di Polluce, che è famosa, è un’immagine presa in prestito dalla natura. Se Polluce e Castore sono il Sole e la Luna, che hanno il significato di gemelli, si spiega come essi vivono e muoiono in successione; il Sole, l’essere potente ed immortale, che ogni notte scompare dall’orizzonte e va sotto terra come se voglia dare spazio alla sua stella fraterna, la Luna, che rivive ogni notte. E’ Polluce che si sacrifica per Castore, il fratello debole, al quale deve la sua immortalità. Teofrasto diceva che la Luna è un altro sole, più debole.
I nomi dei due eroi nazionali della Laconia, i Dioscuri, sono anche in memoria dell’antica inimicizia di Sparta e Atene. La loro sorella Elena era stata rapita in passato da Teseo che si unì con lui e la lasciò a Afidna sotto il controllo della di lui madre Etra. Quando i Dioscuri seppero del rapimento della sorella marciarono contro Atene e la conquistarono. In seguito liberarono la sorella e la riportarono a Sparta con la madre di Teseo che imprigionarono. In questo mito incontriamo legami fraterni potenti di amore, sacrificio, fedeltà e lealtà. Ciononostante i miti mostrano anche grande odio, invidia ed inimicizia tra fratelli anche se sono dei o mortali.


Atreo e Tieste

L’eroe Pelope ebbe due figli: Atreo e Tieste. Una forte maledizione che era stata lanciata al loro padre Pelope fu trasmessa ai due fratelli che avevano commesso molti crimini.
Su suggerimento della madre (Ippodamia) uccisero Crisippo, figlio del padre Pelope e di un’altra donna, la ninfa Axione. Dopo questo assassinio lasciarono la casa del padre per paura della sua rabbia, e si nascosero a Micene sulla casa di Stenelo (figlio del re).
Quando Stenelo morì, Atreo divenne il re. Ma suo fratello Tieste era invidioso di lui. Rubò il capro d’oro e richiese il trono (con l’aiuto di Erope, moglie del fratello). Allora Zeus si arrabbiò con Tieste ed avvertì il popolo di Micene che egli cercava di rubare il potere, cosichè esso rifiutò di riconoscere la sua autorità: Allora Tieste lasciò Micene, ma portò con sé Polistene, figlio del fratello Atreo. Allevò il giovane Polistene creando invidia in lui per Atreo. Quando Polistene divenne uomo andò a Micene per uccidere il padre, ma Atreo uccise lui, ignorando che fosse suo figlio. Quando Atreo scoprì ciò che aveva fatto provò orrore e giurò di vendicarsi nei confronti di suo fratello Tieste. Finse di voler migliorare i rapporti con lui e lo chiamò a Micene. Quando Tieste arrivò, cominciò a cospirare ancora una volta con Erope contro Atreo. Atreo lo scoprì e senza alcuna esitazione comandò di rapire i figli di Tieste (Plistene e Tantalo) e di ucciderli. E per giunta con la loro carne preparò un atroce pranzo per il fratello!
Zeus dal cielo mandò la pioggia ed il sole richiamò i cavalli alati dalla sua luce per evitare di vedere come il padre avrebbe mangiato la carne dei suoi figli. Tuttavia Tieste si sedette a tavola e pranzò dopo di che ebbe un sentimento terribile. Allora Atreo comandò di mostrare al fratello la testa dei figli. Quando Tieste accertò la morte dei suoi figli chiese i loro corpi per seppellirli. Ma Atreo gli disse che erano già stati sepolti nel suo stomaco!
Questa azione terribile provocò l’ira degli Dei che punirono duramente Atreo e la sua città. Inviarono un lungo e terribile periodo di siccità, il suolo non produsse più frutti e la carestia e la fame si diffuse in tutto il paese. La gente morì a migliaia.


P. de Maré scrive: “Il legame di gruppo e la Koinonia potrebbero essere interpretati come una trasformazione della frustazione dell’incesto e della competizione fraterna. Il legame di sangue dei fratelli è totale, diverso dal legame di sangue parziale genitore-figlio ed è di conseguenza il più fortemente frustrato dalla struttura sociale: l’incesto biologicamente naturale contro uno scambio socio culturale artificiale. L’abilità a simbolizzare piuttosto che convertire in reale, a trasformare l’odio ed il fratricidio nella Koinonia, nella comunione, nella amicizia non personale e nell’affetto, (che non è erotico poiché Eros è libidico) nasce da forze sociali antilibidiche. Se questa relazione è trasformata con successo costituisce il potente legame che lega le persone in gruppi. Se non è trasformata con successo, può dar luogo alle manifestazioni psicotiche crudeli delle situazioni politiche instabili” (de Maré p. 27)

Metastruttura - è chiamato l’ambiente di una struttura di gruppo. E’ un equivalente della nozione strutturalistica di superstruttura ed inteferisce con la cultura. P. de Maré (1984,1989, 1990, 1996) e H. Campos (1986) distinguono la cultura in tre tipi:

Biocultura - La mente inconscia crea una sottocultura, quella del mondo interno, relativa a richieste orali, moralità sfinterica, super ego genitoriale e familiare, sogni, sessualità infantile edd.. E’ considerata la realtà materiale ed espressa non verbalmente. Essa mira alla prevalenza degli istinti libidici (eros) su quelli aggressivi (tanatos). E’ l’equivalente dell’Es ed è governata dal principio di piacere.

Sociocultura - Si crea una macrocultura che si riferisce alla gerarchia, all’Io ideale ed agli aspetti sociali del Superego, ad es. il tribalismo, i miti. E’ considerata realtà sociale oggettiva e spesso misurabile. L’inconscio sociale in cui i miti sono l’equivalente dei sogni sociali e anche della coscienza sociale, che stabilisce appropriate o “false” ideologie, coesiste in questa cultura che usualmente regredisce nella sottocultura del piccolo gruppo famiglia. Il suo linguaggio non ha significato comunicativo. Mira alla socializzazione dell’umano, dell’istintuale. E’ governato dal principio di realtà ed è l’equivalente del Superego.

Koinonico- Etico- Idiocultura - Si crea una microcultura che caratterizza il gruppo intermedio ove il dialogo la simbolizzazione ed il rendere pari hanno luogo e trasformano la frustazione e l’odio, emergendo dallo scontro tra biocultura e sociocultura, in energia psichica ed entusiasmo. Questa microcultura della comunicazione, della koinonia legittimano l’emergenza di Culture etiche. Koinonia è una sorgente della mente, del pensiero demitologizzante, male interpretato dalla sottocultura tribale e familiare come esilio. Il dialogo modifica la struttura superegoica in sintonico Io ideale, una coltivazione della cultura. L’Idiocultura è considerata come la realtà simbolica, quella soggettiva, con simbolizzazione discorsiva analogica attraverso le parole. Il dialogo ha la caratteristica di essere affiliativo, livellante, lateralizzante, multipersonale e pertanto multidimensionale. Mira all’umanizzazione del sociale, al cosmico. E’ governato dal principio del significato ed è l’equivalente dell’Ego.


Ellenismo - Pensiero Occidentale - Gruppoanalisi: Un confronto

L’Ellenismo (Hellenia Paideia) è la cultura greca antica che si basava sulla filosofia dell’esistenza umana, sulla paideia e democrazia (koinonia), dando loro un valore speciale come processi politici e sociali. La caratteristica più essenziale della paideia è la situazione paidetica che è la comunicazione tra le persone quando queste promuovono le aretes (virtù). Le principali di queste sono: prudenza, saggezza, giustizia (interna e non imposta dallo stato), coraggio, amore per la bellezza, amore per il buono e ricerca della verità (Kritikou e Menoutis, 1999).
Oggigiorno la gente parlando della “dignità del lavoro” spesso scopre con sorpresa che essa non è collegata con un’altra, la “dignità dell’uomo”. Il linguaggio usuale degli occidentali mette a fuoco la padronanza, il potere, le barriere, la punizione, i premi, la disciplina, la pietà, la paura inespressa, l’invidia ecc. seguendo i principi della disciplina, della pietà, del lavoro, della proporzione verso la dignità (riconoscimento da parte degli altri) e la metodocrazia (Drakopoulos, 1983).
Secondo Foulkes (1975) un gruppoanalista è caratterizzato da integrità etica, buona intelligenza, onestà, amore per la verità, umiltà e modestia. Dovrebbe anche essere recettivo ai problemi attuali della comunità, attivo e di mentalità aperta, mentalmente ed emozionalmente equilibrato, aperto a nuove esperienze ed abbastanza liberale in senso profondo da trattare tutti i membri del suo gruppo come uguali. Per tutte queste ragioni il futuro gruppoanalista dovrebbe essere analizzato sia in un contesto diadico che gruppale.
Studiando e paragonando i suddetti sistemi di pensiero si può scoprire che molte virtù e qualità sono comuni alla Paideia Ellenica ed alla gruppoanalisi. Di conseguenza un nuovo linguaggio comune (Ellenismo), arricchito dalla cultura, può diventare più benefico per la forza dell’Ego, così come per l’ispirazione e l’espressione (idioprosopia) di sentimenti e pensieri (Kritikou, 2000).
R. Pisani ha riferito sull’importanza della Grande Madre (1993, 1995,1999) e del Grande Padre (1999). R. Pisani (1993) scrive: “Ci chiediamo se e come molti modelli di comportamento arcaici ed archetipici possono essere alla base di conflitti transgenerazionale, favoriti da particolari circostanze storiche ambientali”. Noi mettiamo l’enfasi sui modelli di comportamento fraterno arcaici ed archetipici che sono suggeriti dalla mitologia. Secondo la nostra esperienza nella conduzione di gruppi sia piccoli che in intermedi e grandi nella stessa organizzazione cioè:

1. Associazione Ellenica di Gruppoanalisti e Psicoterapia
2. Ufficio di Salute Mentale Preventiva, Marina Ellenica
3. Comunità Terapeutica, Ospedale Navale di Salamina
4. Dipartimento di Psicologia, Università di Creta

Molte resistenze da gestire possono sorgere per il conduttore.
Queste resistenze si riferiscono anche alle relazioni tra fratelli.


Resistenze nel gruppo grande

Sono le seguenti:
1. Il contatto visivo è ridotto, favorendo la genesi della paranoia.
2. Il gruppo grande è considerato puramente esperienziale o sperimentale.
3. Il dialogo è impedito a causa della forma di mercato di bestiame semiorganizzato, dove “nulla funziona”.
4. La situazione di gruppo è confinata il più possibile ad interpretazioni psicoanalitiche di uno verso l’altro.
L’eccesso di interpretazione, lo “scientismo” e l’infantilizzazione impediscono contributi seri dei membri.
La microcultura del gruppo grande è ristretta ad un numero limitato di assunti di base
Il fenomeno di gruppo è abbandonato in quanto illusorio
Il dialogo è trattato come un gioco, per essere banalizzato
La matrice emergente che prende forme o culture differenti è messa in dubbio
La situazione di gruppo è trattata come se fosse un gruppo di massa consistendo in una relazione conduttore-condotto (leader-led)
I fenomeni di differenziazione sessuale emergono sotto forma di aumento del tasso di membri maschili e femminili
Il gruppo grande non funziona come un tutto per via di sottogruppi “monitors” (presente da interpretare)
Il sottogruppo di osservatori silenziosi tende a scindere la comunicazione (non verbale contro verbale)
Il gruppo grande è trattato come se fosse una costellazione familiare
Il gruppo grande funziona solo se ha come supplemento un gruppo piccolo
Gli incontri sono limitati al meno possibile
La tendenza ad essere presente in alto grado diventa più bassa
I membri dell’intero programma diventano sempre meno man mano che passa il tempo
I membri di ciascun gruppo gradualmente diminuiscono (drop out)
L’assenteismo aumenta provocando disfunzione del gruppo.


Gli archetipi mitologici dell’inconscio collettivo divengono parte dell’inconscio sociale della sociocultura attraverso la trasmissione transgenerazionele.
E’ solo attraverso il dialogo che essi arrivano alla conunione della Koinonia. E’ solo attraverso il dialogo che i miti possono diventare realtà simbolica, comunicazione flessibile non gerarchica, così come gli elementi creativi e unici dell’idiocultura e dell’idioprosopia del pensiero libero demitologizzante di ciascuna persona


Idioprosopia

Il termine idioprosopia deriva dalle parole greche idios e prosopon. Idios significa speciale, particolare, privato. Prosopon viene dalla sintesi di “pros”, che significa verso, e “ops” che significa principalmente occhio e sguardo. Così prosopon (né prosopeion, maschera o persona, né persona) é l’ipostasi umana sulla via dell’essere, che vede ed esprime se stesso specialmente con il “verso gli occhi”, parte del capo che è la faccia. Pertanto idioprosopia è il modo in cui una particolare prosopon mette se stesso in relazione alla posizione, all’atteggiamento e al comportamento di ciascun altro ed al gruppo intero. Non è né l’atteggiamento possibile o predeterminato di esso in relazione al suo ambiente né la sua forza peculiare, le caratteristiche mentali, gli elementi della sua mente come essere umano; ciascuno di essi è stabile, conosciuto e atteso.
Prosopon non dà priorità alla sua natura ma all’espressione della sua natura. Idioprosopia include la possibilità di essere
1. libero ed indipendente, unito ed unico
2. inatteso ma transizionale, non ripetitivo ma concreto
sulla base dell’amore per il gruppo, attraverso queste modalità, il suo modo di essere senza atteggiamenti predeterminati in relazione a ciò che lo circonda.
E’ il modo più creativo, quasi necessario di essere nella situazione T cioè il suo processo dinamico.
Il suo atteggiamento con tutti i suddetti elementi equilibra l’un l’altro, in relazione alle loro estremità e di conseguenza alle loro tendenze distruttive. Così la paura della distruzione (morte o tanatos) diminuisce permettendo al gruppo di procedere nella direzione del desiderio (Eros) (Kritikou, 2000 - Menoutis 1989, 1997, 2000 - Menoutis e Kritikou, 1999).

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