© PSYCHOMEDIA - Psicologia e Psicopatologia della Perinatalità Cure materne e sviluppo del futuro individuo

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PSYCHOMEDIA
GRUPPALITA' E CICLO VITALE
Periodo Perinatale


Università degli Studi di Brescia
Facoltà di Medicina e Chirurgia

Dipartimento Materno-Infantile e Tecnologie Biomediche
Direttore: Prof. Francesco Castelli

Cattedra di Psicologia Clinica
Direttore: Prof. Antonio Imbasciati


ATTI DEL CONVEGNO INTERNAZIONALE
ABSTRACT DELLE RELAZIONI
A cura di Imbasciati A., Dabrassi F., Manfredi P.


Psicologia e Psicopatologia della Perinatalità
Cure materne e sviluppo del futuro individuo

Con la partecipazione straordinaria della
prof.ssa Monique Bydlowski (Parigi)



SEGRETERIA SCIENTIFICA
Prof. Antonio Imbasciati
Dott.ssa Francesca Dabrassi
Prof.ssa Paola Manfredi

Cattedra di Psicologia Clinica
Facoltà di Medicina
Università degli Studi di Brescia
Tel. 030 3717647
Fax 030 3717207
dabrassi@med.unibs.it

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Symposia srl
Via R. Psaro 17 - 25128 BRESCIA
Tel 030 3099308
Fax 030 3397077
Mobile 334 2000512
e-mail: lazzari@symposiacongressi.it
www.symposiacongressi.it



I testi completi delle relazioni saranno pubblicati interamente in altra sede.

Si ringraziano per la loro collaborazione: dott.ssa Chiara Benedini, dott.ssa Laura Mainardi, sig.ra Daniela Ferraboli, studentessa Alice Monti, studentessa Francesca Buffoli.

I SESSIONE: FARE UN FIGLIO

Moderatore: prof.ssa Loredana Cena
Professore Associato di Psicologia Clinica - Università di Brescia


Cure materne e sviluppo del futuro individuo - prof. Antonio Imbasciati
Professore Ordinario di Psicologia Clinica, direttore della Sezione di Psicologia - Università di Brescia

L’Autore presenta l’intreccio delle ricerche di differenti discipline che da diverso vertice convergono nello studio di come si sviluppi la mente, a cominciare dalle prime esperienze fetali e neonatali. Gli studi convergono nell’indicare il basilare rilievo del dialogo non verbale gestante/feto e madre/neonato-bambino. La qualità di tale dialogo (o pseudodialogo) determina uno sviluppo ottimale piuttosto che difettoso o patologico. Questa qualità dipende dalla qualità della relazione e questa consiste in ciò che viene veicolato nelle interazioni, cioè nelle cosiddette cure materne. A tal proposito l’Autore illustra le misconoscenze regnanti anche in ambito sanitario su cosa si intenda per “relazione” e in cosa consistano e cosa trasmettano le “cure materne”. La relazione, attraverso la comunicazione non verbale costituisce la matrice dello sviluppo mentale del futuro individuo. È, infatti, dimostrato che le prime strutture mentali, costruitesi nelle interazioni perinatali, condizionano in misura rilevante ogni ulteriore sviluppo mentale.


Psichiatria Perinatale
- dott. Lenio Rizzo
Direttore S.C. Neuropsichiatria Infantile AULSS 9-Treviso

Nei Paesi ad economia sviluppata, ha assunto negli ultimi anni sempre maggiore interesse ed importanza, sia per il sistema socio-sanitario che per la popolazione tutta, la cura all’infanzia e, insieme a questa, anche alla gravidanza, della quale si è colta con sempre maggiore precisione la portata di periodo fondamentale, anche per l’equilibrio psichico dei tre soggetti coinvolti. In questa opera di raccolta di documentazione e di studio si sono impegnati esponenti di diverse discipline, con formazioni ed orientamenti anche molto diversi tra loro, tutti però interessati al benessere psichico dei componenti della triade. Si è così configurato un nuovo campo settoriale e specifico della “Salute mentale”: campo che in alcuni Paesi ha preso un certo sviluppo sotto la denominazione di “Psichiatria Perinatale” e in altri sotto la denominazione di Psicologia Clinica Perinatale: la nozione di perinatale si allarga dall’inizio della gravidanza fino alla fine del secondo anno di vita del figlio. Si tratta dunque di un rinnovato campo d’incontro tra specialisti della psiche del bambino e dei genitori, con gli specialisti del corpo del bambino e ovviamente con i suddetti componenti della triade stessa. Nella mia relazione affronterò la questione del concetto di psichiatria (o psicologia) perinatale, accennerò ad alcuni sviluppi storici e pratici e anche a qualche osservazione teorica. Proporrò inoltre alcuni argomenti clinici che in questo ambito sono stati individuati, riflettendo anche sull’organizzazione dei servizi chiamati ad operare.


Come ci cambia la genitorialità - prof.ssa Paola Manfredi
Professore Associato di Psicologia Clinica - Università di Brescia

La mente, intesa come un processo dinamico emergente dalle attività del cervello è potenzialmente sempre esposta a cambiamenti - dalla vita fetale fino alla morte - dal momento che le esperienze interpersonali plasmano e modificano le connessioni neuroanatomiche, le strutture e le funzioni del cervello (Siegel, 1999. La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale). Per quanto attiene alla dimensione strettamente psicologica questo era da tempo noto, fin da quando Bion scrisse dell’Apprendere dall’esperienza (1962).
La genitorialità è un’esperienza pregnante, tanto sul piano fantasmatico quanto su quello concreto; giocata dentro di sé ed espressa nella relazione, nei corpi; in un rapporto di solito intenso, prolungato e in evoluzione. Sembrerebbe quindi porsi come esperienza capace di incidere, di mutare, corroborare e forse di trasformare il funzionamento mentale di quegli adulti che divengono genitori.
La letteratura da tempo ha messo a fuoco alcuni cambiamenti che occorrono nella donna che diviene madre; basti pensare ai contributi di Winnicott con il concetto di preoccupazione materna primaria (1958), di Bion con quello di rêvérie (1959); più recentemente si collocano gli studi sulla costellazione materna (Stern, 1995) e sull’attivazione del circuito cerebrale materno (Ammaniti, 2008. Pensare per due. Nella mente delle madri. - Craig H.Kinsley, Kelly G.Lambert )
Meno indagati - ed è questo il focus di questo studio - sono invece i cambiamenti più ampi, al di là della relazione di cura, a cui vanno incontro sia la donna che l’uomo, dal momento che nella loro vita entra l’esperienza della genitorialità.
Attraverso uno strumento, che è ancora in corso di revisione, si è cercato di cogliere alcuni cambiamenti in varie aree, dall’immagine di sé, al modo di affrontare le difficoltà, al rapporto di coppia, al rapporto con i propri genitori, dalla gestione dei propri interessi alle relazioni oggettuali, ecc.
Dal questionario proposto a genitori con figli minori di tre anni, emerge un quadro sostanzialmente positivo, sebbene con qualche spunto di incertezza o preoccupazione. La maggioranza dei soggetti ad esempio si ritiene un genitore fortunato (71%) appagato ( 63%) felice (55%), ma non mancano coloro che si definiscono preoccupati (29%) o riscontrano inadeguatezze (15%); inoltre solo lo 0,8 % sceglie l’aggettivo capace.
Per quanto concerne il legame di coppia viene percepito più forte (60%), nonostante un minore appagamento nell’intesa sessuale (40%).
Il 49% del campione avverte la mancanza di qualcosa, che in gran parte viene individuata nel tempo – da spendere per sé, per la famiglia, per i figli, per la coppia – nella mancanza di voglia, di energia o in un aiuto per i figli.
Ci sembra utile mettere in rilievo che tutti i soggetti abbiano individuato dei cambiamenti in sé successivamente all’esperienza della genitorialità e che dato più condiviso sia la percezione di un accresciuto sentimento di tenerezza (76%).


Sognare un figlio - prof.ssa Monique Bydlowski
Psichiatra, psicoterapeuta, responsabile del Laboratorio di Ricerca sulla Maternità - Ospedale Tarnier Parigi

La maternité est une étape essentielle de l’accomplissement de la sexualité féminine dont le succès dépend à la fois des avatars des liens premiers de l’attachement à la mère de l’origine et aussi du développement de la thématique œdipienne. Pendant la grossesse, le psychisme de la femme enceinte subit une transformation par levée partielle du refoulement habituel. La transparence psychique ainsi créée se caractérise par une grande perméabilité aux fantasmes et au souvenir des traumatismes de l’enfance. Leurs récits sont recueillis immédiatement et sans réticence au cours des entretiens psychothérapiques. Ces entretiens prennent alors une grande valeur thérapeutique préventive.



II SESSIONE: PSICOSOMATICA DELLA GRAVIDANZA,
DEL PARTO E DEL POSTPARTUM


Moderatore: dott.ssa Marisa Farinet
SIPPO Società Italiana di Psicoprofilassi Ostetrica, direttrice rivista Nascere - Milano


Fattori psichici dell’infertilità - prof.ssa Monique Bydlowski
Psichiatra, psicoterapeuta, responsabile del Laboratorio di Ricerca sulla Maternità - Ospedale Tarnier Parigi

La fertilité humaine est en déclin dans le monde moderne globalisé et se stabilise autour de deux enfants par femme. La question se pose ainsi: que reste-t-il du désir d’enfant à l’époque de la limitation volontaire des naissances?
L’infertilité féminine, très souvent sans cause organique décelable, est un avatar du développement normal de la sexualité psychique féminine. Le retard à la décision de la première conception (pour des raisons multiples autant névrotiques que socio-économiques) est un facteur d’infertilité important. En outre, il faut distinguer les infertilités primaires chez des femmes qui n’ont jamais conçu, des infertilités secondaires survenant après une première conception souvent malheureuse jouant le rôle d’un facteur traumatique. Ces infertilités post traumatiques sont les plus accessibles au traitement relationnel.


Sintomi d’ansia e depressione in gravidanza - dott.ssa Anna Della Vedova
Ricercatore Confermato di Psicologia Generale - Università di Brescia

La letteratura evidenzia come la prevalenza di sintomatologia ansiosa e depressiva in gravidanza sia similare, quando non superiore, a quella del post partum. Essa si associa a rischio di parto pre termine, complicanze ostetriche, scarsa attenzione materna alla salute fetale e persiste in un elevato numero di casi di depressione post partum. Mentre i disturbi dell’umore del post partum sono stati studiati e classificati solo recentemente è stato considerato anche il periodo della gravidanza. A tale proposito, la letteratura evidenzia come la prevalenza di sintomi depressivi in gravidanza sia pari o superiore a quella del post partum ed un analogo andamento rivela la sintomatologia ansiosa. Questi dati rivestono una particolare importanza dal momento che studi recenti hanno potuto evidenziare le conseguenze degli stati emotivi materni, in particolare ansia e depressione, sullo sviluppo del sistema nervoso fetale, sul decorso della gravidanza, sulle complicanze ostetriche e sullo sviluppo psicomotorio del bambino. La gravidanza rappresenta una fase psicologicamente complessa nella vita della donna. Oltre alle trasformazioni sul piano biologico, la maternità implica nuovi equilibri riguardo all’identità di coppia e sociale nonché una ri-definizione dell’identità individuale. L’esperienza della donna come figlia viene rivisitata e mobilita aspetti di identificazione con il bambino atteso, mentre le modalità attraverso le quali la madre della gestante ha vissuto le gravidanze e la maternità influenzano il come la donna vive la propria maternità. Ogni gravidanza mette in discussione gli equilibri precedenti e porta con sé il pericolo di uno scompenso, configurandosi come una fase di potenziale vulnerabilità. Studi sull’animale da esperimento ed osservazionali sull’uomo hanno evidenziato una relazione tra stress materno e danno del sistema nervoso fetale dovuta all’esposizione al cortisolo materno. Il presente lavoro riguarda uno studio trasversale sulla prevalenza di stati di ansia e depressione in gravidanza considerando anche fattori relazionali e di contesto della gestante. Ad un campione di 241 gestanti italiane è stata somministrata una batteria di questionari per valutare: la sintomatologia depressiva (CES-D) e ansiosa (STAI), la presenza di alessitimia (TAS-20), la qualità del legame genitoriale (PBI), il sostegno sociale (MSPSS), l’attaccamento prenatale (PAI), l’andamento della gravidanza, lo stato di salute, gli eventi di vita e le relazioni interpersonali. I risultati richiamano l’attenzione sulla rilevanza di programmi di screening e di interventi di supporto in gravidanza.


Dolore del parto, allattamento e relazionalità - prof. Antonio Imbasciati*, dott.ssa Francesca Dabrassi**
* Professore Ordinario di Psicologia Clinica, direttore della Sezione di Psicologia - Università di Brescia
** Dottore di ricerca in Psicologia Clinica, Assegnista di ricerca - Università di Brescia

Gli autori discutono il problema del dolore nel parto, su quanto esso possa essere fisiologico e per modulazioni ormonali utile al parto stesso, e quanto invece fattore negativo; nonché quanto soggetto alle condizioni psichiche della donna percipiente e quanto invece a quelle dell’entourage familiare-sociale-assistenziale. Di qui si valuta l’utilità del ricorso alle varie forme di analgesia. Si sottolinea come l’allattamento costituisca una situazione unica per favorire piuttosto che deprimere le interazioni madre/neonato, che la ricerca ha dimostrato fondamentale per lo sviluppo psichico del bimbo. In tal quadro l’allattamento al seno favorisce le interazioni. Sia il primo che il secondo problema vanno però valutati nel contesto globale della relazione che si è strutturata fin dalla gravidanza tra la madre e il suo bimbo, intendendo con relazione il complesso strutturarsi di funzionalità del cervello emotivo, che avviene in seguito a elaborazione delle comunicazioni non verbali che intercorrono durante tutto il periodo perinatale.



III SESSIONE: ASSISTENZA E FORMAZIONE

Moderatore: dott. Lenio Rizzo
Direttore S.C. Neuropsichiatria infantile AULSS 9-Treviso


Psicologia clinica e ostetricia: un’esperienza applicata di intervento in una maternità ospedaliera - dott.ssa Monica Grigio
Psicoterapeuta ambulatoriale - Ospedale Buzzi di Milano

La relazione si basa sull’esperienza di trent’anni di lavoro clinico presso il Servizio di Psicologia Clinica dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale “V. Buzzi” di Milano. La presenza della psicologa in questa maternità nasce dal presupposto che la gravidanza, il parto e il puerperio sono eventi psicosomatici che implicano un importante cambiamento nella vita della donna e della coppia e l’occasione per un profondo lavoro di ristrutturazione della propria identità (“non nasce solo un figlio ma si nasce anche come genitori”). Il processo di elaborazione mentale individuale del diventare genitori è un rito di passaggio, il risultato di una lunga evoluzione a più livelli, che attraversa emotivamente l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta, tenendo conto anche dei legami generazionali, di quelli sociali nonché culturali. La gravidanza psichica ha quindi i suoi copioni consci e inconsci e può essere anche l’occasione per l’emergere di un’intensa conflittualità inaspettata. Le attività del Servizio prevedono quindi interventi sia a livello preventivo che di presa in carico psicoterapeutica in caso di psicopatologia e si articolano in diversi ambiti: conduzione dei Corsi di accompagnamento alla nascita e al puerperio, assistenza psicologica nei reparti, attività psicoterapeutica ambulatoriale, assistenza psicologica in Diagnosi Prenatale, formazione psicologica per gli operatori che operano in ambito perinatale, attività di ricerca, ecc. L’intervento terapeutico in ambito perinatale in ospedale richiede un contatto emotivo molto intenso e una tecnica che sia in grado si sostenere anche le situazioni più acute. Lo psicologo deve essere in grado di modulare in maniera flessibile il classico setting terapeutico: alla consuetudine di uno studio chiuso deve saper contrapporre il colloquio al letto della donna o in piedi davanti all’incubatrice del bambino, deve poter favorire e accompagnare cambiamenti rapidi, alternare occasioni di sostegno psicologico ad interventi di clinica classica, prestarsi ad un ascolto analitico come anche a momenti di semplice informazione, confrontarsi da sola con la donna o con il futuro padre, o dover intervenire in una dinamica di coppia o, ancora, nella relazione della madre con il neonato che magari richiede di essere allattato o cambiato durante la seduta.
Verrà riportata la casistica del lavoro clinico svolto in questi ultimi anni.


Gli effetti sullo sviluppo del bambino: modelli di intervento e di presa in carico a livello territoriale - dott.ssa Maria Beatrice Gattoni*, dott.ssa Maria Gabriella Desideri**, dott. Maurizio Brighenti*
* Neuropsichiatra Infantile; ** Psicologo
Dipartimento di Neuropsichiatria Infantile e Psicologia dell’Età Evolutiva Ulss 20 Verona

La depressione post partum si riscontra in maniera altamente frequente nei bambini che accedono al Servizio NPI per una valutazione delle condizioni psicologiche. Si possono distinguere varie situazioni. Nei casi di richieste entro i primi 24 mesi i genitori, per lo più mamme, chiedono una visita per prevalenti problemi del ritmo sonno-veglia. Dal 2° al 4° anno invece le richieste vertono per lo più su problemi dello sviluppo, quasi esclusivamente di linguaggio, che rappresentano un 30% delle richieste di visita in questa fascia d’età. Successivamente nel periodo dai 5 ai 7 anni si rende più evidente il disturbo da deficit di attenzione de iperattività (ADHD) e il disturbo di apprendimento. Negli anni successivi si organizzano due aree di disturbo, o l’area del disturbo esternalizzato, con disturbo della condotta o disturbo oppositivo-provocatorio, o quella del disturbo internalizzato, con disturbo di tipo depressivo. In adolescenza, poi, si rende più evidente il disturbo di personalità o disturbo bipolare. Il comune denominatore di queste condizioni, così diversificate sul piano clinico, è la presenza di depressione nella madre, o, come sta emergendo, anche nel padre, nei primi mesi di vita del bambino. E’ evidente che la condizione di depressione nella madre impedisce alla stessa di attivarsi efficacemente nella relazione con il bambino in modo da organizzare e strutturare la maturazione neuronale, andando ad inficiare la costituzione di quei circuiti mentali di tipo associativo, principalmente le aree associative prefrontali deputate alla costituzione del senso di sé e del controllo esecutivo. Segue la trattazione di alcuni casi clinici per dare esemplificazione di quanto esposto.
Il Servizio di NPI dell’Ulss20 di Verona ha attivato da poco un ambulatorio per mamma e bambino all’interno del distretto sanitario di base n°3, proprio per facilitare l’accesso a quelle mamme che sperimentano un disagio ed una preoccupazione circa le loro capacità di caregiving subito dopo la nascita del bambino. L’obiettivo è quello di rendere più agevole l’accesso ad un servizio specialistico, collocandolo nella stessa sede delle vaccinazioni obbligatorie.


Tavola rotonda sulla formazione degli operatori della nascita
prof. Antonio Imbasciati – Professore Ordinario di Psicologia Clinica, Università di Brescia
prof.ssa Miriam Guana – Professore Associato di Ostetricia, Università di Brescia
prof.ssa Elisa Fazzi – Professore Associato di Neuropsichiatria Infantile, Università di Brescia
dott. Gaetano Chirico – Primario del Reparto di Neonatologia, Spedali Civili di Brescia
dott. Marco Margiotta – Ricercatore Confermato di Psicologia Clinica, Università di Brescia
dott.ssa Cristina Curtolo – Ricercatore di Psicologia Clinica, Università di Macerata

La ricerca di queste ultime decadi ha dimostrato quanto la relazione madre/neonato sia fondante del futuro sviluppo del bimbo e come questa dipenda dal grado di salute psichica della donna nonché dal supporto che essa può ricevere dal contesto familiare e assistenziale. La donna pertanto, per la sua stessa salute e per il futuro psichico del bimbo, ha bisogno di essere psichicamente aiutata durante tutto il periodo perinatale. Di qui l’importanza della formazione di tutti gli operatori addetti alla nascita. Poiché l’aiuto che può essere effettivamente utile alle donne viaggia sui canali non verbali della comunicazione emotiva, si profila come indispensabile un tipo di formazione degli operatori che, esulando dai canali didattici tradizionali, incida sulla loro funzionalità emotiva profonda.


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