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A.F.P.P.
Rivista: CONTRAPPUNTO

Periodico semestrale (giugno e dicembre)

--> INDICE GENERALE e dei FASCICOLI



NUMERO 32 (Giugno 2003)



Presentazione

Il numero 32, nella sua prima parte, presenta la traduzione di tre importanti contributi teorico-clinici derivati da relazioni in attività seminariali condotte dagli Autori presso l’Associazione fiorentina di psicoterapia psicoanalitica. Il lavoro di Julia Pestalozzi, della Società psicoanalitica svizzera, esplora, illustrando il caso di un adolescente psicotico, la patogenesi dei disturbi della simbolizzazione, l’“attitudine al concreto”, e il normale funzionamento della simbolizzazione e della metafora. Vengono descritti i risultati del lavoro e della tecnica psicoanalitica usata secondo un particolare vertice teoretico e operativo, nei trattamenti di pazienti profondamente regrediti, e si svolgono considerazioni riguardanti le caratteristiche specifiche della adolescenza e la psicoterapia psicoanalitica con adolescenti psicotici. L’ Autrice bene evidenzia, tra le altre cose, quanto il lavoro con pazienti adolescenti gravemente regrediti possa essere disturbante per il terapeuta cui si richiede, oltre che una supervisione, un’analisi particolarmente attenta del controtransfert e uno sguardo, senza paura, alle proprie difese psicotiche.
Bernard Golse, della Associazione francese di psicoanalisi, dirigente neu-ropsichiatria dell’Ospedale infantile Necker di Parigi, sottolinea il legame importante tra lavoro clinico con i bambini e quello con gli adulti. E il legame tra ruolo del sogno e ruolo del corpo nella terapia dell’adulto. Evidenziando come il processo di simbolizzazione nella organizzazione dell’apparato psichico del bambino, si appoggi su due basi: un ancoraggio corporeo e uno relazionale o interattivo. L’Autore in tal senso ripercorre le prime concezioni di Freud, le teorie di Bion e quelle, in particolare, di André Green, di Piera Aulagnier, di Geneviève Haag per introdurre il caso clinico di Damien, giovane di 27 anni, e per affrontare la tematica del legame tra il corporeo e lo psichico e delle modalità con cui il terapeuta può “prestare” al paziente il suo “apparato per sognare i sogni”. Materiali e sogni portati dal paziente bene evidenziano la necessità da lui vissuta ed espressa di passare dal corpo per andare “verso le parole”, dalla rappresentazione di cosa alla rappresentazione di parole.
I diversi livelli di intensità della conflittualità depressiva, e il ruolo centrale nella vita psichica dei vissuti di perdita di oggetto, e quindi l’importanza dell’analisi degli affetti depressivi, sono esaminati nel lavoro di Francisco Palacio Espasa, membro della Società psicoanalitica svizzera. Che sottolinea l’importanza di poter cogliere e interpretare nel transfert questi intensi sentimenti di colpa, per alleviarli, non enfatizzando le angosce paranoidi e interpretando l’invidia per disattivare i suoi effetti distruttivi per la relazione terapeutica. Il lavoro di Palacio è come sempre ricchissimo di indicazioni e suggerimenti di tecnica psicoterapeutica, in un ancoraggio sempre molto saldo ai riferimenti teoretici che vengono privilegiati. L’alleggerimento della colpa può avere la funzione di facilitare l’elaborazione degli affetti paranoidi e anche la presa di coscienza dei sentimenti di tristezza e di dolore che possono essere negati se la colpa è molto intensa. In un processo di elaborazione della posizione depressiva che possa avere un senso ed un esito. L’Autore sottolinea anche il valore difensivo del masochismo e dello spiegamento del dolore mentale, per mantenere un legame illusorio con l’oggetto, e la necessità di “ammorbidire” il Super Io che è sempre in rapporto stretto con il masochismo e la reazione terapeutica negativa. Un atteggiamento tollerante del terapeuta e un lavoro interpretativo adeguato e preciso può essere in grado di far elaborare gli “oggetti superegoici” per una integrazione dell’aggressività che può essere allora usata dall’Io per l’affermazione di se stessi.
Nella sua seconda parte la Rivista riporta una selezione di lavori presentati in occasione del 5° Convegno Nazionale di Psicoterapia dell’Adolescenza tenutosi a Firenze nell’ottobre del 2002 (Psicoanalisi e psicoterapia: L’adolescente tra contesti naturali e contesti psicoterapeutici). I contributi sono preceduti da una Introduzione a cura di Laura Mori e Cristina Pratesi. Molteplici e complessi i vertici di osservazione del “continente” adolescenza, e del trattamento dei disturbi dell’adolescente, da parte di Linda Root Fortini, Isabella Lapi e Cristina Pratesi, Chiara Cassese, Maria Grazia Martinetti e Maria Cristina Stefanini, Graziano Graziani e Elisabetta Ruggieri, Silvana Russo e Laura Scarpellini, Roberta Pisa. Un vasto e complesso materiale clinico permette agli Autori di arricchire il quadro delle conoscenze in merito a temi quali il trattamento degli aspetti distruttivi della personalità, la costruzione e il funzionamento di una “rete di servizi” e di gruppi di lavoro “multifocali” in progetti terapeutici comuni, le problematiche della devianza e degli agiti antisociali degli adolescenti, il lavoro terapeutico con la coppia genitoriale durante lo scompenso acuto di adolescenti in fase di ricovero. Vengono inoltre trattati, con contributi originali, argomenti quali l’uso dei gruppi di “Self- help” tra giovani con disagio psichico, la esperienza con il “Photolangage” nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare in pazienti giovani e adolescenti, le dinamiche e le fantasie “salvifiche” che si presentano all’inizio delle esperienze di adozione e la loro successiva evoluzione e crisi nel periodo della adolescenza.
La Rivista ospita infine le recensioni a S.A. Mitchell (Il modello relazionale: dall’attaccamento all’intersoggettività), a cura di Gianna Fineschi, e ad A. Ferro (Fattori di malattia, fattori di guarigione. Genesi della sofferenza e cura psicoanalitica), a cura di Antonino Brignone. Concludono il numero di Contrappunto le Schede bibliografiche e il Notiziario dell’Associazione.


Mentre stavamo chiudendo questo numero di Contrappunto è venuto im-provvisamente a mancare il nostro collega e amico Antonino Brignone, la-sciandoci tutti con un senso doloroso di vuoto e di disorientamento. Una morte prematura e difficile da associare a una persona così vitale, creativa e piena di progetti.
Nino era tante cose e tante cose ognuno di noi potrebbe ricordare di lui. Amico disponibile e attento; collega capace di collaborare, di portare avanti e di realizzare le cose in cui credeva; docente generoso di stimoli e di inco-raggiamenti. Ricordiamo le grandi capacità di concentrazione e di sintesi, la mente brillante e acuta, la vasta cultura non solo tecnica ma rivolta a molteplici aspetti del mondo (arte, cinema, viaggi, politica É). Al rigore intellettuale e morale affiancava gentilezza interiore, curiosità, empatia e rispetto per gli altri. Lavoratore instancabile e tenace, quando chiedeva collaborazione sapeva nello stesso tempo sollecitare nell’altro potenzialità e qualità.
Psichiatra di grande impegno sociale, aveva scelto di lasciare il servizio pubblico verso la metà degli anni novanta e si era dedicato completamente all’attività scientifica e clinica come psicoterapeuta psicoanalitico, partecipando con sempre maggiore assiduità e dedizione alle attività dell’AFPP diventandone nel tempo elemento portante e punto di riferimento sia per le attività interne che per l’esterno. Come segretario scientifico, proponeva e organizzava con molta accuratezza e raffinatezza le varie attività curandone non solo gli aspetti scientifici ma anche quelli relazionali e conviviali. Aperto alle innovazioni (ricordiamo ad esempio il recente seminario con Owen Renick) era al tempo stesso attaccato alla storia del movimento psicoanalitico e anche a quella dell’AFPP (ricordiamo a questo proposito il libro che raccoglie e commenta le supervisioni di gruppo tenute da Giovanni Hautmann per i soci).
é venuto a mancare in una fase della sua vita in cui accanto al raggiungimento di una sua matura e completa identità professionale vi era in ogni caso sempre tensione verso evoluzione e rinnovamento. Pensiamo al percorso che stava compiendo dall’ortodossia kleniana di quando l’abbiamo conosciuto verso un crescente “laicismo” Ð per usare una definizione che egli stesso si era dato Ð che gli permetteva di accogliere e integrare nuovi territori psicoanalitici, quali ad esempio la terapia della coppia e della famiglia o gli orientamenti della teoria intersoggettiva.
La nostra rivista, attraverso gli articoli clinici e teorici, le rielaborazioni critiche e gli arricchimenti bibliografici dei seminari svolti, le recensioni che segnalavano puntualmente e accuratamente nuovi libri e nuovi orientamenti, e infine la cura del Notiziario, è testimone del suo vasto impegno culturale.
Ci piace ricordarlo come una persona appassionata nella vita e nel lavoro, per lui indissolubilmente legati, che è riuscita a trasmettere questa passione anche a tutti noi, amici, colleghi e allievi.


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