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Anno II - N° 3 - Settembre 2002


Recensioni




A. Maggiolini, E. Riva
Adolescenti trasgressivi. Le azioni devianti e le risposte degli adulti.
Franco Angeli ed., Milano 2001, pag. 188, 14,46 Euro.



Questo nuovo contributo della collana "Adolescenza, educazione e affetti", diretta da G. Pietropolli Charmet, già nel suo titolo, "Adolescenti trasgressivi. Le azioni devianti e le risposte degli adulti" pone in evidenza l'intento dei suoi Autori, di illustrare - mediante una chiave di lettura psicodinamica - la qualità affettiva e relazionale del comportamento trasgressivo in adolescenza.
La ricerca di un criterio che permetta differenziare la fisiologica tendenza alla trasgressione in adolescenza da comportamenti più propriamente devianti, che arrestano e/o ostacolano un armonico sviluppo evolutivo, è il filo conduttore dell'intero volume, che si avvale dell' esperienza dei suoi Autori, acquisita in ambiti differenti, quali la pratica clinica, la consulenza presso i servizi della giustizia minorile e la collaborazione con le scuole.
Il libro si propone di aiutare i genitori, gli insegnanti e gli operatori psico-sociali a comprendere le radici affettive sottese alla trasgressività in adolescenza, in modo che essi possano fornire risposte tempestive e congrue con i bisogni evolutivi ed affettivi implicati nel gesto stesso. Con la legittimazione del significato affettivo della trasgressività, che non comporta una sua giustificazione sul piano educativo o penale, si vuole richiamare l'attenzione sulle conseguenze della risposta dell'adulto, che può divenire un' azione preventiva e di contenimento del rischio, o al contrario incrementare la sfida adolescenziale, che sfocia nel consolidamento di una patologia deviante.
Nella prima parte, "Adolescenza e Trasgressività", viene ribadita l'esistenza di un vincolo tra i due termini, dato che il compito dell'adolescente è di risignificare in modo personale le regole internalizzate nell'infanzia. Gli Autori riportano gli esiti di recenti ricerche che, sul piano cognitivo ed ideologico hanno evidenziato una minore discontinuità con i valori del mondo adulto, tuttavia ciò non corrisponde ad un appiattimento dei conflitti generazionali, quanto piuttosto ad una loro trasformazione, che si misura anche con la diversa immagine che l'adulto propone di sé all'adolescente. Nella nostra epoca, inoltre, è cambiata la percezione della trasgressività tra gli adolescenti, rispetto al passato. In tal modo è necessario tener conto delle trasformazioni sociali che hanno favorito un diverso sistema normativo fondato su di un'etica privata degli adolescenti, meno condivisibile. Gli Autori esaminano, inoltre, i diversi fattori di rischio e riferiscono i risultati delle analisi dei dati sulla devianza minorile in Italia, che risulta maggiormente connessa ad uno stato di disagio psichico evolutivo, meno agganciata a situazioni di disagio economico e familiare, pur sempre presente.
La seconda parte è dedicata ad un'attenta disamima dei diversi comportamenti trasgressivi, quali il mentire, l'aggredire, il rubare, il distruggere, lo spacciare ed infine i reati di gruppo, effettuata con l'ausilio dei contributi della psicologia dello sviluppo e della psicopatologia, nonché di alcune vignette cliniche che permettono di focalizzare il senso delle ipotesi teoriche proposte.
Lo scopo di questo costante confronto tra la psicologia di questa fase dello sviluppo e la psicopatologia, da un lato, mira a recuperare il significato soggettivo ed evolutivo della trasgressione - mettendo in maggior risalto la realtà interna ed esterna attuali, senza trascurare la storia personale dell'adolescente e la qualità dei suoi legami affettivi originari, - e, dall'altro, si prefigge di specificare la qualità del gesto deviante, descritta come un'azione opaca. Con tale definizione si vuole evidenziare che sovente per l'adolescente è oscura, inconscia, la motivazione sottostante al suo atto, come conferma la difficoltà a spiegarne le ragioni. Per questo motivo, il ruolo dell'adulto appare significativo ai fini di un contenimento o, al contrario, di un potenziamento del rischio di un'evoluzione deviante. Là dove l'adulto ne colga il senso, può restituire all'adolescente il significato inconscio che ha sostenuto il suo gesto, e così facendo facilita l'acquisizione di quegli strumenti cognitivi ed affettivi che permettono la gestione delle tendenze pulsionali, altrimenti agite.
Nella terza parte, viene presa in esame la molteplicità dei fattori all'origine della trasgressività adolescenziale e dei comportamenti devianti e sostenuta l'importanza dell'intervento preventivo, effettuato a livelli diversi: socioeconomico, culturale, familiare ed individuale. Tra i fattori di rischio esaminati riveste un ruolo di significativa importanza la funzione genitoriale. Altresì è valorizzato il ruolo dell'istituzione scolastica, come ambito esterno, anch'esso capace di esercitare un ruolo di contenimento e di prevenzione, se assicura il riconoscimento alle componenti affettive ed individuali come a quelle etico-normative. In questo senso, la risposta agli interrogativi circa soluzioni quali il perdonare o il punire, dipenderà da un buon equilibrio tra questi due termini, onde evitare esagerazioni che svuotano di senso la proposta dell'adulto. La riflessione degli Autori tocca anche le esperienze di inserimento in comunità e le esperienze nel campo penale, e si conclude con l'indicazione di approcci psicoterapeutici idonei e specifici per i disturbi del comportamento, con opzioni diverse a seconda del contesto sociale ed ambientale.
Gli Autori concludono il loro contributo collocandosi in una "zona di confine", quell'ambito nel quale le azioni trasgressive non riflettono una condizione psicopatologica e possono esprimere le tensioni evolutive dell'adolescente. Per questo motivo essi vedono in una tempestiva ed idonea risposta dell'adulto un fattore di indubbia natura preventiva.
Maria Grazia Fusacchia
E-mail: mg.fusacchia@tiscali.it




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